(Maestro Nazzareno De Cave)

La mia storia come insegnante parte dall’aver studiato e praticato per molti anni lo stile Yang, con il quale ho maturato un metodo di insegnamento legato alla peculiarità di questo stile.

Lo stile Yang è generalmente il più conosciuto fra gli stili di Taijiquan, e la grande diffusione che ha conosciuto è legata soprattutto al suo aspetto prevalentemente morbido. Purtroppo questa sua caratteristica ha creato molti fraintendimenti. Spesso infatti è stato assimilato ad altre discipline psicocorporee come lo Yoga, la meditazione dinamica o, nel migliore dei casi, ad una disciplina di tipo medico. Anche fra chi lo insegna e diffonde esiste una grande varietà di interpretazioni, a seconda della scuola di provenienza. Resta comunque il fatto che viene caratterizzato e generalmente definito come una ginnastica della salute. La cosa di per sé non è così negativa, ma risulta comunque molto riduttiva.

Avvertendo questa carenza di contenuti nella trasmissione dello stile Yang, ho iniziato lo studio dello stile Chen Xiaojia, dove mi è stata molto presto chiara la differenza di approccio, decisamente più ricco di contenuti e di metodo : una disciplina dove è sicuramente più chiara la ricerca dell’ Arte.

Proseguendo il mio percorso ora mi trovo ad insegnare entrambi gli stili, e ho dovuto differenziare il mio approccio didattico per adattarlo alle diverse caratteristiche e alle diverse richieste che mi arrivano dalle persone che frequentano i due tipi di corsi.

Generalmente si avvicinano allo stile Yang persone che richiedono una attività che non comporti particolari prestazioni fisiche, spesso arrivano perché conoscono altri praticanti o sono inviati da medici illuminati. L’età media è abbastanza alta e a volte sono portatori di patologie più o meno importanti.

Con questo tipo di persone evito di forzare le motivazioni ed inserisco le tecniche marziali al solo scopo di dare un senso alle loro movenze, cercando di rendere più pieno il loro movimento per non dar loro l’impressione di eseguire una, se pur bella, coreografia. Contemporaneamente però, cerco di introdurre elementi di arricchimento che mi vengono dallo studio del Chen, come il lavoro sul radicamento, i giusti allineamenti delle articolazioni, il senso dell’equilibrio, la coordinazione e lo sviluppo di una, sia pur contenuta, quantità di forza necessaria ad un corretto, e quindi più sano, uso del corpo.

Le persone che si avvicinano allo stile Chen hanno spesso caratteristiche un po’ diverse: sono nella maggior parte dei casi più giovani e sono interessate all’arte marziale, spesso sanno qualcosa sulla medicina cinese, e sono alla ricerca di una attività che coinvolga oltre al corpo anche la loro sfera mentale ed emotiva. Con questi allievi posso chiaramente arricchire il lavoro di base con contenuti più marziali come agilità, efficacia del movimento e uso della forza.

L’approfondimento della mia pratica personale mi ha portato ultimamente a ritrovare il piacere dell’insegnamento con i principianti. Più mi rendo conto dell’importanza delle posizioni e del lavoro di base, più sono portato a farmi carico di chi sta iniziando, dove l’importanza del miglior imprinting possibile è fondamentale. Tutti i praticanti sanno quanto sia difficile e impegnativo correggere atteggiamenti o posture sbagliate quando queste sono diventate abitudini. Cercando di impostare subito un lavoro corretto si aiuterà molto la persona nel suo eventuale percorso di studio, e magari eviteremo degli abbandoni in corso d’opera derivanti dallo scoraggiamento che sopraggiunge con la difficoltà di progredire nella propria pratica.

Sono Nazzareno De Cave, cintura nera 4 duan e qualifica di Maestro, nato a Roma nel 1953. Inizio la pratica del Taijiquan nel 1992 con la Maestra Li Rong Mei studiando lo stile Yang. Nel 2006 incontro la Maestra Carmela Filosa ed inizio a studiare lo stile Chen Xiaojia, partecipando al corso di formazione istruttori organizzato dalla sua scuola. Da qualche anno mi è stata affidata la responsabilità per la ICXJ nel Lazio. Attualmente tengo corsi di Taijiquan stile Chen XiaoJia in due palestre a Roma.

Conoscenza attraverso la consapevolezza

(Maestro Marco Pignata)

Come molte altre Vie tradizionali, il Taiji Quan mira a una migliore conoscenza di se stessi, degli altri e del mondo. Il suo metodo è un pò sorprendente, ci apre infatti all’essenziale. Paradossalmente, la sua lentezza costituisce un mezzo rapido di comprensione. Le sue curve ci danno accesso diretto al centro. Lentezza e continuità rappresentano un ottimo mezzo per diventare consapevoli delle nostre azioni. Promuovono anche il risveglio del nostro essere, la valutazione delle nostre disarmonie.

Spesso i Maestri rifiutano schemi o risposte preconfezionate. Quando gli si chiede se la loro pratica è efficace, rispondono: “Si tratta di conoscere te stesso e di conoscere l’altro“. A prima vista potremmo pensare che il Maestro non stia ascoltando, che sia ottuso, che abbia un problema di comunicazione o peggio che non lo sappia, che sia solo un impostore. Grazie a questa sibillina affermazione, l’allievo inizia però a porsi delle domande. Inizia un graduale percorso di comprensione di se stesso e delle sue potenzialità, un’indagine profonda del proprio io, dei propri difetti, delle proprie capacità

L’accesso a questa conoscenza avviene attraverso la ripetizione. Non avviene cioè tutto in una volta, ma deriva da una pratica regolare, durante la quale il praticante acquisisce familiarità sia con i movimenti sia con il corretto modo di fare. Prima impara a “fare” in una maniera differente, poi a “fare” sempre di meno. Quanti sforzi per arrivare all’assenza di sforzo! Quanta artificialità per ritrovare la naturalezza!

La conoscenza che si acquisisce non è tanto un’analisi di se stessi, quanto disponibilità, oblio di sé per adattarsi all’altro, alla situazione. Aumentando la nostra capacità di attenzione, sviluppiamo la possibilità di sfruttare le potenzialità insite in ogni circostanza. Questo tipo di conoscenza, piuttosto che isolare e separare, ricontestualizza. Questa conoscenza, a differenza della conoscenza astratta, nutre e ravviva le nostre relazioni con gli altri, le nostre interazioni con il mondo.

Il Taij Quan non rivela una verità data a priori, offre la veridicità di un’esperienza vissuta.

La mappa per conoscere le sedi di pratica della Italy Chen Xiaojia dove operano i nostri tecnici (Allenatori, Istruttori e Maestri)

E’ davvero possibile manipolare il Qi?

(Maestro Fabrizio D’Ambrosio)

Certamente, uno degli aspetti più affascinanti della pratica del Taijiquan è rappresentato dalla manipolazione del Qi, ovvero del fluire dell’energia interna, aspetto che venne trattato da Chen Xin nel famoso testo “Trattato Illustrato sul Taijiquan della Famiglia Chen“ dove sono descritti i principi basilari del chansijin.

In un precedente articolo, comparso in questa serie a dicembre dello scorso anno, ci siamo soffermati sulla respirazione durante la pratica del Taijiquan ed in particolare sulla conduzione del Qi attraverso i canali (jingluo) principali, secondari e straordinari. L’articolo si concludeva dicendo che l’accumulo e la conduzione del Qi nel corpo sono stimolati naturalmente da una pratica regolare che conduce all’acquisizione di un metodo che risulti chiaro in primis a noi stessi. Solo quando il metodo sia diventato sufficientemente chiaro, diventa possibile dedicarsi, successivamente, in maniera consapevole alla conduzione del Qi.

Qualsiasi praticante di questa arte marziale, dopo i primi approcci iniziali, inizia a porsi delle domande su questo argomento e soprattutto a farne a chi sia più avanti con la pratica e non è inusuale che egli rimanga frustrato dalle spiegazioni che gli vengono fornite. È evidente che nessuna spiegazione teorica potrà mai chiarire come questo processo avvenga e si sviluppi all’interno del nostro corpo. E’ interessante notare in proposito come sull’argomento siano prolificate numerose pubblicazioni corredate di esercizi e specifiche istruzioni su come fare per sviluppare tale capacità.

La prima indicazione che in genere viene data è che il fluire dell’energia interna è paragonabile al movimento di un filo di seta che viene srotolato da un bozzolo. Affermazione che lascia ancora più perplesso il praticante neofita quando realizza che i semplici movimenti circolari che si sforza di eseguire alla perfezione non sono sufficienti al raggiungimento di tale risultato. L’altra affermazione che viene rivolta al praticante è quella relativa al percorso seguito da Qi, che ha radice nei piedi, si espande nelle gambe, è controllato dal bacino ed arriva fino alle dita delle mani passando dietro la schiena. Il tutto seguendo una traiettoria a spirale: dai piedi alle gambe, dalle gambe al bacino, tutto il nostro corpo deve muoversi come una singola unità.

A questo punto, anche il praticante più diligente è tentando dal rinunciare, soprattutto quando, per confortarlo dei suoi tentativi andati a vuoto, gli viene spiegato che non c’è nulla di esoterico o fantastico, che non si tratta di una vaga sensazione o di un flebile sussurro ma che il fluire del Qi può essere percepito forte e chiaro. Condurlo, certo, richiede una certa pratica.

E’ ovvio quindi che questo principio non può essere insegnato ad un praticante alle prime armi, finché egli non conosca abbastanza bene le basi o sia diventato particolarmente metodico. Come in tutte le cose, bisogna procedere per gradi anche perché, come ben sanno coloro i quali sono più avanti nella pratica, non esiste realmente un punto di arrivo nel perfezionare tale capacità ed il metodo per conseguirla è uno solo: la pratica diligente degli insegnamenti di un maestro qualificato.

Oggi, molti praticanti preferiscono prendere delle scorciatoie, piuttosto che seguire diligentemente i principi della coordinazione bacino-gambe e può capitare che arrivino a praticare per 20 o 30 anni il Taijiquan senza essere ancora capaci di muovere il bacino e le gambe con continuità. Ecco che a volte si muove il bacino senza muovere le gambe, oppure viceversa, o ancora si muovono le mani senza muovere il bacino e le gambe. Per questo si dice di far “affondare” il proprio corpo così da sentire l’intero peso gravare sui piedi. Personalmente, non sono mai stato ossessionato dal raggiungimento della capacità della manipolazione del Qi ma mi sono sempre affidato alle indicazioni della mia maestra ed ai suggerimenti di chi era più avanti di me nella pratica. Allora, se davvero si vuole intraprendere un percorso di conoscenza autentica l’unica strada possibile è quella indicata sopra: allenarsi, tenendo sempre a mente le indicazioni del proprio maestro e seguire alcuni principi essenziali.

Come detto sopra, teorizzare senza praticare è un esercizio abbastanza inutile. Alcuni semplici suggerimenti possono essere i seguenti. Mantenere il corpo rilassato e la mente calma sono due requisiti essenziali per essere presenti a se stessi e poter eseguire i movimenti non in maniera puramente meccanica ma con la giusta intenzione e consapevolezza. Per questo si dice immobili come una montagna, scorrevoli come un fiume. All’inizio, la propria attenzione deve essere indirizzata principalmente su quello che possiamo definire Spirito, lo Shen, e non sul respiro. Dedicare, inizialmente, troppa attenzione al respiro potrebbe renderci torbidi, mentre se lo si lascia andare naturalmente è più facile riuscire a percepire il fluire dell’energia. Per questo si dice “Cammina come un gatto, metti in movimento la tua energia, come se dipanassi un filo di seta dal bozzolo”.

Mantenere il corpo diritto ma distendendo i tratti cervicale e lombare con la colonna che forma un arco ideale che, partendo dal coccige, si proietti attraverso le vertebre cervicali all’infinito ed il petto contenuto in dentro così da permettere una respirazione addominale profonda. In questa condizione posso percepire la testa come sospesa dall’alto, tirata da un filo immaginario. Oltre l’arco formato dal tronco, ne esistono altri quattro, formati dagli arti inferiori e superiori. Vanno mossi tutti all’unisono. Solo così l’energia immagazzinata nel Dantian, punto centrale dell’arco costituito dal tronco, può muoversi attivamente lungo tutto il corpo. Nuca, spina dorsale, bacino, anche, ginocchia, caviglie, spalle, gomiti, polsi, devono stabilire una relazione continua tra loro e questo diventa possibile solo lavorando sulla coordinazione tra il bacino e la spina dorsale. Il bacino è l’asse intorno al quale si può ruotare a destra e a sinistra, mentre la spina dorsale conferisce la possibilità di piegarsi in avanti e indietro. Solo la coordinazione bacino-spina dorsale che consente di collegare il movimento di tutte le altre parti, rende possibile la circolazione del Qi.

Ecco allora che, rilassando le anche e mantenendo l’inforcatura rotonda (arco degli arti inferiori) con le ginocchia leggermente piegate, è possibile far salire la forza dal basso verso l’alto. Con le spalle rilassate, i gomiti affondati (arco degli arti superiori) il Qi può penetrare fino alle mani. Per questo si dice “Il sotto viene prima del sopra”.

Riferimenti bibliografici:

  • L. Pippa, C. Filosa, C. Paiju, R. Crepaldi, L. Sotte – Taijiquan stile chen xiaojia e qigong – Casa editrice Ambrosiana
  • Jou Tsung Hwa – Il Tao del Tai-Chi Chuan – Ubaldini Editore

Maestro Fabrizio D’Ambrosio IV° Duan di Taijiquan stile Chen Xiaojia
Ha incontrato il Taijiquan stile Yang a metà degli anni ’80 grazie al Maestro Roger Wohletz, allievo di Kai Ying Tung, con il quale ha conseguito il primo livello di istruttore dello stile.
Dal 2002 pratica lo stile Chen Xiaojia come allievo della Maestra Carmela Filosa. Divenutone dicepolo nel 2012, è XIV generazione dello stile ed ha conseguito la qualifica di Maestro nel 2018.
Collabora all’insegnamento dello stile presso la sede di San Giorgio a Cremano (Na) e nell’ambito dei corsi per gli istruttori dello stile dell’associazione ICXJ.

I calci nel Taijiquan stile Chen Xiaojia

(Maestra Valentina Petra di Caccuri)

I calci fanno parte della tecnica o metodo delle gambe (Tui Fa).

Nello stile Chen Xiaojia i calci che si eseguono sono principalmente:

  • il calcio di punta (Fen Jiao)
  • il calcio di tallone (Deng Jiao)
  • il calcio ruotato battuto a fior di loto (Shuang Bai Lian)
  • il calcio battuto volante “a sforbiciata” (Er Qi Jiao)
  • il calcio a mani incrociate (Shi Zi Jiao)

In generale, per eseguire correttamente qualunque tipo di calcio occorre analizzare e distinguere tre fasi:

  • Una prima fase di preparazione al calcio, nella quale occorrono la concentrazione sulla direzione in cui andrà sferrato il calcio, il rilassamento dell’anca dalla quale dovrà partire il movimento, il radicamento della gamba di sostegno ed il completo spostamento del peso su di essa. Inoltre il qi dovrà essere portato in basso, nel dantian inferiore, il respiro sarà mantenuto leggero e costante, la postura dovrà essere corretta (zhèng) con il corpo allineato, facendo attenzione a non sbilanciarlo né in avanti né indietro
  • In una fase successiva si dovrà ricercare l’accumulo dell’energia (xu) una sorta di caricamento (di una ipotetica molla) con la collaborazione di tutte le parti del corpo, in particolare delle braccia. Lo sguardo sarà rivolto nella direzione in cui si dovrà eseguire il calcio e manifesterà l’intenzione e la consapevolezza dell’azione che sta per compiersi (yi)
  • Nella terza fase (fa) verrà slanciata la gamba eseguendo il calcio e liberando l’energia accumulata precedentemente. Anche in questa fase le braccia parteciperanno all’emissione del fa li. Subito dopo, la gamba sarà ritirata piegata all’altezza del ginocchio prima di essere appoggiata a terra. Ritirare subito la gamba piegata significa mantenere l’equilibrio ed il radicamento sull’altra gamba al fine di poter eventualmente ripetere il calcio o, in un combattimento, poter contrastare efficacemente l’avversario che ha cercato di afferrare la gamba che ha eseguito il calcio.

I calci si allenano generalmente alti per poi poterli utilizzare bassi (per poter colpire l’avversario all‘inguine o alle gambe)

Esaminiamo in dettaglio i principali tipi di calci :

Calcio di punta (Fen Jiao)

I calci nel Taijiquan stile Chen Xiaoja

Il calcio di punta può essere pai jiao (calcio battuto) o ca jiao (calcio strofinato).
Il calcio di punta o calcio che divide, viene eseguito con il piede disteso in una ideale prosecuzione della gamba. L’applicazione della forza è all’estremità del piede. La preparazione di questo calcio si effettua incrociando le braccia con un movimento circolare di raccolta dal basso verso l’alto, con successivo moto rotatorio a spirale (chansijin) lungo gli assi delle braccia che porterà alla rotazione dei palmi delle due mani verso l’esterno. Quando si esegue il calcio battuto le due braccia si aprono, la mano corrispondente alla gamba cha ha eseguito il calcio batterà sul collo del piede in aria, mentre, l’altra mano si aprirà verso l’esterno in alto all’altezza della spalla. La gamba che esegue il calcio dovrà essere distesa e sollevarsi almeno all’altezza dell’anca.
Nel calcio strofinato la preparazione delle braccia è analoga a quella del calcio battuto, ma la mano corrispondente alla gamba che ha sferrato il calcio, invece di battere e quindi di eseguire un movimento circolare dall’alto al basso, eseguirà un movimento rotatorio dal basso verso l’alto passando con il palmo all’interno del piede in aria e “strofinando” l’interno piede con il palmo aperto.

Calcio di tallone (Deng Jiao)

I calci nel Taijiquan stile Chen Xiaoja

Il calcio di tallone viene eseguito con il piede “a martello” cioè formante un angolo di 90° con la gamba. In questo caso il punto di applicazione della forza è nel tallone ed è un calcio “di spinta”. Nello stile Chen Xiaojia il tipico calcio di tallone è il calcio laterale. Si può avere tuttavia un esempio di deng jiao frontale nella prima tecnica della sequenza er lu. Il calcio laterale si prepara passando dalla posizione eretta naturale alla posizione di raccolta contemporanea della gamba che deve calciare con il ginocchio piegato e delle due braccia che si raccolgono incrociate all’altezza del petto con i pugni chiusi (le due braccia possono anche ritirarsi con gli avambracci paralleli e non incrociati). L’emissione del calcio sarà laterale, a destra o a sinistra, ed avverrà concentrando la forza nel tallone, ritirando la punta del piede verso l’alto e con la contemporanea vigorosa apertura delle braccia. Il braccio opposto alla gamba che sferra il calcio avrà il pugno più in alto con l’occhio del pugno rivolto verso l’alto, mentre l’altro braccio avrà il pugno con la faccia nella stessa direzione del calcio.
Lo sguardo e l’intenzione saranno anch’essi nella stessa direzione del calcio.

Calcio ruotato battuto a fior di loto (Shuang Bai Lian)

I calci nel Taijiquan stile Chen Xiaoja

Questo calcio è chiamato così perché il movimento circolare che esegue la gamba che ruota dall’interno verso l’esterno ricorda la forma del petalo del fior di loto. Per prepararlo si assume la posizione gong bu e le mani saranno davanti al corpo, oblique, con le punte delle dita rivolte verso l’esterno. La distanza tra i due palmi sarà pari alla distanza tra polso e gomito (di un ipotetico avversario) e tale deve rimanere fino alla fine della tecnica. Dalla posizione gong bu si passa poi, spostando tutto il peso sulla gamba davanti, alla posizione di equilibrio, in modo da liberare la gamba che deve calciare. Mentre quest’ultima effettua la rotazione, le due mani la intercettano quando passa all’altezza del viso, battendo in rapida successione, prima una e poi l’altra, sul collo del piede, e si fermano poi dal lato della gamba d’appoggio. Durante il calcio la gamba è distesa, si piega il ginocchio alla fine mentre si resta in equilibrio. Per eseguire bene questo calcio è particolarmente importante il rilassamento delle anche.

Calcio battuto volante “a sforbiciata” (Er Qi Jiao)

I calci nel Taijiquan stile Chen Xiaoja

Il nome di questo calcio, er qi jiao, deriva dal doppio salto (er: due) che effettuano le gambe. Questo calcio si può eseguire facendo prima un passo (che facilita lo slancio verso l’alto) oppure da fermi in posizione raccolta. In entrambi i casi la collaborazione fondamentale al calcio è data dalle braccia: il braccio sinistro preme in basso e compie una rotazione fermandosi all’altezza della spalla, il braccio destro ruota verso l’alto e in avanti e batte sul collo del piede destro. Le gambe effettuano una sforbiciata in volo saltando, prima la sinistra e poi la destra. La punta del piede destro si estende nel calcio in modo che il collo del piede sia disteso e pronto per essere colpito dal palmo destro. I piedi atterrano uno dopo l’altro, il sinistro un attimo prima del destro. Per eseguire bene questo calcio è particolarmente importante il rilassamento delle spalle.

Calcio a mani incrociate (Shi Zi Jiao)

I calci nel Taijiquan stile Chen Xiaoja

Il nome di questo calcio deriva dall’incrocio delle braccia che ricorda il carattere cinese “shi” (dieci). In realtà le braccia incrociate simulano una situazione di difficoltà nella quale un avversario afferrando le braccia le immobilizzi, rendendo quindi efficace solo una reazione con un calcio. Nella preparazione di questo calcio l’avambraccio destro è sotto al braccio sinistro, che ha il gomito piegato a formare una croce. Il piede destro si solleva e ruota descrivendo un cerchio interno/esterno da sinistra a destra. La mano sinistra colpisce il collo del piede destro.

Bibliografia:

  • Taijiquan stile Chen Xiaojia e Qigong di L.Pippa, C.Filosa, Chen Peijiu, R. Crepaldi, L.Sotte
  • Canone illustrato del Taijiquan della famiglia Chen di Chen Xin
  • Appunti dalle lezioni della Maestra Carmela Filosa
  • Le immagini grafiche sono tratte da “Canone illustrato del Taijiquan della famiglia Chen” di Chen Xin
I calci nel Taijiquan stile Chen Xiaoja

La Maestra Valentina Petra di Caccuri (III Duan di Taijiquan stile Chen Xiaojia) ha iniziato lo studio del taijiquan stile Yang ed ha successivamente approfondito lo studio dello stile Chen Xiaojia, sempre sotto la guida della Maestra Carmela Filosa,raggiungendo nel 2018 la qualifica di Maestro , con abilitazione all’insegnamento del Taijiquan Chen Xiaojia rilasciata dallo CSEN- CONI.
Nel corso degli anni ha partecipato a gare regionali e nazionali raggiungendo buoni risultati nelle competizioni a mani nude e con armi ed ha preso parte a seminari di approfondimento e specializzazione sia del Taijiquan che di altri stili del Wushu tradizionale sia in Italia che all’estero.

推手三十六病    陈鑫 

I 36 errori nel Tuishou  –  Chen Xin 

(traduzione della Maestra Carmela Filosa)

(Seconda parte)

(10)搂 Lou

Tenere nelle proprie braccia, abbracciare (colui che “abbraccia”, avvolge forzatamente le proprie braccia intorno al corpo dell’avversario.)

(11)冒 Mào

Resistere, supportare con le mani (colui che resiste, preme forzatamente in basso con le mani.)

(12)搓 Cuō (cuō zhě, rú liǎng shǒu xiāng cuō zhī cuō, yǐ shǒu zhǒu cuō dí rén yě)

Strofinare con le mani, sfregare (chi strofina, proprio come quando si strofinano reciprocamente le due mani, usa mani e gomiti per strofinare l’avversario.)

(13)欺压 Qī yā

Umiliare e opprimere, essere prepotente, condurre in modo rude (“Qi” vuol dire ingannare o imbrogliare, “ya” vuol dire usare le proprie mani per premere forzatamente verso il basso le mani dell’avversario.)

(14)挂 Guà

Agganciare, uncinare, catturare (“Gua” significa che si aggancia l’avversario con i propri palmi, per paura che l’altro ci colpisca.)

(15)离

Lasciare, andare via, separarsi da (“Li” significa allontanarsi dal corpo dell’avversario, per paura che l’altro ci colpisca.)

(16)闪赚 Shan zhuàn

Scansare (schivare) e ingannare (colui che scansa e inganna, imbroglia l’avversario ingenuo e quindi lo attacca.)

(17)拨

Muovere, rimuovere, aggiustare con movimenti delle dita (“Bo” vuol dire muovere forzatamente l’avversario con le proprie mani.)

(18)推 Tuī

Spingere, premere (“Tui” vuol dire usare le mani per spingere via – forzatamente – l’avversario.)

(19)艰涩 Jiān sè

Complicato e astruso (è quando le mani non si muovono in modo abile, esperto, poiché le capacità non sono ancora mature.)

(20)生硬 Shēng yìng

Duro, rigido, inflessibile (colui che è rigido, fa affidamento sulla temerarietà per per colpire l’altro – senza aver compreso i princìpi richiesti, mostra durezza per cercare la vittoria.)

(21)排 Pái

Accantonare, escludere, rimuovere (“Pai” vuol dire respingere il problema senza risolverlo.)

(22)挡 Dang

Bloccare, sbarrare, arrestare (“Dang” vuol dire che non si è capaci di attirare a sé l’avversario – per poi destabilizzarlo, quindi si usano le mani solo per bloccarlo con forza.)

(23)挺 Ting

Stare dritti, impettiti, resistere (colui che sta impettito è rigido.)

(24)霸

Tiranno, despota, egemonia (colui che fa il despota diventa governante dopo un’azione di forza, sottomette le persone con la violenza – non con l’abilità.)

(la prima parte dell’articolo è disponibile in questa pagina)

Nella foto la Maestra Carmela Filosa e il Maestro Vito Marino nell’esercizio del Tuishou.

Maestra Carmela Filosa

Dottoressa in Lingue e Civiltà Orientali. Maestra di Taijiquan e Qigong, VI Duan di Wushu.

Vicepresidente della ISCT (International Society of Chen Taijiquan) e rappresentante in Italia dei Maestri Chen Peiju e Chen Peishan di cui è discepola e con i quali studia dal 1996. Riconosciuta ufficialmente 13a generazione nella trasmissione del Taijiquan stile Chen, è Presidente dell’Associazione Italy Chen Xiaojia che per prima ha introdotto e divulgato questo stile di Taijiquan in Italia.

Nei giorni 28 e 29 Settembre, si è tenuta a Palermo la prima tappa del corso istruttori della Italy Chen Xiaojia, tenuto dalla Maestra Carmela Filosa. Il sabato mattina è stato dedicato al seminario “Cerchi e spirali nelle principali tecniche a mani nude e di spada. Pratica di tuishou“, aperto a tutti i praticanti della ICXJ.

Ecco alcune foto dell’evento

Le prossime date del Corso Istruttori 2020:

Il seminario con la Maestra Carmela Filosa, si terrà a Merano nei giorni 7-8 Settembre con il seguente programma:

PROGRAMMA 7 SETTEMBRE

  • Cenni storici dall’oriente all’occidente
  • Il Taiji Quan e la Cultura Cinese
  • Influenza della pratica del Qi Gong e del Taiji Quan sulla salute

PROGRAMMA 8 SETTEMBRE

  • Esercizi di riscaldamento secondo la pratica del Qi Gong
  • Studio della Forma Sizheng eseguita a mani nude
  • Studio della Forma Sizheng eseguita con la spada (MasterClass per soli praticanti)

Per informazioni e prenotazioni, contattare il numero +39 3409005765

La brochure dell’evento è disponibile seguendo questo link

Esibizione del Maestro Chen Peishan durante il seminario organizzato dalla Italy Chen Xiaojia, a Pescara il 20-21 luglio scorso.

L’ARTE DEL VUOTO DEL CUORE

(Maestra Ornella Sportelli)

Quelli che in antico eccellevano come adepti del Tao penetravano l’arcano e comunicavano col mistero, erano tanto profondi da non poter essere compresi. Proprio perché non possono essere compresi io mi sforzerò di descriverli attraverso immagini. Prudenti erano come chi d’inverno guada un fiume, attenti erano come chi avverte il pericolo incombere da ogni dove, rispettosi erano come chi è ospite, sfuggevoli erano come ghiaccio che si va sciogliendo, schietti erano come legno non ancora sgrossato, vuoti erano come valli, impenetrabili erano come l’acqua torbida. L’acqua torbida, se placata, pian piano si farà limpida, e quel che è inerte, una volta smosso, la vitalità pian piano riprenderà. Chi s’attiene a questa Via non brama d’esser pieno, e proprio perché non desidera esser colmo mai completa consunzione lo coglie

(Laozi – Dao De Jing) 

WU JI assenza di polarità, di differenziazione, stato di vuoto primordiale che precede la nascita del mondo

WU niente, assenza, negazione  

JI limite estremo, polo,

WU JI è lo stato in cui il praticante si deve porre prima di iniziare e nella pratica consiste nell’allineare il corpo, bilanciare il peso sui due piedi, calmare la mente e la respirazione, cercando di entrare in uno stato di rilassamento vigile. Ha la finalità di pacificare lo shen e regolarizzare il respiro per riportare l’armonia nelle funzioni di tutti gli organi. L’assunzione di una posizione dritta e centrata prepara sia il corpo che la mente all’avvio cosciente della pratica. 

Il primo passo nella pratica è di trovare il proprio centro di stabilità, rivolgendo l’attenzione su un punto, ad esempio uno dei tre Dantian, e mantenerla. Il Dantian inferiore è il punto più comune. E’ uno stato di rilassamento, di concentrazione e di serenità che rende percettiva ogni parte del corpo e permette all’energia di penetrare nel Dantian inferiore, luogo di trasformazione e di concentrazione dell’energia. E’ considerato la radice del’uomo e luogo di concentrazione dei cinque soffi.

L’obiettivo è quello di raggiungere la concentrazione assoluta, la quiete, il distacco ed il superamento della dualità. Entrare in uno stato di quiete per nutrire lo spirito e concentrarsi nell’unità della natura, il “TAO”, l’aspetto spontaneo, intimamente puro e incondizionato di ogni singola espressione della natura. 

La nozione di Vuoto è un concetto fondamentale del Taoismo e dell’intera cultura cinese. La stessa cosmologia cinese parte da questo concetto: all’inizio c’è il Caos Primordiale, che viene osservato e definito come tai xu, Grande Vuoto, o anche come wu ji, Senza Limite o Senza Polarizzazione. Da questa «assenza» origina la vita. Il Vuoto è il luogo della circolazione dei soffi vitali ed è la sede degli scambi. Il Vuoto è la condizione per ogni trasformazione, per l’accadere di ogni avvenimento: ciò è vero nella fisica e nella medicina cinese ma anche nelle arti come la letteratura, la musica e la danza. Nella calligrafia come nella pittura la dialettica Vuoto-Pieno è uno strumento per portare alla luce gli effetti di un’altra dialettica: quella yin-yang. È il qi dell’artista che guida il pennello a realizzare nel carattere o nel tratto pittorico un’opera che sia una sorta di microcosmo che richiama il macrocosmo: quel macrocosmo il quale procede da un soffio primordiale che sfrutta appunto il «Vuoto» per circolare.

La rappresentazione simbolica del Vuoto è la Vallata, un incavo «vuoto» che genera e nutre tutti gli esseri e le cose che la abitano e non si esaurisce mai.

“Lo spirito della Vallata vive per sempre; qui si parla della Femmina misteriosa. La Femmina misteriosa ha un’apertura da cui escono Cielo e Terra. L’impercettibile filo fila indefinitamente, vi si attinge senza mai esaurirlo”                                                                    (Laozi – Dao De Jing)

 Vari caratteri vengono utilizzati per esprimere il concetto di Vuoto: 

chong, che trasmette l’idea di un fluido espulso con violenza; 

kong, che indica lo spazio vuoto della volta celeste; 

xu, che si rapporta con l’idea di Vuoto come condizione per la circolazione silenziosa dei soffi vitali. Si tratta del Vuoto che descrive la condizione ideale nella quale gli elementi yin si comportano naturalmente come tali, così come quelli yang , e tra i due poli yin-yang si ha un interscambio leggero e silenzioso di soffi.

Il carattere xu rappresenta una collina deserta dove nulla ostacola il fluire regolare dei soffi. Regolare il Cuore significa regolare la mente, per “pervenire allo stato di tranquillità” (Rujing). Solo quando l’energia del Cuore è attivata, la mente diventa silenziosa e si può entrare nello stato di calma. 

È la quiete del Cuore che permette di compiere movimenti armonici – arrotondati e regolari- e di avere una respirazione lenta, lunga e profonda. Un modo di dire cinese, assai efficace, si esprime così: “uno stato di calma equivale ai cento movimenti“; i cento movimenti sono quelli dell’energia, che presiede alle attività funzionali e di trasformazione che avvengono all’interno del corpo e ai movimenti della forma fisica. La regolazione del Cuore conduce questo organo, che è la dimora della mente e dello spirito, allo stato di centratura e di calma. Se l’inquietudine della mente si estingue, lo spirito può esistere; al contrario, se la mente è presente (con pensieri ed emozioni), lo spirito non può esistere. Se il Cuore è saldo e fermo, lo spirito può raccogliersi; se il Cuore è instabile, lo spirito non può raccogliersi. E se lo spirito è concentrato, anche l’energia è coesa e scorre nei meridiani senza disperdersi. Per riassumere, nello stato di non-mente il Cuore è calmo, lo spirito si manifesta come presenza consapevole e l’energia fluisce abbondante in tutto il corpo. 

Il «Vuoto del Cuore» permetta allo shen (il mentale, lo psichismo) di trovare un luogo adatto alla propria dimora. A questo proposito riportiamo un passaggio dello Xun Zi , capitolo XXI, che afferma: “Come può un uomo conoscere il dao (tao)? Grazie al Cuore. Come può il Cuore conoscere? Grazie al Vuoto, perché il Vuoto non dirige verso le impressioni già tesaurizzate, ma verso ciò che deve essere ricevuto”.

Questo atteggiamento permette all’uomo la vera conoscenza, che non consiste per i taoisti nell’acquisizione di nozioni, ma al contrario nel “saper vivere” secondo un agire naturale che proprio perché naturale è una “conoscenza senza conoscenze”.

Il vuoto del Cuore quindi è la condizione per aumentare la nostra percezione cosciente, libera da vizi e pregiudizi: è quella condizione libera dal passato e dal futuro che permette di vivere la pienezza del presente. La condizione mossa da un’intelligenza retta, sarà dunque a sua volta retta, affinché possa essere colta e riconosciuta la vibrazione dell’energia. Questo atteggiamento, per i taoisti, permette all’uomo la vera conoscenza che non consiste nell’acquisizione di nozioni, ma al contrario, nel “Saper Vivere” secondo un agire naturale. “TIAN TAO – REN DE”: il TAO del cielo agisce nell’uomo; in quanto parte del TAO è la potenzialità dell’uomo nel seguire la VIA.

Gli uomini hanno paura di abbandonare le loro menti, perché temono di precipitare nel vuoto senza potersi arrestare. Non sanno che il vuoto non è veramente vuoto, perché è il regno della via autentica”                                                                                                                                  (Huang – Po)

Nella mentalità occidentale il vuoto viene percepito come mancanza del pieno e si tende a riempirlo. Il pieno assoluto, però, è stasi, non c’è movimento. Occorre fare vuoto affinché il nuovo accada. Il vuoto è la condizione per l’accadere di ogni avvenimento e per ogni trasformazione. L’idea del vuoto è sinonimo di infinita ricchezza di possibilità, di massima apertura e libertà. Bisogna considerare il vuoto come una porta, una possibilità, uno spazio potenziale, come entità di per sé esistente. 

Come il seme si nasconde nella terra per creare le piante, come l’uovo fecondato è al riparo nell’utero, quando ci rifugiamo in noi stessi entriamo nell’uovo cosmico, come dicevano gli alchimisti.

Va col vuoto tra le mani, poiché questo è tutto. Questo è il mio dono. Se riesci a portare il vuoto tra le tue mani, allora ogni cosa è possibile. Lascia cadere il secchio, così che l’acqua sfugga via, e con essa la luna. Solo questo ti permetterà di alzare lo sguardo e vedere la vera luna nel cielo; ma prima devi aver conosciuto il sapore del vuoto, devi lasciar cadere il secchio della tua mente, dei tuoi pensieri: non più acqua, né luna. Il vuoto nelle mani”                           (Jung – Libro Rosso).

Il WU JI, origine delle condizioni statiche e dinamiche, è la madre dello Yin e dello Yang “fermi si combinano, muovendosi si separano”. 

Da tale vuoto assoluto (…) sboccia meravigliosamente l’azione” 

 (Herringel –  Lo zen e il tiro con l’arco)

“Il tornare è il movimento del Tao, la cedevolezza è quel che adopra il Tao. Le diecimila creature che sono sotto il cielo hanno vita dall’essere, l’essere ha vita dal non-essere” 

 (Laozi – Dao De Jing) 

Ciò che interessa è la ricerca di una esperienza diretta della realtà che trascenda non solo il pensiero intellettuale, ma anche la percezione sensoriale. 

La conoscenza che deriva da un’esperienza di questo tipo viene chiamata dai Buddisti “conoscenza assoluta” perché si basa sull’esperienza diretta dell’ “essenza assoluta”, indifferenziata, indivisa, indeterminata.  

La conoscenza assoluta è quindi un’esperienza della realtà totalmente non intellettuale, un’esperienza che nasce da uno stato di coscienza non ordinario, che può essere chiamato uno stato “meditativo” o mistico.

Infatti, la componente razionale della ricerca sarebbe inutile se non fosse completata dall’intuito che rende creativi gli scienziati fornendo loro nuove visioni.

Queste visioni tendono a manifestarsi improvvisamente e non quando si è seduti al tavolo di lavoro cercando di risolvere equazioni, ma quando ci si rilassa. Durante questi momenti di riposo, dopo un’intensa attività intellettuale, la mente intuitiva sembra subentrare a quella razionale e può produrre improvvise visioni chiarificatrici. 

E’ uno stato di grande ricettività, uno stato mentale che fin dall’antichità era assiduamente ricercato da coloro, sciamani e sacerdoti, che tentavano la comunicazione con livelli di esistenza più elevati.

Nel Lingshu viene detto: 

Quando il Cuore si applica si parla di intenzione”.

L’intenzione è quindi il movimento del cuore, è la sua attività mentale. 

 L’ideogramma yi (intenzione) è formato dal radicale del cuore sovrastato dal fonema “yin” che designa una bocca che emette una nota musicale, un suono, una vibrazione celeste: quindi lo yi inteso come risonanza del cuore, come suono o parola che sgorga con intenzioni chiare e pulite. Ma nell’accezione usata da alcuni maestri, indica qualcosa di più di una semplice correttezza d’animo, esso coinvolge l’individuo in maniera globale. Infatti vediamo che il radicale yin  è composto dal carattere “li” (stare eretti, radicarsi, diritto)  e dal carattere “ri” (sole) , che sovrastano il carattere “xin” (cuore)  . 

Con yi quindi si intende “colui che sta eretto, perfettamente centrato nel proprio spirito, col controllo del proprio corpo e della propria mente”.

Yi è una delle facoltà dell’organo xin , cuore, nelle sue componenti principali: Yi Shi (coscienza, consapevolezza) e Yi Nian (idea, intenzione).

Può essere sinteticamente espresso con “mente-cuore”, termine che implica il concetto di “consapevolezza intuitiva” e cioè la capacità di conoscere e di esserne coscienti senza mediazioni intellettuali, in maniera diretta e immediata. Infatti la parola intuizione etimologicamente significa “essere in Dio”, dal greco en (in) e theos (Dio). E’ ciò che viene definito “conoscenza del cuore”.

Opportunamente sviluppata, permette una presa di coscienza delle potenzialità sia del corpo sia della mente. E’ lo stato in cui non c’è disarmonia tra pensiero e azione, in cui la consapevolezza si fonde con l’azione, facendo sì che le nostre azioni siano perfettamente allineate al flusso della nostra “intenzione cosciente”, è una specie di “estasi non mistica” che rappresenta uno stato di fusione, di assorbimento totale in quello che si sta facendo, dimentichi di ogni cognizione spazio temporale.

Questo stato rappresenta ciò che viene detto “l’Arte del Vuoto del Cuore”. 

Confucio considera che il rituale è operante quando la bellezza del gesto esteriore riflette la sincerità e la correttezza dell’intenzione interiore. Ogni rituale mira ad una rimessa in ordine interiore. Questa rimessa in ordine per un effetto di propagazione, parteciperà al mantenimento ed allo sviluppo di una armonia esteriore. E’ agendo entro di lui e su di lui che l’essere umano agisce sulla società e sul mondo.

Elemire Zolla, nel suo libro “Verità segrete esposte in evidenza” dice:

Il pugilato e la scherma con l’ombra nati nei monasteri taoisti e buddisti non vogliono forza muscolare, ma immaginazioni veementi. … Chi la pratica diventa un simbolo del cosmo, con tutto il peso addensato nel basso ventre, mentre il flusso dell’energia, come provenendo dal centro della terra, gli sale su per i piedi e colma il tronco. In certe arti marziali si immagina che la cintola sia una corda d’arco che scocca l’energia del cosmo come il dardo su per il tronco, lungo le braccia, attraverso le dita, via, fino ai confini dello spazio. Si diventa l’asse che non vacilla, il volano del cosmo, e l’energia si avvolge a elica intorno alla spina dorsale.”  

Al termine della sequenza, data la figura circolare del Taiji, che rispecchia la “RUOTA DEL VIVERE”, la pratica finisce nella posizione e nel luogo da cui è iniziata. Ed è così che il mutuo e dinamico equilibrio tra Yin e Yang, caratteristica del Taiji, prende avvio dalla comune matrice del Wu Ji, ed ad essa ritorna.

RIFERIMENTI:

  • Lucio Pippa, Carmela Filosa, Chen Peiju, Renato Crepaldi, Lucio Sotte “Taijiquan stile Chen Xiaojia e Qigong”
  • P.H. De Bruyn, A Dell’Orto, C. Despeux, V. Goossaert, C. Kontler, L. Chen-Yuan, M. Masson, T. Meynard, E. Rochat
    De La Vallée, B. Vermander “Grandi Religioni e Culture nell’Estremo Oriente: CINA”
  • Jou Tsung Hwa “Il Tao del Tai Chi Chuan”
  • Giuseppina Merchionne “Lo spirito del Qi Gong. Il soffio Cosmico”
  • Carlo Moiraghi “La via della forza interiore”
  • Flavio Daniele “I Tre Poteri segreti del Taiji Quan: Corpo – Mente – Energia”
  • Sotte L., ed altri, “Fondamenti di Agopuntura e Medicina Cinese”,
  • Eric Caulier “Comprendre le Taijiquan”
  • Catherine Despeux “Taiji Quan. Tecnica di lunga vita”
  • Li Xiao Ming “Metodo pratico di autoelevazione col Qi Gong tradizionale cinese”
  • www. lospaziodeltao.it
  • www. neidan.it
  • www.jungitalia.it
  • www.lalungavitaterapie.it
  • www.wuweituina.it
  • www.gmt2000.it
  • www.agopuntura.org/pubblicazioni/tipologia/la-mandorla
  • appunti dalle lezioni della Maestra Carmela Filosa

La Maestra Ornella Sportelli, ha frequentato il corso triennale di NATUROPATIA presso la “Scuola Italiana di Scienze Naturopatiche” a Lecce. Nel 2010 si è diplomata in Massaggio Cinese Tuina, Fisiochinesiterapia e Ginnastiche Mediche Cinesi (QI GONG) presso l’Accademia di Medicina Tradizionale Cinese Sowen-GSSS di Bologna. Dal 2004 studia e insegna il Taiji Quan stile Yang e stile Chen insieme a Marco Pignata, sotto la guida dei Maestri Eric Caulier e Carmela Filosa. Nel 2011, nel corso di un soggiorno in Cina, la Gran Maestra Chen Peiju, XX generazione della famiglia Chen, le ha conferito il certificato di “Coach” per l’insegnamento dello stile Chen Xiaojia.  Tecnico qualificato dallo CSEN-CONI con qualifica di “ISTRUTTORE”- Cintura Nera II Duan per l’insegnamento del Taiji Quan stile Chen Xiaojia. Attualmente insegna Taiji Quan e Qi Gong a Taranto e Provincia, insieme a Marco Pignata.