La spada Cinese -Jiàn-

(Maestra Sarah Falanga)

In Cinese: ,pinyin: jiàn.  Storicamente la prima volta che viene menzionata la spada cinese è durante il periodo “Primavera ed Autunno” approssimativamente intorno dal 771 al 476 A.C. uno dei primi esemplari è la spada Goujian.  Le versioni storiche con una sola mano hanno lame che variano da 45 a 80 centimetri di lunghezza. Il peso di una spada media di 70 centimetri lunghezza della lama, sarebbe in una gamma di circa 700 a 900 grammi.

Nel folklore cinese viene chiamata “ il principe delle armi” ed è considerata una delle quattro armi principali delle arti marziali cinesi insieme alla: lancia, la sciabola ed il bastone.

Anticamente la spada veniva forgiata in bronzo e successivamente in acciaio, inoltre , sono state ritrovate spada fatte interamente di giada usate per dei cerimoniali.

Tradizionalmente, la lama della spada veniva costruita in tre  parti “sanmei” che consisterebbe nell’unire alla parte centrale più dura altre due parti più morbide; la piastra centrale sporge leggermente dai pezzi circostanti, consentendo un bordo tagliente, mentre la spina più morbida protegge il nucleo fragile. Alcune lame avevano la costruzione di wumei  o di cinque piatti, con altri due piatti morbidi utilizzati al crinale centrale.

Le parti della spada cinese

La spada cinese si suddivide in diverse parti

taijijian

Jiàn gé – guardia: la guardia nella spada serve per proteggere la mano dai possibili attacchi dell’avversario. La forma della guardia può cambiare in base al proprio gusto ed in genere ricorda la forma di ali con le punte che possono andare sia verso l’alto che verso il basso.

剑柄  Jiàn bĭng – impugnatura:  l’impugnatura o manico della spada in genere fatto di legno, con forma piatta con bordi arrotondati in modo tale da essere maneggiata meglio.

Jiàn shŏu – pomolo: il pomolo della spada serve sia per bilanciare la spada, sia per prevenire un possibile scivolamento della mano e quindi la perdita della spada. Inoltre può essere usato per colpire l’avversario.

剑 穗 Jiàn suì – fiocco: il fiocco della spada viene solitamente attaccato al pomolo, pare che storicamente questo veniva usato come cordino per permettere a chi brandiva l’arma di trattenere  la spada in combattimento. In alcuni stili di arti marziali cinesi, il fiocco viene usato come parte integrante( rendendolo offensivo), mentre in altri il fiocco non è necessario. Alcuni sostengono che il fiocco possa servire per distrarre l’avversario ma oggigiorno ha uno scopo puramente decorativo.

剑 脊 Jiàn jĭ – dorso ( spina dorsale): il dorso della spada è la parte più rigida, partendo dalla base  dove è più doppia, va ad assottigliarsi verso la punta.

In genere la spada si suddivide in tre sezioni :

  • Primo prossimale, che sarebbe la parte più vicina al manico ed in genere è dove si blocca un attacco dall’alto;
  • Secondo centrale, che è appunto la parte centrale della spada ed è dove si concentrano i blocchi e si effettuano i tagli;
  • Terzo distale, la parte più distante dal manico, dove si concentra la guardia e si effettuano i colpi di punta.

Tecniche della spada

Prima di parlare delle tecniche fondamentali dell’uso della spada, è bene parlare di come mantenere in mano l’arma.

In posizione di riposo, quindi quando non si è pronti ad usare l’arma, è buona norma tenere la spada davanti a se con la punta rivolta verso il basso in modo tale da non causare danni a cose e persone intorno a noi; quando si è pronti e quindi in posizione per eseguire il taolu o  le tecniche di base, la spada deve essere tenuta dietro al braccio sinistro disteso con la punta rivolta in alto e con la mano che tiene saldamente il manico, lasciando il dito indice disteso sull’impugnatura.

taijijian
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Le sei tecniche fondamentali nell’uso della spada

撩剑 Liào jiàn: sollevare. Mantenendo la spada orizzontalmente con il palmo verso l’alto, ruotare leggermente il corpo lateralmente per evitare la spada dell’avversario e fare  un movimento circolare con la spada dal basso in alto tagliando il polso dell’avversario.

挂剑 Guà jiàn : uncinare. Mantenendo la spada in modo saldo, ruotare leggermente il corpo ed effettuare un movimento circolare con la spada portando la punta della spada dal basso verso l’alto imitando la forma di un uncino per contrastare l’avversario.

秣剑 jiàn: strofinare. Mantenendo la spada orizzontalmente, colpire il petto o l’addome del’avversario. Il movimento può essere effettuato in tre modi:

  1. mantenendo la spada con il palmo verso l’alto facendo partire il movimento da destra a sinistra
  2. mantenendo la spada con il palmo verso il basso facendo partire il movimento da sinistra verso destra
  3. mantenendo la spada con il palmo in alto o in basso, ruotare attorno al corpo muovendo  la spada in modo circolare da sinistra verso destra e viceversa.

点剑 Diăn jiàn: colpo di punta. Mantenendo la spada orizzontalmente con la lama verso l’alto, portare la punta verso il basso con un piccolo movimento del polso, per attaccare il polso dell’avversario.

刺剑 jiàn: affondo. Mantenendo la spada con il palmo rivolto verso l’alto, portare la spada in avanti con movimento lineare e deciso.

劈剑 jiàn: fendente. Movimento circolare della spada dall’alto verso il basso. Il colpo può arrivare sia dritto quindi parallelo al pavimento sia in obliquo rispetto al corpo.

Queste sono le sei principali tecniche di spada, che usiamo nel Taiji quan Chen Xiaojia. Ovviamente non esistono solo queste tecniche ma queste sono quelle che vengono maggiormente utilizzate.

Esistono dei requisiti fondamentali da rispettare per utilizzare al meglio la spada:

  • il movimento deve essere preciso
  • deve essere chiaro il punto di forza nell’applicazione della spada
  • corpo e spada devono essere uniti
  • la spada deve essere il prolungamento del braccio.

La Maestra Chen Peiju è famosa per essere una grande spadaccina, nonostante la sua corporatura minuta riesce a rendere il movimento con la spada molto più marziale, fluido, intenso, elegante e potente di qualsiasi altro Maestro di Taijiquan.

taijijian master chen paiju

剑走青,刀走黑  jiàn zŏu qīng, dāo zŏu hēi.

La chiave per praticare la spada è essere intelligente/astuto, la chiave per praticare la sciabola è essere forti.


Bibliografia

Chinese-English and English-Chinese Wushu Dictionary – Chief EditorsDuan Ping Zheng Shouzhi

L’elenco degli eventi previsti per l’anno sportivo 2019/2020

CORSO ISTRUTTORI A NAPOLI

  • 12-13 ottobre 2019
  • 23-24 novembre 2019
  • 14-15 dicembre 2019
  • 11-12 gennaio 2020
  • 08-09 febbraio 2020
  • 14-15 marzo 2020
  • 18-19 aprile 2020
  • 16-17 maggio 2020

CORSO ISTRUTTORI A PALERMO

  • 28-29 settembre 2019
  • 30 novembre-01 dicembre 2019
  • 29 febbraio-01 marzo 2020
  • 09-10 maggio 2020

CORSO ISTRUTTORI A PESCARA

  • 19-20 ottobre 2019
  • 25-26 gennaio 2020
  • 28-29 marzo 2020
  • 23-24 maggio 2020

SEMINARI

SEMINARIO A MERANO

  • 07-08 settembre 2019

SEMINARI A PESARO

  • 21-22 dicembre 2019
  • 04-05 aprile 2020

SEMINARI CONGIUNTI TAIJIQUAN/TONGBEIQUAN

  • 01-02 febbraio 2020 MILANO (Maestro Vito Cannillo)
  • 21-22 marzo 2020 FIRENZE (Maestri Massimiliano Campaini e Antonio Peis)

SEMINARIO NAZIONALE DI FINE ANNO A ROCCAPORENA

  • 30/31 maggio – 01 giugno 2020

Alcune foto, dell’evento che si è tenuto a Pescara, con il Maestro Chen Peishan

Le attività della Italy Chen Xiaojia si spostano all’aperto

taichi parco verde

Se volete assistere o partecipare ad una delle nostre lezioni, ci trovate a:

  • San Giorgio a Cremano (NA): il 9 ed il 15 luglio, dalle 19:00, presso Villa Vannucchi (riferimento Maestra Sarah Falanga)
  • Palermo: tutti i martedì di luglio, dalle 18:00 alle 19:30, presso Giardino Vincenzo Florio (adiacente allo Stadio delle Palme) (riferimento Maestro Vito Marino)
  • Roma: tutti i mercoledì, dalle 19:00 alle 20:00, presso il Parco di via Viner, zona Axa Malafede (riferimento Maestro Nazzareno de Cave)
  • Pesaro: 4 ed 11 luglio, dalle ore 19:00 alle 20:00, presso gli Orti Giulii (riferimento Maestro Caudio Romoli)

Allenare il Taijiquan

(Maestra Sarah Falanga)

Il Taijiquan è uno dei metodi di combattimento più antichi, ma paradossalmente la sua notorietà e diffusione è dovuta soprattutto per i benefici psicofisici che apporta al praticante e quindi  come ginnastica per la salute più che come arte puramente marziale. Le  caratteristiche principali del taijiquan quali: morbidezza, fluidità e lentezza dei movimenti hanno reso questa disciplina “fraintendibile” e in alcuni casi, “un mero” esercizio fisico se praticato senza comprensione dello stile, destrutturando il movimento e privandolo della sua natura marziale. Dopo l’avvento della Repubblica popolare cinese, il carattere terapeutico e sportivo del Taijiquan è andato gradualmente accentuandosi, infatti intorno agli inizi del ‘900, nascono le prime scuole di wushu .

Oggigiorno il Taijiquan è globalmente diffuso, sono milioni i praticanti che possiamo suddividere in tre grandi gruppi :

  • “gli amatori” , ossia quelli che praticano per motivi di salute o svago;
  • “gli agonisti”, coloro che dedicano molto del tempo e finalizzano la pratica alle competizioni sportive di diverso livello;
  • “i ricercatori” chi continua quotidianamente la ricerca della vera natura del Taijiquan e che ne permettono la diffusione.

L’elemento fondamentale che accomuna questi tre gruppi per la conoscenza ed il miglioramento della pratica del Taijiquan è : l’allenamento.

Bisogna differenziare principalmente due tipi di allenamento: quello tradizionale e quello agonistico. Parleremo maggiormente di quello tradizionale.

La grande differenza tra l’allenamento tradizionale e quello agonistico è fondamentalmente l’obiettivo finale da raggiungere.

Nell’allenamento agonistico bisogna seguire  un programma ben definito, studiato appositamente per permettere al praticante di migliorare, ottimizzando i tempi che lo separano dalla competizione e quindi focalizzarsi su un certo tipo di routine.

Questo non accade nella “pratica tradizionale”.

Secondo il Maestro Chen Peishan, all’interno del taijiquan ci sono tre aspetti importanti: i movimenti del corpo, l’abilità marziale e la teoria che vi è alla base.

L’allenamento tradizionale permette di migliorare ed acquisire la padronanza nella pratica del Taijiquan a lungo termine, il praticante che si appresta allo studio di questa disciplina , viene da subito messo di fronte al fatto che solo con  lunghi periodi di pratica si potrà padroneggiare l’arte. Il praticante acquisirà le dovute capacità motorie solo con la pratica; la comprensione sarà proporzionata al tempo che egli difatti impiegherà.

Una lezione tipo  si suddivide in varie parti:

Qi gong: La parola  氣 (Qi ) significa sia aria che respiro o energia, esprimendo un concetto di “soffio vitale” mentre 功 ( gong) significa lavoro o esercizio. Il termine completo quindi vuol dire lavoro sul Qi. Nella tradizione cinese esistono molte forme di Qigong, dal punto di vista della pratica marziale, è l’insieme delle tecniche di gestione della respirazione e del movimento che contribuiscono all’accrescimento delle capacità di controllo e conoscenza del proprio corpo. Iniziare l’allenamento con questa pratica, dona la possibilità al praticante di calmare il respiro, rilassare la mente, aumentando le percezioni sensoriali e quindi l’apprendimento.

Tecniche di base : come in tutte le discipline, anche nel Tajiquan si ha la necessità di iniziare dall’abc. Le tecniche di base le possiamo sintetizzare in questo modo: esercizi che allenano i passi, esercizi che allenano i calci ed esercizi che allenano le tecniche di mano.

Sequenze o Taolu : il taolu  permette di allenare contemporaneamente il corpo ed il metodo, poggiando le fondamenta per il combattimento. Esprime la padronanza delle tecniche di base, la comprensione dei principi e lo sviluppo dell’intenzione.

Tuishou: il tuishou o “spinta con le mani”  è l’esercizio che costituisce l’introduzione alla pratica del combattimento ed alla sua strategia. Praticato in coppia, serve a sviluppare stabilità, sensibilità, reattività senso della distanza ed insegna a gestire  l’aggressività. La finalità del tuishou non è quella di “vincere” ma sviluppare coordinamento, fermezza, morbidezza e capacità di “sentire” l’energia  dell’avversario per meglio utilizzare la propria.

A seconda dell’esperienza dell’allievo nella pratica, queste variano. Partendo, ovviamente da movimenti più semplici fino poi ad arrivare a movimenti complessi.

Di fondamentale importanza è ribadire che la maggior parte dei movimenti sono guidati dall’intenzione YI condotti con il respiro QI e pertanto lenti, calmi, rilassati e controllati, affinchè si sviluppi un certo tipo di abilità sia motoria che mentale . Seguendo il principio “dal grande al piccolo, dal lento al veloce” e procedendo con la pratica del TJQ è evidente come non si possa trascurare anche l’allenamento a: forza, rapidità e velocità. Questo tipo di allenamento, tenendo conto sempre delle abilità del praticante, viene svolto con diversi esercizi a partire dallo scioglimento muscolare ed articolare, passando ad esercizi di potenziamento muscolare ed inoltre ad esercizi di condizionamento usando colpitori, sacchi etc.

La completezza dell’allenamento tradizionale nelle arti marziali cinesi, prevede l’alternanza tra fasi morbide e dure, tra fasi di rilassamento e potenziamento, tra metodiche di allungamento e tecniche di contrazione il tutto incentrato su una triade di elementi quali Yi(intenzione),  Dongzuo (movimento) e Huxi (respiro).

Nella mia esperienza di insegnante ma soprattutto di allieva, mi sono resa conto che per praticare un’arte come il Taijiquan servono tre qualità

  • PAZIENZA
  • TEMPO
  • COSTANZA

I risultati non saranno immediati! Se ci scoraggia lo sforzo di memorizzazione, vuol dire che non si è capito che la cosa più importante non è il risultato, bensì il gesto in se stesso e l’attenzione che vi si deve dedicare. Quest’attenzione non deve essere uno sforzo ma un’apertura su una percezione  differente delle cose.

Sarah Falanga

Maestra cintura nera IV Duan, Sarah Falanga nasce a Napoli il 19 agosto 1986. Figlia del Maestro Stanislao Falanga, inizia dalla più tenera età la pratica del wushu. Nel 2000 inizia la pratica del Taijiquan stile Yang e nel 2005dello stile Chen Xiaojia con la Maestra Carmela Filosa.

Nel corso degli anni, partecipa a svariati campionati regionali ed italiani arrivando sempre sul podio. Nel 2008, prende parte al campionato mondiale di wushu tradizionale nella città di Wuhan, in Cina, ed arriva al secondo e terzo posto in mani nude e spada.

Si è recata varie volte in Cina per studiare e perfezionare la disciplina direttamente  dalla Maestra Chen Peiju, diretta discendente di XX generazione della famiglia Chen e XII dello stile Chen Xiaojia.

Nel 2012 ha l’onore di diventare discepolo e trasmettitrice dello stile di XIV generazione.

Collabora attivamente nella scuola e nell’ associazione (ICXJ) della Maestra Carmela Filosa, tenendo corsi e seminari.

La pratica del Taijijquan e la respirazione
(Maestro Fabrizio D’Ambrosio)

È indubbio che il Taijiquan sia una arte marziale. Tuttavia, da quando è iniziata la sua diffusione a livello planetario la pratica di tale disciplina è stata il più delle volte associata ad una forma di ginnastica dolce, anche per la contemporaneità di movimenti lenti e l’utilizzo della respirazione. Infatti, durante la pratica della disciplina, tutti i movimenti eseguiti sono fortemente connessi con la respirazione conducendo ad una cooperazione molto stretta tra la mente ed il respiro che si traducono in un processo sistematico di produzione, trasformazione e circolazione di energia all’interno del nostro corpo.  Sappiamo tutti che la dicitura energia dal punto di vista della fisiologia cinese sia una traduzione di comodo, visto che il termine corrispondente “Qi” è effettivamente non traducibile, data la gamma di significati diversi identificati dall’ideogramma cinese. In ogni caso, un principiante che si avvicini per la prima volta all’arte, dopo un paio di settimane di pratica quotidiana è già in grado di percepire dei cambiamenti del suo modo di muoversi e sperimenta un’aumentata capacità di percepire e riconoscere la posizione del proprio corpo nello spazio e lo stato di contrazione dei propri muscoli. Non è quindi un caso se il Taijiquan sia stato definito una forma di meditazione in movimento, dove l’oggetto di tale meditazione diventa il nostro stesso agire. Il ruolo che la respirazione svolge in tutto questo non è secondario e richiede un approfondimento che non può essere certamente riassunto nello spazio di questo articolo dove si proverà, invece, a mettere in luce uno dei tanti possibili aspetti.

Al principiante, all’inizio della pratica, viene detto di respirare in maniera naturale e di assecondare pertanto il proprio respiro. Con due raccomandazioni, quella di respirare solo con il naso e di posizionare la lingua sotto il palato con la punta dietro gli incisivi.  Per chi presta un minimo di attenzione, è facile in questo caso sperimentare la produzione di saliva e la sua successiva deglutizione durante la pratica. Se la respirazione solo attraverso le narici può essere accettata passivamente dal principiante, la posizione della lingua desta invece qualche perplessità se non incomprensione. Più che giustificata, visto che per poter dare una spiegazione è necessario avere qualche nozione elementare di fisiologia cinese e la conoscenza dei diversi tipi di Qi presenti all’interno del nostro corpo. In via estremamente semplificata possiamo dire che all’interno del nostro corpo esiste un complesso sistema di conduzione del Qi attraverso dei canali (jing luo) che dal punto di vista della medicina e della fisiologia occidentale non hanno alcun riferimento anatomico. La classificazione di questi canali esula dallo scopo di questo articolo ma in via generale possiamo dire che esistono dei canali principali, secondari e straordinari. Questi ultimi hanno lo scopo di mettere in relazione i canali principali con le zone tra loro comprese, con il compito di accumulare il Qi da distribuire al momento opportuno. In particolare, i canali straordinari trovano corrispondenza con il sistema nervoso centrale, il sistema di produzione del sangue, il sistema circolatorio, il sistema urogenitale, il sistema endocrino e il sistema osseo. Degli otto canali straordinari solo due possiedono percorsi e punti loro propri, gli altri sei, pur possedendo un percorso specifico, prendono a prestito i punti dei canali principali. Ci occuperemo quindi dei due canali straordinari “Du Mai” e “Ren Mai”, rispettivamente Vaso Governatore e Vaso Concezione, poiché è lungo il loro percorso che si trovano 12 punti che rivestono una importanza particolare. Essi sono stati simboleggiati in molti modi nella letteratura taoista e vengono rappresentati come 12 esagrammi dell’Yi Jing, i quali vengono a loro volta collegati ai 12 mesi dell’anno e alle 12 ore della giornata (corrispondenti ciascuna a due ore nel nostro conteggio abituale). La circolazione del Qi attraverso questi centri riflette, quindi, la modalità ciclica dei processi cosmici che determinano l’alternarsi di luce e buio e il cambiamento delle stagioni, come rappresentato nelle due figure seguenti.

Fig. 1 – da La Luna nel Lago: Yi Jing e Piccola Rivoluzione Celeste – Prima Parte di Paolo Racagni

Fig. 2 – Piccola Rivoluzione Celeste e diagramma Taoista rovesciato. L’immagine è Tratta dal libro di Georges Charles “Qi Gong ed Energia Vitale” Ed. Pendragon

Torniamo allora alla respirazione e alla conduzione del Qi  attraverso il corpo. Il punto di partenza su cui la mente si concentra durante la pratica è conosciuto come il Dantian, a circa 3 cm sotto l’ombelico, laddove il Qi è originariamente localizzato. L’azione congiunta della inspirazione e della concentrazione mentale solleva il Qi dal Dantian alla regione del plesso solare simboleggiata dal trigramma Li il cui significato principale è appunto fuoco. Con l’espirazione e la concomitante concentrazione mentale il Qi viene fatto discendere dal plesso solare al basso addome,  simboleggiato dal trigramma Kan il cui significato principale è quello di acqua. I movimenti verso l’alto e verso il basso inducono il Qi a circolare avanti indietro tra il plesso solare e il basso addome. Questo è il primo ciclo di purificazione noto anche con il nome di Piccolo Circuito Celeste che simboleggia l’unione di fuoco e acqua. La sua pratica purifica il Qi e lo prepara per la fase successiva di purificazione e di circolazione del Grande Circuito Celeste.

Una parte di tale circuito inizia percorrendo i due canali straordinari Du Mai e Ren Mai. Durante l’inspirazione il Qi viene dapprima guidato verso il basso, dal Dantian alla base della spina dorsale e poi verso l’alto, lungo la schiena, dalla estremità inferiore del canale Du Mai attraverso il coccige e su per il canale lungo la spina dorsale fino alla sommità della testa. Durante l’espirazione e il movimento discendente il Qi viene fatto scendere dalla sommità del capo fino alla base della bocca dove entra nel canale Ren Mai che percorre la parte centrale del corpo fino a raggiungere nuovamente il punto di partenza. Il percorso del Grande Circuito Celeste è analogo al passaggio delle quattro stagioni nel corso dell’anno. Il passaggio dall’addome alla spina dorsale è la primavera; dalla spina dorsale alla sommità della testa è l’estate; dalla sommità del capo fino al torace è l’autunno, e dal torace all’addome è l’inverno.

La fase di inspirazione conduce il Qi attraverso i primi otto centri, quella di espirazione attraversi i successivi sei. La lingua sotto il palato con la punta dietro gli incisivi consente, non solo simbolicamente, di collegare tra di loro le otto fasi dell’inspirazione con le sei dell’espirazione. Il Qi viene condotto dalla zona genitale  fino alla base della spina dorsale e, in seguito, lungo la colonna vertebrale fino alla sommità della testa. Successivamente, questo viene diretto giù, dalla sommità della testa fino alla gola dove diviene saliva e poi giù lungo il torace fino all’addome. Il classico del Taijiquan chiamato il Canto delle 13 posizioni afferma: “quando la parte bassa della spina dorsale viene mantenuta dritta il Qi raggiungerà la sommità della testa (Du Mai).  Il Trattato così prosegue: “quando la nuca è eretta, usa la mente per dirigere il Qi verso la sommità della testa e poi per affondarlo giù nell’addome” (Ren Mai).

L’accumulo e la conduzione del Qi nel corpo sono stimolati naturalmente da una pratica regolare che conduce all’acquisizione di un metodo che risulti chiaro in primis a noi stessi. Durante la pratica non si dovrebbe mai forzare per avere dei risultati. Solo quando il metodo sia diventato sufficientemente chiaro, sarà possibile dedicarsi, successivamente, in maniera consapevole alla conduzione del Qi.

Riferimenti bibliografici

  • Da Liu – Taijiquan e meditazione – Ubaldini editore
  • L. Pippa, C. Filosa, C. Paiju, R. Crepaldi, L. Sotte – Taijiquan stile chen xiaojia e qigong – Casa editrice Ambrosiana

Maestro Fabrizio D’Ambrosio III° Duan di Taijiquan stile Chen Xiaojia. Ha incontrato il Taijquan stile Yang a metà degli anni ’80 grazie al Maestro Roger Wohletz, allievo di Kai Ying Tung, con il quale ha conseguito il primo livello di istruttore dello stile. Dal 2002 pratica lo stile Chen Xiaojia come allievo della Maestra Carmela Filosa. Ha conseguito le qualifiche di allenatore e di istruttore. Collabora all’insegnamento dello stile presso la palestra di San Giorgio a Cremano (NA) e nell’ambito dei corsi per gli istruttori dello stile dell’associazione ICXJ.

Alcune foto dell’evento

Il Maestro e l’insegnamento delle Arti Marziali
(Maestro Claudio Romoli)

Sono ormai 50 anni che pratico le Arti Marziali e vorrei condividere con voi alcune riflessioni di questa mia esperienza. Inizio dal fattore per me determinante: il Maestro.
Nelle Arti Marziali il rapporto con il Maestro è fattore decisivo per la comprensione e quindi la riuscita nell’Arte che si vuole praticare. Ma chi è il Maestro? Per definire tale figura, considero determinanti due punti:

  1. Il Maestro è colui che riesce a valorizzare il talento dell’allievo, con il desiderio sincero di essere superato dall’allievo stesso.
  2. Un buon Maestro rimane tale se continua ad essere un buon Allievo.

Nel percorso di pratica, ciò che premia è il senso di appartenenza verso il proprio Maestro, che, se è tale, farà sì che il Maestro stesso al momento opportuno sarà orgoglioso di trasmettere la fonte della propria conoscenza. Essere Maestro è una vocazione, è una chiamata, bisogna cercare, applicarsi, studiare, praticare, seguire, ma poi si è scelti dal proprio Maestro, dagli allievi, dalle circostanze della vita, tutto questo permette il realizzarsi della missione del Maestro.

Gli ultimi 15 anni della mia vita sono stati fonte di trasformazione sostanziale! L’incontro con la Maestra Carmela Filosa e la sua scuola sono stati per me una rivoluzione copernicana, ho iniziato a scoprire la cultura cinese, un mare infinito! La fatica del ricominciare (alla mia età) è stata ben presto soppiantata dalla enorme passione che è nata in me per ciò che studio, grazie anche alla Maestra che me l’ha trasmessa, e questo dato è fondamentale per poter costruire qualcosa. La passione coinvolge e così, quasi senza accorgermene, nel 2013 è nata la scuola “Aragorn” a Pesaro.

“Aragorn” è stata impostata proprio come una scuola, dove ad ogni sessione di esame per il passaggio di cintura, le valutazioni sull’allievo vengono fatte in base a cinque criteri: Frequenza, Fedeltà, Appartenenza, Teoria e Pratica.
I primi tre criteri (Frequenza, Fedeltà e Appartenenza) li posso verificare soltanto io, dal momento che mia è la convivenza con le classi, mentre gli ultimi due (Teoria e Pratica) rimangono al giudizio insindacabile della Maestra che è presente alle sessioni di esami.

Frequenza vuol dire che l’allievo segue costantemente le lezioni, facendo, volta per volta, penetrare dentro di sé (come la goccia che scava la roccia) l’esperienza che cerco di trasmettere.

Fedeltà è la conseguenza diretta della Frequenza, frequentando assiduamente si diventa capaci di seguire e si entra piano piano nella forma mentis dell’arte che pratichiamo.

Appartenenza è secondo me qualcosa di più sublime, è diventare parte dell’arte, della scuola, del Maestro! Non molti raggiungono buoni voti in questo aspetto!

Molti sono assidui nella Frequenza (sono sempre presenti, quasi meccanicamente), altri sono Fedeli (hanno chiaro il motivo per cui vengono), pochissimi Appartengono, perché questo implica condividere una parte di sé con un altro, partecipare con passione alla pratica, approfondire la conoscenza, incominciare ad imitare e poi a muoversi come il Maestro, partecipare della passione stessa del Maestro. Paradossalmente si può Appartenere ed essere poco Fedeli! Magari perché mancano alcune condizioni per essere fedele, ma il cuore è rivolto al Maestro.

Il Maerstro Claudio Romoli svolge la sua attività a Pesaro e Rimini in qualità di BioPranoterapeuta dal 2003 e di Operatore di Medicina Tradizionale Cinese in massaggio Tuina dal 2005.
Maestro III° Duan di Taijiquan stile Chen Xiaojia e Qigong, insegna nelle palestre di Pesaro e Rimini dal 2011.

La gara avrà luogo domenica 9 Dicembre 2018  presso il Palazzetto dello Sport di Cercola. Per gli associati alla Italy Chen Xiaojia sarà cosi composta:

  1. SI ZHENG TAIJIQUAN
  2. FORMA 20 MANI NUDE TAIJIQUAN CHEN XIOAJIA
  3. FORMA INTERMEDIA E FORMA YI LU
  4. SI ZHENG TAIJIJIAN
  5. FORMA 20 SPADA
  6. SCIABOLA O SPADA TRADIZIONALE
  7. GARA MASTER (riservata ai soli Maestri accreditati Italy Chen Xiaojia)

La gara avrà valenza sportiva poiché patrocinata dallo C.S.E.N.

La pratica del Taijiquan nella preparazione al parto.
(Maestra Annamaria Dallanoce)

Nella mia ventennale esperienza di praticante e poi insegnante di Taijiquan stile Chen Xiaojia ho avuto diverse allieve ‘’in dolce attesa’’ che non hanno voluto sospendere la pratica del Taiji durante la gravidanza.

Quindi, in sintonia e monitoraggio dei rispettivi ginecologi, abbiamo adattato la pratica al momento particolare, rallentando i ritmi e gli sforzi per il percorso di preparazione al parto.

A partire dal 3°mese, abbiamo lavorato sull’allungamento della colonna vertebrale e il rilassamento del bacino dalla posizione Mabu, integrando respirazione e movimenti ampi delle braccia allo scopo di favorire distensione e prevenzione delle tensioni lombo-sacrali .

Ho fatto sempre eseguire i passi in avanzamento e laterali, anche con accompagnamento dei movimenti degli arti superiori, per mantenere il radicamento, l’equilibrio, la respirazione lenta e in sintonia con il movimento.

Queste attività sono state un ottimo supporto nella gestione delle nausee.

Il lavoro sulle gambe e le anche è risultato un grande aiuto nella stimolazione del drenaggio linfatico oltre che nel rinforzare la muscolatura degli arti inferiori, soprattutto in quelle allieve che avevano scelto di partorire in piedi.

Tra le varie tecniche, la più richiesta è sempre stata ‘Mani come nuvole’, per il grande effetto di rilassamento psico-fisico e la facilitazione nel sentire fluire il respiro.

Al momento ricordo almeno 8 bimbi nati dopo corso pre-parto Taiji.

La maestra Annamaria Dallanoce durante un allenamento

Fisioterapista dal 1982, insegnante di yoga dal 1988, la maestra Annamaria Dallanoce pratica Taijquan dal 1994. Maestro III Duan, insegna Taijiquan da almeno 15 anni.

Utilizza il Taijiquan come terapia riabilitativa alternativa , insegnando/praticando con clienti di svariate tipologie , dal preparto , alle fibromialgia, al Parkinson.

Insegna a Portici e a Torre del Greco.