(Maestra Ornella Sportelli)

“Un vero viaggio di scoperta non è cercare
 terre nuove ma avere occhi nuovi” 
Marcel Proust  

” … Metodo degli occhi (Yan Fa): Lo Spirito (Shen) accompagna la mano anteriore, la testa non dovrebbe ondeggiare. L’Intenzione (Shen Yi) dovrebbe essere sulla mano anteriore, tuttavia gli occhi non dovrebbero essere fissi su di essa, la testa non deve oscillare seguendo i movimenti delle mani …” 

            Gli organi di senso sono le porte e le finestre sul mondo esterno, ciò che rende vivace la coscienza e ci permette di fare esperienza di ciò che ci circonda. Secondo la Medicina Tradizionale Cinese le nostre capacità sensoriali di vedere, sentire, gustare, toccare, respirare, dipendono dal Cuore.

            Questo indica che le essenze più pure e più leggere dei nostri organi salgono per nutrire, proteggere, illuminare i globi oculari. Notevole è stata l’intuizione cinese antica che tutti gli organi di senso hanno un Signore degli Orifizi, il Cuore (oggi lo chiamiamo Sistema Nervoso Centrale), che ha la capacità di selezionare, rielaborare, correlare tutte le informazioni provenienti da tutti gli organi di senso, e integrare le sensazioni con tutte le percezioni legate alla esperienza, alla memoria, al pensiero. L’occhio in particolare appartiene al Legno, il cui movimento è verso l’alto e verso l’esterno; l’occhio, attraverso la vista, è l’organo di senso che più manifesta questa direzionalità, potendosi spingere a distanza. L’occhio non è solo un organo recettivo, poiché esso stesso invia messaggi di forza: esso simboleggia la capacità di espressione spirituale, simbolo della luce e della coscienza e quindi dello Shen.

L’occhio rappresenta un mezzo di comunicazione, sotto diversi aspetti:

  • è il mezzo che mette in comunicazione l’uomo con il macrocosmo in cui è inserito: grazie alla vista l’uomo vede e si relaziona con l’ambiente (la vista è il senso più sviluppato nella nostra società);
  • è parte della comunicazione non verbale nella relazione tra esseri viventi e quindi trasmettitore di informazioni;
  • è mezzo di espressione dello Shen, che si manifesta nella lucentezza dello sguardo.

            Quest’ultimo aspetto, la luminosità degli occhi e dello sguardo, è di particolare interesse: una stretta connessione tra l’occhio e lo sguardo è fondamentale non solo per la comunicazione tra individui, ma anche nella comunicazione interno-esterno. Infatti, se gli occhi sono limpidi e luminosi, significa che lo Shen è in buono stato di vitalità; se gli occhi hanno un’espressione fissa o spenta vuol dire invece che lo Shen è disturbato ed è stato indebolito.

            Lo sguardo ricopre un ruolo molto importante nel Taiji Quan. Talvolta, come succede tra animali in natura, è sufficiente uno sguardo per vincere senza combattere. Trattandosi di una meditazione in movimento, lo sguardo abbraccia tutto e su nulla si posa. L’intenzione guida e riempie lo sguardo.

La vista impiega gli occhi per consentire intenzionalmente a qualcosa di entrare dentro di noi e in questo modo il nostro cervello può riconoscere una realtà oggettiva. Lo sguardo implica un lasciare uscire qualcosa da noi verso l’altro e viceversa. Guardare è emettere energia, e quella dello sguardo è una energia molto potente. Per questo è fondamentale che sia controllata e guidata direttamente dal cuore. Questo è ciò che viene detto dare una intenzione e una direzione allo sguardo.

            Che gli occhi siano “la porta della mente” lo conferma anche la saggezza popolare, che si esprime attraverso modi di dire noti a tutti come, ad esempio, “gli occhi sono lo specchio dell’anima”. Nelle arti marziali uno sguardo che esprime una determinazione “ferina” può intimorire l’avversario, e in molte discipline si invita ad adottare questo genere di espressione.

Nel Taiji Quan, invece, lo sguardo deve essere semplicemente attento, ma quieto. Non deve far trasparire né paura, né aggressività, né alcun tipo di emozione negativa.

Gli occhi devono però riflettere energia (QI), forza interna (JIN) e spirito (SHEN).

Come ha scritto Chen Xin, autore del “Canone illustrato del Taijiquan della famiglia Chen”, gli occhi “devono guardare dritto in avanti, splendendo in tutt’e quattro le direzioni“, colgono, cioè, tutto ciò che sta davanti ma anche sopra, sotto e di lato. L’importanza dello sguardo viene enfatizzato da un altro tradizionale aforisma molto significativo: “Di tutte le centinaia di abilità nella lotta, l’occhio è l’avanguardia“.

            Molti praticanti si ostinano a ruotare la testa per guardare le mani durante l’esecuzione delle forme … questo non è corretto poiché disallinea i tre principali centri energetici del corpo ( i tre Dan Tian): le mani devono rimanere nel campo visivo del praticante, lo sguardo non deve essere fisso su di loro, occorre utilizzare la visione periferica durante tutta l’esecuzione della forma.

In realtà, le mani e gli occhi devono andare insieme: significa cioè che i movimenti degli occhi devono avvenire in coordinazione con i movimenti delle mani e del corpo.

            Come detto precedentemente, l’occhio è la finestra aperta per lo spirito, lo Shen. Pertanto gli occhi e le mani devono andare insieme per esprimere il significato e la forza dello spirito interno. Nella forma a solo gli occhi si concentrano su un soggetto o una direzione specifica. Questo viene spesso applicato durante il completamento di un movimento. Ma nello stesso tempo gli occhi seguono una parte specifica del corpo (o dell’arma), dall’inizio del movimento fino alla fine. Nel Taolu, se non si applicano correttamente i movimenti oculari, il movimento corporeo non ha spirito ed è una forma senza vita. Se i movimenti degli occhi sono incorporati in ogni tecnica, si è in grado di esprimere il vero significato dietro ogni tecnica. Il coordinamento delle mani e degli occhi è uno dei criteri per determinare la correttezza di un movimento. Se il movimento non è corretto, influisce sulla rivelazione dello spirito e influisce sulla qualità del movimento stesso. Quando un movimento manca di questo coordinamento, non è un movimento perfetto.

            L’importanza che rivestono gli occhi viene anche sottolineata in modo evidente nei Wu Bu, i Cinque Passi, che rappresentano nel Taijiquan la pratica dei Cinque Elementi: Avanzare, Retrocedere, Guardare a sinistra, Scrutare a destra, Mantenersi al Centro. Quello che colpisce è che vengono utilizzati termini come “Guardare” e “Scrutare”, piuttosto che termini come “Muoversi” o “Spostarsi”. Ciò che viene posto in evidenza è quindi l’importanza del pensiero e dell’intenzione: la  vista e lo sguardo sono infatti considerati preponderanti rispetto al movimento corporeo, tanto che guardare da un lato o dall’altro, portarvi cioè la propria attenzione, già di per sé implica un passo e uno spostamento in quella direzione. Inoltre, l’uso di un termine più statico, Guardare, per il passo a destra, rispetto al più dinamico Scrutare, utilizzato per il passo a sinistra, è un probabile riferimento ai rapporti tra lo Yin (destra) e lo Yang  (sinistra).

            L’uso degli occhi è poi fondamentale nel Tui Shou. In questa pratica si sviluppano degli aspetti importanti del Taiji Quan che non sono evidenti nell’esercizio a solo: qui infatti è necessario saper osservare da vicino la direzione del movimento dell’avversario, per cogliere nel corso del movimento il momento opportuno per metterlo in difficoltà. Gli occhi e l’intenzione sono coerenti, viaggiano insieme, in quanto gli occhi sono il punto focale della mente. Ciò che la mente sta considerando, su questo sono concentrati gli occhi. Poiché gli occhi sono l’organo di trasmissione dello spirito, in essi vi si riflette anche il più piccolo movimento di quest’ultimo. Ecco perché i punti su cui si posa lo sguardo durante la forma a solo non possono essere gli stessi durante il combattimento vero e proprio, altrimenti si rischia di tradire le proprie intenzioni. Lo sguardo dunque deve essere puntato dritto davanti a sé, senza fissare l’avversario. Il corpo dell’avversario viene attraversato dallo sguardo, che va oltre anche rispetto ad ogni altro oggetto che si trovi nel campo di visione, per abbracciare l’universo. In altre parole, il campo di visione deve essere il più largo possibile e lo sguardo non deve fissarsi su una cosa precisa, perché essa assorbirebbe l’attenzione, il che potrebbe ostacolare la disponibilità rispetto ad un eventuale cambiamento.

            A tale proposito è utile ricordare la massima del Daodejing, che afferma: “il saggio vede ma non vede, sente ma non sente”.

Bibliografia:

  • Franco Bottalo – Il volo del Cuore (ed. Finis Terrae)
  • Carlo Moiraghi – La via della forza interiore (ed. Jaca BooK)
  • Jou Tsung Hwa – Il TAO del Tai Chi Chuan (ed. Ubaldini)
  • Catherine Despeux – Taiji Quan (ed. Mediterranee)
  • Yang Jwing-Ming – Teoria e potenza marziale (ed. Mediterranee)

Ornella Sportelli, ha frequentato il corso triennale di NATUROPATIA presso la “Scuola Italiana di Scienze Naturopatiche” a Lecce. Nel 2010 si è diplomata in Massaggio Cinese Tuina, Fisiochinesiterapia e Ginnastiche Mediche Cinesi (QI GONG) presso l’Accademia di Medicina Tradizionale Cinese Sowen-GSSS di Bologna. Dal 2004 studia e insegna il Taiji Quan stile Yang e stile Chen Xiaojia insieme a Marco Pignata, sotto la guida dei Maestri Eric Caulier e Carmela Filosa. Nel 2011, nel corso di un soggiorno in Cina, la Maestra Chen Peiju, XX generazione della famiglia Chen, le ha conferito il certificato di “Coach” per l’insegnamento dello stile Chen Xiaojia. 

Tecnico qualificato CSEN-CONI con qualifica di MAESTRO – Cintura Nera III Duan per l’insegnamento del Taiji Quan stile Chen Xiaojia.

Attualmente insegna Taiji Quan Chen Xiaojia e Qi Gong a Taranto e Provincia.

Il rapporto tra taijiquan e qigong

(Maestro Vito Marino)

Lian quan bu lian gong, dao lao yi chang kong!

Allenare l’arte marziale ma non allenare il (nei) gong (le capacità interne, l’energia interna), da anziani tutto sarà (reso) inutile.

In molte scuole di taijiquan contemporanee si insiste sulla importanza del coniugare qigong e taijiquan. Ma come farlo nella pratica è abbastanza nebuloso. Di solito si associa, specialmente all’inizio della lezione, l’esecuzione di diversi tipi di metodi di qigong, come i baduanjin Otto Pezzi di Broccato, o il zhanzhuang stare Dritti come un Palo. A mio avviso questo è molto utile ma per lo più non è abbastanza se fatto come un semplice riscaldamento o rilassamento o rinforzo degli arti inferiori.

Ma innanzitutto perché si dovrebbe associare il qigong al taijiquan?

Come tutti sanno Chen Wanting, il quale eccelleva sia nelle lettere che nelle arti marziali, diede origine al Taijiquan basandosi non solo sulle tecniche a mano nuda e armi tramandate dai suoi antenati e probabilmente su altri metodi di combattimento diffusi all’epoca, ma anche aggiungendo al suo sistema l’applicazione della teoria dei canali e collaterali jingluo propria della medicina cinese e le tecniche per la salute e la lunga vita che sarebbero poi state definite complessivamente qigong, compreso il sistema teorico che ne stava alla base.

Non possiamo sapere di preciso cosa si praticasse a quell’epoca, in quanto molto si è perduto, ma da quello che si legge nel Canone Illustrato del Taijiquan della Famiglia Chen di sicuro si mescolava in qualche modo l’alchimia interna taoista alle tecniche marziali. Come dire che l’essenza del qigong era all’interno del metodo stesso di allenamento.

Oggi molto spesso il taijiquan è ridotto a un esercizio aggraziato o spettacolare senza occuparsi tanto dell’aspetto “interno”, e questo atteggiamento non permette di svilupparne tutte le potenzialità anche in ambito di salute ed evoluzione personale. La storia del taijiquan riporta spesso guarigioni da malattie anche gravi con la sua sola pratica, e recentemente in Cina è stato molto propugnato il suo uso per prevenire l’infezione da COVID-19 e contribuire alla cura in ospedale di chi fosse già contagiato e malato. Quanto di questo potenziale viene oggi messo a disposizione dei praticanti?

A mio avviso bisognerebbe recuperare una sorta di “pratica del taijiquan nello stato di qigong” per sviluppare tutte le sue possibilità di guarigione e di mantenimento della salute. Ma questo cosa significa in pratica? In questa ottica prenderò in considerazione due elementi.

  1. La pratica del taijiquan dovrebbe essere accompagnata alla “introversione della coscienza”.
  2. La pratica del taijiquan dovrebbe essere accompagnata da specifici esercizi di qigong che rendano la zona lombare scorrevole.

Coscienza introvertita e taijiquan

Significa usare in modo cosciente la mente portando l’attenzione all’interno del corpo. Questo concetto ha due aspetti.

Il primo aspetto è che di solito nella vita quotidiana l’attenzione, la mente è rivolta all’esterno, verso gli oggetti, le persone. La pratica del qigong, o “sviluppare attraverso l’esercizio assiduo l’abilità di aumentare e controllare il qi” richiede invece di introvertire la coscienza e concentrarla sui propri fenomeni vitali come la respirazione, o sulla fonte da dove scaturisce il proprio movimento come la zona lombare nel taijiquan. Quando la mente è concentrata sulla esecuzione del movimento piuttosto che all’esterno, il qi messo in movimento rinforzerà il qi interno.

Il secondo aspetto è che nella vita quotidiana la mente passa da un punto a un altro, come una scimmia che salta da un ramo a un altro senza un motivo vero e proprio, tanto da essere definita proprio mente-scimmia xinyuan 心猿; il termine origina dal Buddismo ma è stato adottato successivamente dai taoisti, dai neo-confuciani, e si ritrova nella poesia e nella letteratura cinese tradizionale e moderna.

I contenuti dell’attività mentale cambiano continuamente. Nel qigong, e nel taijiquan, l’attività mentale dovrebbe essere concentrata su un solo contenuto, una sola direzione. Si potrebbe addirittura dire che questo punto è il più qualificante per definire una attività ”qigong”. Nella pratica il comando di eseguire un movimento dovrebbe essere consapevolmente impartito dalla mente, senza che si frappongano tra comando ed esecuzione altri elementi come per esempio “chissà se sto facendo bene”, o “e dopo quale altra tecnica viene?”.

Punti cardine per riempire il corpo di qi rilassando la zona lombare

Come trasformare semplici esercizi di allungamento e distensione in metodi di qigong che possano liberare e riempire la zona lombare?

Con queste domande intendiamo porre una questione molto semplice: cosa è davvero necessario associare alla pratica del taijiquan per facilitare la trasformazione di ogni suo movimento in una pratica di qigong? Prenderò ad esempio due tecniche del zhineng qigong, la prima di allungamento della catena muscolare posteriore e apertura del mingmen, la seconda una variante secondo il zhineng qigong dello stesso zhanzhuang, il sanxinbing zhanzhuang.

Zhituizuo 直腿坐 – stretching della catena posteriore da Seduti con le Gambe Distese

  1. Seduti a terra con le gambe dritte, schiena dritta, addome rientrato, piedi uniti, ginocchia possibilmente che si toccano, mani sulle ginocchia.
  2. Inspirando tirare in su huiyin (il centro del perineo) e rientrare delicatamente l’ombelico verso mingmen (tra la seconda e la terza vertebra lombare, all’opposto dell’ombelico).
  3. Espirando rilassare tutto il corpo che può scendere in avanti un altro po’.
  4. Ripetere 2 e 3 per diversi minuti.
  5. Rilassare tutte le articolazioni dalla testa alle dita dei piedi tornando al punto 1, schiena dritta.
  6. Sollevare in diagonale le braccia come a sollevare dalla terra una grande sfera di qi in alto fin sopra la testa nel cielo e riversarla dentro il corpo piegando un po’ I palmi verso la testa, poi fare scendere la mani fino al dantian.
  7. Lentamente rialzarsi e con I piedi in kaibu fare 3 larghe rotazioni dei fianchi, senso orario e poi 3 rotazioni in senso antiorario.
  8. Riunire I piedi, portare le mani sul dantian e nutrire di qi l’interno ancora brevemente.
Zhituizuo

Lo scopo principale di questa postura è rilassare e aprire la parte bassa della schiena, rilassare la pelvi, le articolazioni dell’anca, le radici delle cosce e i muscoli posteriori delle cosce e delle gambe.

Sanxinbing zhanzhuang 三心并站桩stare Dritti come un Palo per Mescolare i Tre Centri

  1. Riunire i piedi, corpo centrato. Le mani sono lungo i fianchi in modo naturale. Lo sguardo è lontano, dove terra e cielo si incontrano. Gli occhi si chiudono lentamente. Si raccoglie lo sguardo che, seguendo la chiusura delle palpebre, si ritira all’interno insieme al qi e diventa tutt’uno con la mente. La bocca come atteggiata a un accennato sorriso. Respirazione naturale con il naso.
  2. Aprire la punta dei piedi di 90°, quindi aprire i talloni di 90° fino ad assumere una forma leggermente a “V” rovesciata. Dopo aver assunto questa posizione, il qi si diffonderà immediatamente lungo i meridiani yang che corrono sul lato esterno delle gambe. Con i piedi rivolti verso l’interno, i tre meridiani yin del piede si rilassano naturalmente e questo permette di incrementare la funzione di ascesa dello yin e discesa dello yang dei meridiani degli arti inferiori.
  3. Solleviamo le braccia lateralmente fino a riunire i palmi sopra la testa, che poi scendono e si fermano in posizione di preghiera davanti al petto.
  4. Si spingono in avanti le mani fino ad assumere la posizione “sostenere una palla davanti al petto”. Le ginocchia si piegano senza oltrepassare la punta dei piedi. Le cosce sono senza tensione. La parte della vita corrispondente al punto mingmen viene spinta indietro, come in posizione seduta. La testa deve essere bilanciata e diritta, sospesa dall’alto, come se fosse nello spazio. Rilassare il petto. Rilassare le vertebre lombari, i legamenti e i muscoli della zona lonbare. Sollevare huiyin e il perineo.  L’altezza della posizione dipende dalla condizione fisica del praticante.
  5. Il pensiero da ogni parte del corpo è raccolto nel dantian: dalla sommità del capo verso il basso; dal centro della pianta dei piedi verso l’alto e dal centro dei palmi delle mani verso l’interno. Questi “tre centri” convergono nel dantian. Il nome sanxinbing “fusione dei tre centri” ha questa origine. Rimanere in posizione per 10′-30′ o più.
  6. Alla fine, il corpo lentamente si raddrizza. I piedi si riuniscono (con lo stesso movimento della posizione di partenza, ma eseguito al contrario). Le mani si riuniscono in posizione di preghiera davanti al petto. Continuano a salire fino ad arrivare sopra la sommità della testa immaginando di giungere allo zenit. Le mani si separano con i palmi che ruotano in avanti. Le braccia scendono da entrambi i lati fino all’altezza delle spalle e poi tornano rilassate accanto ai fianchi.
Sanxinbing zhanzhuang

Questo esercizio mobilizza velocemente il qi. Possono rapidamente apparire dei leggeri tremolii o dondolii del corpo. Questo esercizio è un metodo fondamentale di qigong per le arti marziali. Un leggero dondolio o tremolio sono manifestazioni di rilassamento del corpo. Tuttavia bisogna fare attenzione a non lasciar assorbire il pensiero nel dondolio o tremolio, per quanto piacevole.

Conclusioni

Per ottenere tutti gli effetti sulla salute e sulla evoluzione personale la pratica del taijiquan a volte può essere integrata da metodi di qigong specifici e un metodo di allenamento che privilegi la qualità sulla quantità. Per esempio, spesso viene sottovalutata l’importanza di direttive come l’esercitarsi su singole tecniche in modo da facilitare il lavoro interno del taiji, come spesso consiglia la Maestra Carmela Filosa, o di associare un lavoro di liberazione e distensione della zona lombare, come sottolinea il Maestro Stanislao Falanga e come ribadito dalla Maestra Chen Peiju.

Ricordiamoci che “i lombi sono la casa dei reni” e della yuanqi, l’energia originaria ereditaria! Esercitarsi per distendere la zona lombare migliora il funzionamento del qi dei reni, tanto che un detto tradizionale recita che “la fonte della vita e della mente è nel mingmen“. Inoltre, esercitare la distensione della schiena permette di controllare meglio i movimenti del corpo. Altri due detti molto conosciuti sono “la forza origina dai piedi ed è controllata dalla zona lombare per fluire verso i quattro arti” e  “la forza viene emessa dalla colonna vertebrale”. Se la zona lombare non è distesa, non si può raggiungere un alto livello di pratica.

La mente, l’intenzione yi deve unirsi al mingmen, la mente, il qi e il movimento devono essere attirati dal mingmen e da questo punto espandersi in tutto il corpo. Questo deve essere un cardine della pratica del taijiquan. Se la zona lombare è distesa e mingmen scorrevole il qi si raccoglierà all’interno e lungo la colonna vertebrale, migliorandone la funzione di distribuzione dell’energia yang in tutto il corpo.

Se la parte bassa della schiena non è distesa si potranno avere diversi problemi che non permettono al taijiquan di sviluppare tutta la sua potenzialità terapeutica e di mantenimento e miglioramento della salute. Se, per esempio, la zona lombare ha una lordosi accentuata, la circolazione verso l’alto del qi lungo il canale dumai Vaso Governatore sarà ostacolata e non fluirà bene verso il canale renmai Vaso Concezione, provocando mal di schiena, mal di testa, problemi agli organi addominali. Se il qi yang del dumai è bloccato dalla tensione nella zona lombare allora danneggerà lo yin dei Reni provocando urinazione frequente, polluzioni notturne nei maschi, leucorree e disturbi mestruali nelle femmine. Se il flusso del qi si blocca e si pratica con sforzo lo yang potrà salire in alto in modo troppo irruente con rossori al viso, ipertensione arteriosa e altri disturbi neurologici.

I praticanti di taijiquan dovrebbero praticare la distensione della zona lombare dall’inizio alla fine della loro pratica!

maestra carmela filosa maestro vito marino

(Maestro Nazzareno De Cave)

La mia storia come insegnante parte dall’aver studiato e praticato per molti anni lo stile Yang, con il quale ho maturato un metodo di insegnamento legato alla peculiarità di questo stile.

Lo stile Yang è generalmente il più conosciuto fra gli stili di Taijiquan, e la grande diffusione che ha conosciuto è legata soprattutto al suo aspetto prevalentemente morbido. Purtroppo questa sua caratteristica ha creato molti fraintendimenti. Spesso infatti è stato assimilato ad altre discipline psicocorporee come lo Yoga, la meditazione dinamica o, nel migliore dei casi, ad una disciplina di tipo medico. Anche fra chi lo insegna e diffonde esiste una grande varietà di interpretazioni, a seconda della scuola di provenienza. Resta comunque il fatto che viene caratterizzato e generalmente definito come una ginnastica della salute. La cosa di per sé non è così negativa, ma risulta comunque molto riduttiva.

Avvertendo questa carenza di contenuti nella trasmissione dello stile Yang, ho iniziato lo studio dello stile Chen Xiaojia, dove mi è stata molto presto chiara la differenza di approccio, decisamente più ricco di contenuti e di metodo : una disciplina dove è sicuramente più chiara la ricerca dell’ Arte.

Proseguendo il mio percorso ora mi trovo ad insegnare entrambi gli stili, e ho dovuto differenziare il mio approccio didattico per adattarlo alle diverse caratteristiche e alle diverse richieste che mi arrivano dalle persone che frequentano i due tipi di corsi.

Generalmente si avvicinano allo stile Yang persone che richiedono una attività che non comporti particolari prestazioni fisiche, spesso arrivano perché conoscono altri praticanti o sono inviati da medici illuminati. L’età media è abbastanza alta e a volte sono portatori di patologie più o meno importanti.

Con questo tipo di persone evito di forzare le motivazioni ed inserisco le tecniche marziali al solo scopo di dare un senso alle loro movenze, cercando di rendere più pieno il loro movimento per non dar loro l’impressione di eseguire una, se pur bella, coreografia. Contemporaneamente però, cerco di introdurre elementi di arricchimento che mi vengono dallo studio del Chen, come il lavoro sul radicamento, i giusti allineamenti delle articolazioni, il senso dell’equilibrio, la coordinazione e lo sviluppo di una, sia pur contenuta, quantità di forza necessaria ad un corretto, e quindi più sano, uso del corpo.

Le persone che si avvicinano allo stile Chen hanno spesso caratteristiche un po’ diverse: sono nella maggior parte dei casi più giovani e sono interessate all’arte marziale, spesso sanno qualcosa sulla medicina cinese, e sono alla ricerca di una attività che coinvolga oltre al corpo anche la loro sfera mentale ed emotiva. Con questi allievi posso chiaramente arricchire il lavoro di base con contenuti più marziali come agilità, efficacia del movimento e uso della forza.

L’approfondimento della mia pratica personale mi ha portato ultimamente a ritrovare il piacere dell’insegnamento con i principianti. Più mi rendo conto dell’importanza delle posizioni e del lavoro di base, più sono portato a farmi carico di chi sta iniziando, dove l’importanza del miglior imprinting possibile è fondamentale. Tutti i praticanti sanno quanto sia difficile e impegnativo correggere atteggiamenti o posture sbagliate quando queste sono diventate abitudini. Cercando di impostare subito un lavoro corretto si aiuterà molto la persona nel suo eventuale percorso di studio, e magari eviteremo degli abbandoni in corso d’opera derivanti dallo scoraggiamento che sopraggiunge con la difficoltà di progredire nella propria pratica.

Sono Nazzareno De Cave, cintura nera 4 duan e qualifica di Maestro, nato a Roma nel 1953. Inizio la pratica del Taijiquan nel 1992 con la Maestra Li Rong Mei studiando lo stile Yang. Nel 2006 incontro la Maestra Carmela Filosa ed inizio a studiare lo stile Chen Xiaojia, partecipando al corso di formazione istruttori organizzato dalla sua scuola. Da qualche anno mi è stata affidata la responsabilità per la ICXJ nel Lazio. Attualmente tengo corsi di Taijiquan stile Chen XiaoJia in due palestre a Roma.

La spada Cinese -Jiàn-

(Maestra Sarah Falanga)

In Cinese: ,pinyin: jiàn.  Storicamente la prima volta che viene menzionata la spada cinese è durante il periodo “Primavera ed Autunno” approssimativamente intorno dal 771 al 476 A.C. uno dei primi esemplari è la spada Goujian.  Le versioni storiche con una sola mano hanno lame che variano da 45 a 80 centimetri di lunghezza. Il peso di una spada media di 70 centimetri lunghezza della lama, sarebbe in una gamma di circa 700 a 900 grammi.

Nel folklore cinese viene chiamata “ il principe delle armi” ed è considerata una delle quattro armi principali delle arti marziali cinesi insieme alla: lancia, la sciabola ed il bastone.

Anticamente la spada veniva forgiata in bronzo e successivamente in acciaio, inoltre , sono state ritrovate spada fatte interamente di giada usate per dei cerimoniali.

Tradizionalmente, la lama della spada veniva costruita in tre  parti “sanmei” che consisterebbe nell’unire alla parte centrale più dura altre due parti più morbide; la piastra centrale sporge leggermente dai pezzi circostanti, consentendo un bordo tagliente, mentre la spina più morbida protegge il nucleo fragile. Alcune lame avevano la costruzione di wumei  o di cinque piatti, con altri due piatti morbidi utilizzati al crinale centrale.

Le parti della spada cinese

La spada cinese si suddivide in diverse parti

taijijian

Jiàn gé – guardia: la guardia nella spada serve per proteggere la mano dai possibili attacchi dell’avversario. La forma della guardia può cambiare in base al proprio gusto ed in genere ricorda la forma di ali con le punte che possono andare sia verso l’alto che verso il basso.

剑柄  Jiàn bĭng – impugnatura:  l’impugnatura o manico della spada in genere fatto di legno, con forma piatta con bordi arrotondati in modo tale da essere maneggiata meglio.

Jiàn shŏu – pomolo: il pomolo della spada serve sia per bilanciare la spada, sia per prevenire un possibile scivolamento della mano e quindi la perdita della spada. Inoltre può essere usato per colpire l’avversario.

剑 穗 Jiàn suì – fiocco: il fiocco della spada viene solitamente attaccato al pomolo, pare che storicamente questo veniva usato come cordino per permettere a chi brandiva l’arma di trattenere  la spada in combattimento. In alcuni stili di arti marziali cinesi, il fiocco viene usato come parte integrante( rendendolo offensivo), mentre in altri il fiocco non è necessario. Alcuni sostengono che il fiocco possa servire per distrarre l’avversario ma oggigiorno ha uno scopo puramente decorativo.

剑 脊 Jiàn jĭ – dorso ( spina dorsale): il dorso della spada è la parte più rigida, partendo dalla base  dove è più doppia, va ad assottigliarsi verso la punta.

In genere la spada si suddivide in tre sezioni :

  • Primo prossimale, che sarebbe la parte più vicina al manico ed in genere è dove si blocca un attacco dall’alto;
  • Secondo centrale, che è appunto la parte centrale della spada ed è dove si concentrano i blocchi e si effettuano i tagli;
  • Terzo distale, la parte più distante dal manico, dove si concentra la guardia e si effettuano i colpi di punta.

Tecniche della spada

Prima di parlare delle tecniche fondamentali dell’uso della spada, è bene parlare di come mantenere in mano l’arma.

In posizione di riposo, quindi quando non si è pronti ad usare l’arma, è buona norma tenere la spada davanti a se con la punta rivolta verso il basso in modo tale da non causare danni a cose e persone intorno a noi; quando si è pronti e quindi in posizione per eseguire il taolu o  le tecniche di base, la spada deve essere tenuta dietro al braccio sinistro disteso con la punta rivolta in alto e con la mano che tiene saldamente il manico, lasciando il dito indice disteso sull’impugnatura.

taijijian
taijijian

Le sei tecniche fondamentali nell’uso della spada

撩剑 Liào jiàn: sollevare. Mantenendo la spada orizzontalmente con il palmo verso l’alto, ruotare leggermente il corpo lateralmente per evitare la spada dell’avversario e fare  un movimento circolare con la spada dal basso in alto tagliando il polso dell’avversario.

挂剑 Guà jiàn : uncinare. Mantenendo la spada in modo saldo, ruotare leggermente il corpo ed effettuare un movimento circolare con la spada portando la punta della spada dal basso verso l’alto imitando la forma di un uncino per contrastare l’avversario.

秣剑 jiàn: strofinare. Mantenendo la spada orizzontalmente, colpire il petto o l’addome del’avversario. Il movimento può essere effettuato in tre modi:

  1. mantenendo la spada con il palmo verso l’alto facendo partire il movimento da destra a sinistra
  2. mantenendo la spada con il palmo verso il basso facendo partire il movimento da sinistra verso destra
  3. mantenendo la spada con il palmo in alto o in basso, ruotare attorno al corpo muovendo  la spada in modo circolare da sinistra verso destra e viceversa.

点剑 Diăn jiàn: colpo di punta. Mantenendo la spada orizzontalmente con la lama verso l’alto, portare la punta verso il basso con un piccolo movimento del polso, per attaccare il polso dell’avversario.

刺剑 jiàn: affondo. Mantenendo la spada con il palmo rivolto verso l’alto, portare la spada in avanti con movimento lineare e deciso.

劈剑 jiàn: fendente. Movimento circolare della spada dall’alto verso il basso. Il colpo può arrivare sia dritto quindi parallelo al pavimento sia in obliquo rispetto al corpo.

Queste sono le sei principali tecniche di spada, che usiamo nel Taiji quan Chen Xiaojia. Ovviamente non esistono solo queste tecniche ma queste sono quelle che vengono maggiormente utilizzate.

Esistono dei requisiti fondamentali da rispettare per utilizzare al meglio la spada:

  • il movimento deve essere preciso
  • deve essere chiaro il punto di forza nell’applicazione della spada
  • corpo e spada devono essere uniti
  • la spada deve essere il prolungamento del braccio.

La Maestra Chen Peiju è famosa per essere una grande spadaccina, nonostante la sua corporatura minuta riesce a rendere il movimento con la spada molto più marziale, fluido, intenso, elegante e potente di qualsiasi altro Maestro di Taijiquan.

taijijian master chen paiju

剑走青,刀走黑  jiàn zŏu qīng, dāo zŏu hēi.

La chiave per praticare la spada è essere intelligente/astuto, la chiave per praticare la sciabola è essere forti.


Bibliografia

Chinese-English and English-Chinese Wushu Dictionary – Chief EditorsDuan Ping Zheng Shouzhi

Conoscenza attraverso la consapevolezza

(Maestro Marco Pignata)

Come molte altre Vie tradizionali, il Taiji Quan mira a una migliore conoscenza di se stessi, degli altri e del mondo. Il suo metodo è un pò sorprendente, ci apre infatti all’essenziale. Paradossalmente, la sua lentezza costituisce un mezzo rapido di comprensione. Le sue curve ci danno accesso diretto al centro. Lentezza e continuità rappresentano un ottimo mezzo per diventare consapevoli delle nostre azioni. Promuovono anche il risveglio del nostro essere, la valutazione delle nostre disarmonie.

Spesso i Maestri rifiutano schemi o risposte preconfezionate. Quando gli si chiede se la loro pratica è efficace, rispondono: “Si tratta di conoscere te stesso e di conoscere l’altro“. A prima vista potremmo pensare che il Maestro non stia ascoltando, che sia ottuso, che abbia un problema di comunicazione o peggio che non lo sappia, che sia solo un impostore. Grazie a questa sibillina affermazione, l’allievo inizia però a porsi delle domande. Inizia un graduale percorso di comprensione di se stesso e delle sue potenzialità, un’indagine profonda del proprio io, dei propri difetti, delle proprie capacità

L’accesso a questa conoscenza avviene attraverso la ripetizione. Non avviene cioè tutto in una volta, ma deriva da una pratica regolare, durante la quale il praticante acquisisce familiarità sia con i movimenti sia con il corretto modo di fare. Prima impara a “fare” in una maniera differente, poi a “fare” sempre di meno. Quanti sforzi per arrivare all’assenza di sforzo! Quanta artificialità per ritrovare la naturalezza!

La conoscenza che si acquisisce non è tanto un’analisi di se stessi, quanto disponibilità, oblio di sé per adattarsi all’altro, alla situazione. Aumentando la nostra capacità di attenzione, sviluppiamo la possibilità di sfruttare le potenzialità insite in ogni circostanza. Questo tipo di conoscenza, piuttosto che isolare e separare, ricontestualizza. Questa conoscenza, a differenza della conoscenza astratta, nutre e ravviva le nostre relazioni con gli altri, le nostre interazioni con il mondo.

Il Taij Quan non rivela una verità data a priori, offre la veridicità di un’esperienza vissuta.

Indagine sull’approccio al Taijiquan ed analisi delle “Abilità Motorie”

(Maestro Mario Lucci)

Introduzione

L’approccio alla pratica del Taijiquan passa per vari livelli di interesse che determinano fin dall’inizio anche il grado di intensità con il quale il praticante procederà nel suo studio negli anni di apprendimento del metodo del Taijiquan.

I livelli di approccio allo studio del Taijiquan

Possiamo distinguere tre grandi fasce di interesse di pratica del Taijiquan.

  • Prima fascia

La prima di queste, che definiamo, FASCIA AMATORI, aggrega tutti i soggetti che si avvicinano all’arte del Taijiquan per approfondire le tematiche legate, anche in via trasversale, a tale arte. Spesso questi soggetti arrivano allo studio del Taijiquan perché nel corso di una ricerca personale, finalizzata al benessere psicofisico, individuano in questa arte un sistema che permette di ottenere risultati immediati e di lunga durata, con lo sconto di un impegno costante e duraturo. Questi soggetti molto spesso, non sono in grado di analizzare le diverse famiglie di Taijiquan e scelgono utilizzando parametri molto semplici tipo: distanza dalla dimora; passa parola nel gruppo sociale di appartenenza; pubblicità dei corsi su riviste specializzate nel benessere oppure canali tematici su internet. In questa macro categoria possiamo trovare, in linea di massima, soggetti che presentano, per età o per conseguenza esterne, piccoli problemi fisici, che pensano di poter risolvere con una buona pratica del Taijiquan senza disperdere troppe energie fisiche.

  • Seconda fascia

Differenti invece sono le considerazioni da farsi per quei praticanti che appartengono alla seconda fascia ovvero la FASCIA CULTORI, poiché sono i soggetti che provengono da precedenti esperienze in ambito marziale e che hanno deciso di continuare il proprio studio personale con l’approfondimento del metodo del Taijiquan. In linea di massima questi soggetti hanno le competenze necessarie per poter scegliere la scuola di Taijiquan più confacente alle proprie esigenze di studio. Gli appartenenti a questa categoria sono soggetti esperti, consapevoli degli impegni fisici necessari allo studio del Taijiquan in grado di dare la massima disponibilità per approfondimenti e corsi di alta formazione marziale.

  • Terza fascia

Ultima, ma non per importanza, la terza fascia la definiamo la FASCIA DEI PROFESSIONISTI, questo è il gruppo che ingloba tutti quei soggetti che non solo spiccano per competenza marziale ma anche per impegno nella pratica. Sono parte integrante di una classe di studio di Taijiquan, non mancano di interesse nella formazione e spesso sono anche di supporto alla scuola di appartenenza. Questi soggetti hanno la caratteristica di essere fidelizzati al corso di appartenenza e reputano la scuola, in un ampio concetto di inserimento, come una famiglia.

Il risvolto sociale di appartenenza a questi gruppi è fondamentale per la comprensione dei livelli tecnici di studio, resta di fatto necessario chiarire che per tutte e tre le fasce risulti fondamentale acquisire delle “abilità motorie” di base. La nostra analisi cercherà di chiarire quanto queste siano fondamentali per una più completa comprensione del Taijiquan e quanto sia invece inevitabile, nel caso non se ne desse il giusto spazio, causare un blocco nei progressi dello studio.

Le Abilità Motorie nel Taijiquan

In breve introduciamo il concetto di “Abilità Motoria” che per definizione può essere inteso come l’insieme di quelle azioni che, attraverso la ripetizione del gesto, sono apprese e consolidate e che ricorrono in modo automatizzato come risultato finale di un processo di apprendimento.

Nell’ambito del Taijiquan le abilità motorie derivano:

  • Dalla coordinazione dei movimenti e dalla progressiva precisione con cui vengono eseguiti;
  • Dalla numerosità delle ripetizioni dei movimenti eseguiti;
  • Dalla capacità nell’evoluzione del gesto di migliorare la propria pratica;
  • Dall’acquisizione di capacità perse o assopite (equilibrio, postura, capacità di saltare, resistenza allo sforzo continuato);
  • Dalla capacità di apprendimento cognitivo, quale risultanza dell’elaborazione e dell’interpretazione degli stimoli fisici e motivazionali.

Da quanto esposto è chiaro che le Abilità Motorie nel Taijiquan devono essere considerate come abilità di coordinazione perfezionate e consolidate che permettono di svolgere il movimento in completa sicurezza. Non bisogna però ridurre il concetto di sicurezza a quello relativo alla possibilità di effettuare movimenti senza rischi nella pratica (c.d. infortuni nella pratica sportiva) ma bensì come sicurezza inteso come grado di efficacia che una persona ritiene di poter raggiungere in una particolare situazione, cimentandosi in una precisa sfera di competenza, nello specifico del Taijiquan.

Le Abilità Motorie vengono apprese nelle tre diverse fasce precedentemente descritti in diverse fasi, possiamo chiarire tale processo esponendo anche per le Abilità Motorie tre fasi di perfezionamento.

  • Fase prima (Conoscere la struttura)

La prima fase la possiamo definire FASE GREZZA ovvero quella che coinvolge tutti e tre le fasce di pratica ed è caratterizzata da una comprensione delle azioni motorie in senso globale e la sua strutturazione mentale è imperfetta poiché ancora mancano gli elementi della memoria motoria.

In questa fase il praticante non ha ancora consapevolezza del movimento, una componente fondamentale di apprendimento risiede nell’imitazione anche approssimativa del gesto che risulta tecnicamente imprecisa. Le azioni motorie sono poco fluide, i movimenti ampi non sono ancora chiaramente direzionati su segmenti spaziali non esattamente conformi a quanto richiesto con conseguente errata applicazione delle forze implicate.

Questa è la fase in cui l’insegnante preposto deve essere in grado di mostrare il gesto preciso con spiegazioni verbali non troppo dettagliate e selezionate in modo da finalizzare il tutto ad una immediata comprensione.

Il tecnico deve puntualizzare i principi cardine del metodo del Taijiquan ovvero che il Corpo Deve Essere Dritto E Centrato (li shen zhong zheng – 立身中正), si deve focalizzare l’attenzione del praticante sul giusto allineamento delle spalle con le anche, il capo deve essere esteso verso l’alto e la spina dorsale deve essere dritta ed allineata con la parte inferiore del corpo. Il praticante deve sentire una forza di distensione dall’apice della testa alla zona del perineo, che mai deve risultare contratta o rigida.

Inoltre l’insegnante deve essere in grado di far comprendere che l’Alto ed il Basso si Seguono a Vicenda (shang xia xiang sui -上下相随) cioè coordinare la parte basse e quella alta del corpo sono fondamentali al fine di comprendere che il corpo si muove in modo sinergico.

  • Fase seconda (Padroneggiare la struttura)

La seconda fase che possiamo definire FASE DELLA SPECIALIZZAZIONE, coinvolge anche essa tutti e tre i livelli di pratica. Si caratterizza per un altissimo livello di specializzazione tecnica perfezionato da una più chiara rappresentazione mentale del movimento, non più relegato dalla mera imitazione del istruttore; dall’attivazione selettiva dei movimenti che ormai possono seguire percorsi propriocettivi precisi e con una maggiore gestione della forza.

Questa fase è chiaramente individuabile poiché il praticante presenta alcune caratteristiche tipiche: maggiore equilibrio, vigore muscolare, maggiore resistenza sia in fase statica che dinamica del movimento. I risultati qui elencati sono conseguenza delle ripetizioni continue del gesto e nel loro perfezionamento che garantiscono maggiore sicurezza e maggiore consapevolezza nell’apprendimento.

Questa è la fase in cui l’istruttore deve essere in grado di mostrare il movimento con dovizia di dettagli e deve essere anche in grado di valutare quanto pretendere nella pratica dagli allievi. In questa fase si crea una prima discrepanza tra i praticanti, che dipendentemente dall’impegno profuso nella pratica avranno una più o meno ampia gamma di abilità motoria acquisite.

In questa fase è importante introdurre il principio secondo il quale Il Vuoto Ed Il Pieno Sono Distinti Chiaramente (xu shi fen ming – 虚实分明), questo significa che il peso deve essere chiaramente affondato sulle gambe, dipendentemente dalla postura assunta e che il vuoto non deve essere determinato dall’assenza di forza o di peso. Si deve poter insegnare al praticante che la stabilità o “radicamento” sono una conseguenza della perfetta comprensione di questo principio.

Il docente deve poter essere in grado anche di spiegare che Interno Ed Esterno Sono Vicendevolmente Uniti (nei wai xiang he – 内外相合) ovvero che l’interno del corpo, ossia la mente che è l’origine dell’intenzione, deve essere coordinata con l’esterno del corpo, ciò la parte che esprime il movimento. Bisognerà puntualizzare sul fatto che in assenza di tale principio il movimento si limita ad essere soltanto cinetico e manca della sua essenza intenzionale.

  • Fase terza (Demolire la struttura)

La terza ed ultima fase viene definita FASE DOMINANTE O STRUTTURATA, questa è la fase in cui la tecnica motoria viene ulteriormente perfezionato ed eseguito con totale controllo di forza e direzioni, è riscontrabile anche un aumento della efficacia dell’azione, estrema precisione, compare per la prima volta nello studio anche una più consapevole gestione del tempo di esecuzione, questa fase coinvolge solo il secondo ed il terzo livello di pratica, poiché i soggetti interessati sono consapevoli della pratica ed hanno una maggiore attenzione nel muoversi, questa è chiaramente la fase in cui il dettaglio fa la differenza. I soggetti che sono arrivati in questa fase di studio hanno delle caratteristiche peculiari, la prima che si evince è che i soggetti sono altamente recettivi alle variabili di movimento poiché si destreggiano con padronanza nei contenuti tecnici. Le informazioni elaborate nella fase di apprendimento sono chiare e la capacità di adattare le azioni specifiche alle diverse situazioni non è più un ostacolo ma uno stimolo.

Questa è la fase in cui i tecnici devono essere in grado di inculcare nei praticanti di Taijiquan il metodo e risolvere tutti i conflitti che potrebbero derivare da vizi acquisiti negli anni, tali da distorcere la corretta padronanza del gesto tecnico. In questa fase inoltre si può “pretendere”, intendendo con questo che non solo si può sfruttare la capacità motoria del praticante ma si può far perno anche su di una più acuta sensibilità alla comprensione ed al miglioramento personale.

Questa fase determina la maturità dello studio e coincide con una maggiore capacità di comprendere principi di pratica che sono meno strettamente fisici, ma più mentali. Il maestro potrà qui introdurre quello che, ad avviso dello scrivente, è il principio più difficile nella pratica ma è anche quello che fa la differenza nella maturità ossia l’Inspirazione E l’Espirazione Sono Coordinati Tra Loro Ed Il Movimento (hu xi xie tao – 呼吸协调). Questo principio si concretizza nel far comprendere al praticante che, distinguendo due momenti, uno di accumulo della forza e l’altro di rilascio della forza, che più semplicemente potremo distinguere tra momento di preparazione al movimento ed il movimento stesso, nel primo momento dovrà inspirare e nel secondo dovrà espirare. Questo principio si commisura alla così detta “Respirazione naturale” che subisce alterazioni innaturali nella fase di comprensione dei gesti tecnici del Taijiquan, dovuta alla necessità di sottoporre il corpo a sforzi fino ad allora non affrontati. La fase di inspirazione ed espirazione dovrà inoltre essere: silenziosa e non forzata, altrimenti si avrebbe come risultato una forma di respirazione innaturalmente prolungata.

Tutte le fasi qui elencate sono essenziali per la crescita del praticante e sono fasi che solo il tecnico è capace di individuare, non sarà compito del praticante definirsi in una o in un’altra fase, ma sarà mansione primaria dell’insegnante cogliere il progresso del praticante per poterne sfruttare a meglio le Abilità Motorie acquisite.

Il controllo delle fasi di apprendimento delle Abilità Motoria del Taijiquan

Le fasi sopra elencate possono essere un modo facile per comprendere al meglio come funziona l’apprendimento del Taijiquan negli allievi, ma per poter essere sfruttate al meglio devono essere indagate nella pratica degli allievi. Abbiamo per ogni fase individuato i traguardi da raggiungere e i risultati ottenuti, ma per poter comprendere il loro sviluppo dobbiamo focalizzare l’attenzione adesso su quelli che potrebbero essere vizi o difetti.

Partendo dalla FASE GREZZA bisogna fare attenzione di dotare il praticante di quegli strumenti di base nella pratica che devono essere fin da subito, pur costando fatica, appresi e padroneggiati. Ad esempio avere un equilibrio approssimativo non significa avere l’abilità dell’equilibrio. Avere talune volte questa abilità non significa avere l’abilità, quindi è compito del maestro indugiare sullo studio per garantire che il praticante sia padrone dell’abilità.

Nella FASE DELLA SPECIALIZZAZIONE, per definizione il movimento che si padroneggia non deve essere vuoto o privo di forza poiché risulterebbe comunque impreciso ed inefficace, cioè si deve evitare che il gesto sia finalizzato al semplice muoversi e non all’obiettivo didattico. Sarà compito del docente puntualizzare determinati punti focali di pratica per rendere la tecnica completa.

Nella FASE DOMINANTE O STRUTTURATA, ormai il praticante sarà completamente addentrato al metodo e deve essere messo difronte ad opzioni di esecuzione del gesto che siano in grado di stimolarne la crescita. Questa è la fase in cui la routine pratica possa essere un limite alla crescita e per tanto il tecnico, dopo aver appurato il livello dello studente, dovrà apportare nuove variabili al movimento.

Conclusione

Quanto sopra esposto è la sintesi di osservazioni appurate su anni di insegnamento e di affiancamento all’insegnamento che mi hanno permesso di dedurre che in molti casi, per poter ottimizzare la docenza, pur mantenendo gli schemi tradizionali di studio, bisogna ottimizzare i tempi, non essendo più gli studenti in grado di garantire l’impegno che una volta erano necessari all’approfondimento.

M° Mario Lucci

IL TAIJIQUAN E LE CADUTE DEGLI ANZIANI

(Maestro Lucio Pippa)

Le cadute delle persone anziane costituiscono un problema importante per la salute pubblica consistente in una diffusa perdita di indipendenza, un aumento del tasso di mortalità per patologie croniche e la necessità di cure costose da somministrare per lungo tempo. Circa il 35%-40% di persone generalmente sane e di età superiore ai 65 anni, vanno incontro almeno ad una caduta ogni anno. Oltre il 50% delle suddette cadute comporta delle lesioni di lieve entità ma, in un range compreso fa il 5% ed il ​​15%, si traducono in gravi infortuni che richiedono il ricovero in ospedale. Le cadute possono essere causate anche da problematiche muscoloscheletriche, alterazione dell’equilibrio e mobilità ridotta. Quindi, è ampiamente giustificato tutto lo sforzo della sanità pubblica finalizzato a ridurre il numero delle cadute degli anziani.

IL TAIJIQUAN E LA RIDUZIONE DELLE CADUTE NEGLI ANZIANI: STUDIO RANDOMIZZATO E CONTROLLATO

Fuzhong Li, Peter Harmer, K. John Fisher, Edward McAuley, Nigel Chaumeton, Elizabeth Eckstrom, Nicole L. Wilson
(Istituto di Ricerca e Dipartimento di Salute Pubblica di Portland nell’Oregon, Università dell’Illinois)


Obiettivi
Valutare l’efficacia della pratica del Taiijiquan per un periodo di 6 mesi per ridurre il numero delle cadute ed il rischio delle cadute nelle persone anziane.
Disegno dello studio
Lo studio randomizzato e controllato ha coinvolto un campione di 256 adulti non praticanti attività fisica di età compresa fra 70 e 92 anni (età media: 77,48 anni; deviazione standard: 4,95 anni) reclutati attraverso un database di pazienti residenti a Portland nell’Oregon.
I partecipanti sono stati randomizzati e arruolati per partecipare ad un gruppo praticante il Taijiquan e ad un altro al gruppo di controllo praticante dello stretching; entrambi i gruppi hanno praticato tre volte alla settimana per 6 mesi.
Valutazioni
L’outcome primario è consistito nella valutazione del numero di cadute, mentre negli outcomes secondari sono stati inclusi l’equilibrio funzionale (valutato con: Berg Balance Scale, Dynamic Gait Index, Functional Reach e Single-leg standing), la prestazione fisica (valutata con il Test del piede da 50 piedi, FWT) e la paura di cadere.
Le valutazioni sono state effettuate al basale, a 3 mesi, a 6 mesi (interruzione dell’intervento) e ad un follow-up post-intervento dopo 6 mesi.
Risultati
Alla fine dell’intervento di 6 mesi, un numero significativamente inferiore di cadute (n=38 vs 73; p=.007), una più bassa proporzione di cadute (28% vs 46%; p=.01) e minori traumi da cadute (7% vs 18%; p=.03) sono state osservate nel gruppo praticante il Taijiquan rispetto al gruppo di controllo praticante dello stretching. Il rischio di cadute multiple nel gruppo praticante il Taijiquan è stato più basso del 55% rispetto a quello del gruppo di controllo praticante lo stretching (risk ratio, .45; intervallo di confidenza del 95%, da 0,30 a 0,70).
Rispetto ai partecipanti al gruppo di controllo praticante lo stretching, i partecipanti al gruppo praticante il Taijiquan hanno mostrato miglioramenti significativi (p <.001) nelle valutazioni di tutti gli outcomes secondari (equilibrio funzionale, prestazione fisica e paura di cadere). Tutti i suddetti parametri attestanti i miglioramenti sono stati mantenuti ad un follow-up post-intervento di 6 mesi nel gruppo praticante il Taijiquan.

Conclusioni
Un programma consistente nella pratica del Taijiquan tre volte alla settimana per 6 mesi è risultato efficace per ridurre il numero delle cadute, il rischio di cadere e la paura di cadere nonché per migliorare l’equilibrio funzionale e le prestazioni fisiche in soggetti adulti non praticanti attività fisica di età pari o superiore a 70 anni.

maestro lucio pippa

Lucio Pippa, laureato in medicina e chirurgia a Bologna, svolge la sua attività professionale in medicina tradizionale cinese  (MTC) a Pescara dove insegna, in qualità di maestro, Taijiquan stile Chen Xiaojia e Qigong nella Scuola di Arti Marziali Tradizionali Cinesi “Shen Long”. Ha conseguito la “Certificazione di erede dell’antica MTC” in quanto accettato come discepolo interno del Prof. Mao Dexi (Ospedale di MTC della Provincia di Henan nella città di Zhengzhou-Cina). È Presidente della “Fondazione onlus Camillo De Lellis per l’innovazione e la ricerca in medicina” di Pescara. È autore di varie pubblicazioni relative alla MTC, al Taijiquan stile Chen Xiaojia ed al Qigong

E’ davvero possibile manipolare il Qi?

(Maestro Fabrizio D’Ambrosio)

Certamente, uno degli aspetti più affascinanti della pratica del Taijiquan è rappresentato dalla manipolazione del Qi, ovvero del fluire dell’energia interna, aspetto che venne trattato da Chen Xin nel famoso testo “Trattato Illustrato sul Taijiquan della Famiglia Chen“ dove sono descritti i principi basilari del chansijin.

In un precedente articolo, comparso in questa serie a dicembre dello scorso anno, ci siamo soffermati sulla respirazione durante la pratica del Taijiquan ed in particolare sulla conduzione del Qi attraverso i canali (jingluo) principali, secondari e straordinari. L’articolo si concludeva dicendo che l’accumulo e la conduzione del Qi nel corpo sono stimolati naturalmente da una pratica regolare che conduce all’acquisizione di un metodo che risulti chiaro in primis a noi stessi. Solo quando il metodo sia diventato sufficientemente chiaro, diventa possibile dedicarsi, successivamente, in maniera consapevole alla conduzione del Qi.

Qualsiasi praticante di questa arte marziale, dopo i primi approcci iniziali, inizia a porsi delle domande su questo argomento e soprattutto a farne a chi sia più avanti con la pratica e non è inusuale che egli rimanga frustrato dalle spiegazioni che gli vengono fornite. È evidente che nessuna spiegazione teorica potrà mai chiarire come questo processo avvenga e si sviluppi all’interno del nostro corpo. E’ interessante notare in proposito come sull’argomento siano prolificate numerose pubblicazioni corredate di esercizi e specifiche istruzioni su come fare per sviluppare tale capacità.

La prima indicazione che in genere viene data è che il fluire dell’energia interna è paragonabile al movimento di un filo di seta che viene srotolato da un bozzolo. Affermazione che lascia ancora più perplesso il praticante neofita quando realizza che i semplici movimenti circolari che si sforza di eseguire alla perfezione non sono sufficienti al raggiungimento di tale risultato. L’altra affermazione che viene rivolta al praticante è quella relativa al percorso seguito da Qi, che ha radice nei piedi, si espande nelle gambe, è controllato dal bacino ed arriva fino alle dita delle mani passando dietro la schiena. Il tutto seguendo una traiettoria a spirale: dai piedi alle gambe, dalle gambe al bacino, tutto il nostro corpo deve muoversi come una singola unità.

A questo punto, anche il praticante più diligente è tentando dal rinunciare, soprattutto quando, per confortarlo dei suoi tentativi andati a vuoto, gli viene spiegato che non c’è nulla di esoterico o fantastico, che non si tratta di una vaga sensazione o di un flebile sussurro ma che il fluire del Qi può essere percepito forte e chiaro. Condurlo, certo, richiede una certa pratica.

E’ ovvio quindi che questo principio non può essere insegnato ad un praticante alle prime armi, finché egli non conosca abbastanza bene le basi o sia diventato particolarmente metodico. Come in tutte le cose, bisogna procedere per gradi anche perché, come ben sanno coloro i quali sono più avanti nella pratica, non esiste realmente un punto di arrivo nel perfezionare tale capacità ed il metodo per conseguirla è uno solo: la pratica diligente degli insegnamenti di un maestro qualificato.

Oggi, molti praticanti preferiscono prendere delle scorciatoie, piuttosto che seguire diligentemente i principi della coordinazione bacino-gambe e può capitare che arrivino a praticare per 20 o 30 anni il Taijiquan senza essere ancora capaci di muovere il bacino e le gambe con continuità. Ecco che a volte si muove il bacino senza muovere le gambe, oppure viceversa, o ancora si muovono le mani senza muovere il bacino e le gambe. Per questo si dice di far “affondare” il proprio corpo così da sentire l’intero peso gravare sui piedi. Personalmente, non sono mai stato ossessionato dal raggiungimento della capacità della manipolazione del Qi ma mi sono sempre affidato alle indicazioni della mia maestra ed ai suggerimenti di chi era più avanti di me nella pratica. Allora, se davvero si vuole intraprendere un percorso di conoscenza autentica l’unica strada possibile è quella indicata sopra: allenarsi, tenendo sempre a mente le indicazioni del proprio maestro e seguire alcuni principi essenziali.

Come detto sopra, teorizzare senza praticare è un esercizio abbastanza inutile. Alcuni semplici suggerimenti possono essere i seguenti. Mantenere il corpo rilassato e la mente calma sono due requisiti essenziali per essere presenti a se stessi e poter eseguire i movimenti non in maniera puramente meccanica ma con la giusta intenzione e consapevolezza. Per questo si dice immobili come una montagna, scorrevoli come un fiume. All’inizio, la propria attenzione deve essere indirizzata principalmente su quello che possiamo definire Spirito, lo Shen, e non sul respiro. Dedicare, inizialmente, troppa attenzione al respiro potrebbe renderci torbidi, mentre se lo si lascia andare naturalmente è più facile riuscire a percepire il fluire dell’energia. Per questo si dice “Cammina come un gatto, metti in movimento la tua energia, come se dipanassi un filo di seta dal bozzolo”.

Mantenere il corpo diritto ma distendendo i tratti cervicale e lombare con la colonna che forma un arco ideale che, partendo dal coccige, si proietti attraverso le vertebre cervicali all’infinito ed il petto contenuto in dentro così da permettere una respirazione addominale profonda. In questa condizione posso percepire la testa come sospesa dall’alto, tirata da un filo immaginario. Oltre l’arco formato dal tronco, ne esistono altri quattro, formati dagli arti inferiori e superiori. Vanno mossi tutti all’unisono. Solo così l’energia immagazzinata nel Dantian, punto centrale dell’arco costituito dal tronco, può muoversi attivamente lungo tutto il corpo. Nuca, spina dorsale, bacino, anche, ginocchia, caviglie, spalle, gomiti, polsi, devono stabilire una relazione continua tra loro e questo diventa possibile solo lavorando sulla coordinazione tra il bacino e la spina dorsale. Il bacino è l’asse intorno al quale si può ruotare a destra e a sinistra, mentre la spina dorsale conferisce la possibilità di piegarsi in avanti e indietro. Solo la coordinazione bacino-spina dorsale che consente di collegare il movimento di tutte le altre parti, rende possibile la circolazione del Qi.

Ecco allora che, rilassando le anche e mantenendo l’inforcatura rotonda (arco degli arti inferiori) con le ginocchia leggermente piegate, è possibile far salire la forza dal basso verso l’alto. Con le spalle rilassate, i gomiti affondati (arco degli arti superiori) il Qi può penetrare fino alle mani. Per questo si dice “Il sotto viene prima del sopra”.

Riferimenti bibliografici:

  • L. Pippa, C. Filosa, C. Paiju, R. Crepaldi, L. Sotte – Taijiquan stile chen xiaojia e qigong – Casa editrice Ambrosiana
  • Jou Tsung Hwa – Il Tao del Tai-Chi Chuan – Ubaldini Editore

Maestro Fabrizio D’Ambrosio IV° Duan di Taijiquan stile Chen Xiaojia
Ha incontrato il Taijiquan stile Yang a metà degli anni ’80 grazie al Maestro Roger Wohletz, allievo di Kai Ying Tung, con il quale ha conseguito il primo livello di istruttore dello stile.
Dal 2002 pratica lo stile Chen Xiaojia come allievo della Maestra Carmela Filosa. Divenutone dicepolo nel 2012, è XIV generazione dello stile ed ha conseguito la qualifica di Maestro nel 2018.
Collabora all’insegnamento dello stile presso la sede di San Giorgio a Cremano (Na) e nell’ambito dei corsi per gli istruttori dello stile dell’associazione ICXJ.

TAIJIQUAN E QIGONG: DIFFERENZE E INTERAZIONI

A cura del Maestro Claudio Romoli

Sempre più spesso mi capita di dover spiegare come si svolge una lezione di Taijiquan, quale è la differenza con il Qigong e come le due Arti interagiscono tra loro.

Per rispondere a queste domande in forma breve e sintetica (quindi, non entrando nello specifico della lingua cinese, seppur indispensabile, e scusandomi anticipatamente con gli esperti del settore) è necessario chiarire l’origine delle due Arti.

Il QIGONG per definizione è l’arte di esercitarsi con (o di allenare) il Qi (per semplicità spesso tradotto col termine “energia interna”). Il suo obiettivo è nutrire, armonizzare ed equilibrare la propria energia, lasciandola fluire attraverso tutto il corpo, promuovendo un sempre maggiore rilassamento. La pratica del Qigong, quindi, favorisce il passaggio del Qi, attraverso movimenti (ginnastiche) ideati a partire già dal I millennio a. C. che con il passare del tempo hanno avuto evoluzioni nelle forme e nelle denominazioni, ma il principio e lo scopo sono rimasti invariati.

All’inizio di ogni lezione si pratica la “sintonizzazione” o “regolarizzazione” dei tre elementi che contribuiscono all’armonia della persona: corpo, respiro e mente. Il lavoro su questi tre aspetti permette il rilassamento e lo scioglimento dei blocchi.

Il Qigong si può praticare come ginnastica preparatoria alle arti marziali (quindi, come prima parte della lezione di Taijiquan), per la prevenzione (benessere) e per la riabilitazione (terapeutico).

Il TAIJIQUAN è un’antica arte marziale cinese che, come ben spiega il Maestro Chen Peishan, al suo interno contiene tre aspetti importanti: i movimenti del corpo, l’abilità marziale e la teoria che vi è alla base. All’interno del primo aspetto è ovviamente compreso anche il lavoro sul Qi, parimenti a ciò che avviene nel Qigong. Ognuno può decidere se praticarlo in parte o totalmente e quindi dandogli un indirizzo prevalentemente terapeutico o piuttosto marziale. In tutti i casi comunque, va praticato studiando il modo di accumulare e fare circolare il Qi, con movimenti a forma di spirale, attraverso le forme ideate e codificate da Chen Wangting (1600-1680), IX generazione della famiglia Chen, considerato storicamente il padre del Taijiquan. 

Tutta la famiglia Chen per tradizione praticava l’uso delle armi. Chen Wangting eccelleva sia nelle lettere che nelle arti marziali. Alla fine della sua carriera militare, si dedicò alla creazione di un sistema unico e completo, integrando le proprie conoscenze marziali con la teoria della Medicina Tradizionale Cinese e le ginnastiche respiratorie taoiste. Fino al 1800 circa il Taijiquan era praticato solo all’interno della famiglia Chen. 

Chen Changxin (1771-1853) contribuì a divulgare l’arte fuori dalla famiglia Chen ed essa nel tempo subì delle trasformazioni dando vita a vari stili. I più diffusi oltre al Chen sono: Yang, Wu (Jianquan), Wu (Yuxiang), Sun, Zhaobao, Hao.

Anche lo stile Chen al suo interno si è diviso in due scuole principali: Xiaojia o Piccola Struttura e Dajia o Grande Struttura, quest’ultima comprende a sua volta due varianti: Laojia o Vecchia Struttura e Xinjia o Nuova Struttura.

Il picco dell’Arte nella Xiaojia si manifesta con un percorso di enfatizzazione nella riduzione dei cerchi da grandi a piccoli, quindi da piccoli a “non cerchi” attraverso cui la forza spiraleggiante (chansijin) viene trasferita lungo i percorsi della forza (jinlu) sul dorso, le braccia e le gambe, raggiungendo il più alto grado di abilità.

Nel testo “Il Trattato Illustrato sul Taijiquan della Famiglia Chen”, considerato da tutti la Bibbia delle Arti Marziali, scritto da Chen Xin (1849-1929), 16° generazione della famiglia e VIII° nella trasmissione dello stile, sono descritti proprio i movimenti praticati nel sistema Xiaojia. Questo fa ritenere la Xiaojia la più vicina alla tradizione originaria.

L’unica controindicazione del Taijiquan è “l’impazienza”. I benefici non si ottengono in dieci minuti, ma con un lavoro paziente, quotidiano e costante di anni.

Per questo si chiama “pratica”, perché non basta “comprendere”, non basta eseguire correttamente un movimento una sola volta o provare una particolare esperienza. Ogni nuova acquisizione deve diventare parte così integrante del corpo e della mente da trasformare la qualità stessa dell’energia del praticante, tanto da fondersi completamente con la sua modalità di essere, muoversi e percepire.

Il Taijiquan si può tuttavia praticare a diversi livelli, basta avere le giuste aspettative. La sensazione di benessere fisico, un maggiore scioglimento del corpo, un migliore equilibrio e radicamento sono risultati raggiungibili a qualsiasi età nel giro di qualche mese di pratica, con delle variazioni, ovviamente, da persona a persona.

Per concludere, aggiungo che il Taijiquan è un cammino individuale, un viaggio attraverso la propria energia, il proprio cuore-mente, il proprio corpo.

Bibliografia:

  • Taijiquan stile Chen Xiaojia e QiGong, arti tradizionali e mediche (Pippa-Filosa-Chen Peiju-Crepaldi-Sotte)
  • Tredici saggi sul Taijiquan (Chen Man Ch’ing)
Maestro Claudio Romoli

Dall’incontro nel 2005 con la Maestra Carmela Filosa, il Maestro Claudio Romoli (3° Duan Taijiquan stile Chen Xiaojia) inizia lo studio del Taijiquan, dopo una trentennale esperienza nelle arti marziali giapponesi (Maestro 4° Dan).

Attualmente è responsabile della Italy Chen Xiaojia Marche-Rimini.

Presidente dell’A.S.D. Aragorn di Pesaro, conduce la scuola di Taijiquan stile Chen Xiaojia e Qigong con sedi a Pesaro e Rimini.

推手三十六病    陈鑫 

I 36 errori nel Tuishou  –  Chen Xin 

(traduzione della Maestra Carmela Filosa)

(Seconda parte)

(10)搂 Lou

Tenere nelle proprie braccia, abbracciare (colui che “abbraccia”, avvolge forzatamente le proprie braccia intorno al corpo dell’avversario.)

(11)冒 Mào

Resistere, supportare con le mani (colui che resiste, preme forzatamente in basso con le mani.)

(12)搓 Cuō (cuō zhě, rú liǎng shǒu xiāng cuō zhī cuō, yǐ shǒu zhǒu cuō dí rén yě)

Strofinare con le mani, sfregare (chi strofina, proprio come quando si strofinano reciprocamente le due mani, usa mani e gomiti per strofinare l’avversario.)

(13)欺压 Qī yā

Umiliare e opprimere, essere prepotente, condurre in modo rude (“Qi” vuol dire ingannare o imbrogliare, “ya” vuol dire usare le proprie mani per premere forzatamente verso il basso le mani dell’avversario.)

(14)挂 Guà

Agganciare, uncinare, catturare (“Gua” significa che si aggancia l’avversario con i propri palmi, per paura che l’altro ci colpisca.)

(15)离

Lasciare, andare via, separarsi da (“Li” significa allontanarsi dal corpo dell’avversario, per paura che l’altro ci colpisca.)

(16)闪赚 Shan zhuàn

Scansare (schivare) e ingannare (colui che scansa e inganna, imbroglia l’avversario ingenuo e quindi lo attacca.)

(17)拨

Muovere, rimuovere, aggiustare con movimenti delle dita (“Bo” vuol dire muovere forzatamente l’avversario con le proprie mani.)

(18)推 Tuī

Spingere, premere (“Tui” vuol dire usare le mani per spingere via – forzatamente – l’avversario.)

(19)艰涩 Jiān sè

Complicato e astruso (è quando le mani non si muovono in modo abile, esperto, poiché le capacità non sono ancora mature.)

(20)生硬 Shēng yìng

Duro, rigido, inflessibile (colui che è rigido, fa affidamento sulla temerarietà per per colpire l’altro – senza aver compreso i princìpi richiesti, mostra durezza per cercare la vittoria.)

(21)排 Pái

Accantonare, escludere, rimuovere (“Pai” vuol dire respingere il problema senza risolverlo.)

(22)挡 Dang

Bloccare, sbarrare, arrestare (“Dang” vuol dire che non si è capaci di attirare a sé l’avversario – per poi destabilizzarlo, quindi si usano le mani solo per bloccarlo con forza.)

(23)挺 Ting

Stare dritti, impettiti, resistere (colui che sta impettito è rigido.)

(24)霸

Tiranno, despota, egemonia (colui che fa il despota diventa governante dopo un’azione di forza, sottomette le persone con la violenza – non con l’abilità.)

(la prima parte dell’articolo è disponibile in questa pagina)

Nella foto la Maestra Carmela Filosa e il Maestro Vito Marino nell’esercizio del Tuishou.

Maestra Carmela Filosa

Dottoressa in Lingue e Civiltà Orientali. Maestra di Taijiquan e Qigong, VI Duan di Wushu.

Vicepresidente della ISCT (International Society of Chen Taijiquan) e rappresentante in Italia dei Maestri Chen Peiju e Chen Peishan di cui è discepola e con i quali studia dal 1996. Riconosciuta ufficialmente 13a generazione nella trasmissione del Taijiquan stile Chen, è Presidente dell’Associazione Italy Chen Xiaojia che per prima ha introdotto e divulgato questo stile di Taijiquan in Italia.