Tra gli insegnamenti tramandati da Chen Xin, autore del Canone illustrato del Taijiquan della famiglia Chen (Chen Shi Taijiquan Tushuo), si trovano numerosi versi dedicati non solo agli aspetti tecnici del Taijiquan, ma anche al percorso interiore dello studio e della pratica. La poesia che segue, tradotta dalla Maestra Carmela Filosa, è stata letta e commentata nel corso di uno degli incontri online di approfondimento dedicati al Taijiquan.

I versi si trovano al termine del capitolo dedicato al chansijin, il principio della forza a spirale che costituisce uno degli elementi fondamentali del Taijiquan della famiglia Chen.
Attraverso un linguaggio essenziale e ricco di riferimenti alla tradizione culturale cinese, il testo richiama valori fondamentali quali la sincerità, la costanza, la guida del maestro e la pratica diligente, indicando un cammino di crescita che accompagna il praticante ben oltre l’apprendimento del gesto tecnico.

Il regno del Principio originariamente è inesauribile,
Dipende interamente dalla sincerità che lega (persino) le formiche [1].
Per tre anni senza sbirciare in giardino [2],
Con l’Unica Volontà e lo Spirito concentrato.
Si deve naturalmente seguire un buon maestro,
Ed è anche appropriato cercare amici elevati.
Ovunque seguire regole e compasso [3],
Un singolo filo risveglia la luce spirituale.
Uno strato più profondo dell’altro,
Strato dopo strato, il significato è senza fine.
Un aprire collegato a un chiudere,
Aprire e chiudere si trasmettono in successione.
Di volta in volta attirare per condurre alla vittoria,
Il lavoro, anche volendo, non si può abbandonare [4].
Praticare costantemente con diligenza,
Giorno dopo giorno, naturalmente, (si progredisce) vigorosamente.
Una volta che non vi sono ostacoli,
All’improvviso, ci si risveglia al Grande Vuoto [5].
[1]: “Sincerità che lega le formiche” è un’espressione che evoca una dedizione minuziosa, assoluta e commovente. Suggerisce che il progresso nella Via richiede una devozione totale e un’attenzione scrupolosa ai dettagli più piccoli, con una sincerità che potrebbe persino “legare” o “commuovere” le creature più insignificanti.
[2]: “Tre anni senza sbirciare in giardino” è un famoso aneddoto sul maestro confuciano Dong Zhongshu, che si immerse così profondamente nei suoi studi da non distrarsi nemmeno con il giardino di casa. Chen Xin lo usa per enfatizzare l’immersione totale, la dedizione ininterrotta e l’assoluta concentrazione richieste per padroneggiare l’arte.
[3] I principi fondamentali.
[4]: “Il lavoro, anche volendo, non si può abbandonare” descrive l’idea taoista del “fuoco” nella pratica alchemica. Una volta che il processo di trasformazione interiore è iniziato correttamente, esso possiede un suo proprio slancio e non può (e non deve) essere fermato arbitrariamente. È un processo naturale che si auto-sostiene quando si è in armonia con il Dao.
[5]: “Il Grande Vuoto” (Tài Kōng) è un concetto taoista e cosmologico che indica lo stato ultimo di vuoto assoluto, silenzio e potenzialità infinita da cui tutto emerge. È sinonimo del Wújí e della natura ultima del Dao. “Risvegliarsi al Grande Vuoto” significa realizzare questa natura vuota e senza ostacoli della propria mente e della realtà stessa, che è l’obiettivo finale sia della mistica taoista che della pratica marziale più elevata.
