TAIJIQUAN E QIGONG: DIFFERENZE E INTERAZIONI

A cura del Maestro Claudio Romoli

Sempre più spesso mi capita di dover spiegare come si svolge una lezione di Taijiquan, quale è la differenza con il Qigong e come le due Arti interagiscono tra loro.

Per rispondere a queste domande in forma breve e sintetica (quindi, non entrando nello specifico della lingua cinese, seppur indispensabile, e scusandomi anticipatamente con gli esperti del settore) è necessario chiarire l’origine delle due Arti.

Il QIGONG per definizione è l’arte di esercitarsi con (o di allenare) il Qi (per semplicità spesso tradotto col termine “energia interna”). Il suo obiettivo è nutrire, armonizzare ed equilibrare la propria energia, lasciandola fluire attraverso tutto il corpo, promuovendo un sempre maggiore rilassamento. La pratica del Qigong, quindi, favorisce il passaggio del Qi, attraverso movimenti (ginnastiche) ideati a partire già dal I millennio a. C. che con il passare del tempo hanno avuto evoluzioni nelle forme e nelle denominazioni, ma il principio e lo scopo sono rimasti invariati.

All’inizio di ogni lezione si pratica la “sintonizzazione” o “regolarizzazione” dei tre elementi che contribuiscono all’armonia della persona: corpo, respiro e mente. Il lavoro su questi tre aspetti permette il rilassamento e lo scioglimento dei blocchi.

Il Qigong si può praticare come ginnastica preparatoria alle arti marziali (quindi, come prima parte della lezione di Taijiquan), per la prevenzione (benessere) e per la riabilitazione (terapeutico).

Il TAIJIQUAN è un’antica arte marziale cinese che, come ben spiega il Maestro Chen Peishan, al suo interno contiene tre aspetti importanti: i movimenti del corpo, l’abilità marziale e la teoria che vi è alla base. All’interno del primo aspetto è ovviamente compreso anche il lavoro sul Qi, parimenti a ciò che avviene nel Qigong. Ognuno può decidere se praticarlo in parte o totalmente e quindi dandogli un indirizzo prevalentemente terapeutico o piuttosto marziale. In tutti i casi comunque, va praticato studiando il modo di accumulare e fare circolare il Qi, con movimenti a forma di spirale, attraverso le forme ideate e codificate da Chen Wangting (1600-1680), IX generazione della famiglia Chen, considerato storicamente il padre del Taijiquan. 

Tutta la famiglia Chen per tradizione praticava l’uso delle armi. Chen Wangting eccelleva sia nelle lettere che nelle arti marziali. Alla fine della sua carriera militare, si dedicò alla creazione di un sistema unico e completo, integrando le proprie conoscenze marziali con la teoria della Medicina Tradizionale Cinese e le ginnastiche respiratorie taoiste. Fino al 1800 circa il Taijiquan era praticato solo all’interno della famiglia Chen. 

Chen Changxin (1771-1853) contribuì a divulgare l’arte fuori dalla famiglia Chen ed essa nel tempo subì delle trasformazioni dando vita a vari stili. I più diffusi oltre al Chen sono: Yang, Wu (Jianquan), Wu (Yuxiang), Sun, Zhaobao, Hao.

Anche lo stile Chen al suo interno si è diviso in due scuole principali: Xiaojia o Piccola Struttura e Dajia o Grande Struttura, quest’ultima comprende a sua volta due varianti: Laojia o Vecchia Struttura e Xinjia o Nuova Struttura.

Il picco dell’Arte nella Xiaojia si manifesta con un percorso di enfatizzazione nella riduzione dei cerchi da grandi a piccoli, quindi da piccoli a “non cerchi” attraverso cui la forza spiraleggiante (chansijin) viene trasferita lungo i percorsi della forza (jinlu) sul dorso, le braccia e le gambe, raggiungendo il più alto grado di abilità.

Nel testo “Il Trattato Illustrato sul Taijiquan della Famiglia Chen”, considerato da tutti la Bibbia delle Arti Marziali, scritto da Chen Xin (1849-1929), 16° generazione della famiglia e VIII° nella trasmissione dello stile, sono descritti proprio i movimenti praticati nel sistema Xiaojia. Questo fa ritenere la Xiaojia la più vicina alla tradizione originaria.

L’unica controindicazione del Taijiquan è “l’impazienza”. I benefici non si ottengono in dieci minuti, ma con un lavoro paziente, quotidiano e costante di anni.

Per questo si chiama “pratica”, perché non basta “comprendere”, non basta eseguire correttamente un movimento una sola volta o provare una particolare esperienza. Ogni nuova acquisizione deve diventare parte così integrante del corpo e della mente da trasformare la qualità stessa dell’energia del praticante, tanto da fondersi completamente con la sua modalità di essere, muoversi e percepire.

Il Taijiquan si può tuttavia praticare a diversi livelli, basta avere le giuste aspettative. La sensazione di benessere fisico, un maggiore scioglimento del corpo, un migliore equilibrio e radicamento sono risultati raggiungibili a qualsiasi età nel giro di qualche mese di pratica, con delle variazioni, ovviamente, da persona a persona.

Per concludere, aggiungo che il Taijiquan è un cammino individuale, un viaggio attraverso la propria energia, il proprio cuore-mente, il proprio corpo.

Bibliografia:

  • Taijiquan stile Chen Xiaojia e QiGong, arti tradizionali e mediche (Pippa-Filosa-Chen Peiju-Crepaldi-Sotte)
  • Tredici saggi sul Taijiquan (Chen Man Ch’ing)
Maestro Claudio Romoli

Dall’incontro nel 2005 con la Maestra Carmela Filosa, il Maestro Claudio Romoli (3° Duan Taijiquan stile Chen Xiaojia) inizia lo studio del Taijiquan, dopo una trentennale esperienza nelle arti marziali giapponesi (Maestro 4° Dan).

Attualmente è responsabile della Italy Chen Xiaojia Marche-Rimini.

Presidente dell’A.S.D. Aragorn di Pesaro, conduce la scuola di Taijiquan stile Chen Xiaojia e Qigong con sedi a Pesaro e Rimini.

推手三十六病    陈鑫 

I 36 errori nel Tuishou  –  Chen Xin 

(traduzione della Maestra Carmela Filosa)

(Seconda parte)

(10)搂 Lou

Tenere nelle proprie braccia, abbracciare (colui che “abbraccia”, avvolge forzatamente le proprie braccia intorno al corpo dell’avversario.)

(11)冒 Mào

Resistere, supportare con le mani (colui che resiste, preme forzatamente in basso con le mani.)

(12)搓 Cuō (cuō zhě, rú liǎng shǒu xiāng cuō zhī cuō, yǐ shǒu zhǒu cuō dí rén yě)

Strofinare con le mani, sfregare (chi strofina, proprio come quando si strofinano reciprocamente le due mani, usa mani e gomiti per strofinare l’avversario.)

(13)欺压 Qī yā

Umiliare e opprimere, essere prepotente, condurre in modo rude (“Qi” vuol dire ingannare o imbrogliare, “ya” vuol dire usare le proprie mani per premere forzatamente verso il basso le mani dell’avversario.)

(14)挂 Guà

Agganciare, uncinare, catturare (“Gua” significa che si aggancia l’avversario con i propri palmi, per paura che l’altro ci colpisca.)

(15)离

Lasciare, andare via, separarsi da (“Li” significa allontanarsi dal corpo dell’avversario, per paura che l’altro ci colpisca.)

(16)闪赚 Shan zhuàn

Scansare (schivare) e ingannare (colui che scansa e inganna, imbroglia l’avversario ingenuo e quindi lo attacca.)

(17)拨

Muovere, rimuovere, aggiustare con movimenti delle dita (“Bo” vuol dire muovere forzatamente l’avversario con le proprie mani.)

(18)推 Tuī

Spingere, premere (“Tui” vuol dire usare le mani per spingere via – forzatamente – l’avversario.)

(19)艰涩 Jiān sè

Complicato e astruso (è quando le mani non si muovono in modo abile, esperto, poiché le capacità non sono ancora mature.)

(20)生硬 Shēng yìng

Duro, rigido, inflessibile (colui che è rigido, fa affidamento sulla temerarietà per per colpire l’altro – senza aver compreso i princìpi richiesti, mostra durezza per cercare la vittoria.)

(21)排 Pái

Accantonare, escludere, rimuovere (“Pai” vuol dire respingere il problema senza risolverlo.)

(22)挡 Dang

Bloccare, sbarrare, arrestare (“Dang” vuol dire che non si è capaci di attirare a sé l’avversario – per poi destabilizzarlo, quindi si usano le mani solo per bloccarlo con forza.)

(23)挺 Ting

Stare dritti, impettiti, resistere (colui che sta impettito è rigido.)

(24)霸

Tiranno, despota, egemonia (colui che fa il despota diventa governante dopo un’azione di forza, sottomette le persone con la violenza – non con l’abilità.)

(la prima parte dell’articolo è disponibile in questa pagina)

Nella foto la Maestra Carmela Filosa e il Maestro Vito Marino nell’esercizio del Tuishou.

Maestra Carmela Filosa

Dottoressa in Lingue e Civiltà Orientali. Maestra di Taijiquan e Qigong, VI Duan di Wushu.

Vicepresidente della ISCT (International Society of Chen Taijiquan) e rappresentante in Italia dei Maestri Chen Peiju e Chen Peishan di cui è discepola e con i quali studia dal 1996. Riconosciuta ufficialmente 13a generazione nella trasmissione del Taijiquan stile Chen, è Presidente dell’Associazione Italy Chen Xiaojia che per prima ha introdotto e divulgato questo stile di Taijiquan in Italia.

A PROPOSITO DI YIN-YANG NEL TAIJIQUAN E NELLA SUA DIDATTICA

(Maestro Vito Marino)

Le due Teorie di base della Medicina Tradizionale Cinese sono quelle di yin-yang e dei Cinque Movimenti wuxing. Il grande sinologo Joseph Needham parla delle due teorie come facenti parte della Scuola dei Naturalisti, la cui fondazione è attribuita a Zou Yan, sviluppatasi nel periodo degli Stati Combattenti (453-221 a.C.) e chiamata proprio Scuola Yin-Yang yinyangjia. Needham riconosce anche che “Non ci può essere dubbio che l’uso filosofico dei termini dati verso l’inizio del IV secolo a.C., e che i passaggi nei testi più vecchi che menzionano questo uso sono interpolazioni effettuate più tardi di quel tempo.”

Possiamo quindi affermare che la Teoria yin-yang sia uno dei fondamenti storici di tutta la cultura tradizionale cinese, compreso il taijiquan, che alla Suprema Polarità yin-yang deve il suo nome.

Non parlerò del concetto di yin-yang in generale, argomento conosciuto da tutti i seri praticanti di arti marziali, mentre mi soffermerò sul rapporto tra le leggi che ne governano i rapporti e la didattica del taijiquan.

Leggi dello yin-yang

Yin e yang sono opposti. Giorno e notte sono opposti, il versante soleggiato di una collina e il suo versante in ombra sono opposti, l’interno e l’esterno del corpo sono opposti, l’alto e il basso del corpo sono opposti.

Nel taijiquan lo yin e lo yang, come per esempio il vuoto e il pieno, devono essere “chiaramente distinti”, opposti, in quanto lo sono yin e yang in natura per definizione. Se una gamba riceve il 70% del peso del corpo, come nella gongbu, l’altra ne riceverà necessariamente il 30%, in quanto polo opposto della dialettica yin-yang. Il petto è yin, il dorso è yang: “contenere il petto, incurvare la schiena”, hanxiong babei, indica che la parte anteriore del corpo, che è yin, deve essere contenuta in quanto accumula energia, la parte posteriore del corpo, che è yang, deve essere distesa in quanto deve lasciare scorrere il jin, la forza muscolare, fino alle mani.

Yin e yang sono complementari. Lo yin da solo o lo yang da solo non esistono. Sarebbe come ammettere l’esistenza del giorno senza la notte, come il concepire una sola faccia di una medaglia.

Allo stesso modo nel taijiquan il radicamento è complementare alla rapidità, il radicamento da solo è staticità, la rapidità da sola è vuota. La solidità della parte inferiore del corpo, in quanto analoga alla terra, è complementare alla leggerezza della parte superiore, analoga al cielo. La rapidità e la leggerezza sono complementari al radicamento e alla solidità.

Al crescere dello yang corrisponde il decrescere dello yin e viceversa. Al crescere della luce diurna corrisponde il decrescere del buio della notte, e poi al crescere dell’ombra e dell’oscurità corrisponde il decrescere della luce del giorno.

Nel taijiquan queste legge viene applicata in ogni movimento, Prendiamo ad esempio la coppia yin-yang accumulo/rilascio. In ogni tecnica si passa da un momento in cui si è nella massima condizione di accumulo e di interiorizzazione della forza a una fase in cui gradualmente essa viene portata verso l’esterno, ed emessa nel caso in cui la tecnica si completi con un fali/fajin. Il peso si sposta gradualmente da una gamba all’altra, e al crescere dello yang/pieno corrisponde il decrescere dello yin/vuoto.

A determinate condizioni lo yang si trasforma in yin e viceversa. Questa condizione è che lo yang o lo yin abbiano raggiunto il loro culmine. Arrivati al solstizio d’estate le giornate devono necessariamente accorciarsi, arrivati alla mezzanotte la luce deve necessariamente cominciare a crescere.

Nel taijiquan questo è il motivo per cui diciamo “il movimento deve arrivare fino alla fine”, in quanto questa è la condizione necessaria perché una tecnica possa trasformarsi correttamente nella successiva. Quando il movimento di accumulo ha raggiunto il suo massimo si trasforma in rilascio.

La ricerca dello yin e dello yang in ogni movimento del taijiquan è la chiave per una migliore comprensione dell’Arte stessa. Quale aspetto in un determinato momento è yin e quale yang? Da quale aspetto yin sta per nascere l’aspetto yang che ne è complementare? Come avviene la transizione tra yin e yang nel mio corpo in una determinata tecnica? Quando ho raggiunto la fine della tecnica e quindi posso trasformarla nella successiva?

Esaminiamo come esempio di applicazione delle leggi yin-yang la tecnica Yema Fenzong, Dividere la Criniera del Cavallo Selvaggio.

Yin e yang sono opposti. Cerco di sentire bene la distribuzione del peso, come la gamba anteriore sia quella piena, come la gamba posteriore sia all’opposto vuota, mi concentro sulla sensazione di attività, espansione ed esteriorizzazione della mano che va avanti e verso l’alto yang, e contemporaneamente su quella che va verso l’interno e in basso yin.

Yin e yang sono complementari. Cerco di sentire non solo la opposizione, ma anche la la complementarietà del movimento di accumulo yin con quello di espansione yang. Mi concentro sulla sensazione di complementarietà tra l’azione della mano avanti e in alto e l’azione, altrettanto importante, della mano dietro e in basso.

Alla crescita dello yang corrisoponde la decrescita dello yin e viceversa. Cerco di sentire in modo consapevole come al crescere dell’aspetto yang di una mano corrisponda il decrescere dell’aspetto yang dell’altra, di come avvenga il trasferimento del peso da una gamba all’altra.

Trasformazione reciproca tra yin e yang. Cerco di individuare il momento in cui una tecnica o una sua parte è arrivata alla fine e come da quel momento inizi la trasformazione nella successiva.

Didattica del taijiquan

Accanto a questo aspetti legati alla applicazione della polarità yin-yang, la Suprema Polarità, a mio avviso è tutto il progetto didattico del taijiquan che è attinente alla regola superiore della dialettica yin-yang.

La nascita appartiene allo yin, la crescita culmina con lo sviluppo e la maturazione dello yang. Seguono poi la decrescita e il ristagno, che portano a maturazione e compimento la vita.

“L’essere umano nasce morbido e debole (flessibile) e muore rigido e duro. … Per questo il rigido e duro appartiene alla morte, il morbido e debole (flessibile) appartiene alla vita.” (Daodejing)

Nascita e morte appartengono entrambi alla vita, ma il suo inizio è legato alla morbidezza, al rilassamento, alla fluidità, qualità che per prime si sviluppano nell’apprendimento del taijiquan. Dal morbido poi deve potere naturalmente nascere anche il duro, ma la scommessa del taijiquan è quella di cercare di sviluppare una durezza particolare, il “duro ma non rigido”. In altre parole, di portare a maturazione lo yin e lo yang senza percorrere necessariamente la strada che dalla nascita porta alla morte.

Come diceva Leung Kwok-po, Maestro Taoista di Agopuntura, Medicina Tradizionale Cinese e Qigong: “L’obiettivo della pratica è quello di diventare Immortali. Se questo non è possibile cerchiamo almeno di essere longevi. Se anche questo non dovesse essere possibile, cerchiamo almeno di rimanere fino alla fine della nostra vita in buona salute!”

Molto cinese…

maestro vito marino

Maestro cintura nera III Duan, Vito Marino nasce a Sciacca il 7 luglio 1954.

Medico Agopuntore e Insegnante di Medicina Tradizionale Cinese e di Qigong, Presidente dell’Associazione QI, Scuola di Medicina Tradizionale Cinese.

Dopo avere studiato e praticato Aikido, Karate semi-contact, Wing Chun e Taijiquan stile Yang, nel 2002 inizia lo studio del Taijiquan stile Chen Xiaojia con la Maestra Carmela Filosa, erede di XIII generazione dello stile e XXI generazione della famiglia Chen. Nel 2012 ha l’onore di diventare discepolo tudi della Maestra Carmela Filosa ed erede dello stile di XIV generazione.

Socio fondatore e Responsabile per la Sicilia della Italy Chen Xiaojia (gruppo Longqi), insegna Taijiquan a Palermo presso l’Extra Fitness Club di Corso Camillo Finocchiaro Aprile 128.

Il Taijiquan come forma integrata di terapia e riabilitazione nelle pazienti operate di carcinoma mammario

(Maestro Michelangelo Fedi)

Dal 2001 al 2011 ho lavorato, in qualità di fisioterapista, presso l’Unità Riabilitativa del DS 26 ASL Napoli 1, nell’ambito di un progetto di riabilitazione indirizzato a donne operate di tumore al seno seguite da un’equipe, di cui facevo parte, nella fase pre e post intervento e nel successivo follow up a medio e lungo termine. Il progetto prevedeva, accanto al momento specificamente riabilitativo, un approccio integrato a vari livelli al fine di ottenere una maggiore compliance terapeutica e una migliore qualità della vita durante e dopo le cure. In questo senso, il programma riabilitativo a partire dal linfodrenaggio e dalla fisiochinesiterapia individuale e di gruppo, volte ad affrontare gli esiti dell’intervento, prevedeva una presa in carico complessiva delle pazienti, nell’ottica di una concezione che vede il benessere dell’individuo elemento imprescindibile della salute secondo la definizione fornita dall’O.M.S. Trovo interessante e utile a distanza di tempo ripercorrere i risultati di un esperienza di insegnamento del Taijiquan e del Qigong durata oltre un anno e mezzo dalla primavera del 2009 alla fine del 2011.

Praticando da diversi anni il Qigong e il Taijiquan dello stile Chen Xiaojia, ed avendone intrapreso agli inizi del 2009 l’insegnamento sotto l’esortazione e la guida della Maestra Carmela Filosa, supportato da lei, assunsi l’iniziativa di proporre la pratica del Qigong e del Taijiquan Chen Xiaojia per le pazienti operate al seno. La Maestra stessa inaugurò il corso che  avrei tenuto all’Unità Riabilitativa con una sua esibizione che fu accolta davvero con grande partecipazione.  La proposta fu recepita con incoraggiante disponibilità dalla oncologa, dott.ssa Fulvia Mastrogiacomo Russo, responsabile del progetto e dalla fisiatra dott.ssa Maria Sollazzo. L’esperienza di pratica personale e l’insegnamento mi inducevano a pensare che la piacevolezza di queste discipline e il benessere derivante, una volta calibrate opportunamente sulle condizioni di queste pazienti avrebbero potuto facilmente essere sperimentate da queste. L’obiettivo era restituire la percezione di una corporeità che potesse essere di nuovo fonte di agio, di piacere e di energia dopo la crisi prodotta della scoperta della malattia e dal carico, necessario ma fisicamente e psicologicamente oneroso delle varie fasi dell’intervento terapeutico: chirurgia, chemioterapia, radioterapia. I risultati furono incoraggianti e a volte sorprendenti: la lentezza e la grazia dei movimenti, la consapevolezza della postura e del respiro insieme e quel corteo di inconsuete e piacevoli sensazioni che vengono associate in Medicina Cinese alla circolazione del Qi restituivano una sensazione di benessere che le pazienti avevano da diverso tempo smarrito, a ciò si aggiungevano un miglioramento dell’umore in generale e della qualità del sonno,  e cosa notevole, una attenuazione degli spiacevoli effetti collaterali sperimentati durante la chemioterapia. A questi risultati se ne aggiunse uno che ritengo particolarmente interessante e specifico dello stile Chen Xiaojia del Taijiquan: la difficoltà; la Xiaojia con i suoi movimenti spiraleggianti verticali e continui, fedeli alle caratteristiche originali con cui quest’arte marziale e di benessere venne concepita a metà del 1600 dal suo geniale inventore Chen Wangting (in una sintesi dei circa due millenni di tradizione marziale e di ricerca somatopsichica della cultura cinese) non è uno stile facile, rappresenta una sfida e le pazienti sfidate rispondevano con entusiasmo a qualcosa che le mettesse alla prova ritornando alla lezione successiva, che ovviamente si svolgeva in gruppo, desiderose di mettersi in gioco e di superarsi. La difficoltà della Xiaojia, oculatamente somministrata per la specifica situazione, aggiungeva un ulteriore beneficio: una forte spinta motivazionale messa in gioco dalla sollecitazione dei meccanismi di gratificazione-ricompensa connessi a quella che in termini neurologici corrisponde alla messa in circolo della dopamina assicurando la continuità della partecipazione alla pratica

Concludo ricordando che già all’epoca il Qigong e il Taijiquan (anche se non il Chen Xiaojia con le sue straordinarie peculiarità) era stato sperimentato con successo presso l’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano e da allora il ricorso a queste discipline come forma di terapia e di riabilitazione integrata si è ulteriormente diffuso. La letteratura scientificamente attendibile inizia ad essere cospicua, qui mi limito a ricordare due studi molto noti: quello di Michael R. Irwin che ha constatato un incremento della risposta immunitaria in anziani che praticavano il Taijiquan e quella di un gruppo di oncologi dell’Università di Rochester che ha registrato un miglioramento della qualità della vita e dell’autostima in donne operate al seno. Per quanto riguarda la mia specifica esperienza i risultati, in corso d’0pera, furono riportati sul Bollettino dell’Orine dei Medici chirurgi e Odontoiatri di Napoli del Luglio/Agosto 2010 a firma della dott.ssa Fulvia Mastrogiacomo Russo, Oncologa e della dott.ssa Maria Sollazzo Fisiatra.  Non resta che continuare a studiare e proporre con le misure che le singole patologie richiedono i benefici di queste straordinarie discipline.

Bibliografia:

Mastrogiacomo Russo F., Sollazzo M.

Bisturi e Psiche arriva il Qigong – Distretto 26 contro il tumore antiche tecniche orientali; Bollettino OMCeO Napoli . Luglio/Agosto 2010; 18-19

Irwin Michael R, Olmstead Richard, Oxman Michael N.

Augmenting immune responses to varicella zoster virus in older adults: a randomized, controlled trial;

Tai Chi Journal of the American Geriatrics Society, 2007; 55(4): 511-7.

Mustian, K.M., Katula, J.A., Gill, D.L., Roscoe, J.A., Lang, D., & Murphy, K. (2004). Tai chi chuan, health- related quality of life, and self-esteem: A randomized trial for breast cancer survivors. Supportive Care in Cancer, 12, 871-876.

Ameliorative effects of Tai Chi on cancer-related fatigue: a meta-analysis of randomized controlled trials. SupportCare Cancer . (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/29564620#) 2018 Jul;26(7):2091-2102

Health benefits of qigong or tai chi for cancer patients: a systematic review and meta-analyses. Complement Ther Med.

(https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/24559833#) 2014 Feb;22(1):173-8

Tai chi, cellular inflammation, and transcriptome dynamics in breast cancer survivors with insomnia: a randomized controlled trial. J Natl Cancer Inst Monogr. (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/25749595#) 2014 Nov;2014(50):295-301

Michelangelo Fedi, laurea magistrale in Lettere, iscritto in III fascia per l’insegnamento dell’Italiano e del Latino nei Licei, fisioterapista iscritto all’Albo, Maestro CSEN di Taijiquan, cintura nera III duan, e insegnante di Qigong. Ha praticato Karate, Taekwondo e Aikido prima di dedicarsi alla pratica del Taijiquan. Studia da oltre 15 anni come allievo della Maestra Carmela Filosa. Insegna il Taijiquan dello stile Chen Xiaojia e il Qigong dal 2009. Ha sperimentato l’utilizzo di queste due discipline in sia in ambito riabilitativo che educativo. Nel biennio 2010-2011, ha introdotto il Taijiquan come integrazione al percorso di recupero di pazienti operate al seno presso l’Unità Operativa di Assistenza Riabilitativa del DS 26 dell’ASL Napoli 1. Nel 2018, nell’ambito del Progetto Scuola Viva presso il Liceo Francesco Sbordone di Napoli, ha tenuto un corso di Taijiquan Chen Xiaojia della durata di 30 ore 

Allenare il Taijiquan

(Maestra Sarah Falanga)

Il Taijiquan è uno dei metodi di combattimento più antichi, ma paradossalmente la sua notorietà e diffusione è dovuta soprattutto per i benefici psicofisici che apporta al praticante e quindi  come ginnastica per la salute più che come arte puramente marziale. Le  caratteristiche principali del taijiquan quali: morbidezza, fluidità e lentezza dei movimenti hanno reso questa disciplina “fraintendibile” e in alcuni casi, “un mero” esercizio fisico se praticato senza comprensione dello stile, destrutturando il movimento e privandolo della sua natura marziale. Dopo l’avvento della Repubblica popolare cinese, il carattere terapeutico e sportivo del Taijiquan è andato gradualmente accentuandosi, infatti intorno agli inizi del ‘900, nascono le prime scuole di wushu .

Oggigiorno il Taijiquan è globalmente diffuso, sono milioni i praticanti che possiamo suddividere in tre grandi gruppi :

  • “gli amatori” , ossia quelli che praticano per motivi di salute o svago;
  • “gli agonisti”, coloro che dedicano molto del tempo e finalizzano la pratica alle competizioni sportive di diverso livello;
  • “i ricercatori” chi continua quotidianamente la ricerca della vera natura del Taijiquan e che ne permettono la diffusione.

L’elemento fondamentale che accomuna questi tre gruppi per la conoscenza ed il miglioramento della pratica del Taijiquan è : l’allenamento.

Bisogna differenziare principalmente due tipi di allenamento: quello tradizionale e quello agonistico. Parleremo maggiormente di quello tradizionale.

La grande differenza tra l’allenamento tradizionale e quello agonistico è fondamentalmente l’obiettivo finale da raggiungere.

Nell’allenamento agonistico bisogna seguire  un programma ben definito, studiato appositamente per permettere al praticante di migliorare, ottimizzando i tempi che lo separano dalla competizione e quindi focalizzarsi su un certo tipo di routine.

Questo non accade nella “pratica tradizionale”.

Secondo il Maestro Chen Peishan, all’interno del taijiquan ci sono tre aspetti importanti: i movimenti del corpo, l’abilità marziale e la teoria che vi è alla base.

L’allenamento tradizionale permette di migliorare ed acquisire la padronanza nella pratica del Taijiquan a lungo termine, il praticante che si appresta allo studio di questa disciplina , viene da subito messo di fronte al fatto che solo con  lunghi periodi di pratica si potrà padroneggiare l’arte. Il praticante acquisirà le dovute capacità motorie solo con la pratica; la comprensione sarà proporzionata al tempo che egli difatti impiegherà.

Una lezione tipo  si suddivide in varie parti:

Qi gong: La parola  氣 (Qi ) significa sia aria che respiro o energia, esprimendo un concetto di “soffio vitale” mentre 功 ( gong) significa lavoro o esercizio. Il termine completo quindi vuol dire lavoro sul Qi. Nella tradizione cinese esistono molte forme di Qigong, dal punto di vista della pratica marziale, è l’insieme delle tecniche di gestione della respirazione e del movimento che contribuiscono all’accrescimento delle capacità di controllo e conoscenza del proprio corpo. Iniziare l’allenamento con questa pratica, dona la possibilità al praticante di calmare il respiro, rilassare la mente, aumentando le percezioni sensoriali e quindi l’apprendimento.

Tecniche di base : come in tutte le discipline, anche nel Tajiquan si ha la necessità di iniziare dall’abc. Le tecniche di base le possiamo sintetizzare in questo modo: esercizi che allenano i passi, esercizi che allenano i calci ed esercizi che allenano le tecniche di mano.

Sequenze o Taolu : il taolu  permette di allenare contemporaneamente il corpo ed il metodo, poggiando le fondamenta per il combattimento. Esprime la padronanza delle tecniche di base, la comprensione dei principi e lo sviluppo dell’intenzione.

Tuishou: il tuishou o “spinta con le mani”  è l’esercizio che costituisce l’introduzione alla pratica del combattimento ed alla sua strategia. Praticato in coppia, serve a sviluppare stabilità, sensibilità, reattività senso della distanza ed insegna a gestire  l’aggressività. La finalità del tuishou non è quella di “vincere” ma sviluppare coordinamento, fermezza, morbidezza e capacità di “sentire” l’energia  dell’avversario per meglio utilizzare la propria.

A seconda dell’esperienza dell’allievo nella pratica, queste variano. Partendo, ovviamente da movimenti più semplici fino poi ad arrivare a movimenti complessi.

Di fondamentale importanza è ribadire che la maggior parte dei movimenti sono guidati dall’intenzione YI condotti con il respiro QI e pertanto lenti, calmi, rilassati e controllati, affinchè si sviluppi un certo tipo di abilità sia motoria che mentale . Seguendo il principio “dal grande al piccolo, dal lento al veloce” e procedendo con la pratica del TJQ è evidente come non si possa trascurare anche l’allenamento a: forza, rapidità e velocità. Questo tipo di allenamento, tenendo conto sempre delle abilità del praticante, viene svolto con diversi esercizi a partire dallo scioglimento muscolare ed articolare, passando ad esercizi di potenziamento muscolare ed inoltre ad esercizi di condizionamento usando colpitori, sacchi etc.

La completezza dell’allenamento tradizionale nelle arti marziali cinesi, prevede l’alternanza tra fasi morbide e dure, tra fasi di rilassamento e potenziamento, tra metodiche di allungamento e tecniche di contrazione il tutto incentrato su una triade di elementi quali Yi(intenzione),  Dongzuo (movimento) e Huxi (respiro).

Nella mia esperienza di insegnante ma soprattutto di allieva, mi sono resa conto che per praticare un’arte come il Taijiquan servono tre qualità

  • PAZIENZA
  • TEMPO
  • COSTANZA

I risultati non saranno immediati! Se ci scoraggia lo sforzo di memorizzazione, vuol dire che non si è capito che la cosa più importante non è il risultato, bensì il gesto in se stesso e l’attenzione che vi si deve dedicare. Quest’attenzione non deve essere uno sforzo ma un’apertura su una percezione  differente delle cose.

Sarah Falanga

Maestra cintura nera IV Duan, Sarah Falanga nasce a Napoli il 19 agosto 1986. Figlia del Maestro Stanislao Falanga, inizia dalla più tenera età la pratica del wushu. Nel 2000 inizia la pratica del Taijiquan stile Yang e nel 2005dello stile Chen Xiaojia con la Maestra Carmela Filosa.

Nel corso degli anni, partecipa a svariati campionati regionali ed italiani arrivando sempre sul podio. Nel 2008, prende parte al campionato mondiale di wushu tradizionale nella città di Wuhan, in Cina, ed arriva al secondo e terzo posto in mani nude e spada.

Si è recata varie volte in Cina per studiare e perfezionare la disciplina direttamente  dalla Maestra Chen Peiju, diretta discendente di XX generazione della famiglia Chen e XII dello stile Chen Xiaojia.

Nel 2012 ha l’onore di diventare discepolo e trasmettitrice dello stile di XIV generazione.

Collabora attivamente nella scuola e nell’ associazione (ICXJ) della Maestra Carmela Filosa, tenendo corsi e seminari.

IL TAIJIQUAN E LA RISPOSTA IMMUNITARIA AL VIRUS VARICELLA/ZOSTER
(Maestro Lucio Pippa)

Un numero sempre maggiore di studi, riportati nella letteratura internazionale, evidenzia l’effetto benefico sul benessere psico-fisico del Taijiquan.

Ho riportato uno studio relativo all’efficacia del Taijiquan sul potenziamento delle risposte immunitarie al Virus Varicella/Zoster (VZV) perché questa patologia merita grande attenzione in quanto può determinare complicanze rilevanti se contratta da pazienti immunocompromessi (in particolare pazienti trapiantati, immunosoppressi, infetti da HIV, in trattamento con steroidi) e anziani (circa il 50% degli ultraottantenni ne è colpita). Fra le varie complicanze cito solo quelle che meritano maggiore attenzione per la loro frequenza e la loro gravità come documentato dai vari studi: la polmonite varicellosa, mortale in un terzo dei casi, e le patologie vasculitiche, sempre più frequentemente riportate in letteratura, ma probabilmente sottostimate al presente. Il virus, infatti, trasportato a distanza dal sito di riattivazione dalle cellule mononucleate del sangue, può determinare degli infiltrati attivi nella tunica dei vasi arteriosi di medio e piccolo calibro, che a loro volta causano occlusioni manifeste clinicamente come fenomeni ischemici. Questi infiltrati, quando coinvolgono le arterie cerebrali, possono determinare fenomeni ischemici clinicamente indistinguibili da quelli da altre cause di occlusione arteriosa.

POTENZIAMENTO DELLE RISPOSTE IMMUNITARIE AL VIRUS VARICELLA/ZOSTER NEGLI ADULTI E NEGLI ANZIANI CON LA PRATICA DEL TAIJIQUAN: STUDIO RANDOMIZZATO E CONTROLLATO.

Michael R. Irwin, MD, Richard Olmstead, PhD e Michael N. Oxman, MDwz

(Dipartimento di Neuroscienze e di Malattie Infettive dell’Università della California di San Diego)

Obiettivi

Valutare gli effetti del Taijiquan sui livelli di immunità cellulo-mediata (CMI) rispetto al vaccino per l’infezione da Virus Varicella/Zoster (VZV) e sulla qualità della vita degli anziani.

Disegno dello studio

Studio prospettico, randomizzato e controllato con arruolamento dei soggetti a due bracci di osservazione della durata di 25 settimane: un gruppo praticante il Taijiquan ed un gruppo di controllo trattato con la vaccinazione. Dopo 16 settimane di intervento, i soggetti arruolati sono stati vaccinati con Varivax, il vaccino Oka/Merck VZV attenuato vivo autorizzato per prevenire la varicella.

Sono stati reclutati 112 soggetti di età compresa tra 59 e 86 anni appartenenti a due comunità urbane degli Stati Uniti tra il 2001 e il 2005.

Valutazioni

L’endpoint primario è stato la misurazione di VZV-CMI. Gli outcomes secondari sono stati calcolati in base ai punteggi del Medical Outcomes Study 36-item Short-Form Health Survey (SF-36).

Risultati

Il gruppo Taijiquan ha mostrato livelli più alti di VZV-CMI rispetto al gruppo di controllo (Po.05), con un significativo tasso di aumento (Po.001) che è stato quasi il doppio di quello riscontrato nel gruppo di controllo. Il Taijiquan da solo ha indotto un aumento del VZV-CMI che era paragonabile in grandezza a quello indotto dal vaccino della varicella e l’efficacia dei due fattori può essere sommata. Il Taijiquan, unitamente alla somministrazione del vaccino, ha prodotto un livello di VZV-CMI notevolmente superiore rispetto al livello del solo vaccino. Il gruppo del Taijiquan ha anche mostrato miglioramenti significativi nei punteggi SF-36 relativi alla condizione fisica, al dolore, alla vitalità e alla salute mentale (Po.05).

Conclusioni

Il Taijiquan aumenta i livelli di CMI specifico per VZV e potenzia gli effetti del vaccino della varicella.


Lucio Pippa, laureato in medicina e chirurgia a Bologna, svolge la sua attività professionale in medicina tradizionale cinese  (MTC) a Pescara dove insegna, in qualità di maestro, Taijiquan stile Chen Xiaojia e Qigong nella Scuola di Arti Marziali Tradizionali Cinesi “Shen Long”. Ha conseguito la “Certificazione di erede dell’antica MTC” in quanto accettato come discepolo interno del Prof. Mao Dexi (Ospedale di MTC della Provincia di Henan nella città di Zhengzhou-Cina). È Presidente della “Fondazione onlus Camillo De Lellis per l’innovazione e la ricerca in medicina” di Pescara. È autore di varie pubblicazioni relative alla MTC, al Taijiquan stile Chen Xiaojia ed al Qigong.

La pratica del Taijijquan e la respirazione
(Maestro Fabrizio D’Ambrosio)

È indubbio che il Taijiquan sia una arte marziale. Tuttavia, da quando è iniziata la sua diffusione a livello planetario la pratica di tale disciplina è stata il più delle volte associata ad una forma di ginnastica dolce, anche per la contemporaneità di movimenti lenti e l’utilizzo della respirazione. Infatti, durante la pratica della disciplina, tutti i movimenti eseguiti sono fortemente connessi con la respirazione conducendo ad una cooperazione molto stretta tra la mente ed il respiro che si traducono in un processo sistematico di produzione, trasformazione e circolazione di energia all’interno del nostro corpo.  Sappiamo tutti che la dicitura energia dal punto di vista della fisiologia cinese sia una traduzione di comodo, visto che il termine corrispondente “Qi” è effettivamente non traducibile, data la gamma di significati diversi identificati dall’ideogramma cinese. In ogni caso, un principiante che si avvicini per la prima volta all’arte, dopo un paio di settimane di pratica quotidiana è già in grado di percepire dei cambiamenti del suo modo di muoversi e sperimenta un’aumentata capacità di percepire e riconoscere la posizione del proprio corpo nello spazio e lo stato di contrazione dei propri muscoli. Non è quindi un caso se il Taijiquan sia stato definito una forma di meditazione in movimento, dove l’oggetto di tale meditazione diventa il nostro stesso agire. Il ruolo che la respirazione svolge in tutto questo non è secondario e richiede un approfondimento che non può essere certamente riassunto nello spazio di questo articolo dove si proverà, invece, a mettere in luce uno dei tanti possibili aspetti.

Al principiante, all’inizio della pratica, viene detto di respirare in maniera naturale e di assecondare pertanto il proprio respiro. Con due raccomandazioni, quella di respirare solo con il naso e di posizionare la lingua sotto il palato con la punta dietro gli incisivi.  Per chi presta un minimo di attenzione, è facile in questo caso sperimentare la produzione di saliva e la sua successiva deglutizione durante la pratica. Se la respirazione solo attraverso le narici può essere accettata passivamente dal principiante, la posizione della lingua desta invece qualche perplessità se non incomprensione. Più che giustificata, visto che per poter dare una spiegazione è necessario avere qualche nozione elementare di fisiologia cinese e la conoscenza dei diversi tipi di Qi presenti all’interno del nostro corpo. In via estremamente semplificata possiamo dire che all’interno del nostro corpo esiste un complesso sistema di conduzione del Qi attraverso dei canali (jing luo) che dal punto di vista della medicina e della fisiologia occidentale non hanno alcun riferimento anatomico. La classificazione di questi canali esula dallo scopo di questo articolo ma in via generale possiamo dire che esistono dei canali principali, secondari e straordinari. Questi ultimi hanno lo scopo di mettere in relazione i canali principali con le zone tra loro comprese, con il compito di accumulare il Qi da distribuire al momento opportuno. In particolare, i canali straordinari trovano corrispondenza con il sistema nervoso centrale, il sistema di produzione del sangue, il sistema circolatorio, il sistema urogenitale, il sistema endocrino e il sistema osseo. Degli otto canali straordinari solo due possiedono percorsi e punti loro propri, gli altri sei, pur possedendo un percorso specifico, prendono a prestito i punti dei canali principali. Ci occuperemo quindi dei due canali straordinari “Du Mai” e “Ren Mai”, rispettivamente Vaso Governatore e Vaso Concezione, poiché è lungo il loro percorso che si trovano 12 punti che rivestono una importanza particolare. Essi sono stati simboleggiati in molti modi nella letteratura taoista e vengono rappresentati come 12 esagrammi dell’Yi Jing, i quali vengono a loro volta collegati ai 12 mesi dell’anno e alle 12 ore della giornata (corrispondenti ciascuna a due ore nel nostro conteggio abituale). La circolazione del Qi attraverso questi centri riflette, quindi, la modalità ciclica dei processi cosmici che determinano l’alternarsi di luce e buio e il cambiamento delle stagioni, come rappresentato nelle due figure seguenti.

Fig. 1 – da La Luna nel Lago: Yi Jing e Piccola Rivoluzione Celeste – Prima Parte di Paolo Racagni

Fig. 2 – Piccola Rivoluzione Celeste e diagramma Taoista rovesciato. L’immagine è Tratta dal libro di Georges Charles “Qi Gong ed Energia Vitale” Ed. Pendragon

Torniamo allora alla respirazione e alla conduzione del Qi  attraverso il corpo. Il punto di partenza su cui la mente si concentra durante la pratica è conosciuto come il Dantian, a circa 3 cm sotto l’ombelico, laddove il Qi è originariamente localizzato. L’azione congiunta della inspirazione e della concentrazione mentale solleva il Qi dal Dantian alla regione del plesso solare simboleggiata dal trigramma Li il cui significato principale è appunto fuoco. Con l’espirazione e la concomitante concentrazione mentale il Qi viene fatto discendere dal plesso solare al basso addome,  simboleggiato dal trigramma Kan il cui significato principale è quello di acqua. I movimenti verso l’alto e verso il basso inducono il Qi a circolare avanti indietro tra il plesso solare e il basso addome. Questo è il primo ciclo di purificazione noto anche con il nome di Piccolo Circuito Celeste che simboleggia l’unione di fuoco e acqua. La sua pratica purifica il Qi e lo prepara per la fase successiva di purificazione e di circolazione del Grande Circuito Celeste.

Una parte di tale circuito inizia percorrendo i due canali straordinari Du Mai e Ren Mai. Durante l’inspirazione il Qi viene dapprima guidato verso il basso, dal Dantian alla base della spina dorsale e poi verso l’alto, lungo la schiena, dalla estremità inferiore del canale Du Mai attraverso il coccige e su per il canale lungo la spina dorsale fino alla sommità della testa. Durante l’espirazione e il movimento discendente il Qi viene fatto scendere dalla sommità del capo fino alla base della bocca dove entra nel canale Ren Mai che percorre la parte centrale del corpo fino a raggiungere nuovamente il punto di partenza. Il percorso del Grande Circuito Celeste è analogo al passaggio delle quattro stagioni nel corso dell’anno. Il passaggio dall’addome alla spina dorsale è la primavera; dalla spina dorsale alla sommità della testa è l’estate; dalla sommità del capo fino al torace è l’autunno, e dal torace all’addome è l’inverno.

La fase di inspirazione conduce il Qi attraverso i primi otto centri, quella di espirazione attraversi i successivi sei. La lingua sotto il palato con la punta dietro gli incisivi consente, non solo simbolicamente, di collegare tra di loro le otto fasi dell’inspirazione con le sei dell’espirazione. Il Qi viene condotto dalla zona genitale  fino alla base della spina dorsale e, in seguito, lungo la colonna vertebrale fino alla sommità della testa. Successivamente, questo viene diretto giù, dalla sommità della testa fino alla gola dove diviene saliva e poi giù lungo il torace fino all’addome. Il classico del Taijiquan chiamato il Canto delle 13 posizioni afferma: “quando la parte bassa della spina dorsale viene mantenuta dritta il Qi raggiungerà la sommità della testa (Du Mai).  Il Trattato così prosegue: “quando la nuca è eretta, usa la mente per dirigere il Qi verso la sommità della testa e poi per affondarlo giù nell’addome” (Ren Mai).

L’accumulo e la conduzione del Qi nel corpo sono stimolati naturalmente da una pratica regolare che conduce all’acquisizione di un metodo che risulti chiaro in primis a noi stessi. Durante la pratica non si dovrebbe mai forzare per avere dei risultati. Solo quando il metodo sia diventato sufficientemente chiaro, sarà possibile dedicarsi, successivamente, in maniera consapevole alla conduzione del Qi.

Riferimenti bibliografici

  • Da Liu – Taijiquan e meditazione – Ubaldini editore
  • L. Pippa, C. Filosa, C. Paiju, R. Crepaldi, L. Sotte – Taijiquan stile chen xiaojia e qigong – Casa editrice Ambrosiana

Maestro Fabrizio D’Ambrosio III° Duan di Taijiquan stile Chen Xiaojia. Ha incontrato il Taijquan stile Yang a metà degli anni ’80 grazie al Maestro Roger Wohletz, allievo di Kai Ying Tung, con il quale ha conseguito il primo livello di istruttore dello stile. Dal 2002 pratica lo stile Chen Xiaojia come allievo della Maestra Carmela Filosa. Ha conseguito le qualifiche di allenatore e di istruttore. Collabora all’insegnamento dello stile presso la palestra di San Giorgio a Cremano (NA) e nell’ambito dei corsi per gli istruttori dello stile dell’associazione ICXJ.

Alcune foto dell’evento

Il Maestro e l’insegnamento delle Arti Marziali
(Maestro Claudio Romoli)

Sono ormai 50 anni che pratico le Arti Marziali e vorrei condividere con voi alcune riflessioni di questa mia esperienza. Inizio dal fattore per me determinante: il Maestro.
Nelle Arti Marziali il rapporto con il Maestro è fattore decisivo per la comprensione e quindi la riuscita nell’Arte che si vuole praticare. Ma chi è il Maestro? Per definire tale figura, considero determinanti due punti:

  1. Il Maestro è colui che riesce a valorizzare il talento dell’allievo, con il desiderio sincero di essere superato dall’allievo stesso.
  2. Un buon Maestro rimane tale se continua ad essere un buon Allievo.

Nel percorso di pratica, ciò che premia è il senso di appartenenza verso il proprio Maestro, che, se è tale, farà sì che il Maestro stesso al momento opportuno sarà orgoglioso di trasmettere la fonte della propria conoscenza. Essere Maestro è una vocazione, è una chiamata, bisogna cercare, applicarsi, studiare, praticare, seguire, ma poi si è scelti dal proprio Maestro, dagli allievi, dalle circostanze della vita, tutto questo permette il realizzarsi della missione del Maestro.

Gli ultimi 15 anni della mia vita sono stati fonte di trasformazione sostanziale! L’incontro con la Maestra Carmela Filosa e la sua scuola sono stati per me una rivoluzione copernicana, ho iniziato a scoprire la cultura cinese, un mare infinito! La fatica del ricominciare (alla mia età) è stata ben presto soppiantata dalla enorme passione che è nata in me per ciò che studio, grazie anche alla Maestra che me l’ha trasmessa, e questo dato è fondamentale per poter costruire qualcosa. La passione coinvolge e così, quasi senza accorgermene, nel 2013 è nata la scuola “Aragorn” a Pesaro.

“Aragorn” è stata impostata proprio come una scuola, dove ad ogni sessione di esame per il passaggio di cintura, le valutazioni sull’allievo vengono fatte in base a cinque criteri: Frequenza, Fedeltà, Appartenenza, Teoria e Pratica.
I primi tre criteri (Frequenza, Fedeltà e Appartenenza) li posso verificare soltanto io, dal momento che mia è la convivenza con le classi, mentre gli ultimi due (Teoria e Pratica) rimangono al giudizio insindacabile della Maestra che è presente alle sessioni di esami.

Frequenza vuol dire che l’allievo segue costantemente le lezioni, facendo, volta per volta, penetrare dentro di sé (come la goccia che scava la roccia) l’esperienza che cerco di trasmettere.

Fedeltà è la conseguenza diretta della Frequenza, frequentando assiduamente si diventa capaci di seguire e si entra piano piano nella forma mentis dell’arte che pratichiamo.

Appartenenza è secondo me qualcosa di più sublime, è diventare parte dell’arte, della scuola, del Maestro! Non molti raggiungono buoni voti in questo aspetto!

Molti sono assidui nella Frequenza (sono sempre presenti, quasi meccanicamente), altri sono Fedeli (hanno chiaro il motivo per cui vengono), pochissimi Appartengono, perché questo implica condividere una parte di sé con un altro, partecipare con passione alla pratica, approfondire la conoscenza, incominciare ad imitare e poi a muoversi come il Maestro, partecipare della passione stessa del Maestro. Paradossalmente si può Appartenere ed essere poco Fedeli! Magari perché mancano alcune condizioni per essere fedele, ma il cuore è rivolto al Maestro.

Il Maerstro Claudio Romoli svolge la sua attività a Pesaro e Rimini in qualità di BioPranoterapeuta dal 2003 e di Operatore di Medicina Tradizionale Cinese in massaggio Tuina dal 2005.
Maestro III° Duan di Taijiquan stile Chen Xiaojia e Qigong, insegna nelle palestre di Pesaro e Rimini dal 2011.