POSIZIONI FONDAMENTALI DELLO STILE CHEN XIAOJIA

(Maestra Alessandra Falanga)

In tanti anni di pratica del Taijiquan stile Chen, ho ben inteso quanto questa antica arte marziale mi abbia guidato attraverso un percorso di crescita personale, dove nulla è lasciato al caso, che mi ha consentito una maggiore comprensione e conoscenza del mio corpo. Ciò è stato possibile attraverso uno studio attento e continuo dei principi e fondamenti del Taijiquan, a partire dalla pratica delle posizioni di base dello stesso, di cui appunto tratterò in questo articolo.

Alcune posizioni fondamentali del Taijiquan stile Chen Xiaojia sono:

Kaibu, Posizione di apertura: lo spazio tra i piedi è pari all’ampiezza delle spalle ed il peso è distribuito equamente sui due piedi; tale posizione si assume nella preparazione o apertura delle sequenze, permettendo al praticante di concentrarsi e prepararsi all’esecuzione delle tecniche. Fondamentale è tenere il busto diritto, la testa non inclinata, pensando che un filo tiri dal centro della testa verso l’alto, l’arco inguinale è tondo e rilassato, le gambe leggermente piegate con le ginocchia in linea con le punte dei piedi.

Xiao Kaibu, Piccola posizione di apertura: lo spazio tra i piedi è inferiore all’ampiezza della spalle, la ritroviamo nella camminata laterale quando i piedi si avvicinano. La posizione del corpo è identica alla posizione Kaibu, pertanto, dovranno rispettarsi i medesimi principi

Mabu,Posizione del cavaliere (o “a cavallo”):lo spazio tra i piedi è generalmente il doppio dell’ampiezza delle spalle ed il peso è al 50% su ognuno dei due piedi, le anche sono rilassate e sedute, i piedi sono paralleli ed ancorati al suolo, le ginocchia non devono fuoriuscire dalla punta dei piedi, l’inforcatura delle gambe è rotonda. Non a caso è la posizione propedeutica del Kung-fu, i benefici che derivano dal suo allenamento sono molteplici: potenziamento della muscolatura, aumento della resistenza e della stabilità, con l’effetto di allenare la mente a superare la fatica ed aumentare il livello di sopportazione della stessa.

Bian mabu (Hengdangbu), Posizione “mabu spostata di lato” (o Posizione con l’inforcatura spostata in orizzontale): il peso è generalmente 60% sulla gamba più piegata e 40% su quella più distesa. La posizione può essere a destra o a sinistra a seconda del lato dove si sposta il baricentro, le anche sono sedute e rilassate, l’inforcatura è rotonda, e la gamba dove poggia maggior peso ha la punta del piede leggermente aperta verso l’esterno.

Gongbu, Posizione ad arco o “dell’arciere”: è la posizione che risulta dal passo in avanti, sia esso destro o sinistro. Il peso del corpo è per il 60%-70% sulla gamba avanti, maggiormente piegata rispetto alla gamba di dietro. I piedi non sono allineati, ed hanno la larghezza delle spalle. Il piede della gamba davanti è diritto, mentre quello della gamba dietro è aperto di 45° all’esterno, il ginocchio della gamba avanti non fuoriesce dalla punta del piede, mentre quello della gamba dietro è allineato al piede. Le anche sono rotonde e rilassate.

Xubu, Posizione con una gamba “vuota”. La gamba cosiddetta vuota, in realtà, non è del tutto vuota in quanto sorregge il 15-20% del peso corporeo. Nello stile Chen i due piedi sono allineati, ed hanno la stessa ampiezza delle spalle, l’inforcatura delle gambe è rotonda. Il piede con maggior peso è leggermente aperto, mentre quello vuoto è poggiato a terra solo con l’avampiede, le anche sono sedute e rilassate. La posizione può essere eseguita a destra e a sinistra.

Dulibu, Posizione di equilibrio su una sola gamba. Nonostante il peso del corpo gravi totalmente su di una sola gamba, è necessario che la stessa sia radicata al suolo, il baricentro deve rimanere basso, in caso contrario facilmente si perderà l’equilibrio, difatti nonostante che il corpo si sollevi verso l’alto, bisognerà concentrarsi sulla sensazione che il peso affondi verso il basso. La gamba che sorregge il corpo è distesa ma non tesa. Può essere eseguita a destra e a sinistra.

Pubu, Posizione bassa (o con una gamba distesa in fuori). Tutto il peso del corpo grava su di una gamba, completamente flessa, fino a “sedersi” sul tallone, il piede di tale gamba è leggermente aperto verso l’esterno ed aderisce completamente al suolo, ed il tallone è allineato con la punta dell’altro piede che poggia al suolo diritto. L’altra gamba è completamente distesa in fuori. Prerogativa dello stile Chen è prevedere tale posizione con il piede della gamba distesa poggiata a terra con il solo tallone, e la punta sollevata verso l’alto.

Ban mabu, Posizione metà a cavallo: il peso è al 70% sulla gamba posteriore, come nella tecnica della spada “In ban mabu riprendere la spada”, che precede la chiusura della sequenza.

Dingbu, Posizione a “T”: un piede poggia con l’avampiede vicino all’arco plantare dell’altro piede. La ritroviamo come posizione che precede “Il gallo d’oro saltato” all’inizio della forma Erlu.

Bingbu, Posizione a piedi uniti: entrambi i piedi poggiano completamente a terra e sono l’uno vicino l’altro, come nelle tecniche della Spada Sizheng “Affondo in avanti a piedi uniti” e “Colpo di punta a piedi uniti”.

Xiebu, Posizione accovacciata a gambe incrociate (o “del riposo”): il peso poggia maggiormente sulla gamba avanti che ha il piede completamente poggiato al suolo, in modo da permettere un veloce risollevamento, mentre il piede arretrato ha il tallone sollevato, come nella tecnica di spada “La fenice che apre le ali”.

Come possiamo osservare, i principi da rispettare nell’esecuzione di tali posizioni fondamentali sono sempre gli stessi. Pertanto, solo da una corretto ed assiduo allenamento di tali posizioni saremo in grado, quantomeno, di allenare il Taijiquan con padronanza e pulizia di movimento.

La maestra Alessandra Falanga, IV duan, cintura nera, ha cominciato a studiare il Taijiquan nel 1999, sotto gli insegnamenti della maestra Carmela Filosa, della quale è divenuta discepolo nel 2012. Dal 2001 ha partecipato a numerose competizioni nazionali ed internazionali, conseguendo il titolo di campionessa italiana per diversi anni, ed il terzo posto al campionato Europeo di Mosca. Nel medesimo anno ha cominciato a recarsi in Cina, studiando e perfezionandosi sotto la direzione della maestra Chen Peiju, discendente di xx generazione della famiglia Chen e XII dello stile Chen Xiaojia. Nel 2008 ha partecipato al campionato mondiale di Hanoi (Vietnam), rientrando nei primi dieci posti. Dal 2006 ha cominciato a dedicarsi anche all’insegnamento del Taijiquan.

Terminati i Corsi Istruttori della Italy Chen Xiaojia per il 2020. Anche se a distanza e con spazi ridotti a disposizione, tutti hanno dato il massimo, dimostrando che non è importante dove pratichi ma come pratichi.

Al prossimo anno !!!!

Il rapporto tra taijiquan e qigong

(Maestro Vito Marino)

Lian quan bu lian gong, dao lao yi chang kong!

Allenare l’arte marziale ma non allenare il (nei) gong (le capacità interne, l’energia interna), da anziani tutto sarà (reso) inutile.

In molte scuole di taijiquan contemporanee si insiste sulla importanza del coniugare qigong e taijiquan. Ma come farlo nella pratica è abbastanza nebuloso. Di solito si associa, specialmente all’inizio della lezione, l’esecuzione di diversi tipi di metodi di qigong, come i baduanjin Otto Pezzi di Broccato, o il zhanzhuang stare Dritti come un Palo. A mio avviso questo è molto utile ma per lo più non è abbastanza se fatto come un semplice riscaldamento o rilassamento o rinforzo degli arti inferiori.

Ma innanzitutto perché si dovrebbe associare il qigong al taijiquan?

Come tutti sanno Chen Wanting, il quale eccelleva sia nelle lettere che nelle arti marziali, diede origine al Taijiquan basandosi non solo sulle tecniche a mano nuda e armi tramandate dai suoi antenati e probabilmente su altri metodi di combattimento diffusi all’epoca, ma anche aggiungendo al suo sistema l’applicazione della teoria dei canali e collaterali jingluo propria della medicina cinese e le tecniche per la salute e la lunga vita che sarebbero poi state definite complessivamente qigong, compreso il sistema teorico che ne stava alla base.

Non possiamo sapere di preciso cosa si praticasse a quell’epoca, in quanto molto si è perduto, ma da quello che si legge nel Canone Illustrato del Taijiquan della Famiglia Chen di sicuro si mescolava in qualche modo l’alchimia interna taoista alle tecniche marziali. Come dire che l’essenza del qigong era all’interno del metodo stesso di allenamento.

Oggi molto spesso il taijiquan è ridotto a un esercizio aggraziato o spettacolare senza occuparsi tanto dell’aspetto “interno”, e questo atteggiamento non permette di svilupparne tutte le potenzialità anche in ambito di salute ed evoluzione personale. La storia del taijiquan riporta spesso guarigioni da malattie anche gravi con la sua sola pratica, e recentemente in Cina è stato molto propugnato il suo uso per prevenire l’infezione da COVID-19 e contribuire alla cura in ospedale di chi fosse già contagiato e malato. Quanto di questo potenziale viene oggi messo a disposizione dei praticanti?

A mio avviso bisognerebbe recuperare una sorta di “pratica del taijiquan nello stato di qigong” per sviluppare tutte le sue possibilità di guarigione e di mantenimento della salute. Ma questo cosa significa in pratica? In questa ottica prenderò in considerazione due elementi.

  1. La pratica del taijiquan dovrebbe essere accompagnata alla “introversione della coscienza”.
  2. La pratica del taijiquan dovrebbe essere accompagnata da specifici esercizi di qigong che rendano la zona lombare scorrevole.

Coscienza introvertita e taijiquan

Significa usare in modo cosciente la mente portando l’attenzione all’interno del corpo. Questo concetto ha due aspetti.

Il primo aspetto è che di solito nella vita quotidiana l’attenzione, la mente è rivolta all’esterno, verso gli oggetti, le persone. La pratica del qigong, o “sviluppare attraverso l’esercizio assiduo l’abilità di aumentare e controllare il qi” richiede invece di introvertire la coscienza e concentrarla sui propri fenomeni vitali come la respirazione, o sulla fonte da dove scaturisce il proprio movimento come la zona lombare nel taijiquan. Quando la mente è concentrata sulla esecuzione del movimento piuttosto che all’esterno, il qi messo in movimento rinforzerà il qi interno.

Il secondo aspetto è che nella vita quotidiana la mente passa da un punto a un altro, come una scimmia che salta da un ramo a un altro senza un motivo vero e proprio, tanto da essere definita proprio mente-scimmia xinyuan 心猿; il termine origina dal Buddismo ma è stato adottato successivamente dai taoisti, dai neo-confuciani, e si ritrova nella poesia e nella letteratura cinese tradizionale e moderna.

I contenuti dell’attività mentale cambiano continuamente. Nel qigong, e nel taijiquan, l’attività mentale dovrebbe essere concentrata su un solo contenuto, una sola direzione. Si potrebbe addirittura dire che questo punto è il più qualificante per definire una attività ”qigong”. Nella pratica il comando di eseguire un movimento dovrebbe essere consapevolmente impartito dalla mente, senza che si frappongano tra comando ed esecuzione altri elementi come per esempio “chissà se sto facendo bene”, o “e dopo quale altra tecnica viene?”.

Punti cardine per riempire il corpo di qi rilassando la zona lombare

Come trasformare semplici esercizi di allungamento e distensione in metodi di qigong che possano liberare e riempire la zona lombare?

Con queste domande intendiamo porre una questione molto semplice: cosa è davvero necessario associare alla pratica del taijiquan per facilitare la trasformazione di ogni suo movimento in una pratica di qigong? Prenderò ad esempio due tecniche del zhineng qigong, la prima di allungamento della catena muscolare posteriore e apertura del mingmen, la seconda una variante secondo il zhineng qigong dello stesso zhanzhuang, il sanxinbing zhanzhuang.

Zhituizuo 直腿坐 – stretching della catena posteriore da Seduti con le Gambe Distese

  1. Seduti a terra con le gambe dritte, schiena dritta, addome rientrato, piedi uniti, ginocchia possibilmente che si toccano, mani sulle ginocchia.
  2. Inspirando tirare in su huiyin (il centro del perineo) e rientrare delicatamente l’ombelico verso mingmen (tra la seconda e la terza vertebra lombare, all’opposto dell’ombelico).
  3. Espirando rilassare tutto il corpo che può scendere in avanti un altro po’.
  4. Ripetere 2 e 3 per diversi minuti.
  5. Rilassare tutte le articolazioni dalla testa alle dita dei piedi tornando al punto 1, schiena dritta.
  6. Sollevare in diagonale le braccia come a sollevare dalla terra una grande sfera di qi in alto fin sopra la testa nel cielo e riversarla dentro il corpo piegando un po’ I palmi verso la testa, poi fare scendere la mani fino al dantian.
  7. Lentamente rialzarsi e con I piedi in kaibu fare 3 larghe rotazioni dei fianchi, senso orario e poi 3 rotazioni in senso antiorario.
  8. Riunire I piedi, portare le mani sul dantian e nutrire di qi l’interno ancora brevemente.
Zhituizuo

Lo scopo principale di questa postura è rilassare e aprire la parte bassa della schiena, rilassare la pelvi, le articolazioni dell’anca, le radici delle cosce e i muscoli posteriori delle cosce e delle gambe.

Sanxinbing zhanzhuang 三心并站桩stare Dritti come un Palo per Mescolare i Tre Centri

  1. Riunire i piedi, corpo centrato. Le mani sono lungo i fianchi in modo naturale. Lo sguardo è lontano, dove terra e cielo si incontrano. Gli occhi si chiudono lentamente. Si raccoglie lo sguardo che, seguendo la chiusura delle palpebre, si ritira all’interno insieme al qi e diventa tutt’uno con la mente. La bocca come atteggiata a un accennato sorriso. Respirazione naturale con il naso.
  2. Aprire la punta dei piedi di 90°, quindi aprire i talloni di 90° fino ad assumere una forma leggermente a “V” rovesciata. Dopo aver assunto questa posizione, il qi si diffonderà immediatamente lungo i meridiani yang che corrono sul lato esterno delle gambe. Con i piedi rivolti verso l’interno, i tre meridiani yin del piede si rilassano naturalmente e questo permette di incrementare la funzione di ascesa dello yin e discesa dello yang dei meridiani degli arti inferiori.
  3. Solleviamo le braccia lateralmente fino a riunire i palmi sopra la testa, che poi scendono e si fermano in posizione di preghiera davanti al petto.
  4. Si spingono in avanti le mani fino ad assumere la posizione “sostenere una palla davanti al petto”. Le ginocchia si piegano senza oltrepassare la punta dei piedi. Le cosce sono senza tensione. La parte della vita corrispondente al punto mingmen viene spinta indietro, come in posizione seduta. La testa deve essere bilanciata e diritta, sospesa dall’alto, come se fosse nello spazio. Rilassare il petto. Rilassare le vertebre lombari, i legamenti e i muscoli della zona lonbare. Sollevare huiyin e il perineo.  L’altezza della posizione dipende dalla condizione fisica del praticante.
  5. Il pensiero da ogni parte del corpo è raccolto nel dantian: dalla sommità del capo verso il basso; dal centro della pianta dei piedi verso l’alto e dal centro dei palmi delle mani verso l’interno. Questi “tre centri” convergono nel dantian. Il nome sanxinbing “fusione dei tre centri” ha questa origine. Rimanere in posizione per 10′-30′ o più.
  6. Alla fine, il corpo lentamente si raddrizza. I piedi si riuniscono (con lo stesso movimento della posizione di partenza, ma eseguito al contrario). Le mani si riuniscono in posizione di preghiera davanti al petto. Continuano a salire fino ad arrivare sopra la sommità della testa immaginando di giungere allo zenit. Le mani si separano con i palmi che ruotano in avanti. Le braccia scendono da entrambi i lati fino all’altezza delle spalle e poi tornano rilassate accanto ai fianchi.
Sanxinbing zhanzhuang

Questo esercizio mobilizza velocemente il qi. Possono rapidamente apparire dei leggeri tremolii o dondolii del corpo. Questo esercizio è un metodo fondamentale di qigong per le arti marziali. Un leggero dondolio o tremolio sono manifestazioni di rilassamento del corpo. Tuttavia bisogna fare attenzione a non lasciar assorbire il pensiero nel dondolio o tremolio, per quanto piacevole.

Conclusioni

Per ottenere tutti gli effetti sulla salute e sulla evoluzione personale la pratica del taijiquan a volte può essere integrata da metodi di qigong specifici e un metodo di allenamento che privilegi la qualità sulla quantità. Per esempio, spesso viene sottovalutata l’importanza di direttive come l’esercitarsi su singole tecniche in modo da facilitare il lavoro interno del taiji, come spesso consiglia la Maestra Carmela Filosa, o di associare un lavoro di liberazione e distensione della zona lombare, come sottolinea il Maestro Stanislao Falanga e come ribadito dalla Maestra Chen Peiju.

Ricordiamoci che “i lombi sono la casa dei reni” e della yuanqi, l’energia originaria ereditaria! Esercitarsi per distendere la zona lombare migliora il funzionamento del qi dei reni, tanto che un detto tradizionale recita che “la fonte della vita e della mente è nel mingmen“. Inoltre, esercitare la distensione della schiena permette di controllare meglio i movimenti del corpo. Altri due detti molto conosciuti sono “la forza origina dai piedi ed è controllata dalla zona lombare per fluire verso i quattro arti” e  “la forza viene emessa dalla colonna vertebrale”. Se la zona lombare non è distesa, non si può raggiungere un alto livello di pratica.

La mente, l’intenzione yi deve unirsi al mingmen, la mente, il qi e il movimento devono essere attirati dal mingmen e da questo punto espandersi in tutto il corpo. Questo deve essere un cardine della pratica del taijiquan. Se la zona lombare è distesa e mingmen scorrevole il qi si raccoglierà all’interno e lungo la colonna vertebrale, migliorandone la funzione di distribuzione dell’energia yang in tutto il corpo.

Se la parte bassa della schiena non è distesa si potranno avere diversi problemi che non permettono al taijiquan di sviluppare tutta la sua potenzialità terapeutica e di mantenimento e miglioramento della salute. Se, per esempio, la zona lombare ha una lordosi accentuata, la circolazione verso l’alto del qi lungo il canale dumai Vaso Governatore sarà ostacolata e non fluirà bene verso il canale renmai Vaso Concezione, provocando mal di schiena, mal di testa, problemi agli organi addominali. Se il qi yang del dumai è bloccato dalla tensione nella zona lombare allora danneggerà lo yin dei Reni provocando urinazione frequente, polluzioni notturne nei maschi, leucorree e disturbi mestruali nelle femmine. Se il flusso del qi si blocca e si pratica con sforzo lo yang potrà salire in alto in modo troppo irruente con rossori al viso, ipertensione arteriosa e altri disturbi neurologici.

I praticanti di taijiquan dovrebbero praticare la distensione della zona lombare dall’inizio alla fine della loro pratica!

maestra carmela filosa maestro vito marino

(Maestro Nazzareno De Cave)

La mia storia come insegnante parte dall’aver studiato e praticato per molti anni lo stile Yang, con il quale ho maturato un metodo di insegnamento legato alla peculiarità di questo stile.

Lo stile Yang è generalmente il più conosciuto fra gli stili di Taijiquan, e la grande diffusione che ha conosciuto è legata soprattutto al suo aspetto prevalentemente morbido. Purtroppo questa sua caratteristica ha creato molti fraintendimenti. Spesso infatti è stato assimilato ad altre discipline psicocorporee come lo Yoga, la meditazione dinamica o, nel migliore dei casi, ad una disciplina di tipo medico. Anche fra chi lo insegna e diffonde esiste una grande varietà di interpretazioni, a seconda della scuola di provenienza. Resta comunque il fatto che viene caratterizzato e generalmente definito come una ginnastica della salute. La cosa di per sé non è così negativa, ma risulta comunque molto riduttiva.

Avvertendo questa carenza di contenuti nella trasmissione dello stile Yang, ho iniziato lo studio dello stile Chen Xiaojia, dove mi è stata molto presto chiara la differenza di approccio, decisamente più ricco di contenuti e di metodo : una disciplina dove è sicuramente più chiara la ricerca dell’ Arte.

Proseguendo il mio percorso ora mi trovo ad insegnare entrambi gli stili, e ho dovuto differenziare il mio approccio didattico per adattarlo alle diverse caratteristiche e alle diverse richieste che mi arrivano dalle persone che frequentano i due tipi di corsi.

Generalmente si avvicinano allo stile Yang persone che richiedono una attività che non comporti particolari prestazioni fisiche, spesso arrivano perché conoscono altri praticanti o sono inviati da medici illuminati. L’età media è abbastanza alta e a volte sono portatori di patologie più o meno importanti.

Con questo tipo di persone evito di forzare le motivazioni ed inserisco le tecniche marziali al solo scopo di dare un senso alle loro movenze, cercando di rendere più pieno il loro movimento per non dar loro l’impressione di eseguire una, se pur bella, coreografia. Contemporaneamente però, cerco di introdurre elementi di arricchimento che mi vengono dallo studio del Chen, come il lavoro sul radicamento, i giusti allineamenti delle articolazioni, il senso dell’equilibrio, la coordinazione e lo sviluppo di una, sia pur contenuta, quantità di forza necessaria ad un corretto, e quindi più sano, uso del corpo.

Le persone che si avvicinano allo stile Chen hanno spesso caratteristiche un po’ diverse: sono nella maggior parte dei casi più giovani e sono interessate all’arte marziale, spesso sanno qualcosa sulla medicina cinese, e sono alla ricerca di una attività che coinvolga oltre al corpo anche la loro sfera mentale ed emotiva. Con questi allievi posso chiaramente arricchire il lavoro di base con contenuti più marziali come agilità, efficacia del movimento e uso della forza.

L’approfondimento della mia pratica personale mi ha portato ultimamente a ritrovare il piacere dell’insegnamento con i principianti. Più mi rendo conto dell’importanza delle posizioni e del lavoro di base, più sono portato a farmi carico di chi sta iniziando, dove l’importanza del miglior imprinting possibile è fondamentale. Tutti i praticanti sanno quanto sia difficile e impegnativo correggere atteggiamenti o posture sbagliate quando queste sono diventate abitudini. Cercando di impostare subito un lavoro corretto si aiuterà molto la persona nel suo eventuale percorso di studio, e magari eviteremo degli abbandoni in corso d’opera derivanti dallo scoraggiamento che sopraggiunge con la difficoltà di progredire nella propria pratica.

Sono Nazzareno De Cave, cintura nera 4 duan e qualifica di Maestro, nato a Roma nel 1953. Inizio la pratica del Taijiquan nel 1992 con la Maestra Li Rong Mei studiando lo stile Yang. Nel 2006 incontro la Maestra Carmela Filosa ed inizio a studiare lo stile Chen Xiaojia, partecipando al corso di formazione istruttori organizzato dalla sua scuola. Da qualche anno mi è stata affidata la responsabilità per la ICXJ nel Lazio. Attualmente tengo corsi di Taijiquan stile Chen XiaoJia in due palestre a Roma.

Conoscenza attraverso la consapevolezza

(Maestro Marco Pignata)

Come molte altre Vie tradizionali, il Taiji Quan mira a una migliore conoscenza di se stessi, degli altri e del mondo. Il suo metodo è un pò sorprendente, ci apre infatti all’essenziale. Paradossalmente, la sua lentezza costituisce un mezzo rapido di comprensione. Le sue curve ci danno accesso diretto al centro. Lentezza e continuità rappresentano un ottimo mezzo per diventare consapevoli delle nostre azioni. Promuovono anche il risveglio del nostro essere, la valutazione delle nostre disarmonie.

Spesso i Maestri rifiutano schemi o risposte preconfezionate. Quando gli si chiede se la loro pratica è efficace, rispondono: “Si tratta di conoscere te stesso e di conoscere l’altro“. A prima vista potremmo pensare che il Maestro non stia ascoltando, che sia ottuso, che abbia un problema di comunicazione o peggio che non lo sappia, che sia solo un impostore. Grazie a questa sibillina affermazione, l’allievo inizia però a porsi delle domande. Inizia un graduale percorso di comprensione di se stesso e delle sue potenzialità, un’indagine profonda del proprio io, dei propri difetti, delle proprie capacità

L’accesso a questa conoscenza avviene attraverso la ripetizione. Non avviene cioè tutto in una volta, ma deriva da una pratica regolare, durante la quale il praticante acquisisce familiarità sia con i movimenti sia con il corretto modo di fare. Prima impara a “fare” in una maniera differente, poi a “fare” sempre di meno. Quanti sforzi per arrivare all’assenza di sforzo! Quanta artificialità per ritrovare la naturalezza!

La conoscenza che si acquisisce non è tanto un’analisi di se stessi, quanto disponibilità, oblio di sé per adattarsi all’altro, alla situazione. Aumentando la nostra capacità di attenzione, sviluppiamo la possibilità di sfruttare le potenzialità insite in ogni circostanza. Questo tipo di conoscenza, piuttosto che isolare e separare, ricontestualizza. Questa conoscenza, a differenza della conoscenza astratta, nutre e ravviva le nostre relazioni con gli altri, le nostre interazioni con il mondo.

Il Taij Quan non rivela una verità data a priori, offre la veridicità di un’esperienza vissuta.

La mappa per conoscere le sedi di pratica della Italy Chen Xiaojia dove operano i nostri tecnici (Allenatori, Istruttori e Maestri)

E’ davvero possibile manipolare il Qi?

(Maestro Fabrizio D’Ambrosio)

Certamente, uno degli aspetti più affascinanti della pratica del Taijiquan è rappresentato dalla manipolazione del Qi, ovvero del fluire dell’energia interna, aspetto che venne trattato da Chen Xin nel famoso testo “Trattato Illustrato sul Taijiquan della Famiglia Chen“ dove sono descritti i principi basilari del chansijin.

In un precedente articolo, comparso in questa serie a dicembre dello scorso anno, ci siamo soffermati sulla respirazione durante la pratica del Taijiquan ed in particolare sulla conduzione del Qi attraverso i canali (jingluo) principali, secondari e straordinari. L’articolo si concludeva dicendo che l’accumulo e la conduzione del Qi nel corpo sono stimolati naturalmente da una pratica regolare che conduce all’acquisizione di un metodo che risulti chiaro in primis a noi stessi. Solo quando il metodo sia diventato sufficientemente chiaro, diventa possibile dedicarsi, successivamente, in maniera consapevole alla conduzione del Qi.

Qualsiasi praticante di questa arte marziale, dopo i primi approcci iniziali, inizia a porsi delle domande su questo argomento e soprattutto a farne a chi sia più avanti con la pratica e non è inusuale che egli rimanga frustrato dalle spiegazioni che gli vengono fornite. È evidente che nessuna spiegazione teorica potrà mai chiarire come questo processo avvenga e si sviluppi all’interno del nostro corpo. E’ interessante notare in proposito come sull’argomento siano prolificate numerose pubblicazioni corredate di esercizi e specifiche istruzioni su come fare per sviluppare tale capacità.

La prima indicazione che in genere viene data è che il fluire dell’energia interna è paragonabile al movimento di un filo di seta che viene srotolato da un bozzolo. Affermazione che lascia ancora più perplesso il praticante neofita quando realizza che i semplici movimenti circolari che si sforza di eseguire alla perfezione non sono sufficienti al raggiungimento di tale risultato. L’altra affermazione che viene rivolta al praticante è quella relativa al percorso seguito da Qi, che ha radice nei piedi, si espande nelle gambe, è controllato dal bacino ed arriva fino alle dita delle mani passando dietro la schiena. Il tutto seguendo una traiettoria a spirale: dai piedi alle gambe, dalle gambe al bacino, tutto il nostro corpo deve muoversi come una singola unità.

A questo punto, anche il praticante più diligente è tentando dal rinunciare, soprattutto quando, per confortarlo dei suoi tentativi andati a vuoto, gli viene spiegato che non c’è nulla di esoterico o fantastico, che non si tratta di una vaga sensazione o di un flebile sussurro ma che il fluire del Qi può essere percepito forte e chiaro. Condurlo, certo, richiede una certa pratica.

E’ ovvio quindi che questo principio non può essere insegnato ad un praticante alle prime armi, finché egli non conosca abbastanza bene le basi o sia diventato particolarmente metodico. Come in tutte le cose, bisogna procedere per gradi anche perché, come ben sanno coloro i quali sono più avanti nella pratica, non esiste realmente un punto di arrivo nel perfezionare tale capacità ed il metodo per conseguirla è uno solo: la pratica diligente degli insegnamenti di un maestro qualificato.

Oggi, molti praticanti preferiscono prendere delle scorciatoie, piuttosto che seguire diligentemente i principi della coordinazione bacino-gambe e può capitare che arrivino a praticare per 20 o 30 anni il Taijiquan senza essere ancora capaci di muovere il bacino e le gambe con continuità. Ecco che a volte si muove il bacino senza muovere le gambe, oppure viceversa, o ancora si muovono le mani senza muovere il bacino e le gambe. Per questo si dice di far “affondare” il proprio corpo così da sentire l’intero peso gravare sui piedi. Personalmente, non sono mai stato ossessionato dal raggiungimento della capacità della manipolazione del Qi ma mi sono sempre affidato alle indicazioni della mia maestra ed ai suggerimenti di chi era più avanti di me nella pratica. Allora, se davvero si vuole intraprendere un percorso di conoscenza autentica l’unica strada possibile è quella indicata sopra: allenarsi, tenendo sempre a mente le indicazioni del proprio maestro e seguire alcuni principi essenziali.

Come detto sopra, teorizzare senza praticare è un esercizio abbastanza inutile. Alcuni semplici suggerimenti possono essere i seguenti. Mantenere il corpo rilassato e la mente calma sono due requisiti essenziali per essere presenti a se stessi e poter eseguire i movimenti non in maniera puramente meccanica ma con la giusta intenzione e consapevolezza. Per questo si dice immobili come una montagna, scorrevoli come un fiume. All’inizio, la propria attenzione deve essere indirizzata principalmente su quello che possiamo definire Spirito, lo Shen, e non sul respiro. Dedicare, inizialmente, troppa attenzione al respiro potrebbe renderci torbidi, mentre se lo si lascia andare naturalmente è più facile riuscire a percepire il fluire dell’energia. Per questo si dice “Cammina come un gatto, metti in movimento la tua energia, come se dipanassi un filo di seta dal bozzolo”.

Mantenere il corpo diritto ma distendendo i tratti cervicale e lombare con la colonna che forma un arco ideale che, partendo dal coccige, si proietti attraverso le vertebre cervicali all’infinito ed il petto contenuto in dentro così da permettere una respirazione addominale profonda. In questa condizione posso percepire la testa come sospesa dall’alto, tirata da un filo immaginario. Oltre l’arco formato dal tronco, ne esistono altri quattro, formati dagli arti inferiori e superiori. Vanno mossi tutti all’unisono. Solo così l’energia immagazzinata nel Dantian, punto centrale dell’arco costituito dal tronco, può muoversi attivamente lungo tutto il corpo. Nuca, spina dorsale, bacino, anche, ginocchia, caviglie, spalle, gomiti, polsi, devono stabilire una relazione continua tra loro e questo diventa possibile solo lavorando sulla coordinazione tra il bacino e la spina dorsale. Il bacino è l’asse intorno al quale si può ruotare a destra e a sinistra, mentre la spina dorsale conferisce la possibilità di piegarsi in avanti e indietro. Solo la coordinazione bacino-spina dorsale che consente di collegare il movimento di tutte le altre parti, rende possibile la circolazione del Qi.

Ecco allora che, rilassando le anche e mantenendo l’inforcatura rotonda (arco degli arti inferiori) con le ginocchia leggermente piegate, è possibile far salire la forza dal basso verso l’alto. Con le spalle rilassate, i gomiti affondati (arco degli arti superiori) il Qi può penetrare fino alle mani. Per questo si dice “Il sotto viene prima del sopra”.

Riferimenti bibliografici:

  • L. Pippa, C. Filosa, C. Paiju, R. Crepaldi, L. Sotte – Taijiquan stile chen xiaojia e qigong – Casa editrice Ambrosiana
  • Jou Tsung Hwa – Il Tao del Tai-Chi Chuan – Ubaldini Editore

Maestro Fabrizio D’Ambrosio IV° Duan di Taijiquan stile Chen Xiaojia
Ha incontrato il Taijiquan stile Yang a metà degli anni ’80 grazie al Maestro Roger Wohletz, allievo di Kai Ying Tung, con il quale ha conseguito il primo livello di istruttore dello stile.
Dal 2002 pratica lo stile Chen Xiaojia come allievo della Maestra Carmela Filosa. Divenutone dicepolo nel 2012, è XIV generazione dello stile ed ha conseguito la qualifica di Maestro nel 2018.
Collabora all’insegnamento dello stile presso la sede di San Giorgio a Cremano (Na) e nell’ambito dei corsi per gli istruttori dello stile dell’associazione ICXJ.

I calci nel Taijiquan stile Chen Xiaojia

(Maestra Valentina Petra di Caccuri)

I calci fanno parte della tecnica o metodo delle gambe (Tui Fa).

Nello stile Chen Xiaojia i calci che si eseguono sono principalmente:

  • il calcio di punta (Fen Jiao)
  • il calcio di tallone (Deng Jiao)
  • il calcio ruotato battuto a fior di loto (Shuang Bai Lian)
  • il calcio battuto volante “a sforbiciata” (Er Qi Jiao)
  • il calcio a mani incrociate (Shi Zi Jiao)

In generale, per eseguire correttamente qualunque tipo di calcio occorre analizzare e distinguere tre fasi:

  • Una prima fase di preparazione al calcio, nella quale occorrono la concentrazione sulla direzione in cui andrà sferrato il calcio, il rilassamento dell’anca dalla quale dovrà partire il movimento, il radicamento della gamba di sostegno ed il completo spostamento del peso su di essa. Inoltre il qi dovrà essere portato in basso, nel dantian inferiore, il respiro sarà mantenuto leggero e costante, la postura dovrà essere corretta (zhèng) con il corpo allineato, facendo attenzione a non sbilanciarlo né in avanti né indietro
  • In una fase successiva si dovrà ricercare l’accumulo dell’energia (xu) una sorta di caricamento (di una ipotetica molla) con la collaborazione di tutte le parti del corpo, in particolare delle braccia. Lo sguardo sarà rivolto nella direzione in cui si dovrà eseguire il calcio e manifesterà l’intenzione e la consapevolezza dell’azione che sta per compiersi (yi)
  • Nella terza fase (fa) verrà slanciata la gamba eseguendo il calcio e liberando l’energia accumulata precedentemente. Anche in questa fase le braccia parteciperanno all’emissione del fa li. Subito dopo, la gamba sarà ritirata piegata all’altezza del ginocchio prima di essere appoggiata a terra. Ritirare subito la gamba piegata significa mantenere l’equilibrio ed il radicamento sull’altra gamba al fine di poter eventualmente ripetere il calcio o, in un combattimento, poter contrastare efficacemente l’avversario che ha cercato di afferrare la gamba che ha eseguito il calcio.

I calci si allenano generalmente alti per poi poterli utilizzare bassi (per poter colpire l’avversario all‘inguine o alle gambe)

Esaminiamo in dettaglio i principali tipi di calci :

Calcio di punta (Fen Jiao)

I calci nel Taijiquan stile Chen Xiaoja

Il calcio di punta può essere pai jiao (calcio battuto) o ca jiao (calcio strofinato).
Il calcio di punta o calcio che divide, viene eseguito con il piede disteso in una ideale prosecuzione della gamba. L’applicazione della forza è all’estremità del piede. La preparazione di questo calcio si effettua incrociando le braccia con un movimento circolare di raccolta dal basso verso l’alto, con successivo moto rotatorio a spirale (chansijin) lungo gli assi delle braccia che porterà alla rotazione dei palmi delle due mani verso l’esterno. Quando si esegue il calcio battuto le due braccia si aprono, la mano corrispondente alla gamba cha ha eseguito il calcio batterà sul collo del piede in aria, mentre, l’altra mano si aprirà verso l’esterno in alto all’altezza della spalla. La gamba che esegue il calcio dovrà essere distesa e sollevarsi almeno all’altezza dell’anca.
Nel calcio strofinato la preparazione delle braccia è analoga a quella del calcio battuto, ma la mano corrispondente alla gamba che ha sferrato il calcio, invece di battere e quindi di eseguire un movimento circolare dall’alto al basso, eseguirà un movimento rotatorio dal basso verso l’alto passando con il palmo all’interno del piede in aria e “strofinando” l’interno piede con il palmo aperto.

Calcio di tallone (Deng Jiao)

I calci nel Taijiquan stile Chen Xiaoja

Il calcio di tallone viene eseguito con il piede “a martello” cioè formante un angolo di 90° con la gamba. In questo caso il punto di applicazione della forza è nel tallone ed è un calcio “di spinta”. Nello stile Chen Xiaojia il tipico calcio di tallone è il calcio laterale. Si può avere tuttavia un esempio di deng jiao frontale nella prima tecnica della sequenza er lu. Il calcio laterale si prepara passando dalla posizione eretta naturale alla posizione di raccolta contemporanea della gamba che deve calciare con il ginocchio piegato e delle due braccia che si raccolgono incrociate all’altezza del petto con i pugni chiusi (le due braccia possono anche ritirarsi con gli avambracci paralleli e non incrociati). L’emissione del calcio sarà laterale, a destra o a sinistra, ed avverrà concentrando la forza nel tallone, ritirando la punta del piede verso l’alto e con la contemporanea vigorosa apertura delle braccia. Il braccio opposto alla gamba che sferra il calcio avrà il pugno più in alto con l’occhio del pugno rivolto verso l’alto, mentre l’altro braccio avrà il pugno con la faccia nella stessa direzione del calcio.
Lo sguardo e l’intenzione saranno anch’essi nella stessa direzione del calcio.

Calcio ruotato battuto a fior di loto (Shuang Bai Lian)

I calci nel Taijiquan stile Chen Xiaoja

Questo calcio è chiamato così perché il movimento circolare che esegue la gamba che ruota dall’interno verso l’esterno ricorda la forma del petalo del fior di loto. Per prepararlo si assume la posizione gong bu e le mani saranno davanti al corpo, oblique, con le punte delle dita rivolte verso l’esterno. La distanza tra i due palmi sarà pari alla distanza tra polso e gomito (di un ipotetico avversario) e tale deve rimanere fino alla fine della tecnica. Dalla posizione gong bu si passa poi, spostando tutto il peso sulla gamba davanti, alla posizione di equilibrio, in modo da liberare la gamba che deve calciare. Mentre quest’ultima effettua la rotazione, le due mani la intercettano quando passa all’altezza del viso, battendo in rapida successione, prima una e poi l’altra, sul collo del piede, e si fermano poi dal lato della gamba d’appoggio. Durante il calcio la gamba è distesa, si piega il ginocchio alla fine mentre si resta in equilibrio. Per eseguire bene questo calcio è particolarmente importante il rilassamento delle anche.

Calcio battuto volante “a sforbiciata” (Er Qi Jiao)

I calci nel Taijiquan stile Chen Xiaoja

Il nome di questo calcio, er qi jiao, deriva dal doppio salto (er: due) che effettuano le gambe. Questo calcio si può eseguire facendo prima un passo (che facilita lo slancio verso l’alto) oppure da fermi in posizione raccolta. In entrambi i casi la collaborazione fondamentale al calcio è data dalle braccia: il braccio sinistro preme in basso e compie una rotazione fermandosi all’altezza della spalla, il braccio destro ruota verso l’alto e in avanti e batte sul collo del piede destro. Le gambe effettuano una sforbiciata in volo saltando, prima la sinistra e poi la destra. La punta del piede destro si estende nel calcio in modo che il collo del piede sia disteso e pronto per essere colpito dal palmo destro. I piedi atterrano uno dopo l’altro, il sinistro un attimo prima del destro. Per eseguire bene questo calcio è particolarmente importante il rilassamento delle spalle.

Calcio a mani incrociate (Shi Zi Jiao)

I calci nel Taijiquan stile Chen Xiaoja

Il nome di questo calcio deriva dall’incrocio delle braccia che ricorda il carattere cinese “shi” (dieci). In realtà le braccia incrociate simulano una situazione di difficoltà nella quale un avversario afferrando le braccia le immobilizzi, rendendo quindi efficace solo una reazione con un calcio. Nella preparazione di questo calcio l’avambraccio destro è sotto al braccio sinistro, che ha il gomito piegato a formare una croce. Il piede destro si solleva e ruota descrivendo un cerchio interno/esterno da sinistra a destra. La mano sinistra colpisce il collo del piede destro.

Bibliografia:

  • Taijiquan stile Chen Xiaojia e Qigong di L.Pippa, C.Filosa, Chen Peijiu, R. Crepaldi, L.Sotte
  • Canone illustrato del Taijiquan della famiglia Chen di Chen Xin
  • Appunti dalle lezioni della Maestra Carmela Filosa
  • Le immagini grafiche sono tratte da “Canone illustrato del Taijiquan della famiglia Chen” di Chen Xin
I calci nel Taijiquan stile Chen Xiaoja

La Maestra Valentina Petra di Caccuri (III Duan di Taijiquan stile Chen Xiaojia) ha iniziato lo studio del taijiquan stile Yang ed ha successivamente approfondito lo studio dello stile Chen Xiaojia, sempre sotto la guida della Maestra Carmela Filosa,raggiungendo nel 2018 la qualifica di Maestro , con abilitazione all’insegnamento del Taijiquan Chen Xiaojia rilasciata dallo CSEN- CONI.
Nel corso degli anni ha partecipato a gare regionali e nazionali raggiungendo buoni risultati nelle competizioni a mani nude e con armi ed ha preso parte a seminari di approfondimento e specializzazione sia del Taijiquan che di altri stili del Wushu tradizionale sia in Italia che all’estero.

推手三十六病    陈鑫 

I 36 errori nel Tuishou  –  Chen Xin 

(traduzione della Maestra Carmela Filosa)

(Seconda parte)

(10)搂 Lou

Tenere nelle proprie braccia, abbracciare (colui che “abbraccia”, avvolge forzatamente le proprie braccia intorno al corpo dell’avversario.)

(11)冒 Mào

Resistere, supportare con le mani (colui che resiste, preme forzatamente in basso con le mani.)

(12)搓 Cuō (cuō zhě, rú liǎng shǒu xiāng cuō zhī cuō, yǐ shǒu zhǒu cuō dí rén yě)

Strofinare con le mani, sfregare (chi strofina, proprio come quando si strofinano reciprocamente le due mani, usa mani e gomiti per strofinare l’avversario.)

(13)欺压 Qī yā

Umiliare e opprimere, essere prepotente, condurre in modo rude (“Qi” vuol dire ingannare o imbrogliare, “ya” vuol dire usare le proprie mani per premere forzatamente verso il basso le mani dell’avversario.)

(14)挂 Guà

Agganciare, uncinare, catturare (“Gua” significa che si aggancia l’avversario con i propri palmi, per paura che l’altro ci colpisca.)

(15)离

Lasciare, andare via, separarsi da (“Li” significa allontanarsi dal corpo dell’avversario, per paura che l’altro ci colpisca.)

(16)闪赚 Shan zhuàn

Scansare (schivare) e ingannare (colui che scansa e inganna, imbroglia l’avversario ingenuo e quindi lo attacca.)

(17)拨

Muovere, rimuovere, aggiustare con movimenti delle dita (“Bo” vuol dire muovere forzatamente l’avversario con le proprie mani.)

(18)推 Tuī

Spingere, premere (“Tui” vuol dire usare le mani per spingere via – forzatamente – l’avversario.)

(19)艰涩 Jiān sè

Complicato e astruso (è quando le mani non si muovono in modo abile, esperto, poiché le capacità non sono ancora mature.)

(20)生硬 Shēng yìng

Duro, rigido, inflessibile (colui che è rigido, fa affidamento sulla temerarietà per per colpire l’altro – senza aver compreso i princìpi richiesti, mostra durezza per cercare la vittoria.)

(21)排 Pái

Accantonare, escludere, rimuovere (“Pai” vuol dire respingere il problema senza risolverlo.)

(22)挡 Dang

Bloccare, sbarrare, arrestare (“Dang” vuol dire che non si è capaci di attirare a sé l’avversario – per poi destabilizzarlo, quindi si usano le mani solo per bloccarlo con forza.)

(23)挺 Ting

Stare dritti, impettiti, resistere (colui che sta impettito è rigido.)

(24)霸

Tiranno, despota, egemonia (colui che fa il despota diventa governante dopo un’azione di forza, sottomette le persone con la violenza – non con l’abilità.)

(la prima parte dell’articolo è disponibile in questa pagina)

Nella foto la Maestra Carmela Filosa e il Maestro Vito Marino nell’esercizio del Tuishou.

Maestra Carmela Filosa

Dottoressa in Lingue e Civiltà Orientali. Maestra di Taijiquan e Qigong, VI Duan di Wushu.

Vicepresidente della ISCT (International Society of Chen Taijiquan) e rappresentante in Italia dei Maestri Chen Peiju e Chen Peishan di cui è discepola e con i quali studia dal 1996. Riconosciuta ufficialmente 13a generazione nella trasmissione del Taijiquan stile Chen, è Presidente dell’Associazione Italy Chen Xiaojia che per prima ha introdotto e divulgato questo stile di Taijiquan in Italia.

Nei giorni 28 e 29 Settembre, si è tenuta a Palermo la prima tappa del corso istruttori della Italy Chen Xiaojia, tenuto dalla Maestra Carmela Filosa. Il sabato mattina è stato dedicato al seminario “Cerchi e spirali nelle principali tecniche a mani nude e di spada. Pratica di tuishou“, aperto a tutti i praticanti della ICXJ.

Ecco alcune foto dell’evento

Le prossime date del Corso Istruttori 2020: