L’elenco degli eventi previsti per l’anno sportivo 2020/2021

CORSO ISTRUTTORI A NAPOLI

  1. 17-18 ottobre 2010
  2. 21-22 novembre 2020
  3. 19-20 dicembre 2020
  4. 16-17 gennaio 2021
  5. 20-21 febbraio 2021
  6. 20-21 marzo 2021
  7. 17-18 aprile 2021
  8. 15-16 maggio 2021

CORSO ISTRUTTORI A PALERMO

  1. 26-27 settembre 2020
  2. 12-13 dicembre 2020
  3. 13-14 febbraio 2021
  4. 08-09 maggio 2021

CORSO ISTRUTTORI A PESCARA

  1. 31 ott.-01 nov. 2020
  2. 30-31 gennaio 2021
  3. 27-28 marzo 2021
  4. 22-23 maggio 2021

Inoltre, sono previsti i seguenti eventi:

11-13 settembre 2020 Seminario Nazionale Roccaporena di Cascia

20 settembre 2020 Lezione online gratuita aperta a tutti gli iscritti ai corsi istruttori (La lezione si svolgerà su Zoom dalle ore 09:30 alle 12:00 e verterà sulla Sequenza Yilu)

POSIZIONI FONDAMENTALI DELLO STILE CHEN XIAOJIA

(Maestra Alessandra Falanga)

In tanti anni di pratica del Taijiquan stile Chen, ho ben inteso quanto questa antica arte marziale mi abbia guidato attraverso un percorso di crescita personale, dove nulla è lasciato al caso, che mi ha consentito una maggiore comprensione e conoscenza del mio corpo. Ciò è stato possibile attraverso uno studio attento e continuo dei principi e fondamenti del Taijiquan, a partire dalla pratica delle posizioni di base dello stesso, di cui appunto tratterò in questo articolo.

Alcune posizioni fondamentali del Taijiquan stile Chen Xiaojia sono:

Kaibu, Posizione di apertura: lo spazio tra i piedi è pari all’ampiezza delle spalle ed il peso è distribuito equamente sui due piedi; tale posizione si assume nella preparazione o apertura delle sequenze, permettendo al praticante di concentrarsi e prepararsi all’esecuzione delle tecniche. Fondamentale è tenere il busto diritto, la testa non inclinata, pensando che un filo tiri dal centro della testa verso l’alto, l’arco inguinale è tondo e rilassato, le gambe leggermente piegate con le ginocchia in linea con le punte dei piedi.

Xiao Kaibu, Piccola posizione di apertura: lo spazio tra i piedi è inferiore all’ampiezza della spalle, la ritroviamo nella camminata laterale quando i piedi si avvicinano. La posizione del corpo è identica alla posizione Kaibu, pertanto, dovranno rispettarsi i medesimi principi

Mabu,Posizione del cavaliere (o “a cavallo”):lo spazio tra i piedi è generalmente il doppio dell’ampiezza delle spalle ed il peso è al 50% su ognuno dei due piedi, le anche sono rilassate e sedute, i piedi sono paralleli ed ancorati al suolo, le ginocchia non devono fuoriuscire dalla punta dei piedi, l’inforcatura delle gambe è rotonda. Non a caso è la posizione propedeutica del Kung-fu, i benefici che derivano dal suo allenamento sono molteplici: potenziamento della muscolatura, aumento della resistenza e della stabilità, con l’effetto di allenare la mente a superare la fatica ed aumentare il livello di sopportazione della stessa.

Bian mabu (Hengdangbu), Posizione “mabu spostata di lato” (o Posizione con l’inforcatura spostata in orizzontale): il peso è generalmente 60% sulla gamba più piegata e 40% su quella più distesa. La posizione può essere a destra o a sinistra a seconda del lato dove si sposta il baricentro, le anche sono sedute e rilassate, l’inforcatura è rotonda, e la gamba dove poggia maggior peso ha la punta del piede leggermente aperta verso l’esterno.

Gongbu, Posizione ad arco o “dell’arciere”: è la posizione che risulta dal passo in avanti, sia esso destro o sinistro. Il peso del corpo è per il 60%-70% sulla gamba avanti, maggiormente piegata rispetto alla gamba di dietro. I piedi non sono allineati, ed hanno la larghezza delle spalle. Il piede della gamba davanti è diritto, mentre quello della gamba dietro è aperto di 45° all’esterno, il ginocchio della gamba avanti non fuoriesce dalla punta del piede, mentre quello della gamba dietro è allineato al piede. Le anche sono rotonde e rilassate.

Xubu, Posizione con una gamba “vuota”. La gamba cosiddetta vuota, in realtà, non è del tutto vuota in quanto sorregge il 15-20% del peso corporeo. Nello stile Chen i due piedi sono allineati, ed hanno la stessa ampiezza delle spalle, l’inforcatura delle gambe è rotonda. Il piede con maggior peso è leggermente aperto, mentre quello vuoto è poggiato a terra solo con l’avampiede, le anche sono sedute e rilassate. La posizione può essere eseguita a destra e a sinistra.

Dulibu, Posizione di equilibrio su una sola gamba. Nonostante il peso del corpo gravi totalmente su di una sola gamba, è necessario che la stessa sia radicata al suolo, il baricentro deve rimanere basso, in caso contrario facilmente si perderà l’equilibrio, difatti nonostante che il corpo si sollevi verso l’alto, bisognerà concentrarsi sulla sensazione che il peso affondi verso il basso. La gamba che sorregge il corpo è distesa ma non tesa. Può essere eseguita a destra e a sinistra.

Pubu, Posizione bassa (o con una gamba distesa in fuori). Tutto il peso del corpo grava su di una gamba, completamente flessa, fino a “sedersi” sul tallone, il piede di tale gamba è leggermente aperto verso l’esterno ed aderisce completamente al suolo, ed il tallone è allineato con la punta dell’altro piede che poggia al suolo diritto. L’altra gamba è completamente distesa in fuori. Prerogativa dello stile Chen è prevedere tale posizione con il piede della gamba distesa poggiata a terra con il solo tallone, e la punta sollevata verso l’alto.

Ban mabu, Posizione metà a cavallo: il peso è al 70% sulla gamba posteriore, come nella tecnica della spada “In ban mabu riprendere la spada”, che precede la chiusura della sequenza.

Dingbu, Posizione a “T”: un piede poggia con l’avampiede vicino all’arco plantare dell’altro piede. La ritroviamo come posizione che precede “Il gallo d’oro saltato” all’inizio della forma Erlu.

Bingbu, Posizione a piedi uniti: entrambi i piedi poggiano completamente a terra e sono l’uno vicino l’altro, come nelle tecniche della Spada Sizheng “Affondo in avanti a piedi uniti” e “Colpo di punta a piedi uniti”.

Xiebu, Posizione accovacciata a gambe incrociate (o “del riposo”): il peso poggia maggiormente sulla gamba avanti che ha il piede completamente poggiato al suolo, in modo da permettere un veloce risollevamento, mentre il piede arretrato ha il tallone sollevato, come nella tecnica di spada “La fenice che apre le ali”.

Come possiamo osservare, i principi da rispettare nell’esecuzione di tali posizioni fondamentali sono sempre gli stessi. Pertanto, solo da una corretto ed assiduo allenamento di tali posizioni saremo in grado, quantomeno, di allenare il Taijiquan con padronanza e pulizia di movimento.

La maestra Alessandra Falanga, IV duan, cintura nera, ha cominciato a studiare il Taijiquan nel 1999, sotto gli insegnamenti della maestra Carmela Filosa, della quale è divenuta discepolo nel 2012. Dal 2001 ha partecipato a numerose competizioni nazionali ed internazionali, conseguendo il titolo di campionessa italiana per diversi anni, ed il terzo posto al campionato Europeo di Mosca. Nel medesimo anno ha cominciato a recarsi in Cina, studiando e perfezionandosi sotto la direzione della maestra Chen Peiju, discendente di xx generazione della famiglia Chen e XII dello stile Chen Xiaojia. Nel 2008 ha partecipato al campionato mondiale di Hanoi (Vietnam), rientrando nei primi dieci posti. Dal 2006 ha cominciato a dedicarsi anche all’insegnamento del Taijiquan.

Terminati i Corsi Istruttori della Italy Chen Xiaojia per il 2020. Anche se a distanza e con spazi ridotti a disposizione, tutti hanno dato il massimo, dimostrando che non è importante dove pratichi ma come pratichi.

Al prossimo anno !!!!

La mappa per conoscere le sedi di pratica della Italy Chen Xiaojia dove operano i nostri tecnici (Allenatori, Istruttori e Maestri)

Aggiornato l’elenco dei tecnici (Allenatori, Istruttori e Maestri) e delle sedi di pratica in Italia

Allenatori Istruttori Maestri

La qualifica di Tecnico è legata:

  • alla frequenza, con esito positivo, dei corsi di formazione, (denominati “Corso Istruttori”) organizzati dalla Commissione Tecnica nella persona del Direttore Tecnico.
  • al superamento degli esami nazionali di qualifica tecnica, che abilitano all’insegnamento, organizzati dall’APS Italy Chen Xiaojia per mezzo dell’EPS – CSEN (CONI).

L’elenco aggiornato è disponibile in questa pagina.

IL TAIJIQUAN E LE CADUTE DEGLI ANZIANI

(Maestro Lucio Pippa)

Le cadute delle persone anziane costituiscono un problema importante per la salute pubblica consistente in una diffusa perdita di indipendenza, un aumento del tasso di mortalità per patologie croniche e la necessità di cure costose da somministrare per lungo tempo. Circa il 35%-40% di persone generalmente sane e di età superiore ai 65 anni, vanno incontro almeno ad una caduta ogni anno. Oltre il 50% delle suddette cadute comporta delle lesioni di lieve entità ma, in un range compreso fa il 5% ed il ​​15%, si traducono in gravi infortuni che richiedono il ricovero in ospedale. Le cadute possono essere causate anche da problematiche muscoloscheletriche, alterazione dell’equilibrio e mobilità ridotta. Quindi, è ampiamente giustificato tutto lo sforzo della sanità pubblica finalizzato a ridurre il numero delle cadute degli anziani.

IL TAIJIQUAN E LA RIDUZIONE DELLE CADUTE NEGLI ANZIANI: STUDIO RANDOMIZZATO E CONTROLLATO

Fuzhong Li, Peter Harmer, K. John Fisher, Edward McAuley, Nigel Chaumeton, Elizabeth Eckstrom, Nicole L. Wilson
(Istituto di Ricerca e Dipartimento di Salute Pubblica di Portland nell’Oregon, Università dell’Illinois)


Obiettivi
Valutare l’efficacia della pratica del Taiijiquan per un periodo di 6 mesi per ridurre il numero delle cadute ed il rischio delle cadute nelle persone anziane.
Disegno dello studio
Lo studio randomizzato e controllato ha coinvolto un campione di 256 adulti non praticanti attività fisica di età compresa fra 70 e 92 anni (età media: 77,48 anni; deviazione standard: 4,95 anni) reclutati attraverso un database di pazienti residenti a Portland nell’Oregon.
I partecipanti sono stati randomizzati e arruolati per partecipare ad un gruppo praticante il Taijiquan e ad un altro al gruppo di controllo praticante dello stretching; entrambi i gruppi hanno praticato tre volte alla settimana per 6 mesi.
Valutazioni
L’outcome primario è consistito nella valutazione del numero di cadute, mentre negli outcomes secondari sono stati inclusi l’equilibrio funzionale (valutato con: Berg Balance Scale, Dynamic Gait Index, Functional Reach e Single-leg standing), la prestazione fisica (valutata con il Test del piede da 50 piedi, FWT) e la paura di cadere.
Le valutazioni sono state effettuate al basale, a 3 mesi, a 6 mesi (interruzione dell’intervento) e ad un follow-up post-intervento dopo 6 mesi.
Risultati
Alla fine dell’intervento di 6 mesi, un numero significativamente inferiore di cadute (n=38 vs 73; p=.007), una più bassa proporzione di cadute (28% vs 46%; p=.01) e minori traumi da cadute (7% vs 18%; p=.03) sono state osservate nel gruppo praticante il Taijiquan rispetto al gruppo di controllo praticante dello stretching. Il rischio di cadute multiple nel gruppo praticante il Taijiquan è stato più basso del 55% rispetto a quello del gruppo di controllo praticante lo stretching (risk ratio, .45; intervallo di confidenza del 95%, da 0,30 a 0,70).
Rispetto ai partecipanti al gruppo di controllo praticante lo stretching, i partecipanti al gruppo praticante il Taijiquan hanno mostrato miglioramenti significativi (p <.001) nelle valutazioni di tutti gli outcomes secondari (equilibrio funzionale, prestazione fisica e paura di cadere). Tutti i suddetti parametri attestanti i miglioramenti sono stati mantenuti ad un follow-up post-intervento di 6 mesi nel gruppo praticante il Taijiquan.

Conclusioni
Un programma consistente nella pratica del Taijiquan tre volte alla settimana per 6 mesi è risultato efficace per ridurre il numero delle cadute, il rischio di cadere e la paura di cadere nonché per migliorare l’equilibrio funzionale e le prestazioni fisiche in soggetti adulti non praticanti attività fisica di età pari o superiore a 70 anni.

maestro lucio pippa

Lucio Pippa, laureato in medicina e chirurgia a Bologna, svolge la sua attività professionale in medicina tradizionale cinese  (MTC) a Pescara dove insegna, in qualità di maestro, Taijiquan stile Chen Xiaojia e Qigong nella Scuola di Arti Marziali Tradizionali Cinesi “Shen Long”. Ha conseguito la “Certificazione di erede dell’antica MTC” in quanto accettato come discepolo interno del Prof. Mao Dexi (Ospedale di MTC della Provincia di Henan nella città di Zhengzhou-Cina). È Presidente della “Fondazione onlus Camillo De Lellis per l’innovazione e la ricerca in medicina” di Pescara. È autore di varie pubblicazioni relative alla MTC, al Taijiquan stile Chen Xiaojia ed al Qigong

E’ davvero possibile manipolare il Qi?

(Maestro Fabrizio D’Ambrosio)

Certamente, uno degli aspetti più affascinanti della pratica del Taijiquan è rappresentato dalla manipolazione del Qi, ovvero del fluire dell’energia interna, aspetto che venne trattato da Chen Xin nel famoso testo “Trattato Illustrato sul Taijiquan della Famiglia Chen“ dove sono descritti i principi basilari del chansijin.

In un precedente articolo, comparso in questa serie a dicembre dello scorso anno, ci siamo soffermati sulla respirazione durante la pratica del Taijiquan ed in particolare sulla conduzione del Qi attraverso i canali (jingluo) principali, secondari e straordinari. L’articolo si concludeva dicendo che l’accumulo e la conduzione del Qi nel corpo sono stimolati naturalmente da una pratica regolare che conduce all’acquisizione di un metodo che risulti chiaro in primis a noi stessi. Solo quando il metodo sia diventato sufficientemente chiaro, diventa possibile dedicarsi, successivamente, in maniera consapevole alla conduzione del Qi.

Qualsiasi praticante di questa arte marziale, dopo i primi approcci iniziali, inizia a porsi delle domande su questo argomento e soprattutto a farne a chi sia più avanti con la pratica e non è inusuale che egli rimanga frustrato dalle spiegazioni che gli vengono fornite. È evidente che nessuna spiegazione teorica potrà mai chiarire come questo processo avvenga e si sviluppi all’interno del nostro corpo. E’ interessante notare in proposito come sull’argomento siano prolificate numerose pubblicazioni corredate di esercizi e specifiche istruzioni su come fare per sviluppare tale capacità.

La prima indicazione che in genere viene data è che il fluire dell’energia interna è paragonabile al movimento di un filo di seta che viene srotolato da un bozzolo. Affermazione che lascia ancora più perplesso il praticante neofita quando realizza che i semplici movimenti circolari che si sforza di eseguire alla perfezione non sono sufficienti al raggiungimento di tale risultato. L’altra affermazione che viene rivolta al praticante è quella relativa al percorso seguito da Qi, che ha radice nei piedi, si espande nelle gambe, è controllato dal bacino ed arriva fino alle dita delle mani passando dietro la schiena. Il tutto seguendo una traiettoria a spirale: dai piedi alle gambe, dalle gambe al bacino, tutto il nostro corpo deve muoversi come una singola unità.

A questo punto, anche il praticante più diligente è tentando dal rinunciare, soprattutto quando, per confortarlo dei suoi tentativi andati a vuoto, gli viene spiegato che non c’è nulla di esoterico o fantastico, che non si tratta di una vaga sensazione o di un flebile sussurro ma che il fluire del Qi può essere percepito forte e chiaro. Condurlo, certo, richiede una certa pratica.

E’ ovvio quindi che questo principio non può essere insegnato ad un praticante alle prime armi, finché egli non conosca abbastanza bene le basi o sia diventato particolarmente metodico. Come in tutte le cose, bisogna procedere per gradi anche perché, come ben sanno coloro i quali sono più avanti nella pratica, non esiste realmente un punto di arrivo nel perfezionare tale capacità ed il metodo per conseguirla è uno solo: la pratica diligente degli insegnamenti di un maestro qualificato.

Oggi, molti praticanti preferiscono prendere delle scorciatoie, piuttosto che seguire diligentemente i principi della coordinazione bacino-gambe e può capitare che arrivino a praticare per 20 o 30 anni il Taijiquan senza essere ancora capaci di muovere il bacino e le gambe con continuità. Ecco che a volte si muove il bacino senza muovere le gambe, oppure viceversa, o ancora si muovono le mani senza muovere il bacino e le gambe. Per questo si dice di far “affondare” il proprio corpo così da sentire l’intero peso gravare sui piedi. Personalmente, non sono mai stato ossessionato dal raggiungimento della capacità della manipolazione del Qi ma mi sono sempre affidato alle indicazioni della mia maestra ed ai suggerimenti di chi era più avanti di me nella pratica. Allora, se davvero si vuole intraprendere un percorso di conoscenza autentica l’unica strada possibile è quella indicata sopra: allenarsi, tenendo sempre a mente le indicazioni del proprio maestro e seguire alcuni principi essenziali.

Come detto sopra, teorizzare senza praticare è un esercizio abbastanza inutile. Alcuni semplici suggerimenti possono essere i seguenti. Mantenere il corpo rilassato e la mente calma sono due requisiti essenziali per essere presenti a se stessi e poter eseguire i movimenti non in maniera puramente meccanica ma con la giusta intenzione e consapevolezza. Per questo si dice immobili come una montagna, scorrevoli come un fiume. All’inizio, la propria attenzione deve essere indirizzata principalmente su quello che possiamo definire Spirito, lo Shen, e non sul respiro. Dedicare, inizialmente, troppa attenzione al respiro potrebbe renderci torbidi, mentre se lo si lascia andare naturalmente è più facile riuscire a percepire il fluire dell’energia. Per questo si dice “Cammina come un gatto, metti in movimento la tua energia, come se dipanassi un filo di seta dal bozzolo”.

Mantenere il corpo diritto ma distendendo i tratti cervicale e lombare con la colonna che forma un arco ideale che, partendo dal coccige, si proietti attraverso le vertebre cervicali all’infinito ed il petto contenuto in dentro così da permettere una respirazione addominale profonda. In questa condizione posso percepire la testa come sospesa dall’alto, tirata da un filo immaginario. Oltre l’arco formato dal tronco, ne esistono altri quattro, formati dagli arti inferiori e superiori. Vanno mossi tutti all’unisono. Solo così l’energia immagazzinata nel Dantian, punto centrale dell’arco costituito dal tronco, può muoversi attivamente lungo tutto il corpo. Nuca, spina dorsale, bacino, anche, ginocchia, caviglie, spalle, gomiti, polsi, devono stabilire una relazione continua tra loro e questo diventa possibile solo lavorando sulla coordinazione tra il bacino e la spina dorsale. Il bacino è l’asse intorno al quale si può ruotare a destra e a sinistra, mentre la spina dorsale conferisce la possibilità di piegarsi in avanti e indietro. Solo la coordinazione bacino-spina dorsale che consente di collegare il movimento di tutte le altre parti, rende possibile la circolazione del Qi.

Ecco allora che, rilassando le anche e mantenendo l’inforcatura rotonda (arco degli arti inferiori) con le ginocchia leggermente piegate, è possibile far salire la forza dal basso verso l’alto. Con le spalle rilassate, i gomiti affondati (arco degli arti superiori) il Qi può penetrare fino alle mani. Per questo si dice “Il sotto viene prima del sopra”.

Riferimenti bibliografici:

  • L. Pippa, C. Filosa, C. Paiju, R. Crepaldi, L. Sotte – Taijiquan stile chen xiaojia e qigong – Casa editrice Ambrosiana
  • Jou Tsung Hwa – Il Tao del Tai-Chi Chuan – Ubaldini Editore

Maestro Fabrizio D’Ambrosio IV° Duan di Taijiquan stile Chen Xiaojia
Ha incontrato il Taijiquan stile Yang a metà degli anni ’80 grazie al Maestro Roger Wohletz, allievo di Kai Ying Tung, con il quale ha conseguito il primo livello di istruttore dello stile.
Dal 2002 pratica lo stile Chen Xiaojia come allievo della Maestra Carmela Filosa. Divenutone dicepolo nel 2012, è XIV generazione dello stile ed ha conseguito la qualifica di Maestro nel 2018.
Collabora all’insegnamento dello stile presso la sede di San Giorgio a Cremano (Na) e nell’ambito dei corsi per gli istruttori dello stile dell’associazione ICXJ.

La pratica del Taijijquan e la respirazione
(Maestro Fabrizio D’Ambrosio)

È indubbio che il Taijiquan sia una arte marziale. Tuttavia, da quando è iniziata la sua diffusione a livello planetario la pratica di tale disciplina è stata il più delle volte associata ad una forma di ginnastica dolce, anche per la contemporaneità di movimenti lenti e l’utilizzo della respirazione. Infatti, durante la pratica della disciplina, tutti i movimenti eseguiti sono fortemente connessi con la respirazione conducendo ad una cooperazione molto stretta tra la mente ed il respiro che si traducono in un processo sistematico di produzione, trasformazione e circolazione di energia all’interno del nostro corpo.  Sappiamo tutti che la dicitura energia dal punto di vista della fisiologia cinese sia una traduzione di comodo, visto che il termine corrispondente “Qi” è effettivamente non traducibile, data la gamma di significati diversi identificati dall’ideogramma cinese. In ogni caso, un principiante che si avvicini per la prima volta all’arte, dopo un paio di settimane di pratica quotidiana è già in grado di percepire dei cambiamenti del suo modo di muoversi e sperimenta un’aumentata capacità di percepire e riconoscere la posizione del proprio corpo nello spazio e lo stato di contrazione dei propri muscoli. Non è quindi un caso se il Taijiquan sia stato definito una forma di meditazione in movimento, dove l’oggetto di tale meditazione diventa il nostro stesso agire. Il ruolo che la respirazione svolge in tutto questo non è secondario e richiede un approfondimento che non può essere certamente riassunto nello spazio di questo articolo dove si proverà, invece, a mettere in luce uno dei tanti possibili aspetti.

Al principiante, all’inizio della pratica, viene detto di respirare in maniera naturale e di assecondare pertanto il proprio respiro. Con due raccomandazioni, quella di respirare solo con il naso e di posizionare la lingua sotto il palato con la punta dietro gli incisivi.  Per chi presta un minimo di attenzione, è facile in questo caso sperimentare la produzione di saliva e la sua successiva deglutizione durante la pratica. Se la respirazione solo attraverso le narici può essere accettata passivamente dal principiante, la posizione della lingua desta invece qualche perplessità se non incomprensione. Più che giustificata, visto che per poter dare una spiegazione è necessario avere qualche nozione elementare di fisiologia cinese e la conoscenza dei diversi tipi di Qi presenti all’interno del nostro corpo. In via estremamente semplificata possiamo dire che all’interno del nostro corpo esiste un complesso sistema di conduzione del Qi attraverso dei canali (jing luo) che dal punto di vista della medicina e della fisiologia occidentale non hanno alcun riferimento anatomico. La classificazione di questi canali esula dallo scopo di questo articolo ma in via generale possiamo dire che esistono dei canali principali, secondari e straordinari. Questi ultimi hanno lo scopo di mettere in relazione i canali principali con le zone tra loro comprese, con il compito di accumulare il Qi da distribuire al momento opportuno. In particolare, i canali straordinari trovano corrispondenza con il sistema nervoso centrale, il sistema di produzione del sangue, il sistema circolatorio, il sistema urogenitale, il sistema endocrino e il sistema osseo. Degli otto canali straordinari solo due possiedono percorsi e punti loro propri, gli altri sei, pur possedendo un percorso specifico, prendono a prestito i punti dei canali principali. Ci occuperemo quindi dei due canali straordinari “Du Mai” e “Ren Mai”, rispettivamente Vaso Governatore e Vaso Concezione, poiché è lungo il loro percorso che si trovano 12 punti che rivestono una importanza particolare. Essi sono stati simboleggiati in molti modi nella letteratura taoista e vengono rappresentati come 12 esagrammi dell’Yi Jing, i quali vengono a loro volta collegati ai 12 mesi dell’anno e alle 12 ore della giornata (corrispondenti ciascuna a due ore nel nostro conteggio abituale). La circolazione del Qi attraverso questi centri riflette, quindi, la modalità ciclica dei processi cosmici che determinano l’alternarsi di luce e buio e il cambiamento delle stagioni, come rappresentato nelle due figure seguenti.

Fig. 1 – da La Luna nel Lago: Yi Jing e Piccola Rivoluzione Celeste – Prima Parte di Paolo Racagni

Fig. 2 – Piccola Rivoluzione Celeste e diagramma Taoista rovesciato. L’immagine è Tratta dal libro di Georges Charles “Qi Gong ed Energia Vitale” Ed. Pendragon

Torniamo allora alla respirazione e alla conduzione del Qi  attraverso il corpo. Il punto di partenza su cui la mente si concentra durante la pratica è conosciuto come il Dantian, a circa 3 cm sotto l’ombelico, laddove il Qi è originariamente localizzato. L’azione congiunta della inspirazione e della concentrazione mentale solleva il Qi dal Dantian alla regione del plesso solare simboleggiata dal trigramma Li il cui significato principale è appunto fuoco. Con l’espirazione e la concomitante concentrazione mentale il Qi viene fatto discendere dal plesso solare al basso addome,  simboleggiato dal trigramma Kan il cui significato principale è quello di acqua. I movimenti verso l’alto e verso il basso inducono il Qi a circolare avanti indietro tra il plesso solare e il basso addome. Questo è il primo ciclo di purificazione noto anche con il nome di Piccolo Circuito Celeste che simboleggia l’unione di fuoco e acqua. La sua pratica purifica il Qi e lo prepara per la fase successiva di purificazione e di circolazione del Grande Circuito Celeste.

Una parte di tale circuito inizia percorrendo i due canali straordinari Du Mai e Ren Mai. Durante l’inspirazione il Qi viene dapprima guidato verso il basso, dal Dantian alla base della spina dorsale e poi verso l’alto, lungo la schiena, dalla estremità inferiore del canale Du Mai attraverso il coccige e su per il canale lungo la spina dorsale fino alla sommità della testa. Durante l’espirazione e il movimento discendente il Qi viene fatto scendere dalla sommità del capo fino alla base della bocca dove entra nel canale Ren Mai che percorre la parte centrale del corpo fino a raggiungere nuovamente il punto di partenza. Il percorso del Grande Circuito Celeste è analogo al passaggio delle quattro stagioni nel corso dell’anno. Il passaggio dall’addome alla spina dorsale è la primavera; dalla spina dorsale alla sommità della testa è l’estate; dalla sommità del capo fino al torace è l’autunno, e dal torace all’addome è l’inverno.

La fase di inspirazione conduce il Qi attraverso i primi otto centri, quella di espirazione attraversi i successivi sei. La lingua sotto il palato con la punta dietro gli incisivi consente, non solo simbolicamente, di collegare tra di loro le otto fasi dell’inspirazione con le sei dell’espirazione. Il Qi viene condotto dalla zona genitale  fino alla base della spina dorsale e, in seguito, lungo la colonna vertebrale fino alla sommità della testa. Successivamente, questo viene diretto giù, dalla sommità della testa fino alla gola dove diviene saliva e poi giù lungo il torace fino all’addome. Il classico del Taijiquan chiamato il Canto delle 13 posizioni afferma: “quando la parte bassa della spina dorsale viene mantenuta dritta il Qi raggiungerà la sommità della testa (Du Mai).  Il Trattato così prosegue: “quando la nuca è eretta, usa la mente per dirigere il Qi verso la sommità della testa e poi per affondarlo giù nell’addome” (Ren Mai).

L’accumulo e la conduzione del Qi nel corpo sono stimolati naturalmente da una pratica regolare che conduce all’acquisizione di un metodo che risulti chiaro in primis a noi stessi. Durante la pratica non si dovrebbe mai forzare per avere dei risultati. Solo quando il metodo sia diventato sufficientemente chiaro, sarà possibile dedicarsi, successivamente, in maniera consapevole alla conduzione del Qi.

Riferimenti bibliografici

  • Da Liu – Taijiquan e meditazione – Ubaldini editore
  • L. Pippa, C. Filosa, C. Paiju, R. Crepaldi, L. Sotte – Taijiquan stile chen xiaojia e qigong – Casa editrice Ambrosiana

Maestro Fabrizio D’Ambrosio III° Duan di Taijiquan stile Chen Xiaojia. Ha incontrato il Taijquan stile Yang a metà degli anni ’80 grazie al Maestro Roger Wohletz, allievo di Kai Ying Tung, con il quale ha conseguito il primo livello di istruttore dello stile. Dal 2002 pratica lo stile Chen Xiaojia come allievo della Maestra Carmela Filosa. Ha conseguito le qualifiche di allenatore e di istruttore. Collabora all’insegnamento dello stile presso la palestra di San Giorgio a Cremano (NA) e nell’ambito dei corsi per gli istruttori dello stile dell’associazione ICXJ.

Alcune foto dell’evento

Il Maestro e l’insegnamento delle Arti Marziali
(Maestro Claudio Romoli)

Sono ormai 50 anni che pratico le Arti Marziali e vorrei condividere con voi alcune riflessioni di questa mia esperienza. Inizio dal fattore per me determinante: il Maestro.
Nelle Arti Marziali il rapporto con il Maestro è fattore decisivo per la comprensione e quindi la riuscita nell’Arte che si vuole praticare. Ma chi è il Maestro? Per definire tale figura, considero determinanti due punti:

  1. Il Maestro è colui che riesce a valorizzare il talento dell’allievo, con il desiderio sincero di essere superato dall’allievo stesso.
  2. Un buon Maestro rimane tale se continua ad essere un buon Allievo.

Nel percorso di pratica, ciò che premia è il senso di appartenenza verso il proprio Maestro, che, se è tale, farà sì che il Maestro stesso al momento opportuno sarà orgoglioso di trasmettere la fonte della propria conoscenza. Essere Maestro è una vocazione, è una chiamata, bisogna cercare, applicarsi, studiare, praticare, seguire, ma poi si è scelti dal proprio Maestro, dagli allievi, dalle circostanze della vita, tutto questo permette il realizzarsi della missione del Maestro.

Gli ultimi 15 anni della mia vita sono stati fonte di trasformazione sostanziale! L’incontro con la Maestra Carmela Filosa e la sua scuola sono stati per me una rivoluzione copernicana, ho iniziato a scoprire la cultura cinese, un mare infinito! La fatica del ricominciare (alla mia età) è stata ben presto soppiantata dalla enorme passione che è nata in me per ciò che studio, grazie anche alla Maestra che me l’ha trasmessa, e questo dato è fondamentale per poter costruire qualcosa. La passione coinvolge e così, quasi senza accorgermene, nel 2013 è nata la scuola “Aragorn” a Pesaro.

“Aragorn” è stata impostata proprio come una scuola, dove ad ogni sessione di esame per il passaggio di cintura, le valutazioni sull’allievo vengono fatte in base a cinque criteri: Frequenza, Fedeltà, Appartenenza, Teoria e Pratica.
I primi tre criteri (Frequenza, Fedeltà e Appartenenza) li posso verificare soltanto io, dal momento che mia è la convivenza con le classi, mentre gli ultimi due (Teoria e Pratica) rimangono al giudizio insindacabile della Maestra che è presente alle sessioni di esami.

Frequenza vuol dire che l’allievo segue costantemente le lezioni, facendo, volta per volta, penetrare dentro di sé (come la goccia che scava la roccia) l’esperienza che cerco di trasmettere.

Fedeltà è la conseguenza diretta della Frequenza, frequentando assiduamente si diventa capaci di seguire e si entra piano piano nella forma mentis dell’arte che pratichiamo.

Appartenenza è secondo me qualcosa di più sublime, è diventare parte dell’arte, della scuola, del Maestro! Non molti raggiungono buoni voti in questo aspetto!

Molti sono assidui nella Frequenza (sono sempre presenti, quasi meccanicamente), altri sono Fedeli (hanno chiaro il motivo per cui vengono), pochissimi Appartengono, perché questo implica condividere una parte di sé con un altro, partecipare con passione alla pratica, approfondire la conoscenza, incominciare ad imitare e poi a muoversi come il Maestro, partecipare della passione stessa del Maestro. Paradossalmente si può Appartenere ed essere poco Fedeli! Magari perché mancano alcune condizioni per essere fedele, ma il cuore è rivolto al Maestro.

Il Maerstro Claudio Romoli svolge la sua attività a Pesaro e Rimini in qualità di BioPranoterapeuta dal 2003 e di Operatore di Medicina Tradizionale Cinese in massaggio Tuina dal 2005.
Maestro III° Duan di Taijiquan stile Chen Xiaojia e Qigong, insegna nelle palestre di Pesaro e Rimini dal 2011.