Conoscenza attraverso la consapevolezza

(Maestro Marco Pignata)

Come molte altre Vie tradizionali, il Taiji Quan mira a una migliore conoscenza di se stessi, degli altri e del mondo. Il suo metodo è un pò sorprendente, ci apre infatti all’essenziale. Paradossalmente, la sua lentezza costituisce un mezzo rapido di comprensione. Le sue curve ci danno accesso diretto al centro. Lentezza e continuità rappresentano un ottimo mezzo per diventare consapevoli delle nostre azioni. Promuovono anche il risveglio del nostro essere, la valutazione delle nostre disarmonie.

Spesso i Maestri rifiutano schemi o risposte preconfezionate. Quando gli si chiede se la loro pratica è efficace, rispondono: “Si tratta di conoscere te stesso e di conoscere l’altro“. A prima vista potremmo pensare che il Maestro non stia ascoltando, che sia ottuso, che abbia un problema di comunicazione o peggio che non lo sappia, che sia solo un impostore. Grazie a questa sibillina affermazione, l’allievo inizia però a porsi delle domande. Inizia un graduale percorso di comprensione di se stesso e delle sue potenzialità, un’indagine profonda del proprio io, dei propri difetti, delle proprie capacità

L’accesso a questa conoscenza avviene attraverso la ripetizione. Non avviene cioè tutto in una volta, ma deriva da una pratica regolare, durante la quale il praticante acquisisce familiarità sia con i movimenti sia con il corretto modo di fare. Prima impara a “fare” in una maniera differente, poi a “fare” sempre di meno. Quanti sforzi per arrivare all’assenza di sforzo! Quanta artificialità per ritrovare la naturalezza!

La conoscenza che si acquisisce non è tanto un’analisi di se stessi, quanto disponibilità, oblio di sé per adattarsi all’altro, alla situazione. Aumentando la nostra capacità di attenzione, sviluppiamo la possibilità di sfruttare le potenzialità insite in ogni circostanza. Questo tipo di conoscenza, piuttosto che isolare e separare, ricontestualizza. Questa conoscenza, a differenza della conoscenza astratta, nutre e ravviva le nostre relazioni con gli altri, le nostre interazioni con il mondo.

Il Taij Quan non rivela una verità data a priori, offre la veridicità di un’esperienza vissuta.

Indagine sull’approccio al Taijiquan ed analisi delle “Abilità Motorie”

(Maestro Mario Lucci)

Introduzione

L’approccio alla pratica del Taijiquan passa per vari livelli di interesse che determinano fin dall’inizio anche il grado di intensità con il quale il praticante procederà nel suo studio negli anni di apprendimento del metodo del Taijiquan.

I livelli di approccio allo studio del Taijiquan

Possiamo distinguere tre grandi fasce di interesse di pratica del Taijiquan.

  • Prima fascia

La prima di queste, che definiamo, FASCIA AMATORI, aggrega tutti i soggetti che si avvicinano all’arte del Taijiquan per approfondire le tematiche legate, anche in via trasversale, a tale arte. Spesso questi soggetti arrivano allo studio del Taijiquan perché nel corso di una ricerca personale, finalizzata al benessere psicofisico, individuano in questa arte un sistema che permette di ottenere risultati immediati e di lunga durata, con lo sconto di un impegno costante e duraturo. Questi soggetti molto spesso, non sono in grado di analizzare le diverse famiglie di Taijiquan e scelgono utilizzando parametri molto semplici tipo: distanza dalla dimora; passa parola nel gruppo sociale di appartenenza; pubblicità dei corsi su riviste specializzate nel benessere oppure canali tematici su internet. In questa macro categoria possiamo trovare, in linea di massima, soggetti che presentano, per età o per conseguenza esterne, piccoli problemi fisici, che pensano di poter risolvere con una buona pratica del Taijiquan senza disperdere troppe energie fisiche.

  • Seconda fascia

Differenti invece sono le considerazioni da farsi per quei praticanti che appartengono alla seconda fascia ovvero la FASCIA CULTORI, poiché sono i soggetti che provengono da precedenti esperienze in ambito marziale e che hanno deciso di continuare il proprio studio personale con l’approfondimento del metodo del Taijiquan. In linea di massima questi soggetti hanno le competenze necessarie per poter scegliere la scuola di Taijiquan più confacente alle proprie esigenze di studio. Gli appartenenti a questa categoria sono soggetti esperti, consapevoli degli impegni fisici necessari allo studio del Taijiquan in grado di dare la massima disponibilità per approfondimenti e corsi di alta formazione marziale.

  • Terza fascia

Ultima, ma non per importanza, la terza fascia la definiamo la FASCIA DEI PROFESSIONISTI, questo è il gruppo che ingloba tutti quei soggetti che non solo spiccano per competenza marziale ma anche per impegno nella pratica. Sono parte integrante di una classe di studio di Taijiquan, non mancano di interesse nella formazione e spesso sono anche di supporto alla scuola di appartenenza. Questi soggetti hanno la caratteristica di essere fidelizzati al corso di appartenenza e reputano la scuola, in un ampio concetto di inserimento, come una famiglia.

Il risvolto sociale di appartenenza a questi gruppi è fondamentale per la comprensione dei livelli tecnici di studio, resta di fatto necessario chiarire che per tutte e tre le fasce risulti fondamentale acquisire delle “abilità motorie” di base. La nostra analisi cercherà di chiarire quanto queste siano fondamentali per una più completa comprensione del Taijiquan e quanto sia invece inevitabile, nel caso non se ne desse il giusto spazio, causare un blocco nei progressi dello studio.

Le Abilità Motorie nel Taijiquan

In breve introduciamo il concetto di “Abilità Motoria” che per definizione può essere inteso come l’insieme di quelle azioni che, attraverso la ripetizione del gesto, sono apprese e consolidate e che ricorrono in modo automatizzato come risultato finale di un processo di apprendimento.

Nell’ambito del Taijiquan le abilità motorie derivano:

  • Dalla coordinazione dei movimenti e dalla progressiva precisione con cui vengono eseguiti;
  • Dalla numerosità delle ripetizioni dei movimenti eseguiti;
  • Dalla capacità nell’evoluzione del gesto di migliorare la propria pratica;
  • Dall’acquisizione di capacità perse o assopite (equilibrio, postura, capacità di saltare, resistenza allo sforzo continuato);
  • Dalla capacità di apprendimento cognitivo, quale risultanza dell’elaborazione e dell’interpretazione degli stimoli fisici e motivazionali.

Da quanto esposto è chiaro che le Abilità Motorie nel Taijiquan devono essere considerate come abilità di coordinazione perfezionate e consolidate che permettono di svolgere il movimento in completa sicurezza. Non bisogna però ridurre il concetto di sicurezza a quello relativo alla possibilità di effettuare movimenti senza rischi nella pratica (c.d. infortuni nella pratica sportiva) ma bensì come sicurezza inteso come grado di efficacia che una persona ritiene di poter raggiungere in una particolare situazione, cimentandosi in una precisa sfera di competenza, nello specifico del Taijiquan.

Le Abilità Motorie vengono apprese nelle tre diverse fasce precedentemente descritti in diverse fasi, possiamo chiarire tale processo esponendo anche per le Abilità Motorie tre fasi di perfezionamento.

  • Fase prima (Conoscere la struttura)

La prima fase la possiamo definire FASE GREZZA ovvero quella che coinvolge tutti e tre le fasce di pratica ed è caratterizzata da una comprensione delle azioni motorie in senso globale e la sua strutturazione mentale è imperfetta poiché ancora mancano gli elementi della memoria motoria.

In questa fase il praticante non ha ancora consapevolezza del movimento, una componente fondamentale di apprendimento risiede nell’imitazione anche approssimativa del gesto che risulta tecnicamente imprecisa. Le azioni motorie sono poco fluide, i movimenti ampi non sono ancora chiaramente direzionati su segmenti spaziali non esattamente conformi a quanto richiesto con conseguente errata applicazione delle forze implicate.

Questa è la fase in cui l’insegnante preposto deve essere in grado di mostrare il gesto preciso con spiegazioni verbali non troppo dettagliate e selezionate in modo da finalizzare il tutto ad una immediata comprensione.

Il tecnico deve puntualizzare i principi cardine del metodo del Taijiquan ovvero che il Corpo Deve Essere Dritto E Centrato (li shen zhong zheng – 立身中正), si deve focalizzare l’attenzione del praticante sul giusto allineamento delle spalle con le anche, il capo deve essere esteso verso l’alto e la spina dorsale deve essere dritta ed allineata con la parte inferiore del corpo. Il praticante deve sentire una forza di distensione dall’apice della testa alla zona del perineo, che mai deve risultare contratta o rigida.

Inoltre l’insegnante deve essere in grado di far comprendere che l’Alto ed il Basso si Seguono a Vicenda (shang xia xiang sui -上下相随) cioè coordinare la parte basse e quella alta del corpo sono fondamentali al fine di comprendere che il corpo si muove in modo sinergico.

  • Fase seconda (Padroneggiare la struttura)

La seconda fase che possiamo definire FASE DELLA SPECIALIZZAZIONE, coinvolge anche essa tutti e tre i livelli di pratica. Si caratterizza per un altissimo livello di specializzazione tecnica perfezionato da una più chiara rappresentazione mentale del movimento, non più relegato dalla mera imitazione del istruttore; dall’attivazione selettiva dei movimenti che ormai possono seguire percorsi propriocettivi precisi e con una maggiore gestione della forza.

Questa fase è chiaramente individuabile poiché il praticante presenta alcune caratteristiche tipiche: maggiore equilibrio, vigore muscolare, maggiore resistenza sia in fase statica che dinamica del movimento. I risultati qui elencati sono conseguenza delle ripetizioni continue del gesto e nel loro perfezionamento che garantiscono maggiore sicurezza e maggiore consapevolezza nell’apprendimento.

Questa è la fase in cui l’istruttore deve essere in grado di mostrare il movimento con dovizia di dettagli e deve essere anche in grado di valutare quanto pretendere nella pratica dagli allievi. In questa fase si crea una prima discrepanza tra i praticanti, che dipendentemente dall’impegno profuso nella pratica avranno una più o meno ampia gamma di abilità motoria acquisite.

In questa fase è importante introdurre il principio secondo il quale Il Vuoto Ed Il Pieno Sono Distinti Chiaramente (xu shi fen ming – 虚实分明), questo significa che il peso deve essere chiaramente affondato sulle gambe, dipendentemente dalla postura assunta e che il vuoto non deve essere determinato dall’assenza di forza o di peso. Si deve poter insegnare al praticante che la stabilità o “radicamento” sono una conseguenza della perfetta comprensione di questo principio.

Il docente deve poter essere in grado anche di spiegare che Interno Ed Esterno Sono Vicendevolmente Uniti (nei wai xiang he – 内外相合) ovvero che l’interno del corpo, ossia la mente che è l’origine dell’intenzione, deve essere coordinata con l’esterno del corpo, ciò la parte che esprime il movimento. Bisognerà puntualizzare sul fatto che in assenza di tale principio il movimento si limita ad essere soltanto cinetico e manca della sua essenza intenzionale.

  • Fase terza (Demolire la struttura)

La terza ed ultima fase viene definita FASE DOMINANTE O STRUTTURATA, questa è la fase in cui la tecnica motoria viene ulteriormente perfezionato ed eseguito con totale controllo di forza e direzioni, è riscontrabile anche un aumento della efficacia dell’azione, estrema precisione, compare per la prima volta nello studio anche una più consapevole gestione del tempo di esecuzione, questa fase coinvolge solo il secondo ed il terzo livello di pratica, poiché i soggetti interessati sono consapevoli della pratica ed hanno una maggiore attenzione nel muoversi, questa è chiaramente la fase in cui il dettaglio fa la differenza. I soggetti che sono arrivati in questa fase di studio hanno delle caratteristiche peculiari, la prima che si evince è che i soggetti sono altamente recettivi alle variabili di movimento poiché si destreggiano con padronanza nei contenuti tecnici. Le informazioni elaborate nella fase di apprendimento sono chiare e la capacità di adattare le azioni specifiche alle diverse situazioni non è più un ostacolo ma uno stimolo.

Questa è la fase in cui i tecnici devono essere in grado di inculcare nei praticanti di Taijiquan il metodo e risolvere tutti i conflitti che potrebbero derivare da vizi acquisiti negli anni, tali da distorcere la corretta padronanza del gesto tecnico. In questa fase inoltre si può “pretendere”, intendendo con questo che non solo si può sfruttare la capacità motoria del praticante ma si può far perno anche su di una più acuta sensibilità alla comprensione ed al miglioramento personale.

Questa fase determina la maturità dello studio e coincide con una maggiore capacità di comprendere principi di pratica che sono meno strettamente fisici, ma più mentali. Il maestro potrà qui introdurre quello che, ad avviso dello scrivente, è il principio più difficile nella pratica ma è anche quello che fa la differenza nella maturità ossia l’Inspirazione E l’Espirazione Sono Coordinati Tra Loro Ed Il Movimento (hu xi xie tao – 呼吸协调). Questo principio si concretizza nel far comprendere al praticante che, distinguendo due momenti, uno di accumulo della forza e l’altro di rilascio della forza, che più semplicemente potremo distinguere tra momento di preparazione al movimento ed il movimento stesso, nel primo momento dovrà inspirare e nel secondo dovrà espirare. Questo principio si commisura alla così detta “Respirazione naturale” che subisce alterazioni innaturali nella fase di comprensione dei gesti tecnici del Taijiquan, dovuta alla necessità di sottoporre il corpo a sforzi fino ad allora non affrontati. La fase di inspirazione ed espirazione dovrà inoltre essere: silenziosa e non forzata, altrimenti si avrebbe come risultato una forma di respirazione innaturalmente prolungata.

Tutte le fasi qui elencate sono essenziali per la crescita del praticante e sono fasi che solo il tecnico è capace di individuare, non sarà compito del praticante definirsi in una o in un’altra fase, ma sarà mansione primaria dell’insegnante cogliere il progresso del praticante per poterne sfruttare a meglio le Abilità Motorie acquisite.

Il controllo delle fasi di apprendimento delle Abilità Motoria del Taijiquan

Le fasi sopra elencate possono essere un modo facile per comprendere al meglio come funziona l’apprendimento del Taijiquan negli allievi, ma per poter essere sfruttate al meglio devono essere indagate nella pratica degli allievi. Abbiamo per ogni fase individuato i traguardi da raggiungere e i risultati ottenuti, ma per poter comprendere il loro sviluppo dobbiamo focalizzare l’attenzione adesso su quelli che potrebbero essere vizi o difetti.

Partendo dalla FASE GREZZA bisogna fare attenzione di dotare il praticante di quegli strumenti di base nella pratica che devono essere fin da subito, pur costando fatica, appresi e padroneggiati. Ad esempio avere un equilibrio approssimativo non significa avere l’abilità dell’equilibrio. Avere talune volte questa abilità non significa avere l’abilità, quindi è compito del maestro indugiare sullo studio per garantire che il praticante sia padrone dell’abilità.

Nella FASE DELLA SPECIALIZZAZIONE, per definizione il movimento che si padroneggia non deve essere vuoto o privo di forza poiché risulterebbe comunque impreciso ed inefficace, cioè si deve evitare che il gesto sia finalizzato al semplice muoversi e non all’obiettivo didattico. Sarà compito del docente puntualizzare determinati punti focali di pratica per rendere la tecnica completa.

Nella FASE DOMINANTE O STRUTTURATA, ormai il praticante sarà completamente addentrato al metodo e deve essere messo difronte ad opzioni di esecuzione del gesto che siano in grado di stimolarne la crescita. Questa è la fase in cui la routine pratica possa essere un limite alla crescita e per tanto il tecnico, dopo aver appurato il livello dello studente, dovrà apportare nuove variabili al movimento.

Conclusione

Quanto sopra esposto è la sintesi di osservazioni appurate su anni di insegnamento e di affiancamento all’insegnamento che mi hanno permesso di dedurre che in molti casi, per poter ottimizzare la docenza, pur mantenendo gli schemi tradizionali di studio, bisogna ottimizzare i tempi, non essendo più gli studenti in grado di garantire l’impegno che una volta erano necessari all’approfondimento.

M° Mario Lucci

IL TAIJIQUAN E LE CADUTE DEGLI ANZIANI

(Maestro Lucio Pippa)

Le cadute delle persone anziane costituiscono un problema importante per la salute pubblica consistente in una diffusa perdita di indipendenza, un aumento del tasso di mortalità per patologie croniche e la necessità di cure costose da somministrare per lungo tempo. Circa il 35%-40% di persone generalmente sane e di età superiore ai 65 anni, vanno incontro almeno ad una caduta ogni anno. Oltre il 50% delle suddette cadute comporta delle lesioni di lieve entità ma, in un range compreso fa il 5% ed il ​​15%, si traducono in gravi infortuni che richiedono il ricovero in ospedale. Le cadute possono essere causate anche da problematiche muscoloscheletriche, alterazione dell’equilibrio e mobilità ridotta. Quindi, è ampiamente giustificato tutto lo sforzo della sanità pubblica finalizzato a ridurre il numero delle cadute degli anziani.

IL TAIJIQUAN E LA RIDUZIONE DELLE CADUTE NEGLI ANZIANI: STUDIO RANDOMIZZATO E CONTROLLATO

Fuzhong Li, Peter Harmer, K. John Fisher, Edward McAuley, Nigel Chaumeton, Elizabeth Eckstrom, Nicole L. Wilson
(Istituto di Ricerca e Dipartimento di Salute Pubblica di Portland nell’Oregon, Università dell’Illinois)


Obiettivi
Valutare l’efficacia della pratica del Taiijiquan per un periodo di 6 mesi per ridurre il numero delle cadute ed il rischio delle cadute nelle persone anziane.
Disegno dello studio
Lo studio randomizzato e controllato ha coinvolto un campione di 256 adulti non praticanti attività fisica di età compresa fra 70 e 92 anni (età media: 77,48 anni; deviazione standard: 4,95 anni) reclutati attraverso un database di pazienti residenti a Portland nell’Oregon.
I partecipanti sono stati randomizzati e arruolati per partecipare ad un gruppo praticante il Taijiquan e ad un altro al gruppo di controllo praticante dello stretching; entrambi i gruppi hanno praticato tre volte alla settimana per 6 mesi.
Valutazioni
L’outcome primario è consistito nella valutazione del numero di cadute, mentre negli outcomes secondari sono stati inclusi l’equilibrio funzionale (valutato con: Berg Balance Scale, Dynamic Gait Index, Functional Reach e Single-leg standing), la prestazione fisica (valutata con il Test del piede da 50 piedi, FWT) e la paura di cadere.
Le valutazioni sono state effettuate al basale, a 3 mesi, a 6 mesi (interruzione dell’intervento) e ad un follow-up post-intervento dopo 6 mesi.
Risultati
Alla fine dell’intervento di 6 mesi, un numero significativamente inferiore di cadute (n=38 vs 73; p=.007), una più bassa proporzione di cadute (28% vs 46%; p=.01) e minori traumi da cadute (7% vs 18%; p=.03) sono state osservate nel gruppo praticante il Taijiquan rispetto al gruppo di controllo praticante dello stretching. Il rischio di cadute multiple nel gruppo praticante il Taijiquan è stato più basso del 55% rispetto a quello del gruppo di controllo praticante lo stretching (risk ratio, .45; intervallo di confidenza del 95%, da 0,30 a 0,70).
Rispetto ai partecipanti al gruppo di controllo praticante lo stretching, i partecipanti al gruppo praticante il Taijiquan hanno mostrato miglioramenti significativi (p <.001) nelle valutazioni di tutti gli outcomes secondari (equilibrio funzionale, prestazione fisica e paura di cadere). Tutti i suddetti parametri attestanti i miglioramenti sono stati mantenuti ad un follow-up post-intervento di 6 mesi nel gruppo praticante il Taijiquan.

Conclusioni
Un programma consistente nella pratica del Taijiquan tre volte alla settimana per 6 mesi è risultato efficace per ridurre il numero delle cadute, il rischio di cadere e la paura di cadere nonché per migliorare l’equilibrio funzionale e le prestazioni fisiche in soggetti adulti non praticanti attività fisica di età pari o superiore a 70 anni.

maestro lucio pippa

Lucio Pippa, laureato in medicina e chirurgia a Bologna, svolge la sua attività professionale in medicina tradizionale cinese  (MTC) a Pescara dove insegna, in qualità di maestro, Taijiquan stile Chen Xiaojia e Qigong nella Scuola di Arti Marziali Tradizionali Cinesi “Shen Long”. Ha conseguito la “Certificazione di erede dell’antica MTC” in quanto accettato come discepolo interno del Prof. Mao Dexi (Ospedale di MTC della Provincia di Henan nella città di Zhengzhou-Cina). È Presidente della “Fondazione onlus Camillo De Lellis per l’innovazione e la ricerca in medicina” di Pescara. È autore di varie pubblicazioni relative alla MTC, al Taijiquan stile Chen Xiaojia ed al Qigong

E’ davvero possibile manipolare il Qi?

(Maestro Fabrizio D’Ambrosio)

Certamente, uno degli aspetti più affascinanti della pratica del Taijiquan è rappresentato dalla manipolazione del Qi, ovvero del fluire dell’energia interna, aspetto che venne trattato da Chen Xin nel famoso testo “Trattato Illustrato sul Taijiquan della Famiglia Chen“ dove sono descritti i principi basilari del chansijin.

In un precedente articolo, comparso in questa serie a dicembre dello scorso anno, ci siamo soffermati sulla respirazione durante la pratica del Taijiquan ed in particolare sulla conduzione del Qi attraverso i canali (jingluo) principali, secondari e straordinari. L’articolo si concludeva dicendo che l’accumulo e la conduzione del Qi nel corpo sono stimolati naturalmente da una pratica regolare che conduce all’acquisizione di un metodo che risulti chiaro in primis a noi stessi. Solo quando il metodo sia diventato sufficientemente chiaro, diventa possibile dedicarsi, successivamente, in maniera consapevole alla conduzione del Qi.

Qualsiasi praticante di questa arte marziale, dopo i primi approcci iniziali, inizia a porsi delle domande su questo argomento e soprattutto a farne a chi sia più avanti con la pratica e non è inusuale che egli rimanga frustrato dalle spiegazioni che gli vengono fornite. È evidente che nessuna spiegazione teorica potrà mai chiarire come questo processo avvenga e si sviluppi all’interno del nostro corpo. E’ interessante notare in proposito come sull’argomento siano prolificate numerose pubblicazioni corredate di esercizi e specifiche istruzioni su come fare per sviluppare tale capacità.

La prima indicazione che in genere viene data è che il fluire dell’energia interna è paragonabile al movimento di un filo di seta che viene srotolato da un bozzolo. Affermazione che lascia ancora più perplesso il praticante neofita quando realizza che i semplici movimenti circolari che si sforza di eseguire alla perfezione non sono sufficienti al raggiungimento di tale risultato. L’altra affermazione che viene rivolta al praticante è quella relativa al percorso seguito da Qi, che ha radice nei piedi, si espande nelle gambe, è controllato dal bacino ed arriva fino alle dita delle mani passando dietro la schiena. Il tutto seguendo una traiettoria a spirale: dai piedi alle gambe, dalle gambe al bacino, tutto il nostro corpo deve muoversi come una singola unità.

A questo punto, anche il praticante più diligente è tentando dal rinunciare, soprattutto quando, per confortarlo dei suoi tentativi andati a vuoto, gli viene spiegato che non c’è nulla di esoterico o fantastico, che non si tratta di una vaga sensazione o di un flebile sussurro ma che il fluire del Qi può essere percepito forte e chiaro. Condurlo, certo, richiede una certa pratica.

E’ ovvio quindi che questo principio non può essere insegnato ad un praticante alle prime armi, finché egli non conosca abbastanza bene le basi o sia diventato particolarmente metodico. Come in tutte le cose, bisogna procedere per gradi anche perché, come ben sanno coloro i quali sono più avanti nella pratica, non esiste realmente un punto di arrivo nel perfezionare tale capacità ed il metodo per conseguirla è uno solo: la pratica diligente degli insegnamenti di un maestro qualificato.

Oggi, molti praticanti preferiscono prendere delle scorciatoie, piuttosto che seguire diligentemente i principi della coordinazione bacino-gambe e può capitare che arrivino a praticare per 20 o 30 anni il Taijiquan senza essere ancora capaci di muovere il bacino e le gambe con continuità. Ecco che a volte si muove il bacino senza muovere le gambe, oppure viceversa, o ancora si muovono le mani senza muovere il bacino e le gambe. Per questo si dice di far “affondare” il proprio corpo così da sentire l’intero peso gravare sui piedi. Personalmente, non sono mai stato ossessionato dal raggiungimento della capacità della manipolazione del Qi ma mi sono sempre affidato alle indicazioni della mia maestra ed ai suggerimenti di chi era più avanti di me nella pratica. Allora, se davvero si vuole intraprendere un percorso di conoscenza autentica l’unica strada possibile è quella indicata sopra: allenarsi, tenendo sempre a mente le indicazioni del proprio maestro e seguire alcuni principi essenziali.

Come detto sopra, teorizzare senza praticare è un esercizio abbastanza inutile. Alcuni semplici suggerimenti possono essere i seguenti. Mantenere il corpo rilassato e la mente calma sono due requisiti essenziali per essere presenti a se stessi e poter eseguire i movimenti non in maniera puramente meccanica ma con la giusta intenzione e consapevolezza. Per questo si dice immobili come una montagna, scorrevoli come un fiume. All’inizio, la propria attenzione deve essere indirizzata principalmente su quello che possiamo definire Spirito, lo Shen, e non sul respiro. Dedicare, inizialmente, troppa attenzione al respiro potrebbe renderci torbidi, mentre se lo si lascia andare naturalmente è più facile riuscire a percepire il fluire dell’energia. Per questo si dice “Cammina come un gatto, metti in movimento la tua energia, come se dipanassi un filo di seta dal bozzolo”.

Mantenere il corpo diritto ma distendendo i tratti cervicale e lombare con la colonna che forma un arco ideale che, partendo dal coccige, si proietti attraverso le vertebre cervicali all’infinito ed il petto contenuto in dentro così da permettere una respirazione addominale profonda. In questa condizione posso percepire la testa come sospesa dall’alto, tirata da un filo immaginario. Oltre l’arco formato dal tronco, ne esistono altri quattro, formati dagli arti inferiori e superiori. Vanno mossi tutti all’unisono. Solo così l’energia immagazzinata nel Dantian, punto centrale dell’arco costituito dal tronco, può muoversi attivamente lungo tutto il corpo. Nuca, spina dorsale, bacino, anche, ginocchia, caviglie, spalle, gomiti, polsi, devono stabilire una relazione continua tra loro e questo diventa possibile solo lavorando sulla coordinazione tra il bacino e la spina dorsale. Il bacino è l’asse intorno al quale si può ruotare a destra e a sinistra, mentre la spina dorsale conferisce la possibilità di piegarsi in avanti e indietro. Solo la coordinazione bacino-spina dorsale che consente di collegare il movimento di tutte le altre parti, rende possibile la circolazione del Qi.

Ecco allora che, rilassando le anche e mantenendo l’inforcatura rotonda (arco degli arti inferiori) con le ginocchia leggermente piegate, è possibile far salire la forza dal basso verso l’alto. Con le spalle rilassate, i gomiti affondati (arco degli arti superiori) il Qi può penetrare fino alle mani. Per questo si dice “Il sotto viene prima del sopra”.

Riferimenti bibliografici:

  • L. Pippa, C. Filosa, C. Paiju, R. Crepaldi, L. Sotte – Taijiquan stile chen xiaojia e qigong – Casa editrice Ambrosiana
  • Jou Tsung Hwa – Il Tao del Tai-Chi Chuan – Ubaldini Editore

Maestro Fabrizio D’Ambrosio IV° Duan di Taijiquan stile Chen Xiaojia
Ha incontrato il Taijiquan stile Yang a metà degli anni ’80 grazie al Maestro Roger Wohletz, allievo di Kai Ying Tung, con il quale ha conseguito il primo livello di istruttore dello stile.
Dal 2002 pratica lo stile Chen Xiaojia come allievo della Maestra Carmela Filosa. Divenutone dicepolo nel 2012, è XIV generazione dello stile ed ha conseguito la qualifica di Maestro nel 2018.
Collabora all’insegnamento dello stile presso la sede di San Giorgio a Cremano (Na) e nell’ambito dei corsi per gli istruttori dello stile dell’associazione ICXJ.

I calci nel Taijiquan stile Chen Xiaojia

(Maestra Valentina Petra di Caccuri)

I calci fanno parte della tecnica o metodo delle gambe (Tui Fa).

Nello stile Chen Xiaojia i calci che si eseguono sono principalmente:

  • il calcio di punta (Fen Jiao)
  • il calcio di tallone (Deng Jiao)
  • il calcio ruotato battuto a fior di loto (Shuang Bai Lian)
  • il calcio battuto volante “a sforbiciata” (Er Qi Jiao)
  • il calcio a mani incrociate (Shi Zi Jiao)

In generale, per eseguire correttamente qualunque tipo di calcio occorre analizzare e distinguere tre fasi:

  • Una prima fase di preparazione al calcio, nella quale occorrono la concentrazione sulla direzione in cui andrà sferrato il calcio, il rilassamento dell’anca dalla quale dovrà partire il movimento, il radicamento della gamba di sostegno ed il completo spostamento del peso su di essa. Inoltre il qi dovrà essere portato in basso, nel dantian inferiore, il respiro sarà mantenuto leggero e costante, la postura dovrà essere corretta (zhèng) con il corpo allineato, facendo attenzione a non sbilanciarlo né in avanti né indietro
  • In una fase successiva si dovrà ricercare l’accumulo dell’energia (xu) una sorta di caricamento (di una ipotetica molla) con la collaborazione di tutte le parti del corpo, in particolare delle braccia. Lo sguardo sarà rivolto nella direzione in cui si dovrà eseguire il calcio e manifesterà l’intenzione e la consapevolezza dell’azione che sta per compiersi (yi)
  • Nella terza fase (fa) verrà slanciata la gamba eseguendo il calcio e liberando l’energia accumulata precedentemente. Anche in questa fase le braccia parteciperanno all’emissione del fa li. Subito dopo, la gamba sarà ritirata piegata all’altezza del ginocchio prima di essere appoggiata a terra. Ritirare subito la gamba piegata significa mantenere l’equilibrio ed il radicamento sull’altra gamba al fine di poter eventualmente ripetere il calcio o, in un combattimento, poter contrastare efficacemente l’avversario che ha cercato di afferrare la gamba che ha eseguito il calcio.

I calci si allenano generalmente alti per poi poterli utilizzare bassi (per poter colpire l’avversario all‘inguine o alle gambe)

Esaminiamo in dettaglio i principali tipi di calci :

Calcio di punta (Fen Jiao)

I calci nel Taijiquan stile Chen Xiaoja

Il calcio di punta può essere pai jiao (calcio battuto) o ca jiao (calcio strofinato).
Il calcio di punta o calcio che divide, viene eseguito con il piede disteso in una ideale prosecuzione della gamba. L’applicazione della forza è all’estremità del piede. La preparazione di questo calcio si effettua incrociando le braccia con un movimento circolare di raccolta dal basso verso l’alto, con successivo moto rotatorio a spirale (chansijin) lungo gli assi delle braccia che porterà alla rotazione dei palmi delle due mani verso l’esterno. Quando si esegue il calcio battuto le due braccia si aprono, la mano corrispondente alla gamba cha ha eseguito il calcio batterà sul collo del piede in aria, mentre, l’altra mano si aprirà verso l’esterno in alto all’altezza della spalla. La gamba che esegue il calcio dovrà essere distesa e sollevarsi almeno all’altezza dell’anca.
Nel calcio strofinato la preparazione delle braccia è analoga a quella del calcio battuto, ma la mano corrispondente alla gamba che ha sferrato il calcio, invece di battere e quindi di eseguire un movimento circolare dall’alto al basso, eseguirà un movimento rotatorio dal basso verso l’alto passando con il palmo all’interno del piede in aria e “strofinando” l’interno piede con il palmo aperto.

Calcio di tallone (Deng Jiao)

I calci nel Taijiquan stile Chen Xiaoja

Il calcio di tallone viene eseguito con il piede “a martello” cioè formante un angolo di 90° con la gamba. In questo caso il punto di applicazione della forza è nel tallone ed è un calcio “di spinta”. Nello stile Chen Xiaojia il tipico calcio di tallone è il calcio laterale. Si può avere tuttavia un esempio di deng jiao frontale nella prima tecnica della sequenza er lu. Il calcio laterale si prepara passando dalla posizione eretta naturale alla posizione di raccolta contemporanea della gamba che deve calciare con il ginocchio piegato e delle due braccia che si raccolgono incrociate all’altezza del petto con i pugni chiusi (le due braccia possono anche ritirarsi con gli avambracci paralleli e non incrociati). L’emissione del calcio sarà laterale, a destra o a sinistra, ed avverrà concentrando la forza nel tallone, ritirando la punta del piede verso l’alto e con la contemporanea vigorosa apertura delle braccia. Il braccio opposto alla gamba che sferra il calcio avrà il pugno più in alto con l’occhio del pugno rivolto verso l’alto, mentre l’altro braccio avrà il pugno con la faccia nella stessa direzione del calcio.
Lo sguardo e l’intenzione saranno anch’essi nella stessa direzione del calcio.

Calcio ruotato battuto a fior di loto (Shuang Bai Lian)

I calci nel Taijiquan stile Chen Xiaoja

Questo calcio è chiamato così perché il movimento circolare che esegue la gamba che ruota dall’interno verso l’esterno ricorda la forma del petalo del fior di loto. Per prepararlo si assume la posizione gong bu e le mani saranno davanti al corpo, oblique, con le punte delle dita rivolte verso l’esterno. La distanza tra i due palmi sarà pari alla distanza tra polso e gomito (di un ipotetico avversario) e tale deve rimanere fino alla fine della tecnica. Dalla posizione gong bu si passa poi, spostando tutto il peso sulla gamba davanti, alla posizione di equilibrio, in modo da liberare la gamba che deve calciare. Mentre quest’ultima effettua la rotazione, le due mani la intercettano quando passa all’altezza del viso, battendo in rapida successione, prima una e poi l’altra, sul collo del piede, e si fermano poi dal lato della gamba d’appoggio. Durante il calcio la gamba è distesa, si piega il ginocchio alla fine mentre si resta in equilibrio. Per eseguire bene questo calcio è particolarmente importante il rilassamento delle anche.

Calcio battuto volante “a sforbiciata” (Er Qi Jiao)

I calci nel Taijiquan stile Chen Xiaoja

Il nome di questo calcio, er qi jiao, deriva dal doppio salto (er: due) che effettuano le gambe. Questo calcio si può eseguire facendo prima un passo (che facilita lo slancio verso l’alto) oppure da fermi in posizione raccolta. In entrambi i casi la collaborazione fondamentale al calcio è data dalle braccia: il braccio sinistro preme in basso e compie una rotazione fermandosi all’altezza della spalla, il braccio destro ruota verso l’alto e in avanti e batte sul collo del piede destro. Le gambe effettuano una sforbiciata in volo saltando, prima la sinistra e poi la destra. La punta del piede destro si estende nel calcio in modo che il collo del piede sia disteso e pronto per essere colpito dal palmo destro. I piedi atterrano uno dopo l’altro, il sinistro un attimo prima del destro. Per eseguire bene questo calcio è particolarmente importante il rilassamento delle spalle.

Calcio a mani incrociate (Shi Zi Jiao)

I calci nel Taijiquan stile Chen Xiaoja

Il nome di questo calcio deriva dall’incrocio delle braccia che ricorda il carattere cinese “shi” (dieci). In realtà le braccia incrociate simulano una situazione di difficoltà nella quale un avversario afferrando le braccia le immobilizzi, rendendo quindi efficace solo una reazione con un calcio. Nella preparazione di questo calcio l’avambraccio destro è sotto al braccio sinistro, che ha il gomito piegato a formare una croce. Il piede destro si solleva e ruota descrivendo un cerchio interno/esterno da sinistra a destra. La mano sinistra colpisce il collo del piede destro.

Bibliografia:

  • Taijiquan stile Chen Xiaojia e Qigong di L.Pippa, C.Filosa, Chen Peijiu, R. Crepaldi, L.Sotte
  • Canone illustrato del Taijiquan della famiglia Chen di Chen Xin
  • Appunti dalle lezioni della Maestra Carmela Filosa
  • Le immagini grafiche sono tratte da “Canone illustrato del Taijiquan della famiglia Chen” di Chen Xin
I calci nel Taijiquan stile Chen Xiaoja

La Maestra Valentina Petra di Caccuri (III Duan di Taijiquan stile Chen Xiaojia) ha iniziato lo studio del taijiquan stile Yang ed ha successivamente approfondito lo studio dello stile Chen Xiaojia, sempre sotto la guida della Maestra Carmela Filosa,raggiungendo nel 2018 la qualifica di Maestro , con abilitazione all’insegnamento del Taijiquan Chen Xiaojia rilasciata dallo CSEN- CONI.
Nel corso degli anni ha partecipato a gare regionali e nazionali raggiungendo buoni risultati nelle competizioni a mani nude e con armi ed ha preso parte a seminari di approfondimento e specializzazione sia del Taijiquan che di altri stili del Wushu tradizionale sia in Italia che all’estero.

推手三十六病    陈鑫 

I 36 errori nel Tuishou  –  Chen Xin 

(traduzione della Maestra Carmela Filosa)

(Seconda parte)

(10)搂 Lou

Tenere nelle proprie braccia, abbracciare (colui che “abbraccia”, avvolge forzatamente le proprie braccia intorno al corpo dell’avversario.)

(11)冒 Mào

Resistere, supportare con le mani (colui che resiste, preme forzatamente in basso con le mani.)

(12)搓 Cuō (cuō zhě, rú liǎng shǒu xiāng cuō zhī cuō, yǐ shǒu zhǒu cuō dí rén yě)

Strofinare con le mani, sfregare (chi strofina, proprio come quando si strofinano reciprocamente le due mani, usa mani e gomiti per strofinare l’avversario.)

(13)欺压 Qī yā

Umiliare e opprimere, essere prepotente, condurre in modo rude (“Qi” vuol dire ingannare o imbrogliare, “ya” vuol dire usare le proprie mani per premere forzatamente verso il basso le mani dell’avversario.)

(14)挂 Guà

Agganciare, uncinare, catturare (“Gua” significa che si aggancia l’avversario con i propri palmi, per paura che l’altro ci colpisca.)

(15)离

Lasciare, andare via, separarsi da (“Li” significa allontanarsi dal corpo dell’avversario, per paura che l’altro ci colpisca.)

(16)闪赚 Shan zhuàn

Scansare (schivare) e ingannare (colui che scansa e inganna, imbroglia l’avversario ingenuo e quindi lo attacca.)

(17)拨

Muovere, rimuovere, aggiustare con movimenti delle dita (“Bo” vuol dire muovere forzatamente l’avversario con le proprie mani.)

(18)推 Tuī

Spingere, premere (“Tui” vuol dire usare le mani per spingere via – forzatamente – l’avversario.)

(19)艰涩 Jiān sè

Complicato e astruso (è quando le mani non si muovono in modo abile, esperto, poiché le capacità non sono ancora mature.)

(20)生硬 Shēng yìng

Duro, rigido, inflessibile (colui che è rigido, fa affidamento sulla temerarietà per per colpire l’altro – senza aver compreso i princìpi richiesti, mostra durezza per cercare la vittoria.)

(21)排 Pái

Accantonare, escludere, rimuovere (“Pai” vuol dire respingere il problema senza risolverlo.)

(22)挡 Dang

Bloccare, sbarrare, arrestare (“Dang” vuol dire che non si è capaci di attirare a sé l’avversario – per poi destabilizzarlo, quindi si usano le mani solo per bloccarlo con forza.)

(23)挺 Ting

Stare dritti, impettiti, resistere (colui che sta impettito è rigido.)

(24)霸

Tiranno, despota, egemonia (colui che fa il despota diventa governante dopo un’azione di forza, sottomette le persone con la violenza – non con l’abilità.)

(la prima parte dell’articolo è disponibile in questa pagina)

Nella foto la Maestra Carmela Filosa e il Maestro Vito Marino nell’esercizio del Tuishou.

Maestra Carmela Filosa

Dottoressa in Lingue e Civiltà Orientali. Maestra di Taijiquan e Qigong, VI Duan di Wushu.

Vicepresidente della ISCT (International Society of Chen Taijiquan) e rappresentante in Italia dei Maestri Chen Peiju e Chen Peishan di cui è discepola e con i quali studia dal 1996. Riconosciuta ufficialmente 13a generazione nella trasmissione del Taijiquan stile Chen, è Presidente dell’Associazione Italy Chen Xiaojia che per prima ha introdotto e divulgato questo stile di Taijiquan in Italia.

Palermo
Napoli
Napoli
Pescara

A PROPOSITO DI YIN-YANG NEL TAIJIQUAN E NELLA SUA DIDATTICA

(Maestro Vito Marino)

Le due Teorie di base della Medicina Tradizionale Cinese sono quelle di yin-yang e dei Cinque Movimenti wuxing. Il grande sinologo Joseph Needham parla delle due teorie come facenti parte della Scuola dei Naturalisti, la cui fondazione è attribuita a Zou Yan, sviluppatasi nel periodo degli Stati Combattenti (453-221 a.C.) e chiamata proprio Scuola Yin-Yang yinyangjia. Needham riconosce anche che “Non ci può essere dubbio che l’uso filosofico dei termini dati verso l’inizio del IV secolo a.C., e che i passaggi nei testi più vecchi che menzionano questo uso sono interpolazioni effettuate più tardi di quel tempo.”

Possiamo quindi affermare che la Teoria yin-yang sia uno dei fondamenti storici di tutta la cultura tradizionale cinese, compreso il taijiquan, che alla Suprema Polarità yin-yang deve il suo nome.

Non parlerò del concetto di yin-yang in generale, argomento conosciuto da tutti i seri praticanti di arti marziali, mentre mi soffermerò sul rapporto tra le leggi che ne governano i rapporti e la didattica del taijiquan.

Leggi dello yin-yang

Yin e yang sono opposti. Giorno e notte sono opposti, il versante soleggiato di una collina e il suo versante in ombra sono opposti, l’interno e l’esterno del corpo sono opposti, l’alto e il basso del corpo sono opposti.

Nel taijiquan lo yin e lo yang, come per esempio il vuoto e il pieno, devono essere “chiaramente distinti”, opposti, in quanto lo sono yin e yang in natura per definizione. Se una gamba riceve il 70% del peso del corpo, come nella gongbu, l’altra ne riceverà necessariamente il 30%, in quanto polo opposto della dialettica yin-yang. Il petto è yin, il dorso è yang: “contenere il petto, incurvare la schiena”, hanxiong babei, indica che la parte anteriore del corpo, che è yin, deve essere contenuta in quanto accumula energia, la parte posteriore del corpo, che è yang, deve essere distesa in quanto deve lasciare scorrere il jin, la forza muscolare, fino alle mani.

Yin e yang sono complementari. Lo yin da solo o lo yang da solo non esistono. Sarebbe come ammettere l’esistenza del giorno senza la notte, come il concepire una sola faccia di una medaglia.

Allo stesso modo nel taijiquan il radicamento è complementare alla rapidità, il radicamento da solo è staticità, la rapidità da sola è vuota. La solidità della parte inferiore del corpo, in quanto analoga alla terra, è complementare alla leggerezza della parte superiore, analoga al cielo. La rapidità e la leggerezza sono complementari al radicamento e alla solidità.

Al crescere dello yang corrisponde il decrescere dello yin e viceversa. Al crescere della luce diurna corrisponde il decrescere del buio della notte, e poi al crescere dell’ombra e dell’oscurità corrisponde il decrescere della luce del giorno.

Nel taijiquan queste legge viene applicata in ogni movimento, Prendiamo ad esempio la coppia yin-yang accumulo/rilascio. In ogni tecnica si passa da un momento in cui si è nella massima condizione di accumulo e di interiorizzazione della forza a una fase in cui gradualmente essa viene portata verso l’esterno, ed emessa nel caso in cui la tecnica si completi con un fali/fajin. Il peso si sposta gradualmente da una gamba all’altra, e al crescere dello yang/pieno corrisponde il decrescere dello yin/vuoto.

A determinate condizioni lo yang si trasforma in yin e viceversa. Questa condizione è che lo yang o lo yin abbiano raggiunto il loro culmine. Arrivati al solstizio d’estate le giornate devono necessariamente accorciarsi, arrivati alla mezzanotte la luce deve necessariamente cominciare a crescere.

Nel taijiquan questo è il motivo per cui diciamo “il movimento deve arrivare fino alla fine”, in quanto questa è la condizione necessaria perché una tecnica possa trasformarsi correttamente nella successiva. Quando il movimento di accumulo ha raggiunto il suo massimo si trasforma in rilascio.

La ricerca dello yin e dello yang in ogni movimento del taijiquan è la chiave per una migliore comprensione dell’Arte stessa. Quale aspetto in un determinato momento è yin e quale yang? Da quale aspetto yin sta per nascere l’aspetto yang che ne è complementare? Come avviene la transizione tra yin e yang nel mio corpo in una determinata tecnica? Quando ho raggiunto la fine della tecnica e quindi posso trasformarla nella successiva?

Esaminiamo come esempio di applicazione delle leggi yin-yang la tecnica Yema Fenzong, Dividere la Criniera del Cavallo Selvaggio.

Yin e yang sono opposti. Cerco di sentire bene la distribuzione del peso, come la gamba anteriore sia quella piena, come la gamba posteriore sia all’opposto vuota, mi concentro sulla sensazione di attività, espansione ed esteriorizzazione della mano che va avanti e verso l’alto yang, e contemporaneamente su quella che va verso l’interno e in basso yin.

Yin e yang sono complementari. Cerco di sentire non solo la opposizione, ma anche la la complementarietà del movimento di accumulo yin con quello di espansione yang. Mi concentro sulla sensazione di complementarietà tra l’azione della mano avanti e in alto e l’azione, altrettanto importante, della mano dietro e in basso.

Alla crescita dello yang corrisoponde la decrescita dello yin e viceversa. Cerco di sentire in modo consapevole come al crescere dell’aspetto yang di una mano corrisponda il decrescere dell’aspetto yang dell’altra, di come avvenga il trasferimento del peso da una gamba all’altra.

Trasformazione reciproca tra yin e yang. Cerco di individuare il momento in cui una tecnica o una sua parte è arrivata alla fine e come da quel momento inizi la trasformazione nella successiva.

Didattica del taijiquan

Accanto a questo aspetti legati alla applicazione della polarità yin-yang, la Suprema Polarità, a mio avviso è tutto il progetto didattico del taijiquan che è attinente alla regola superiore della dialettica yin-yang.

La nascita appartiene allo yin, la crescita culmina con lo sviluppo e la maturazione dello yang. Seguono poi la decrescita e il ristagno, che portano a maturazione e compimento la vita.

“L’essere umano nasce morbido e debole (flessibile) e muore rigido e duro. … Per questo il rigido e duro appartiene alla morte, il morbido e debole (flessibile) appartiene alla vita.” (Daodejing)

Nascita e morte appartengono entrambi alla vita, ma il suo inizio è legato alla morbidezza, al rilassamento, alla fluidità, qualità che per prime si sviluppano nell’apprendimento del taijiquan. Dal morbido poi deve potere naturalmente nascere anche il duro, ma la scommessa del taijiquan è quella di cercare di sviluppare una durezza particolare, il “duro ma non rigido”. In altre parole, di portare a maturazione lo yin e lo yang senza percorrere necessariamente la strada che dalla nascita porta alla morte.

Come diceva Leung Kwok-po, Maestro Taoista di Agopuntura, Medicina Tradizionale Cinese e Qigong: “L’obiettivo della pratica è quello di diventare Immortali. Se questo non è possibile cerchiamo almeno di essere longevi. Se anche questo non dovesse essere possibile, cerchiamo almeno di rimanere fino alla fine della nostra vita in buona salute!”

Molto cinese…

maestro vito marino

Maestro cintura nera III Duan, Vito Marino nasce a Sciacca il 7 luglio 1954.

Medico Agopuntore e Insegnante di Medicina Tradizionale Cinese e di Qigong, Presidente dell’Associazione QI, Scuola di Medicina Tradizionale Cinese.

Dopo avere studiato e praticato Aikido, Karate semi-contact, Wing Chun e Taijiquan stile Yang, nel 2002 inizia lo studio del Taijiquan stile Chen Xiaojia con la Maestra Carmela Filosa, erede di XIII generazione dello stile e XXI generazione della famiglia Chen. Nel 2012 ha l’onore di diventare discepolo tudi della Maestra Carmela Filosa ed erede dello stile di XIV generazione.

Socio fondatore e Responsabile per la Sicilia della Italy Chen Xiaojia (gruppo Longqi), insegna Taijiquan a Palermo presso l’Extra Fitness Club di Corso Camillo Finocchiaro Aprile 128.

Il Taijiquan come forma integrata di terapia e riabilitazione nelle pazienti operate di carcinoma mammario

(Maestro Michelangelo Fedi)

Dal 2001 al 2011 ho lavorato, in qualità di fisioterapista, presso l’Unità Riabilitativa del DS 26 ASL Napoli 1, nell’ambito di un progetto di riabilitazione indirizzato a donne operate di tumore al seno seguite da un’equipe, di cui facevo parte, nella fase pre e post intervento e nel successivo follow up a medio e lungo termine. Il progetto prevedeva, accanto al momento specificamente riabilitativo, un approccio integrato a vari livelli al fine di ottenere una maggiore compliance terapeutica e una migliore qualità della vita durante e dopo le cure. In questo senso, il programma riabilitativo a partire dal linfodrenaggio e dalla fisiochinesiterapia individuale e di gruppo, volte ad affrontare gli esiti dell’intervento, prevedeva una presa in carico complessiva delle pazienti, nell’ottica di una concezione che vede il benessere dell’individuo elemento imprescindibile della salute secondo la definizione fornita dall’O.M.S. Trovo interessante e utile a distanza di tempo ripercorrere i risultati di un esperienza di insegnamento del Taijiquan e del Qigong durata oltre un anno e mezzo dalla primavera del 2009 alla fine del 2011.

Praticando da diversi anni il Qigong e il Taijiquan dello stile Chen Xiaojia, ed avendone intrapreso agli inizi del 2009 l’insegnamento sotto l’esortazione e la guida della Maestra Carmela Filosa, supportato da lei, assunsi l’iniziativa di proporre la pratica del Qigong e del Taijiquan Chen Xiaojia per le pazienti operate al seno. La Maestra stessa inaugurò il corso che  avrei tenuto all’Unità Riabilitativa con una sua esibizione che fu accolta davvero con grande partecipazione.  La proposta fu recepita con incoraggiante disponibilità dalla oncologa, dott.ssa Fulvia Mastrogiacomo Russo, responsabile del progetto e dalla fisiatra dott.ssa Maria Sollazzo. L’esperienza di pratica personale e l’insegnamento mi inducevano a pensare che la piacevolezza di queste discipline e il benessere derivante, una volta calibrate opportunamente sulle condizioni di queste pazienti avrebbero potuto facilmente essere sperimentate da queste. L’obiettivo era restituire la percezione di una corporeità che potesse essere di nuovo fonte di agio, di piacere e di energia dopo la crisi prodotta della scoperta della malattia e dal carico, necessario ma fisicamente e psicologicamente oneroso delle varie fasi dell’intervento terapeutico: chirurgia, chemioterapia, radioterapia. I risultati furono incoraggianti e a volte sorprendenti: la lentezza e la grazia dei movimenti, la consapevolezza della postura e del respiro insieme e quel corteo di inconsuete e piacevoli sensazioni che vengono associate in Medicina Cinese alla circolazione del Qi restituivano una sensazione di benessere che le pazienti avevano da diverso tempo smarrito, a ciò si aggiungevano un miglioramento dell’umore in generale e della qualità del sonno,  e cosa notevole, una attenuazione degli spiacevoli effetti collaterali sperimentati durante la chemioterapia. A questi risultati se ne aggiunse uno che ritengo particolarmente interessante e specifico dello stile Chen Xiaojia del Taijiquan: la difficoltà; la Xiaojia con i suoi movimenti spiraleggianti verticali e continui, fedeli alle caratteristiche originali con cui quest’arte marziale e di benessere venne concepita a metà del 1600 dal suo geniale inventore Chen Wangting (in una sintesi dei circa due millenni di tradizione marziale e di ricerca somatopsichica della cultura cinese) non è uno stile facile, rappresenta una sfida e le pazienti sfidate rispondevano con entusiasmo a qualcosa che le mettesse alla prova ritornando alla lezione successiva, che ovviamente si svolgeva in gruppo, desiderose di mettersi in gioco e di superarsi. La difficoltà della Xiaojia, oculatamente somministrata per la specifica situazione, aggiungeva un ulteriore beneficio: una forte spinta motivazionale messa in gioco dalla sollecitazione dei meccanismi di gratificazione-ricompensa connessi a quella che in termini neurologici corrisponde alla messa in circolo della dopamina assicurando la continuità della partecipazione alla pratica

Concludo ricordando che già all’epoca il Qigong e il Taijiquan (anche se non il Chen Xiaojia con le sue straordinarie peculiarità) era stato sperimentato con successo presso l’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano e da allora il ricorso a queste discipline come forma di terapia e di riabilitazione integrata si è ulteriormente diffuso. La letteratura scientificamente attendibile inizia ad essere cospicua, qui mi limito a ricordare due studi molto noti: quello di Michael R. Irwin che ha constatato un incremento della risposta immunitaria in anziani che praticavano il Taijiquan e quella di un gruppo di oncologi dell’Università di Rochester che ha registrato un miglioramento della qualità della vita e dell’autostima in donne operate al seno. Per quanto riguarda la mia specifica esperienza i risultati, in corso d’0pera, furono riportati sul Bollettino dell’Orine dei Medici chirurgi e Odontoiatri di Napoli del Luglio/Agosto 2010 a firma della dott.ssa Fulvia Mastrogiacomo Russo, Oncologa e della dott.ssa Maria Sollazzo Fisiatra.  Non resta che continuare a studiare e proporre con le misure che le singole patologie richiedono i benefici di queste straordinarie discipline.

Bibliografia:

Mastrogiacomo Russo F., Sollazzo M.

Bisturi e Psiche arriva il Qigong – Distretto 26 contro il tumore antiche tecniche orientali; Bollettino OMCeO Napoli . Luglio/Agosto 2010; 18-19

Irwin Michael R, Olmstead Richard, Oxman Michael N.

Augmenting immune responses to varicella zoster virus in older adults: a randomized, controlled trial;

Tai Chi Journal of the American Geriatrics Society, 2007; 55(4): 511-7.

Mustian, K.M., Katula, J.A., Gill, D.L., Roscoe, J.A., Lang, D., & Murphy, K. (2004). Tai chi chuan, health- related quality of life, and self-esteem: A randomized trial for breast cancer survivors. Supportive Care in Cancer, 12, 871-876.

Ameliorative effects of Tai Chi on cancer-related fatigue: a meta-analysis of randomized controlled trials. SupportCare Cancer . (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/29564620#) 2018 Jul;26(7):2091-2102

Health benefits of qigong or tai chi for cancer patients: a systematic review and meta-analyses. Complement Ther Med.

(https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/24559833#) 2014 Feb;22(1):173-8

Tai chi, cellular inflammation, and transcriptome dynamics in breast cancer survivors with insomnia: a randomized controlled trial. J Natl Cancer Inst Monogr. (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/25749595#) 2014 Nov;2014(50):295-301

Michelangelo Fedi, laurea magistrale in Lettere, iscritto in III fascia per l’insegnamento dell’Italiano e del Latino nei Licei, fisioterapista iscritto all’Albo, Maestro CSEN di Taijiquan, cintura nera III duan, e insegnante di Qigong. Ha praticato Karate, Taekwondo e Aikido prima di dedicarsi alla pratica del Taijiquan. Studia da oltre 15 anni come allievo della Maestra Carmela Filosa. Insegna il Taijiquan dello stile Chen Xiaojia e il Qigong dal 2009. Ha sperimentato l’utilizzo di queste due discipline in sia in ambito riabilitativo che educativo. Nel biennio 2010-2011, ha introdotto il Taijiquan come integrazione al percorso di recupero di pazienti operate al seno presso l’Unità Operativa di Assistenza Riabilitativa del DS 26 dell’ASL Napoli 1. Nel 2018, nell’ambito del Progetto Scuola Viva presso il Liceo Francesco Sbordone di Napoli, ha tenuto un corso di Taijiquan Chen Xiaojia della durata di 30 ore 

27 Aprile 2019 – Move for Health: per il World Taijiquan & Qigong Day 2019, le classi della Italy Chen Xiaojia, da Catania a Milano, eseguono le prime tecniche delle forme Sizheng Taijiquan e Taijijian

Sabato 27 Aprile 2019, in occasione del World Taijiquan & Qigong Day 2019, la Italy Chen Xiaojia sarà presente a: