L’elenco degli eventi previsti per l’anno sportivo 2021/2022

Corso Istruttori Palermo
1) 18/19 settembre 2021
2) 04/05 dicembre 2021
3) 12/13 marzo 2022
4) 11/12 giugno 2022


Corso Istruttori Pescara
1) 30/31 ottobre 2021
2) 29/30 gennaio 2022
3) 26/27 marzo 2022
4) 07/08 maggio 2022


Corso Istruttori Napoli
1) 16/17 ottobre 2021
2) 20/21 novembre 2021
3) 18/19 dicembre 2021
4) 22/23 gennaio 2022
5) 19/20 febbraio 2022
6) 19/20 marzo 2022
7) 09/10 aprile 2022
8) 14/15 maggio 2022

Inoltre:

  • Domenica 12 settembre, dalle ore 09:30 alle ore 12:00 è previsto un
    incontro online, gratuito, aperto a tutti coloro che frequentano i corsi
    istruttori.
  • Domenica 24 ottobre è previsto un Seminario Internazionale online,
    tenuto dal Maestro Chen Peishan, aperto a tutti gli iscritti alla Italy
    Chen Xiaojia
    .
  • Dal 3 al 5 giugno è previsto il Seminario Nazionale di fine anno della Italy
    Chen Xiaojia a Chianciano Terme.

A cura di Dalia Sorrentino, Istruttrice II Duan

Cos’è La Sclerosi Multipla

La sclerosi multipla (SM) è una patologia progressiva autoimmune, di natura cronica, che colpisce il sistema nervoso centrale, diagnosticata, nella maggior parte dei casi, tra i 20 e i 40 anni.

Sintomi

Tra i disturbi più comuni: perdita dell’equilibrio, affaticamento, perdita del tono muscolare, difficoltà di coordinazione, depressione.
Tali sintomi possono influenzare ogni aspetto della vita di una persona e determinare, quindi, una scarsa qualità della vita.

Effetti del Taijiquan

Molti studi scientifici hanno evidenziato, negli ultimi anni, l’importanza e l’efficacia della pratica del Taijiquan nelle persone affette da SM.
Si è riscontrato, dopo un periodo di pratica, un netto miglioramento della forma fisica, in particolare dell’equilibrio, della postura, del vigore fisico, della forza muscolare e, quindi, un maggiore benessere generale.
Il costante allenamento delle tecniche, grazie alla morbidezza, alla circolarità, alla lentezza con cui vengono eseguite e abbinando un’attenta respirazione, rende il corpo più agile e armonioso, migliora la postura ed ha un effetto benefico sul sistema nervoso e sulla circolazione.

Prerequisiti fondamentali nel Taijiquan per iniziare una buona pratica riguardano la postura:

  • Corpo dritto e centrato
  • Rilassato e calmo in modo naturale

A tal proposito, tra i molteplici studi su persone affette da SM, sono state proposte una serie di attività fisiche che riguardano appunto il rilassamento e l’allineamento del corpo, nonché lo spostamento di peso.
Come si è detto, la perdita dell’equilibrio è tra i disturbi più comuni di questa patologia; ciò può provocare frequenti cadute e conseguenti ferite anche gravi, per cui, imparare a spostare il peso del corpo in modo controllato, può essere di vitale importanza.

In una prima fase si sviluppa la sensazione del corpo allineato, centrato e radicato: in piedi, con le ginocchia leggermente piegate e il peso distribuito equamente su entrambe le gambe, si effettuano dei cicli di respirazione. Ciò comporta un’autoestensione della colonna vertebrale che si ottiene coltivando le sensazioni del Bai Hui sospeso al cielo e del coccige attratto dalla terra.
Il punto Bai Hui è il punto più alto del meridiano Vaso Governatore (Du Mai), posto sulla sommità della testa e, secondo la tradizione, favorisce la risalita dello Yang puro alla testa, solleva lo spirito, giova all’umore dei depressi, purifica lo Shen e rischiara la mente.
‘’Con la pratica l’allievo inizierà a sperimentare questo (la risalita del Qi puro) al punto Bai Hui, nella parte superiore della testa, il centro di comando dell’intero corpo’’ (Chen Xin).

Ciò, oltre alla centratura del corpo, contribuirà a ‘rilassare’ dapprima la parte cervicale della spina dorsale e poi l’intera colonna vertebrale, fino alle anche, in modo che tutto il corpo sarà ‘leggero e agile’.

Nella seconda fase, si procede allo spostamento di peso su una gamba, fino ad avere l’altra completamente ‘vuota’, in modo da poterla lentamente spostare in avanti. Altro concetto fondamentale è il ‘radicamento’: ‘’Quando si fa un passo e si trasferisce il peso su un piede, immaginate radici che crescono immediatamente da sotto il piede. Ci si dovrebbe sentire una parte del terreno, senza mai perdere l’equilibrio e la centratura, mentre gli arti superiori si muovono leggeri e forti come rami al vento’’ (Chen Peishan).

Ma se la mente sarà troppo rigida, le gambe saranno pesanti e poco mobili: ‘’Nel radicarsi c’è il radicamento; nello spostarsi c’è l’agilità’’. Da qui l’importanza degli esercizi di allineamento e rilassamento del corpo.

La pratica lenta di tali esercizi sviluppa la coordinazione mente-corpo e, in questo modo, si acquisirà un maggior senso di equilibrio e sicurezza.

Il fatto di sentirsi più sicuri, oltre ad essere indice di un maggiore controllo posturale, esprime quel miglioramento psicologico, cognitivo ed emozionale che ha un peso rilevante sulla qualità della vita delle persone affette da SM, aumentando in questo modo l’autostima e il tono dell’umore

(A cura dell’Istruttore II Duan Fabio Caputi)

Si può parlare a lungo di sensazioni e si può cercare di descriverle, ma le si può comprendere solo facendone esperienza diretta, e ogni esperienza è del tutto unica e personale. Praticavo già da parecchio il TaiJiQuan quando per la prima volta ho “saputo” cosa è il radicamento o, per lo meno, il radicamento statico. Stavo facendo la doccia e per un momento avevo assunto soprappensiero la postura del palo, quando d’un tratto percepii con consapevolezza qualcosa che già c’era ma cui fino ad allora non avevo prestato molta attenzione: ero profondamente radicato, i miei piedi non solo aderivano perfettamente al pavimento ma davvero avevano radici che scendevano invisibili e profonde per unirmi alla Terra, e non mi azzardo a descrivere più in dettaglio quella sensazione. Posso, però, dire che quel senso di radicamento che allora mi sembrò intenso e profondo oggi mi sembra leggero e superficiale: dovevo ancora fare la scoperta successiva, e il Cielo sa quante ne rimangono da fare.

zhan zhuang

La mia doccia è larga 80 centimetri, e lì qualche tempo dopo ripresi la postura del palo, ma questa volta un po’ più allargata, con i bordi esterni dei piedi lungo le pareti. Tenendo i piedi paralleli in quella posizione, i miei alluci non puntano dritto in avanti ma tendono a convergere, anche se di poco. Questo vuol dire che la postura che fino ad allora avevo adottato per eseguire Zhan Zhuang non era del tutto corretta: se le mie ginocchia puntavano gli alluci, allora tendevano anche se di pochissimo verso l’interno; per far sì che le ginocchia puntassero in avanti avrei dovuto cambiare leggermente la mia posizione. Questo piccolissimo cambiamento, che assomiglia più a una diversa intenzione che a un vero e proprio movimento delle ginocchia, ha amplificato il senso di radicamento, e questo me lo spiego con un’affermazione che ho letto tanto tempo fa in un’intervista al Maestro Chen Pei Shan che deve avere molti significati da ricercare: aumentare il numero dei segmenti. Provo a spiegare come la sto interpretando, consapevole che dev’esserci molto di più di quel che ne ho capito.

La mia prima sensazione di radicamento era basata più che altro sulla percezione della forza di gravità, una forza pressoché rettilinea che man mano ho cominciato a percepire (o, meglio, a trasformare) come spiraliforme arrotondando l’inforcatura; si trattava, però, di una spirale a spire molto ampie perché dalle anche fino ai piedi percepivo soltanto l’interezza dei miei arti inferiori e dovevo in qualche modo contrastare la forza che tendeva a farmi chiudere le ginocchia verso l’interno. Una volta cambiata, anche se di millimetri, la direzione delle ginocchia ne ho anche preso maggior consapevolezza e l’arto inferiore si è effettivamente diviso in due segmenti: la spirale discendente la immagino e percepisco come se passasse dietro il ginocchio, e questo fa sì che non tenda a puntare verso l’interno, cosa che prima mi sembrava inevitabile. Con l’intenzione delle anche verso l’interno e quella dei ginocchi verso l’esterno, e utilizzando attivamente sia le anche (per indirizzare la forza lungo i femori) che le ginocchia (per trasferire la spinta ancora più in basso), la spirale verticale giunge fino alle caviglie, da dove si spinge fino alle estremità delle dita, falange dopo falange: altri segmenti da percepire e controllare. E se, come mi sembra, ogni articolazione può essere usata per amplificare in uscita la forza che riceve in entrata, allora l’aderenza delle ultime falangi delle dita dei piedi dovrebbe aumentare man mano che migliorerà il mio rilassamento, dato che ogni tensione inutile ostacola il libero fluire della forza di gravità che è inesauribile: come lasciarsi attraversare da un fiume che ci percorre spiraleggiando; praticare questa posizione senza indossare scarpe aumenta di molto la sensibilità.

È come se, riducendo le tensioni muscolari, si attenuasse un rumore di fondo che ottunde le percezioni. Immaginando la forza di gravità come un flusso che entra dalla testa e fuoriesce dai punti di contatto dei piedi con il suolo, questi si distendono e le dita si allungano, coi polpastrelli che aderiscono gentilmente ma fermamente al suolo. È stata per me un’esperienza sorprendente la percezione dei miei 80 kg che, grazie al rilassamento dei muscoli, incollano i piedi per terra con 40 kg di spinta su ciascuno. Tutta quella forza-peso, invertendo la direzione della spinta durante un fa-li, potrebbe giungere amplificata fino alla mano, o al gomito o a qualunque parte del corpo atta a colpire, con un’energia dirompente. E, a questo proposito, mi è difficile togliermi dalla mente l’immagine di Bao Jingqian (alias Baoli), un allievo della Maestra Chen Pei Ju, che letteralmente rimbalzava dal suolo nell’esecuzione dei suoi possenti fa-li.

Dopo aver invano cercato di rendere rapido e fluido il movimento per ottenere l’inversione della spinta dal basso all’alto partendo dalle anche, mi sono reso conto che questo non richiede nessun movimento visibile! Le due spinte, verso il basso e verso l’alto, coesistono come coesistono lo Yin e lo Yang in tutte le cose, ed è compito dell’attenzione e dell’intenzione usare/amplificare l’una o l’altra. Per accentuare il radicamento, le anche indirizzano lungo i femori la forza che ricevono dall’alto, mentre per effettuare il fa-li indirizzano verso la colonna vertebrale la forza che ricevono dai piedi. Non vorrei far credere di essere diventato un bravo esecutore di fa-li: piuttosto, mi sento come uno che, salito su un colle, ha avuto la possibilità di vedere quanto è ancora lungo il cammino da percorrere, e come sia possibile perdersi in mille direzioni inconcludenti.

A proposito di rilassamento. Usare la mente come uno scanner per rilassare ogni singolo muscolo è un ottimo esercizio di consapevolezza: è lei, la consapevolezza, che viene spostata centimetro dopo centimetro su tutta la superficie del corpo dall’alto verso il basso e viceversa, davanti, dietro e di lato, sopra e dentro la testa, sotto e dentro i piedi. Col tempo, questa scansione del corpo è diventata più profonda e mi ha fatto diventare attivamente consapevole di cose, come le vertebre, che prima mi sembravano precluse alla coscienza. Questo mi è successo coltivando la sensazione di tenere appesa al Bai Hui la spina dorsale, come fosse una corda attaccata al ramo di un albero, con un piccolo peso legato in basso: è questo l’effetto che si ottiene ritraendo il mento e spingendo in fuori il Ming Men mentre il coccige punta verso la Terra e il Bai Hui verso il Cielo. Se si possono rilassare uno per uno i muscoli che stanno attorno alle vertebre, si finisce per poterli anche contrarre uno per uno, consapevolmente. In altre parole, è indubbiamente possibile, anche se difficile, arrivare a controllare ogni singola vertebra: questo comporterebbe un enorme aumento dei possibili segmenti-amplificatori-di-forza, specie se si considera che, all’inizio, il busto lo consideravo come un unico segmento, anche se reso elastico dalla sia pur ridotta mobilità vertebrale.

La posizione statica non solo può trasformare in un inesauribile fiume spiraleggiante la semplice forza di gravità: può anche permettere un’esperienza percettiva del Chan Si Jin al massimo della lentezza attraverso micro-movimenti che, partendo dai piedi giungono alle anche, per poi trasmettersi attraverso tutte le articolazioni fino alle punte delle dita alternativamente nei due versi, Shun Chan e Ni Chan. Questo semplice esercizio mi ha aiutato a migliorare un po’ l’efficacia delle tecniche di braccio del Tai Ji Quan perché mi ha fatto diventare consapevole del gomito e della sua importanza nella trasmissione-amplificazione della forza, non diversamente da quanto avevo imparato dal ginocchio a proposito del radicamento.

Nella mia descrizione manca un grande assente, il Dan Tian. Non ne ho percezione sufficiente per poterne parlare.

(Articolo del maestro Lucio Pippa)

I presenti studi sono incentrati sull’efficacia psicologica del Taijiquan su una popolazione di adulti (Brown, Esch, Jin)

Premessa

Ritengo, soprattutto in relazione al periodo di particolare disagio che stiamo vivendo, proporre all’attenzione gli studi riportati qui di seguito perché sono un contributo interessante ed utile per rendere ancora più certa la validità del “cammino” intrapreso con lo studio del Taijiquan al fine di mettere in atto un aiuto per armonizzare la nostra persona nel suo essere un “tutt’uno” spirito-corpo.

Obiettivi

L’obiettivo di questi studi è di evidenziare i potenziali benefici del Taijiquan nei processi fisiologici correlati alle variabili psicologiche in una popolazione di adulti.

Disegno dello studio

Brown et al. valutarono i cambiamenti psicologici associati a programmi di 16 settimane di training di esercizio di moderata e bassa intensità, due dei quali prevedeva una componente cognitiva. Lo studio includeva 135 soggetti in salute e sedentari (69 donne, età media 54,8 anni, + 8,3 anni e 66 uomini, età media 50,6 anni, + 8,0 anni). Tutti i soggetti furono assegnati casualmente al gruppo di controllo (C), al gruppo di camminata di intensità moderata (MW), al gruppo di camminata di intensità bassa (LW), al gruppo di camminata di intensità bassa più risposta di rilassamento (LWR) o al gruppo di esercizio pratico-mentale di Taijiquan (ME).

Risultati

I risultati mostrarono che i soggetti del gruppo ME manifestarono riduzioni in tensione e depressione psichiche, irascibilità, confusione, in tutti i disturbi dell’umore e un associato miglioramento complessivo nell’umore generale. Gli autori conclusero che i programmi di esercizio abbinati alla strategia cognitiva fossero più efficaci dei programmi di esercizio mancanti della componente cognitiva nella promozione di benefici psicologici.

Disegno dello studio

Esch et al. condussero uno studio di 18 settimane per investigare sugli effetti clinici soggettivi e oggettivi del Taijiquan su 21 giovani adulti in buona salute (età media 27.14 , + 4.25). I soggetti si impegnarono in sessioni di 90 minuti di esercizi di Taijiquan, 12 volte in 14 settimane (le ultime 4 settimane senza una guida formale, come follow-up delle misurazioni), condotti da un insegnante certificato e di esperienza di Taijiquan dell’Associazione Europea Yongnian Taijiquan. Furono misurati e comparati i parametri fisiologici (pressione del sangue, frequenza cardiaca, cortisolo salivare) e psicologici (SF-36, stress percepito ed eventi significativi) dei soggetti.

Risultati

Nonostante solo nove partecipanti avessero completato tutte le misurazioni, l’insieme delle dimensioni di salute mentale migliorò nel suo complesso, suggerendo, con evidenza, che la pratica del Taijiquan apportava un sensibile beneficio.

Jin osservò che la pratica del Taijiquan può ridurre i disturbi dell’umore, aumentando sentimenti di vigore e attenuando tensione psichica, irascibilità, astenia, confusione, stato d’ansia e depressione psichica. Inoltre è stato riportato che i programmi di gruppo come il Taijiquan possono contrastare l’isolamento sociale e sostenere positivamente lo stato di salute mentale.

In più, la pratica di Taijiquan in un setting di gruppo può incoraggiare lo sviluppo di un sostegno sociale da parte dei praticanti, che instaurano amicizie fuori dalla classe, e di una condivisione di problemi comuni.

Pertanto, evidenze sempre più numerose confermano che il Taijiquan può essere considerato un candidato adeguato per le opzioni integrative nella gestione dello stress e relativa ricerca per adulti sani.

Conclusioni

I dati raccolti indicano che il Taijiquan fornisce dei benefici psicologici a chi lo pratica, incluse persone che vivono diverse condizioni di malattia cronica.

Questi benefici psicologici che sono riportati, includono la riduzione nei disordini dell’umore, tristezza, irascibilità e confusione, miglioramenti della qualità del sonno, degli stati d’animo, della felicità e di un generale benessere psicologico.

In conclusione, la letteratura suggerisce che il Taijiquan è un metodo prezioso per migliorare o mantenere uno stato di salute psico-fisica.

Tuttavia occorre che la ricerca continui, utilizzando principi rigorosamente scientifici, per poter documentare ulteriormente i benefici psicologici del Taijiquan ed accrescere la comprensione dei meccanismi che sono alla base di questi benefici.

A cura della maestra Valentina Petra di Caccuri

Metafore, Aforismi e Citazioni della Maestra Carmela Filosa

Da circa venti anni seguo le lezioni della Maestra Filosa, che con generosità e con zelo instancabile conduce noi allievi sulla strada a volte impervia, ma sempre affascinante, del Taijiquan. Le sue lezioni sono sempre ricche di spiegazioni, teoriche e pratiche, è pronta a ripetere mille volte una tecnica per farci comprendere ogni minimo dettaglio (“repetita iuvant” afferma spesso!). Non di rado la Maestra si serve di citazioni che ha tratto dalle lezioni e dai testi dei suoi Maestri e che riporto nella prima parte di queste mie note, o anche di divertenti metafore, di accostamenti e paragoni con esperienze di tutt’altro tipo, per meglio suggerirci un concetto o sottolineare un errore da evitare nella nostra pratica e che ho annotato nella seconda parte.

maestra carmela filosa

Alcuni principi base del Taijiquan negli aforismi e nelle citazioni dei Maestri

Il filo d’erba

Se non siete saldi sulle gambe siete come un filo d’erba che si muove al vento” (Chen Xin).

Il paragone con il filo d’erba che ondeggia al minimo soffio di vento deve indurre a ricercare la stabilità ed il radicamento, in maniera da consentire il giusto percorso della forza che prende corpo proprio nelle gambe, è diretta dalle anche ed arriva alle mani.

Il fiore che sboccia

Nelle tecniche del taijiquan si alternano continuamente le coppie di opposti che generano il movimento. Tra queste, due fasi importanti sono le “chiusure“ e le “aperture“, ed entrambe vanno bene evidenziate. Nel passaggio da una fase di chiusura ad una di apertura  bisogna essere come “un fiore che sboccia in tutte le direzioni“ (Chen Peijiu)

La tigre che piomba sulla preda

Dall’ osservazione del mondo degli animali e dal loro comportamento possiamo trarre spunti per lo studio di molte tecniche del Taijiquan. Se prendiamo ad esempio una tigre a caccia di prede, l’ intenzione della belva, il suo impegno, la sua flessibilità, la connessione dei suoi movimenti al risultato che intende ottenere, sono proprio rispondenti ad alcuni dei punti essenziali nello studio e nella pratica del Taijiquan descritti dalla M.Chen Liqing. In particolare nella tecnica a mani nude “liufeng  sibi“  la Maestra ci ha invitati ad essere come “una tigre che piomba sulla preda” (Chen Peishan)

 L’abito su misura

Il taijiquan deve risultare appropriato alla persona che lo pratica come un abito che gli sta a pennello”.

Il taijiquan non deve risultare una forzatura, ma deve semplicemente essere un riconoscimento di quello che in realtà già è naturalmente nel nostro corpo, … ”deve  obbedire a ciò che c’è di originario nella natura dell’uomo” (Chen Xin)

Il cavallo e l’acqua

Il Maestro ti conduce nella scuola e ti insegna, ma la coltivazione del percorso dipende dagli sforzi personali di ognuno. Ed infatti …”puoi condurre il cavallo all’acqua, ma non farlo bere!”.

Se si vogliono raggiungere dei risultati non possono essere tralasciati l’impegno, la costanza, la determinazione ed anche il gusto e la gioia di praticare di ogni allievo.

Il compasso e la squadra

Il Maestro indica le regole alle quali gli allievi devono fare riferimento per l’apprendimento della disciplina, perché “senza il compasso e la squadra non puoi tracciare né il cerchio né il quadrato” (Chen Liqing).

In ogni tecnica che si esegue occorre applicare i principi fondamentali, attraverso le regole del movimento che sono sempre uguali pur nella varietà delle tecniche di un taolu. “Potete dimenticare una tecnica, ma non come vi dovete muovere

Metafore e battute divertenti della Maestra Carmela Filosa

Gli attori

Le mani sono gli attori, ma non i protagonisti”. Nelle tecniche di taiji il movimento degli arti superiori deve cominciare dalle spalle, arrivare poi ai gomiti ed infine alle mani. Uno degli errori più comuni per i principianti è invece far partire il movimento dalle mani, come se fossero le uniche “attrici” sulla scena del movimento.

I soldati

Le braccia sono come dei soldati, il corpo è il generale. E’ il generale che prende le decisioni e dà i comandi, i soldati eseguono e non viceversa”. Il movimento delle braccia deve essere sempre originato dal corpo, dalle sue rotazioni, dal chansijin, ed è solo per effetto del movimento del corpo che si determina il movimento delle braccia, altrimenti non c’è trasmissione di forza fino in fondo.

L’orologio

In un orologio a movimento meccanico lo spostamento delle lancette sul quadrante è dovuto agli ingranaggi celati all’ interno della cassa, che con millimetrica precisione si incastrano tra loro generando così il movimento  delle  lancette visibile all’esterno. Allo stesso modo nel taiji per arrivare ad eseguire una tecnica occorre eseguire tutti i passaggi intermedi, le rotazioni, gli spostamenti del peso, l’accumulo della forza, e solo alla fine di ciò si renderà visibile la tecnica come effetto finale del percorso interno sviluppato.

Il disco a 33 giri

Su di un vecchio disco di vinile a 33 giri, dai solchi un po’ consumati, la puntina del giradischi spesso “saltava” da un solco all’altro interrompendo bruscamente la continuità della melodia. Allo stesso modo nel taiji a volte si saltano dei passaggi e si passa da una tecnica all’altra senza portare a compimento la tecnica precedente o senza condurre la forza fino in fondo producendo così una analoga brusca interruzione nello svolgimento di una sequenza.

Tutankhamon

In alcune tecniche del taiji, come ad esempio nel calcio incrociato, occorre incrociare le braccia all’altezza del petto, ma bisogna assolutamente evitare di prendere ad esempio l’immagine del sarcofago di Tutankhamon in cui il faraone risulta avere le braccia completamente serrate al petto! E’ importante invece rispettare sempre i principi di rotondità e distanziamento dal corpo.

Il braccino tirato

Durante l’esecuzione di alcune tecniche a mani nude, come ad esempio “Yema Fenzong”, la Maestra ci esorta a porre attenzione ad entrambe le braccia. L’allievo spesso non mantiene il giusto rapporto tra le due mani, tra le braccia ed il corpo, ed accade che un braccio viene tenuto a volte troppo piegato ed accostato al busto. “Non si dica di voi che avete il braccino tirato!” ironizza allora la Maestra Carmela.

Non ci resta che piangere

Nel film di Massimo Troisi e Roberto Benigni c’è una scena esilarante nella quale Troisi spiega il treno a Leonardo da Vinci: “… quando c’è da curvare, lui curva, quando c’è da salire, lui sale…” così, a proposito di alcune tecniche di spada, la Maestra ci invita a chiarire e definire bene le posizioni, sia in alto che in basso “Se c’è da salire, salite mantenendovi correttamente in equilibrio, se c’è da scendere, scendete correttamente cedendo sulla gamba d’appoggio…

Accompagnare e scompagnare

Nelle tecniche di spada alcune volte il braccio sinistra si avvicina al destro per effettuare il colpo e “accompagna”, altre volte se ne discosta e quindi “scompagna”. Questi due termini, coniati in origine da una nostra compagna di studi, sono ormai nel lessico della spada della Maestra Carmela.

L’elicottero

Lo studio del Taijiquan è come arrampicarsi su di una montagna per raggiungere la vetta. Non c’è nessun elicottero che ti porta su in cima, devi impegnarti e fare tutto il percorso, passo dopo passo.

Quasi molto non c’è male….

Il commento di approvazione della Maestra Carmela più ambito da noi allievi al termine delle nostre  “interpretazioni” delle sequenze di Taijiquan!


(fine della prima parte …………..)

“Pratichiamo il Taijiquan della Famiglia Chen oltre i confini – Battiamo il covid-19 col Taijiquan”

Domenica 29 novembre ( dalle ore 07:30-09:30), si terrà il secondo seminario internazionale online tenuto dal nostro caposcuola mondiale, Maestro Chen Peishan, 20° generazione della Famiglia Chen ed erede di 12° generazione del Taijiquan stile Chen. 

In questi tempi difficili per tutti condividiamo la felicità del nostro Taijiquan!

Per informazioni: segreteria@icxj.it

Alcuni momenti del seminario nazionale dell’associazione Italy Chen Xiaojia che si è svolto a Chianciano nel mese di Settembre 2020.

(A cura dell’Istruttore II Duan Domenico Lento)

Il punto Bai Hui è il punto più alto del meridiano Vaso Governatore posto sulla sommità della testa, nel punto di incontro tra la linea mediale del cranio e la linea delle orecchie.

bai hui

È chiamato anche Cento Incontri o Centinaia di connessioni. Bai Hui è il punto di riunione di tutti i meridiani Yang. Secondo la tradizione, GV20 favorisce la risalita dello Yang puro alla testa, solleva lo spirito, giova all’umore dei depressi, purifica lo Shen e rischiara la mente.

Spingere in alto questo punto contribuisce a mantenere eretta la testa e a distendere la zona cervicale, contribuendo a soddisfare due principi base della pratica del taijiquan:

  1. Corpo dritto e centrato
  2. Testa e collo sono dritti

Per questo motivo, è uno dei primi punti che i principianti imparano a conoscere durante gli allenamenti: “Spingete l’apice della testa in alto” oppure “Immaginate di avere un filo attaccato all’apice della testa e che venga tirato verso l’alto” sono le frasi che vengono, di solito, ripetute durante la pratica.

Secondo quanto riportato da Hong Junsheng, l’ultima frase è una parafrasi di Chen Xin:

this would be like hanging a person up with a rope attached to their baihui point” (è come appendere una persona con una corda attaccata al punto Bai Hui)

Che, sempre secondo Hong Junseng, spiegherebbe anche un verso della “Canzone delle 13 posizioni” (Song of the Principle of Thirteen Postures”)

then, with the head feeling as if suspended from above, the entire body will be light and agile.” (quindi, con la testa che sembra sospesa dall’alto, l’intero corpo sarà leggero e agile)

Nel “Trattato Illustrato sul Taijiquan della Famiglia Chen“, Chen Xin scrive.

With proper practice, the student will start to experience this at the BAI-HUI acupoint on the top of the head, the ‘command post‘ of the whole body” (Con la pratica corretta, l’allievo inizierà a sperimentare questo [la risalita del qi puro] al punto Bai Hui nella parte superiore della testa, il ‘centro di comando’ dell’intero corpo)

Inoltre, nel Trattato, il punto Bai Hui è indicato in quasi tutte le posizioni come punto di attenzione. Per citarne alcuni:

Jin Gang Dao Dui (il Jin Gang pesta nel mortaio)

jin gang dao dui

the whole body’s spirit is focused and led by the top of the head …..” (l’intera energia del corpo è concentrata e guidata dalla sommità della testa)

Lan Zha Yi (Allacciare la veste)

lan zha yi

Hold the crown of the head upright …..” (Tenere la sommità della testa verticale ……)

Xiao Qin Na (Piccola leva)

Xiao Qin Na

Boxing requires that jing essence be always focused at the top of the head to guide the whole body’s force and spirit” (Combattere richiede che l’essenza jing sia concentrata nella parte superiore della testa per guidare tutta la forza e l’energia del corpo)

Rilassato e calmo in modo naturale” è il primo dei requisiti tecnici essenziali. Come spesso ribadisce la maestra Carmela Filosa “Rilassato non significa molle” ma significa, tra le altre cose, che dobbiamo sciogliere tutte le rigidità (“Don’t be too stiff” come dice il Maestro Chen Peishan) che non permettono al movimento di uscire in modo naturale.

Lavorare sul punto Bai Hui, portando l’apice della testa in alto, oltre a contribuire alla centratura del corpo, contribuisce a rilassare dapprima la parte cervicale della spina dorsale e, con la pratica, estendere questo rilassamento all’intera colonna vertebrale fino alle anche in modo che ‘l’intero corpo sia leggero e agile’

E’ come se tutto il corpo facesse peng verso l’alto.


Bibliografia:

  • Chen Style Taijiquan Practical Method‘ – Hong Junsheng
  • Illustrated explanations of Chen Family Taijiquan‘ – Chen Xin
  • Acupuncture Index iOS App

Domenico Lento con la maestra Carmela Filosa ed il maestro Vito Marino

Pratico il Taijiquan stile Chen Xiaojia da circa 20 anni con il maestro Vito Marino e la maestra Carmela Filosa. Nel corso degli anni ho acquisito la qualifica di Istruttore II Duan. Oltre al mio sito web sul Taijiquan (www.chentaichi.it), contribuisco alla gestione del sito dell’associazione Italy Chen Xiaojia.

L’elenco degli eventi previsti per l’anno sportivo 2020/2021

CORSO ISTRUTTORI A NAPOLI

  1. 17-18 ottobre 2010
  2. 21-22 novembre 2020
  3. 19-20 dicembre 2020
  4. 16-17 gennaio 2021
  5. 20-21 febbraio 2021
  6. 20-21 marzo 2021
  7. 17-18 aprile 2021
  8. 15-16 maggio 2021

CORSO ISTRUTTORI A PALERMO

  1. 26-27 settembre 2020
  2. 12-13 dicembre 2020
  3. 13-14 febbraio 2021
  4. 08-09 maggio 2021

CORSO ISTRUTTORI A PESCARA

  1. 31 ott.-01 nov. 2020
  2. 30-31 gennaio 2021
  3. 27-28 marzo 2021
  4. 22-23 maggio 2021

Inoltre, sono previsti i seguenti eventi:

11-13 settembre 2020 Seminario Nazionale Roccaporena di Cascia

20 settembre 2020 Lezione online gratuita aperta a tutti gli iscritti ai corsi istruttori (La lezione si svolgerà su Zoom dalle ore 09:30 alle 12:00 e verterà sulla Sequenza Yilu)

(A cura dell’Istruttore II Duan Fabio Caputi)

Lo stupore che quasi sempre prova il neofita per la lentezza con cui nei primi anni di pratica vengono eseguite le tecniche del Tai Ji Quan, è destinato ad aumentare quando gli vien detto che la via migliore per cominciare ad apprendere quest’arte risiede nell’immobilità.

La pratica di ogni tecnica richiede una estrema precisione nell’esecuzione ed il contemporaneo controllo dei numerosi aspetti che la compongono. Alcuni di questi aspetti sono comuni a tutte le tecniche, e rappresentano il lavoro di base sui principi fondamentali, il Ji Ben Gong che nessuno potrà mai dire di aver praticato abbastanza.

Il primo requisito esteriore e visibile è la postura corretta. Se non si è in grado di mantenere la postura nell’immobilità, come si potrà farlo muovendosi? Il secondo requisito è il radicamento: difficile apprenderlo e soprattutto conservarlo mentre ci si muove, se prima non lo si è conquistato nella posizione statica, Zhan Zhuang (o posizione del palo eretto, o dell’albero) che può essere eseguita secondo molte varianti a seconda dello scopo che ci si propone, e che offre molti tesori a chi ha la pazienza di cercarli.

Il praticante di Tai Ji Quan, quando esegue Zhan Zhuang, dovrebbe focalizzare la sua attenzione contemporaneamente su molte cose, e questo non è facile: per questo, agli inizi, gli si dirà di badare soltanto a pochi aspetti, su cui la mente dovrà esercitare un continuo controllo per adeguare il corpo alle esigenze dell’arte e, soprattutto, per raggiungere l’indispensabile condizione di pace interiore. Il primo principio da osservare è quello di mantenere il corpo dritto e centrato, il che comporta un’auto-estensione della colonna vertebrale che si ottiene coltivando le sensazioni del Bai Hui sospeso al Cielo e del coccige attratto verso la Terra. Eseguita correttamente (spingendo indietro il Ming Men), questa tecnica provoca una leggera retroversione del bacino e, in conseguenza, la distensione del tratto lombare della colonna vertebrale: riducendo o, meglio, eliminando la lordosi lombare il percorso del Qi sarà molto agevolato. Agli inizi, questo risultato si ottiene agendo separatamente sul coccige e sul Bai Hui; più avanti, quando la tecnica si sarà affinata, ci si accorgerà che si tratta di un unico movimento che parte dal Ming Men.

Con la punta della lingua sempre in contatto col palato e con i piedi distanti fra loro quanto sono larghe le spalle, si fletteranno più o meno lievemente le ginocchia e, senza che la loro proiezione verticale superi mai le punte dei piedi, si aggiusterà la posizione in modo da sentire il peso del corpo distribuito su tutta la superficie dei piedi stessi e coltivando la sensazione del contatto con la Terra dei punti Yong Quan (fontane zampillanti). Più si piegheranno le ginocchia, più sarà difficile mantenere a lungo la centratura e l’equilibrio: agli inizi ci si accontenterà di una posizione più alta al fine di potersi concentrare più facilmente sul radicamento, per ottenere il quale si dovranno eseguire alcune tecniche che potranno essere meglio utilizzate in movimento se saranno state apprese e praticate da fermi:

  • arrotondare l’inforcatura. Agendo sulla sinfisi pubica si fa come se si volessero riunire le anche in un punto davanti a noi: il movimento sarà minimo, ma sufficiente a creare una curvatura in avanti del bacino che permetterà un fluido passaggio del Qi dal basso verso l’alto e viceversa. Bisogna fare attenzione, nel far questo, a non coinvolgere le ginocchia, le quali potrebbero, se la tecnica non fosse eseguita nel modo giusto, tendere a chiudersi verso il centro mentre, al contrario, dovranno sempre puntare verso le estremità dei piedi.
  • rilassare i glutei e contrarre le cosce. Facendo come se ci si trovasse su una bilancia e si volesse cercare di aumentare il proprio peso, tutto il corpo spinge verso il basso mentre i glutei si rilassano completamente. Se contemporaneamente si arrotonda l’inforcatura, ne deriva una sensazione come di avvitarsi penetrando e radicandosi nel suolo; si potrebbe avvertire una sensibile stimolazione dei punti Yong Quan.

Quanto sopra descritto può essere eseguito tenendo le braccia rilassate lungo i fianchi. Successivamente, con la mente allenata a tenere sotto controllo la postura e tutti i requisiti sin qui descritti, e se non lo si è fatto sin dall’inizio, si solleveranno le braccia tenendole come se si abbracciasse un albero, con le mani all’altezza dell’ombelico, per sperimentare un altro principio del Tai Ji Quan: mentre la parte inferiore del corpo è saldamente radicata, la parte superiore si mantiene elastica e flessibile. Nei primi tempi sarà molto difficile mantenere la postura. Man mano che ci si fa l’abitudine, si impara che per mantenere le braccia e il busto in posizione non è di alcun aiuto far ricorso alla forza: al contrario, la resistenza aumenterà proporzionalmente alla capacità di rilassare i muscoli di schiena spalle e braccia. Si apprende, in questo modo, l’equidistanza dagli opposti: il completo rilassamento del corpo ci priverebbe di ogni sostegno, ma contraendo eccessivamente i muscoli sopravviene presto lo sfinimento. È (per me) impossibile non mantenere in contrazione gli arti inferiori; è invece necessario che glutei, schiena, spalle e arti superiori siano quasi del tutto rilassati. Il rilassamento della parte superiore del corpo porterà alla comprensione di due altri importanti requisiti del Tai Ji Quan: Han Xiong (contenere il petto) e Tan Bei (tirare la schiena, arrotondandola). Senza questi due accorgimenti è impossibile raggiungere il giusto grado di rilassamento mantenendo la giusta postura. Per arrotondare l’inforcatura abbiamo dato al bacino la forma di un arco di circonferenza che chiude davanti a noi; per arrotondare la schiena si fa la stessa cosa con le spalle, distanziando fra loro le scapole e facendo rientrare lo sterno. Man mano che, grazie ad una continua auto-sorveglianza, si riuscirà a conquistare il rilassamento dei muscoli, aumenterà e perdurerà il senso di vigile tranquillità e pace interiore, premessa indispensabile di ogni progresso. Quando si riuscirà a conservare per almeno una ventina di minuti la posizione secondo quanto detto sin qui, il corpo comincerà a trasformarsi in una molla pronta a scattare. Come e quando farlo scattare sarà l’argomento di studio delle tecniche in movimento. Sarà un lungo studio…

Fabio Caputi

Pratico il Tai Ji Quan dall’autunno del 2005. Sono rimasto immediatamente colpito dalla bravura e dalla passione della Maestra Filosa e dei Maestri e Maestre formatisi alla sua scuola. Dopo 3 anni di stile Yang ho scelto, insieme a tutti i miei compagni di corso, di proseguire con lo stile Chen Xiaojia, che conto di continuare a studiare per il resto della mia vita.