POSIZIONI FONDAMENTALI DELLO STILE CHEN XIAOJIA

(Maestra Alessandra Falanga)

In tanti anni di pratica del Taijiquan stile Chen, ho ben inteso quanto questa antica arte marziale mi abbia guidato attraverso un percorso di crescita personale, dove nulla è lasciato al caso, che mi ha consentito una maggiore comprensione e conoscenza del mio corpo. Ciò è stato possibile attraverso uno studio attento e continuo dei principi e fondamenti del Taijiquan, a partire dalla pratica delle posizioni di base dello stesso, di cui appunto tratterò in questo articolo.

Alcune posizioni fondamentali del Taijiquan stile Chen Xiaojia sono:

Kaibu, Posizione di apertura: lo spazio tra i piedi è pari all’ampiezza delle spalle ed il peso è distribuito equamente sui due piedi; tale posizione si assume nella preparazione o apertura delle sequenze, permettendo al praticante di concentrarsi e prepararsi all’esecuzione delle tecniche. Fondamentale è tenere il busto diritto, la testa non inclinata, pensando che un filo tiri dal centro della testa verso l’alto, l’arco inguinale è tondo e rilassato, le gambe leggermente piegate con le ginocchia in linea con le punte dei piedi.

Xiao Kaibu, Piccola posizione di apertura: lo spazio tra i piedi è inferiore all’ampiezza della spalle, la ritroviamo nella camminata laterale quando i piedi si avvicinano. La posizione del corpo è identica alla posizione Kaibu, pertanto, dovranno rispettarsi i medesimi principi

Mabu,Posizione del cavaliere (o “a cavallo”):lo spazio tra i piedi è generalmente il doppio dell’ampiezza delle spalle ed il peso è al 50% su ognuno dei due piedi, le anche sono rilassate e sedute, i piedi sono paralleli ed ancorati al suolo, le ginocchia non devono fuoriuscire dalla punta dei piedi, l’inforcatura delle gambe è rotonda. Non a caso è la posizione propedeutica del Kung-fu, i benefici che derivano dal suo allenamento sono molteplici: potenziamento della muscolatura, aumento della resistenza e della stabilità, con l’effetto di allenare la mente a superare la fatica ed aumentare il livello di sopportazione della stessa.

Bian mabu (Hengdangbu), Posizione “mabu spostata di lato” (o Posizione con l’inforcatura spostata in orizzontale): il peso è generalmente 60% sulla gamba più piegata e 40% su quella più distesa. La posizione può essere a destra o a sinistra a seconda del lato dove si sposta il baricentro, le anche sono sedute e rilassate, l’inforcatura è rotonda, e la gamba dove poggia maggior peso ha la punta del piede leggermente aperta verso l’esterno.

Gongbu, Posizione ad arco o “dell’arciere”: è la posizione che risulta dal passo in avanti, sia esso destro o sinistro. Il peso del corpo è per il 60%-70% sulla gamba avanti, maggiormente piegata rispetto alla gamba di dietro. I piedi non sono allineati, ed hanno la larghezza delle spalle. Il piede della gamba davanti è diritto, mentre quello della gamba dietro è aperto di 45° all’esterno, il ginocchio della gamba avanti non fuoriesce dalla punta del piede, mentre quello della gamba dietro è allineato al piede. Le anche sono rotonde e rilassate.

Xubu, Posizione con una gamba “vuota”. La gamba cosiddetta vuota, in realtà, non è del tutto vuota in quanto sorregge il 15-20% del peso corporeo. Nello stile Chen i due piedi sono allineati, ed hanno la stessa ampiezza delle spalle, l’inforcatura delle gambe è rotonda. Il piede con maggior peso è leggermente aperto, mentre quello vuoto è poggiato a terra solo con l’avampiede, le anche sono sedute e rilassate. La posizione può essere eseguita a destra e a sinistra.

Dulibu, Posizione di equilibrio su una sola gamba. Nonostante il peso del corpo gravi totalmente su di una sola gamba, è necessario che la stessa sia radicata al suolo, il baricentro deve rimanere basso, in caso contrario facilmente si perderà l’equilibrio, difatti nonostante che il corpo si sollevi verso l’alto, bisognerà concentrarsi sulla sensazione che il peso affondi verso il basso. La gamba che sorregge il corpo è distesa ma non tesa. Può essere eseguita a destra e a sinistra.

Pubu, Posizione bassa (o con una gamba distesa in fuori). Tutto il peso del corpo grava su di una gamba, completamente flessa, fino a “sedersi” sul tallone, il piede di tale gamba è leggermente aperto verso l’esterno ed aderisce completamente al suolo, ed il tallone è allineato con la punta dell’altro piede che poggia al suolo diritto. L’altra gamba è completamente distesa in fuori. Prerogativa dello stile Chen è prevedere tale posizione con il piede della gamba distesa poggiata a terra con il solo tallone, e la punta sollevata verso l’alto.

Ban mabu, Posizione metà a cavallo: il peso è al 70% sulla gamba posteriore, come nella tecnica della spada “In ban mabu riprendere la spada”, che precede la chiusura della sequenza.

Dingbu, Posizione a “T”: un piede poggia con l’avampiede vicino all’arco plantare dell’altro piede. La ritroviamo come posizione che precede “Il gallo d’oro saltato” all’inizio della forma Erlu.

Bingbu, Posizione a piedi uniti: entrambi i piedi poggiano completamente a terra e sono l’uno vicino l’altro, come nelle tecniche della Spada Sizheng “Affondo in avanti a piedi uniti” e “Colpo di punta a piedi uniti”.

Xiebu, Posizione accovacciata a gambe incrociate (o “del riposo”): il peso poggia maggiormente sulla gamba avanti che ha il piede completamente poggiato al suolo, in modo da permettere un veloce risollevamento, mentre il piede arretrato ha il tallone sollevato, come nella tecnica di spada “La fenice che apre le ali”.

Come possiamo osservare, i principi da rispettare nell’esecuzione di tali posizioni fondamentali sono sempre gli stessi. Pertanto, solo da una corretto ed assiduo allenamento di tali posizioni saremo in grado, quantomeno, di allenare il Taijiquan con padronanza e pulizia di movimento.

La maestra Alessandra Falanga, IV duan, cintura nera, ha cominciato a studiare il Taijiquan nel 1999, sotto gli insegnamenti della maestra Carmela Filosa, della quale è divenuta discepolo nel 2012. Dal 2001 ha partecipato a numerose competizioni nazionali ed internazionali, conseguendo il titolo di campionessa italiana per diversi anni, ed il terzo posto al campionato Europeo di Mosca. Nel medesimo anno ha cominciato a recarsi in Cina, studiando e perfezionandosi sotto la direzione della maestra Chen Peiju, discendente di xx generazione della famiglia Chen e XII dello stile Chen Xiaojia. Nel 2008 ha partecipato al campionato mondiale di Hanoi (Vietnam), rientrando nei primi dieci posti. Dal 2006 ha cominciato a dedicarsi anche all’insegnamento del Taijiquan.

Terminati i Corsi Istruttori della Italy Chen Xiaojia per il 2020. Anche se a distanza e con spazi ridotti a disposizione, tutti hanno dato il massimo, dimostrando che non è importante dove pratichi ma come pratichi.

Al prossimo anno !!!!

La spada Cinese -Jiàn-

(Maestra Sarah Falanga)

In Cinese: ,pinyin: jiàn.  Storicamente la prima volta che viene menzionata la spada cinese è durante il periodo “Primavera ed Autunno” approssimativamente intorno dal 771 al 476 A.C. uno dei primi esemplari è la spada Goujian.  Le versioni storiche con una sola mano hanno lame che variano da 45 a 80 centimetri di lunghezza. Il peso di una spada media di 70 centimetri lunghezza della lama, sarebbe in una gamma di circa 700 a 900 grammi.

Nel folklore cinese viene chiamata “ il principe delle armi” ed è considerata una delle quattro armi principali delle arti marziali cinesi insieme alla: lancia, la sciabola ed il bastone.

Anticamente la spada veniva forgiata in bronzo e successivamente in acciaio, inoltre , sono state ritrovate spada fatte interamente di giada usate per dei cerimoniali.

Tradizionalmente, la lama della spada veniva costruita in tre  parti “sanmei” che consisterebbe nell’unire alla parte centrale più dura altre due parti più morbide; la piastra centrale sporge leggermente dai pezzi circostanti, consentendo un bordo tagliente, mentre la spina più morbida protegge il nucleo fragile. Alcune lame avevano la costruzione di wumei  o di cinque piatti, con altri due piatti morbidi utilizzati al crinale centrale.

Le parti della spada cinese

La spada cinese si suddivide in diverse parti

taijijian

Jiàn gé – guardia: la guardia nella spada serve per proteggere la mano dai possibili attacchi dell’avversario. La forma della guardia può cambiare in base al proprio gusto ed in genere ricorda la forma di ali con le punte che possono andare sia verso l’alto che verso il basso.

剑柄  Jiàn bĭng – impugnatura:  l’impugnatura o manico della spada in genere fatto di legno, con forma piatta con bordi arrotondati in modo tale da essere maneggiata meglio.

Jiàn shŏu – pomolo: il pomolo della spada serve sia per bilanciare la spada, sia per prevenire un possibile scivolamento della mano e quindi la perdita della spada. Inoltre può essere usato per colpire l’avversario.

剑 穗 Jiàn suì – fiocco: il fiocco della spada viene solitamente attaccato al pomolo, pare che storicamente questo veniva usato come cordino per permettere a chi brandiva l’arma di trattenere  la spada in combattimento. In alcuni stili di arti marziali cinesi, il fiocco viene usato come parte integrante( rendendolo offensivo), mentre in altri il fiocco non è necessario. Alcuni sostengono che il fiocco possa servire per distrarre l’avversario ma oggigiorno ha uno scopo puramente decorativo.

剑 脊 Jiàn jĭ – dorso ( spina dorsale): il dorso della spada è la parte più rigida, partendo dalla base  dove è più doppia, va ad assottigliarsi verso la punta.

In genere la spada si suddivide in tre sezioni :

  • Primo prossimale, che sarebbe la parte più vicina al manico ed in genere è dove si blocca un attacco dall’alto;
  • Secondo centrale, che è appunto la parte centrale della spada ed è dove si concentrano i blocchi e si effettuano i tagli;
  • Terzo distale, la parte più distante dal manico, dove si concentra la guardia e si effettuano i colpi di punta.

Tecniche della spada

Prima di parlare delle tecniche fondamentali dell’uso della spada, è bene parlare di come mantenere in mano l’arma.

In posizione di riposo, quindi quando non si è pronti ad usare l’arma, è buona norma tenere la spada davanti a se con la punta rivolta verso il basso in modo tale da non causare danni a cose e persone intorno a noi; quando si è pronti e quindi in posizione per eseguire il taolu o  le tecniche di base, la spada deve essere tenuta dietro al braccio sinistro disteso con la punta rivolta in alto e con la mano che tiene saldamente il manico, lasciando il dito indice disteso sull’impugnatura.

taijijian
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Le sei tecniche fondamentali nell’uso della spada

撩剑 Liào jiàn: sollevare. Mantenendo la spada orizzontalmente con il palmo verso l’alto, ruotare leggermente il corpo lateralmente per evitare la spada dell’avversario e fare  un movimento circolare con la spada dal basso in alto tagliando il polso dell’avversario.

挂剑 Guà jiàn : uncinare. Mantenendo la spada in modo saldo, ruotare leggermente il corpo ed effettuare un movimento circolare con la spada portando la punta della spada dal basso verso l’alto imitando la forma di un uncino per contrastare l’avversario.

秣剑 jiàn: strofinare. Mantenendo la spada orizzontalmente, colpire il petto o l’addome del’avversario. Il movimento può essere effettuato in tre modi:

  1. mantenendo la spada con il palmo verso l’alto facendo partire il movimento da destra a sinistra
  2. mantenendo la spada con il palmo verso il basso facendo partire il movimento da sinistra verso destra
  3. mantenendo la spada con il palmo in alto o in basso, ruotare attorno al corpo muovendo  la spada in modo circolare da sinistra verso destra e viceversa.

点剑 Diăn jiàn: colpo di punta. Mantenendo la spada orizzontalmente con la lama verso l’alto, portare la punta verso il basso con un piccolo movimento del polso, per attaccare il polso dell’avversario.

刺剑 jiàn: affondo. Mantenendo la spada con il palmo rivolto verso l’alto, portare la spada in avanti con movimento lineare e deciso.

劈剑 jiàn: fendente. Movimento circolare della spada dall’alto verso il basso. Il colpo può arrivare sia dritto quindi parallelo al pavimento sia in obliquo rispetto al corpo.

Queste sono le sei principali tecniche di spada, che usiamo nel Taiji quan Chen Xiaojia. Ovviamente non esistono solo queste tecniche ma queste sono quelle che vengono maggiormente utilizzate.

Esistono dei requisiti fondamentali da rispettare per utilizzare al meglio la spada:

  • il movimento deve essere preciso
  • deve essere chiaro il punto di forza nell’applicazione della spada
  • corpo e spada devono essere uniti
  • la spada deve essere il prolungamento del braccio.

La Maestra Chen Peiju è famosa per essere una grande spadaccina, nonostante la sua corporatura minuta riesce a rendere il movimento con la spada molto più marziale, fluido, intenso, elegante e potente di qualsiasi altro Maestro di Taijiquan.

taijijian master chen paiju

剑走青,刀走黑  jiàn zŏu qīng, dāo zŏu hēi.

La chiave per praticare la spada è essere intelligente/astuto, la chiave per praticare la sciabola è essere forti.


Bibliografia

Chinese-English and English-Chinese Wushu Dictionary – Chief EditorsDuan Ping Zheng Shouzhi

Indagine sull’approccio al Taijiquan ed analisi delle “Abilità Motorie”

(Maestro Mario Lucci)

Introduzione

L’approccio alla pratica del Taijiquan passa per vari livelli di interesse che determinano fin dall’inizio anche il grado di intensità con il quale il praticante procederà nel suo studio negli anni di apprendimento del metodo del Taijiquan.

I livelli di approccio allo studio del Taijiquan

Possiamo distinguere tre grandi fasce di interesse di pratica del Taijiquan.

  • Prima fascia

La prima di queste, che definiamo, FASCIA AMATORI, aggrega tutti i soggetti che si avvicinano all’arte del Taijiquan per approfondire le tematiche legate, anche in via trasversale, a tale arte. Spesso questi soggetti arrivano allo studio del Taijiquan perché nel corso di una ricerca personale, finalizzata al benessere psicofisico, individuano in questa arte un sistema che permette di ottenere risultati immediati e di lunga durata, con lo sconto di un impegno costante e duraturo. Questi soggetti molto spesso, non sono in grado di analizzare le diverse famiglie di Taijiquan e scelgono utilizzando parametri molto semplici tipo: distanza dalla dimora; passa parola nel gruppo sociale di appartenenza; pubblicità dei corsi su riviste specializzate nel benessere oppure canali tematici su internet. In questa macro categoria possiamo trovare, in linea di massima, soggetti che presentano, per età o per conseguenza esterne, piccoli problemi fisici, che pensano di poter risolvere con una buona pratica del Taijiquan senza disperdere troppe energie fisiche.

  • Seconda fascia

Differenti invece sono le considerazioni da farsi per quei praticanti che appartengono alla seconda fascia ovvero la FASCIA CULTORI, poiché sono i soggetti che provengono da precedenti esperienze in ambito marziale e che hanno deciso di continuare il proprio studio personale con l’approfondimento del metodo del Taijiquan. In linea di massima questi soggetti hanno le competenze necessarie per poter scegliere la scuola di Taijiquan più confacente alle proprie esigenze di studio. Gli appartenenti a questa categoria sono soggetti esperti, consapevoli degli impegni fisici necessari allo studio del Taijiquan in grado di dare la massima disponibilità per approfondimenti e corsi di alta formazione marziale.

  • Terza fascia

Ultima, ma non per importanza, la terza fascia la definiamo la FASCIA DEI PROFESSIONISTI, questo è il gruppo che ingloba tutti quei soggetti che non solo spiccano per competenza marziale ma anche per impegno nella pratica. Sono parte integrante di una classe di studio di Taijiquan, non mancano di interesse nella formazione e spesso sono anche di supporto alla scuola di appartenenza. Questi soggetti hanno la caratteristica di essere fidelizzati al corso di appartenenza e reputano la scuola, in un ampio concetto di inserimento, come una famiglia.

Il risvolto sociale di appartenenza a questi gruppi è fondamentale per la comprensione dei livelli tecnici di studio, resta di fatto necessario chiarire che per tutte e tre le fasce risulti fondamentale acquisire delle “abilità motorie” di base. La nostra analisi cercherà di chiarire quanto queste siano fondamentali per una più completa comprensione del Taijiquan e quanto sia invece inevitabile, nel caso non se ne desse il giusto spazio, causare un blocco nei progressi dello studio.

Le Abilità Motorie nel Taijiquan

In breve introduciamo il concetto di “Abilità Motoria” che per definizione può essere inteso come l’insieme di quelle azioni che, attraverso la ripetizione del gesto, sono apprese e consolidate e che ricorrono in modo automatizzato come risultato finale di un processo di apprendimento.

Nell’ambito del Taijiquan le abilità motorie derivano:

  • Dalla coordinazione dei movimenti e dalla progressiva precisione con cui vengono eseguiti;
  • Dalla numerosità delle ripetizioni dei movimenti eseguiti;
  • Dalla capacità nell’evoluzione del gesto di migliorare la propria pratica;
  • Dall’acquisizione di capacità perse o assopite (equilibrio, postura, capacità di saltare, resistenza allo sforzo continuato);
  • Dalla capacità di apprendimento cognitivo, quale risultanza dell’elaborazione e dell’interpretazione degli stimoli fisici e motivazionali.

Da quanto esposto è chiaro che le Abilità Motorie nel Taijiquan devono essere considerate come abilità di coordinazione perfezionate e consolidate che permettono di svolgere il movimento in completa sicurezza. Non bisogna però ridurre il concetto di sicurezza a quello relativo alla possibilità di effettuare movimenti senza rischi nella pratica (c.d. infortuni nella pratica sportiva) ma bensì come sicurezza inteso come grado di efficacia che una persona ritiene di poter raggiungere in una particolare situazione, cimentandosi in una precisa sfera di competenza, nello specifico del Taijiquan.

Le Abilità Motorie vengono apprese nelle tre diverse fasce precedentemente descritti in diverse fasi, possiamo chiarire tale processo esponendo anche per le Abilità Motorie tre fasi di perfezionamento.

  • Fase prima (Conoscere la struttura)

La prima fase la possiamo definire FASE GREZZA ovvero quella che coinvolge tutti e tre le fasce di pratica ed è caratterizzata da una comprensione delle azioni motorie in senso globale e la sua strutturazione mentale è imperfetta poiché ancora mancano gli elementi della memoria motoria.

In questa fase il praticante non ha ancora consapevolezza del movimento, una componente fondamentale di apprendimento risiede nell’imitazione anche approssimativa del gesto che risulta tecnicamente imprecisa. Le azioni motorie sono poco fluide, i movimenti ampi non sono ancora chiaramente direzionati su segmenti spaziali non esattamente conformi a quanto richiesto con conseguente errata applicazione delle forze implicate.

Questa è la fase in cui l’insegnante preposto deve essere in grado di mostrare il gesto preciso con spiegazioni verbali non troppo dettagliate e selezionate in modo da finalizzare il tutto ad una immediata comprensione.

Il tecnico deve puntualizzare i principi cardine del metodo del Taijiquan ovvero che il Corpo Deve Essere Dritto E Centrato (li shen zhong zheng – 立身中正), si deve focalizzare l’attenzione del praticante sul giusto allineamento delle spalle con le anche, il capo deve essere esteso verso l’alto e la spina dorsale deve essere dritta ed allineata con la parte inferiore del corpo. Il praticante deve sentire una forza di distensione dall’apice della testa alla zona del perineo, che mai deve risultare contratta o rigida.

Inoltre l’insegnante deve essere in grado di far comprendere che l’Alto ed il Basso si Seguono a Vicenda (shang xia xiang sui -上下相随) cioè coordinare la parte basse e quella alta del corpo sono fondamentali al fine di comprendere che il corpo si muove in modo sinergico.

  • Fase seconda (Padroneggiare la struttura)

La seconda fase che possiamo definire FASE DELLA SPECIALIZZAZIONE, coinvolge anche essa tutti e tre i livelli di pratica. Si caratterizza per un altissimo livello di specializzazione tecnica perfezionato da una più chiara rappresentazione mentale del movimento, non più relegato dalla mera imitazione del istruttore; dall’attivazione selettiva dei movimenti che ormai possono seguire percorsi propriocettivi precisi e con una maggiore gestione della forza.

Questa fase è chiaramente individuabile poiché il praticante presenta alcune caratteristiche tipiche: maggiore equilibrio, vigore muscolare, maggiore resistenza sia in fase statica che dinamica del movimento. I risultati qui elencati sono conseguenza delle ripetizioni continue del gesto e nel loro perfezionamento che garantiscono maggiore sicurezza e maggiore consapevolezza nell’apprendimento.

Questa è la fase in cui l’istruttore deve essere in grado di mostrare il movimento con dovizia di dettagli e deve essere anche in grado di valutare quanto pretendere nella pratica dagli allievi. In questa fase si crea una prima discrepanza tra i praticanti, che dipendentemente dall’impegno profuso nella pratica avranno una più o meno ampia gamma di abilità motoria acquisite.

In questa fase è importante introdurre il principio secondo il quale Il Vuoto Ed Il Pieno Sono Distinti Chiaramente (xu shi fen ming – 虚实分明), questo significa che il peso deve essere chiaramente affondato sulle gambe, dipendentemente dalla postura assunta e che il vuoto non deve essere determinato dall’assenza di forza o di peso. Si deve poter insegnare al praticante che la stabilità o “radicamento” sono una conseguenza della perfetta comprensione di questo principio.

Il docente deve poter essere in grado anche di spiegare che Interno Ed Esterno Sono Vicendevolmente Uniti (nei wai xiang he – 内外相合) ovvero che l’interno del corpo, ossia la mente che è l’origine dell’intenzione, deve essere coordinata con l’esterno del corpo, ciò la parte che esprime il movimento. Bisognerà puntualizzare sul fatto che in assenza di tale principio il movimento si limita ad essere soltanto cinetico e manca della sua essenza intenzionale.

  • Fase terza (Demolire la struttura)

La terza ed ultima fase viene definita FASE DOMINANTE O STRUTTURATA, questa è la fase in cui la tecnica motoria viene ulteriormente perfezionato ed eseguito con totale controllo di forza e direzioni, è riscontrabile anche un aumento della efficacia dell’azione, estrema precisione, compare per la prima volta nello studio anche una più consapevole gestione del tempo di esecuzione, questa fase coinvolge solo il secondo ed il terzo livello di pratica, poiché i soggetti interessati sono consapevoli della pratica ed hanno una maggiore attenzione nel muoversi, questa è chiaramente la fase in cui il dettaglio fa la differenza. I soggetti che sono arrivati in questa fase di studio hanno delle caratteristiche peculiari, la prima che si evince è che i soggetti sono altamente recettivi alle variabili di movimento poiché si destreggiano con padronanza nei contenuti tecnici. Le informazioni elaborate nella fase di apprendimento sono chiare e la capacità di adattare le azioni specifiche alle diverse situazioni non è più un ostacolo ma uno stimolo.

Questa è la fase in cui i tecnici devono essere in grado di inculcare nei praticanti di Taijiquan il metodo e risolvere tutti i conflitti che potrebbero derivare da vizi acquisiti negli anni, tali da distorcere la corretta padronanza del gesto tecnico. In questa fase inoltre si può “pretendere”, intendendo con questo che non solo si può sfruttare la capacità motoria del praticante ma si può far perno anche su di una più acuta sensibilità alla comprensione ed al miglioramento personale.

Questa fase determina la maturità dello studio e coincide con una maggiore capacità di comprendere principi di pratica che sono meno strettamente fisici, ma più mentali. Il maestro potrà qui introdurre quello che, ad avviso dello scrivente, è il principio più difficile nella pratica ma è anche quello che fa la differenza nella maturità ossia l’Inspirazione E l’Espirazione Sono Coordinati Tra Loro Ed Il Movimento (hu xi xie tao – 呼吸协调). Questo principio si concretizza nel far comprendere al praticante che, distinguendo due momenti, uno di accumulo della forza e l’altro di rilascio della forza, che più semplicemente potremo distinguere tra momento di preparazione al movimento ed il movimento stesso, nel primo momento dovrà inspirare e nel secondo dovrà espirare. Questo principio si commisura alla così detta “Respirazione naturale” che subisce alterazioni innaturali nella fase di comprensione dei gesti tecnici del Taijiquan, dovuta alla necessità di sottoporre il corpo a sforzi fino ad allora non affrontati. La fase di inspirazione ed espirazione dovrà inoltre essere: silenziosa e non forzata, altrimenti si avrebbe come risultato una forma di respirazione innaturalmente prolungata.

Tutte le fasi qui elencate sono essenziali per la crescita del praticante e sono fasi che solo il tecnico è capace di individuare, non sarà compito del praticante definirsi in una o in un’altra fase, ma sarà mansione primaria dell’insegnante cogliere il progresso del praticante per poterne sfruttare a meglio le Abilità Motorie acquisite.

Il controllo delle fasi di apprendimento delle Abilità Motoria del Taijiquan

Le fasi sopra elencate possono essere un modo facile per comprendere al meglio come funziona l’apprendimento del Taijiquan negli allievi, ma per poter essere sfruttate al meglio devono essere indagate nella pratica degli allievi. Abbiamo per ogni fase individuato i traguardi da raggiungere e i risultati ottenuti, ma per poter comprendere il loro sviluppo dobbiamo focalizzare l’attenzione adesso su quelli che potrebbero essere vizi o difetti.

Partendo dalla FASE GREZZA bisogna fare attenzione di dotare il praticante di quegli strumenti di base nella pratica che devono essere fin da subito, pur costando fatica, appresi e padroneggiati. Ad esempio avere un equilibrio approssimativo non significa avere l’abilità dell’equilibrio. Avere talune volte questa abilità non significa avere l’abilità, quindi è compito del maestro indugiare sullo studio per garantire che il praticante sia padrone dell’abilità.

Nella FASE DELLA SPECIALIZZAZIONE, per definizione il movimento che si padroneggia non deve essere vuoto o privo di forza poiché risulterebbe comunque impreciso ed inefficace, cioè si deve evitare che il gesto sia finalizzato al semplice muoversi e non all’obiettivo didattico. Sarà compito del docente puntualizzare determinati punti focali di pratica per rendere la tecnica completa.

Nella FASE DOMINANTE O STRUTTURATA, ormai il praticante sarà completamente addentrato al metodo e deve essere messo difronte ad opzioni di esecuzione del gesto che siano in grado di stimolarne la crescita. Questa è la fase in cui la routine pratica possa essere un limite alla crescita e per tanto il tecnico, dopo aver appurato il livello dello studente, dovrà apportare nuove variabili al movimento.

Conclusione

Quanto sopra esposto è la sintesi di osservazioni appurate su anni di insegnamento e di affiancamento all’insegnamento che mi hanno permesso di dedurre che in molti casi, per poter ottimizzare la docenza, pur mantenendo gli schemi tradizionali di studio, bisogna ottimizzare i tempi, non essendo più gli studenti in grado di garantire l’impegno che una volta erano necessari all’approfondimento.

M° Mario Lucci

E’ davvero possibile manipolare il Qi?

(Maestro Fabrizio D’Ambrosio)

Certamente, uno degli aspetti più affascinanti della pratica del Taijiquan è rappresentato dalla manipolazione del Qi, ovvero del fluire dell’energia interna, aspetto che venne trattato da Chen Xin nel famoso testo “Trattato Illustrato sul Taijiquan della Famiglia Chen“ dove sono descritti i principi basilari del chansijin.

In un precedente articolo, comparso in questa serie a dicembre dello scorso anno, ci siamo soffermati sulla respirazione durante la pratica del Taijiquan ed in particolare sulla conduzione del Qi attraverso i canali (jingluo) principali, secondari e straordinari. L’articolo si concludeva dicendo che l’accumulo e la conduzione del Qi nel corpo sono stimolati naturalmente da una pratica regolare che conduce all’acquisizione di un metodo che risulti chiaro in primis a noi stessi. Solo quando il metodo sia diventato sufficientemente chiaro, diventa possibile dedicarsi, successivamente, in maniera consapevole alla conduzione del Qi.

Qualsiasi praticante di questa arte marziale, dopo i primi approcci iniziali, inizia a porsi delle domande su questo argomento e soprattutto a farne a chi sia più avanti con la pratica e non è inusuale che egli rimanga frustrato dalle spiegazioni che gli vengono fornite. È evidente che nessuna spiegazione teorica potrà mai chiarire come questo processo avvenga e si sviluppi all’interno del nostro corpo. E’ interessante notare in proposito come sull’argomento siano prolificate numerose pubblicazioni corredate di esercizi e specifiche istruzioni su come fare per sviluppare tale capacità.

La prima indicazione che in genere viene data è che il fluire dell’energia interna è paragonabile al movimento di un filo di seta che viene srotolato da un bozzolo. Affermazione che lascia ancora più perplesso il praticante neofita quando realizza che i semplici movimenti circolari che si sforza di eseguire alla perfezione non sono sufficienti al raggiungimento di tale risultato. L’altra affermazione che viene rivolta al praticante è quella relativa al percorso seguito da Qi, che ha radice nei piedi, si espande nelle gambe, è controllato dal bacino ed arriva fino alle dita delle mani passando dietro la schiena. Il tutto seguendo una traiettoria a spirale: dai piedi alle gambe, dalle gambe al bacino, tutto il nostro corpo deve muoversi come una singola unità.

A questo punto, anche il praticante più diligente è tentando dal rinunciare, soprattutto quando, per confortarlo dei suoi tentativi andati a vuoto, gli viene spiegato che non c’è nulla di esoterico o fantastico, che non si tratta di una vaga sensazione o di un flebile sussurro ma che il fluire del Qi può essere percepito forte e chiaro. Condurlo, certo, richiede una certa pratica.

E’ ovvio quindi che questo principio non può essere insegnato ad un praticante alle prime armi, finché egli non conosca abbastanza bene le basi o sia diventato particolarmente metodico. Come in tutte le cose, bisogna procedere per gradi anche perché, come ben sanno coloro i quali sono più avanti nella pratica, non esiste realmente un punto di arrivo nel perfezionare tale capacità ed il metodo per conseguirla è uno solo: la pratica diligente degli insegnamenti di un maestro qualificato.

Oggi, molti praticanti preferiscono prendere delle scorciatoie, piuttosto che seguire diligentemente i principi della coordinazione bacino-gambe e può capitare che arrivino a praticare per 20 o 30 anni il Taijiquan senza essere ancora capaci di muovere il bacino e le gambe con continuità. Ecco che a volte si muove il bacino senza muovere le gambe, oppure viceversa, o ancora si muovono le mani senza muovere il bacino e le gambe. Per questo si dice di far “affondare” il proprio corpo così da sentire l’intero peso gravare sui piedi. Personalmente, non sono mai stato ossessionato dal raggiungimento della capacità della manipolazione del Qi ma mi sono sempre affidato alle indicazioni della mia maestra ed ai suggerimenti di chi era più avanti di me nella pratica. Allora, se davvero si vuole intraprendere un percorso di conoscenza autentica l’unica strada possibile è quella indicata sopra: allenarsi, tenendo sempre a mente le indicazioni del proprio maestro e seguire alcuni principi essenziali.

Come detto sopra, teorizzare senza praticare è un esercizio abbastanza inutile. Alcuni semplici suggerimenti possono essere i seguenti. Mantenere il corpo rilassato e la mente calma sono due requisiti essenziali per essere presenti a se stessi e poter eseguire i movimenti non in maniera puramente meccanica ma con la giusta intenzione e consapevolezza. Per questo si dice immobili come una montagna, scorrevoli come un fiume. All’inizio, la propria attenzione deve essere indirizzata principalmente su quello che possiamo definire Spirito, lo Shen, e non sul respiro. Dedicare, inizialmente, troppa attenzione al respiro potrebbe renderci torbidi, mentre se lo si lascia andare naturalmente è più facile riuscire a percepire il fluire dell’energia. Per questo si dice “Cammina come un gatto, metti in movimento la tua energia, come se dipanassi un filo di seta dal bozzolo”.

Mantenere il corpo diritto ma distendendo i tratti cervicale e lombare con la colonna che forma un arco ideale che, partendo dal coccige, si proietti attraverso le vertebre cervicali all’infinito ed il petto contenuto in dentro così da permettere una respirazione addominale profonda. In questa condizione posso percepire la testa come sospesa dall’alto, tirata da un filo immaginario. Oltre l’arco formato dal tronco, ne esistono altri quattro, formati dagli arti inferiori e superiori. Vanno mossi tutti all’unisono. Solo così l’energia immagazzinata nel Dantian, punto centrale dell’arco costituito dal tronco, può muoversi attivamente lungo tutto il corpo. Nuca, spina dorsale, bacino, anche, ginocchia, caviglie, spalle, gomiti, polsi, devono stabilire una relazione continua tra loro e questo diventa possibile solo lavorando sulla coordinazione tra il bacino e la spina dorsale. Il bacino è l’asse intorno al quale si può ruotare a destra e a sinistra, mentre la spina dorsale conferisce la possibilità di piegarsi in avanti e indietro. Solo la coordinazione bacino-spina dorsale che consente di collegare il movimento di tutte le altre parti, rende possibile la circolazione del Qi.

Ecco allora che, rilassando le anche e mantenendo l’inforcatura rotonda (arco degli arti inferiori) con le ginocchia leggermente piegate, è possibile far salire la forza dal basso verso l’alto. Con le spalle rilassate, i gomiti affondati (arco degli arti superiori) il Qi può penetrare fino alle mani. Per questo si dice “Il sotto viene prima del sopra”.

Riferimenti bibliografici:

  • L. Pippa, C. Filosa, C. Paiju, R. Crepaldi, L. Sotte – Taijiquan stile chen xiaojia e qigong – Casa editrice Ambrosiana
  • Jou Tsung Hwa – Il Tao del Tai-Chi Chuan – Ubaldini Editore

Maestro Fabrizio D’Ambrosio IV° Duan di Taijiquan stile Chen Xiaojia
Ha incontrato il Taijiquan stile Yang a metà degli anni ’80 grazie al Maestro Roger Wohletz, allievo di Kai Ying Tung, con il quale ha conseguito il primo livello di istruttore dello stile.
Dal 2002 pratica lo stile Chen Xiaojia come allievo della Maestra Carmela Filosa. Divenutone dicepolo nel 2012, è XIV generazione dello stile ed ha conseguito la qualifica di Maestro nel 2018.
Collabora all’insegnamento dello stile presso la sede di San Giorgio a Cremano (Na) e nell’ambito dei corsi per gli istruttori dello stile dell’associazione ICXJ.

I calci nel Taijiquan stile Chen Xiaojia

(Maestra Valentina Petra di Caccuri)

I calci fanno parte della tecnica o metodo delle gambe (Tui Fa).

Nello stile Chen Xiaojia i calci che si eseguono sono principalmente:

  • il calcio di punta (Fen Jiao)
  • il calcio di tallone (Deng Jiao)
  • il calcio ruotato battuto a fior di loto (Shuang Bai Lian)
  • il calcio battuto volante “a sforbiciata” (Er Qi Jiao)
  • il calcio a mani incrociate (Shi Zi Jiao)

In generale, per eseguire correttamente qualunque tipo di calcio occorre analizzare e distinguere tre fasi:

  • Una prima fase di preparazione al calcio, nella quale occorrono la concentrazione sulla direzione in cui andrà sferrato il calcio, il rilassamento dell’anca dalla quale dovrà partire il movimento, il radicamento della gamba di sostegno ed il completo spostamento del peso su di essa. Inoltre il qi dovrà essere portato in basso, nel dantian inferiore, il respiro sarà mantenuto leggero e costante, la postura dovrà essere corretta (zhèng) con il corpo allineato, facendo attenzione a non sbilanciarlo né in avanti né indietro
  • In una fase successiva si dovrà ricercare l’accumulo dell’energia (xu) una sorta di caricamento (di una ipotetica molla) con la collaborazione di tutte le parti del corpo, in particolare delle braccia. Lo sguardo sarà rivolto nella direzione in cui si dovrà eseguire il calcio e manifesterà l’intenzione e la consapevolezza dell’azione che sta per compiersi (yi)
  • Nella terza fase (fa) verrà slanciata la gamba eseguendo il calcio e liberando l’energia accumulata precedentemente. Anche in questa fase le braccia parteciperanno all’emissione del fa li. Subito dopo, la gamba sarà ritirata piegata all’altezza del ginocchio prima di essere appoggiata a terra. Ritirare subito la gamba piegata significa mantenere l’equilibrio ed il radicamento sull’altra gamba al fine di poter eventualmente ripetere il calcio o, in un combattimento, poter contrastare efficacemente l’avversario che ha cercato di afferrare la gamba che ha eseguito il calcio.

I calci si allenano generalmente alti per poi poterli utilizzare bassi (per poter colpire l’avversario all‘inguine o alle gambe)

Esaminiamo in dettaglio i principali tipi di calci :

Calcio di punta (Fen Jiao)

I calci nel Taijiquan stile Chen Xiaoja

Il calcio di punta può essere pai jiao (calcio battuto) o ca jiao (calcio strofinato).
Il calcio di punta o calcio che divide, viene eseguito con il piede disteso in una ideale prosecuzione della gamba. L’applicazione della forza è all’estremità del piede. La preparazione di questo calcio si effettua incrociando le braccia con un movimento circolare di raccolta dal basso verso l’alto, con successivo moto rotatorio a spirale (chansijin) lungo gli assi delle braccia che porterà alla rotazione dei palmi delle due mani verso l’esterno. Quando si esegue il calcio battuto le due braccia si aprono, la mano corrispondente alla gamba cha ha eseguito il calcio batterà sul collo del piede in aria, mentre, l’altra mano si aprirà verso l’esterno in alto all’altezza della spalla. La gamba che esegue il calcio dovrà essere distesa e sollevarsi almeno all’altezza dell’anca.
Nel calcio strofinato la preparazione delle braccia è analoga a quella del calcio battuto, ma la mano corrispondente alla gamba che ha sferrato il calcio, invece di battere e quindi di eseguire un movimento circolare dall’alto al basso, eseguirà un movimento rotatorio dal basso verso l’alto passando con il palmo all’interno del piede in aria e “strofinando” l’interno piede con il palmo aperto.

Calcio di tallone (Deng Jiao)

I calci nel Taijiquan stile Chen Xiaoja

Il calcio di tallone viene eseguito con il piede “a martello” cioè formante un angolo di 90° con la gamba. In questo caso il punto di applicazione della forza è nel tallone ed è un calcio “di spinta”. Nello stile Chen Xiaojia il tipico calcio di tallone è il calcio laterale. Si può avere tuttavia un esempio di deng jiao frontale nella prima tecnica della sequenza er lu. Il calcio laterale si prepara passando dalla posizione eretta naturale alla posizione di raccolta contemporanea della gamba che deve calciare con il ginocchio piegato e delle due braccia che si raccolgono incrociate all’altezza del petto con i pugni chiusi (le due braccia possono anche ritirarsi con gli avambracci paralleli e non incrociati). L’emissione del calcio sarà laterale, a destra o a sinistra, ed avverrà concentrando la forza nel tallone, ritirando la punta del piede verso l’alto e con la contemporanea vigorosa apertura delle braccia. Il braccio opposto alla gamba che sferra il calcio avrà il pugno più in alto con l’occhio del pugno rivolto verso l’alto, mentre l’altro braccio avrà il pugno con la faccia nella stessa direzione del calcio.
Lo sguardo e l’intenzione saranno anch’essi nella stessa direzione del calcio.

Calcio ruotato battuto a fior di loto (Shuang Bai Lian)

I calci nel Taijiquan stile Chen Xiaoja

Questo calcio è chiamato così perché il movimento circolare che esegue la gamba che ruota dall’interno verso l’esterno ricorda la forma del petalo del fior di loto. Per prepararlo si assume la posizione gong bu e le mani saranno davanti al corpo, oblique, con le punte delle dita rivolte verso l’esterno. La distanza tra i due palmi sarà pari alla distanza tra polso e gomito (di un ipotetico avversario) e tale deve rimanere fino alla fine della tecnica. Dalla posizione gong bu si passa poi, spostando tutto il peso sulla gamba davanti, alla posizione di equilibrio, in modo da liberare la gamba che deve calciare. Mentre quest’ultima effettua la rotazione, le due mani la intercettano quando passa all’altezza del viso, battendo in rapida successione, prima una e poi l’altra, sul collo del piede, e si fermano poi dal lato della gamba d’appoggio. Durante il calcio la gamba è distesa, si piega il ginocchio alla fine mentre si resta in equilibrio. Per eseguire bene questo calcio è particolarmente importante il rilassamento delle anche.

Calcio battuto volante “a sforbiciata” (Er Qi Jiao)

I calci nel Taijiquan stile Chen Xiaoja

Il nome di questo calcio, er qi jiao, deriva dal doppio salto (er: due) che effettuano le gambe. Questo calcio si può eseguire facendo prima un passo (che facilita lo slancio verso l’alto) oppure da fermi in posizione raccolta. In entrambi i casi la collaborazione fondamentale al calcio è data dalle braccia: il braccio sinistro preme in basso e compie una rotazione fermandosi all’altezza della spalla, il braccio destro ruota verso l’alto e in avanti e batte sul collo del piede destro. Le gambe effettuano una sforbiciata in volo saltando, prima la sinistra e poi la destra. La punta del piede destro si estende nel calcio in modo che il collo del piede sia disteso e pronto per essere colpito dal palmo destro. I piedi atterrano uno dopo l’altro, il sinistro un attimo prima del destro. Per eseguire bene questo calcio è particolarmente importante il rilassamento delle spalle.

Calcio a mani incrociate (Shi Zi Jiao)

I calci nel Taijiquan stile Chen Xiaoja

Il nome di questo calcio deriva dall’incrocio delle braccia che ricorda il carattere cinese “shi” (dieci). In realtà le braccia incrociate simulano una situazione di difficoltà nella quale un avversario afferrando le braccia le immobilizzi, rendendo quindi efficace solo una reazione con un calcio. Nella preparazione di questo calcio l’avambraccio destro è sotto al braccio sinistro, che ha il gomito piegato a formare una croce. Il piede destro si solleva e ruota descrivendo un cerchio interno/esterno da sinistra a destra. La mano sinistra colpisce il collo del piede destro.

Bibliografia:

  • Taijiquan stile Chen Xiaojia e Qigong di L.Pippa, C.Filosa, Chen Peijiu, R. Crepaldi, L.Sotte
  • Canone illustrato del Taijiquan della famiglia Chen di Chen Xin
  • Appunti dalle lezioni della Maestra Carmela Filosa
  • Le immagini grafiche sono tratte da “Canone illustrato del Taijiquan della famiglia Chen” di Chen Xin
I calci nel Taijiquan stile Chen Xiaoja

La Maestra Valentina Petra di Caccuri (III Duan di Taijiquan stile Chen Xiaojia) ha iniziato lo studio del taijiquan stile Yang ed ha successivamente approfondito lo studio dello stile Chen Xiaojia, sempre sotto la guida della Maestra Carmela Filosa,raggiungendo nel 2018 la qualifica di Maestro , con abilitazione all’insegnamento del Taijiquan Chen Xiaojia rilasciata dallo CSEN- CONI.
Nel corso degli anni ha partecipato a gare regionali e nazionali raggiungendo buoni risultati nelle competizioni a mani nude e con armi ed ha preso parte a seminari di approfondimento e specializzazione sia del Taijiquan che di altri stili del Wushu tradizionale sia in Italia che all’estero.

推手三十六病    陈鑫 

I 36 errori nel Tuishou  –  Chen Xin 

(traduzione della Maestra Carmela Filosa)

(Seconda parte)

(10)搂 Lou

Tenere nelle proprie braccia, abbracciare (colui che “abbraccia”, avvolge forzatamente le proprie braccia intorno al corpo dell’avversario.)

(11)冒 Mào

Resistere, supportare con le mani (colui che resiste, preme forzatamente in basso con le mani.)

(12)搓 Cuō (cuō zhě, rú liǎng shǒu xiāng cuō zhī cuō, yǐ shǒu zhǒu cuō dí rén yě)

Strofinare con le mani, sfregare (chi strofina, proprio come quando si strofinano reciprocamente le due mani, usa mani e gomiti per strofinare l’avversario.)

(13)欺压 Qī yā

Umiliare e opprimere, essere prepotente, condurre in modo rude (“Qi” vuol dire ingannare o imbrogliare, “ya” vuol dire usare le proprie mani per premere forzatamente verso il basso le mani dell’avversario.)

(14)挂 Guà

Agganciare, uncinare, catturare (“Gua” significa che si aggancia l’avversario con i propri palmi, per paura che l’altro ci colpisca.)

(15)离

Lasciare, andare via, separarsi da (“Li” significa allontanarsi dal corpo dell’avversario, per paura che l’altro ci colpisca.)

(16)闪赚 Shan zhuàn

Scansare (schivare) e ingannare (colui che scansa e inganna, imbroglia l’avversario ingenuo e quindi lo attacca.)

(17)拨

Muovere, rimuovere, aggiustare con movimenti delle dita (“Bo” vuol dire muovere forzatamente l’avversario con le proprie mani.)

(18)推 Tuī

Spingere, premere (“Tui” vuol dire usare le mani per spingere via – forzatamente – l’avversario.)

(19)艰涩 Jiān sè

Complicato e astruso (è quando le mani non si muovono in modo abile, esperto, poiché le capacità non sono ancora mature.)

(20)生硬 Shēng yìng

Duro, rigido, inflessibile (colui che è rigido, fa affidamento sulla temerarietà per per colpire l’altro – senza aver compreso i princìpi richiesti, mostra durezza per cercare la vittoria.)

(21)排 Pái

Accantonare, escludere, rimuovere (“Pai” vuol dire respingere il problema senza risolverlo.)

(22)挡 Dang

Bloccare, sbarrare, arrestare (“Dang” vuol dire che non si è capaci di attirare a sé l’avversario – per poi destabilizzarlo, quindi si usano le mani solo per bloccarlo con forza.)

(23)挺 Ting

Stare dritti, impettiti, resistere (colui che sta impettito è rigido.)

(24)霸

Tiranno, despota, egemonia (colui che fa il despota diventa governante dopo un’azione di forza, sottomette le persone con la violenza – non con l’abilità.)

(la prima parte dell’articolo è disponibile in questa pagina)

Nella foto la Maestra Carmela Filosa e il Maestro Vito Marino nell’esercizio del Tuishou.

Maestra Carmela Filosa

Dottoressa in Lingue e Civiltà Orientali. Maestra di Taijiquan e Qigong, VI Duan di Wushu.

Vicepresidente della ISCT (International Society of Chen Taijiquan) e rappresentante in Italia dei Maestri Chen Peiju e Chen Peishan di cui è discepola e con i quali studia dal 1996. Riconosciuta ufficialmente 13a generazione nella trasmissione del Taijiquan stile Chen, è Presidente dell’Associazione Italy Chen Xiaojia che per prima ha introdotto e divulgato questo stile di Taijiquan in Italia.

L’elenco degli eventi previsti per l’anno sportivo 2019/2020

CORSO ISTRUTTORI A NAPOLI

  • 12-13 ottobre 2019
  • 23-24 novembre 2019
  • 14-15 dicembre 2019
  • 11-12 gennaio 2020
  • 08-09 febbraio 2020
  • 14-15 marzo 2020
  • 18-19 aprile 2020
  • 16-17 maggio 2020

CORSO ISTRUTTORI A PALERMO

  • 28-29 settembre 2019
  • 30 novembre-01 dicembre 2019
  • 29 febbraio-01 marzo 2020
  • 09-10 maggio 2020

CORSO ISTRUTTORI A PESCARA

  • 19-20 ottobre 2019
  • 25-26 gennaio 2020
  • 28-29 marzo 2020
  • 23-24 maggio 2020

SEMINARI

SEMINARIO A MERANO

  • 07-08 settembre 2019

SEMINARI A PESARO

  • 21-22 dicembre 2019
  • 04-05 aprile 2020

SEMINARI CONGIUNTI TAIJIQUAN/TONGBEIQUAN

  • 01-02 febbraio 2020 MILANO (Maestro Vito Cannillo)
  • 21-22 marzo 2020 FIRENZE (Maestri Massimiliano Campaini e Antonio Peis)

SEMINARIO NAZIONALE DI FINE ANNO A ROCCAPORENA

  • 30/31 maggio – 01 giugno 2020

L’etica nel Taijiquan.

(Maestra Alessandra Falanga)

Lo sviluppo della cultura cinese è stato fortemente influenzato dalle teorie di Confucio, Lao Tsu e del Buddismo Zen, un vastissimo connubio tra filosofia, religione, metafisica, misticismo ed etica. È indubbio pertanto, che le stesse abbiano condizionato anche lo sviluppo delle arti marziali e, quindi, del Taijiquan. Ciò posto, è evidente il ruolo fondamentale ricoperto nel Taijiquan dal concetto di etica individuale e sociale. Come in tutte le Arti marziali Cinesi, anche nel Taijiquan esiste un vero e proprio codice etico (Wude) che regola il comportamento dei praticanti. Il Wude (morale marziale) ha lo scopo di fare del praticante una persona esperta di tecniche marziali, improntate a sane regole etiche e principi morali, che devono manifestarsi nella pratica dell’arte marziale, ma anche nel normale fluire della vita quotidiana. Alcuni concetti fondamentali sono:

  • umiltà
  • coraggio
  • assenza di invidia
  • rettitudine
  • costanza
  • empatia
  • saggezza
  • rispetto per il luogo in cui si pratica
  • reciproco rispetto tra allievo ed insegnante
  • bontà

Tali virtù sono una caratteristica indispensabile per poter essere un buon praticante di Taijiquan.

Secondo il pensiero confuciano l’uomo (ren) ha dei limiti nel suo sviluppo, pertanto, necessita di norme di condotta (li). L’equilibrio perfetto viene raggiunto solo stabilendo la corretta armonia tra ren e li.

In questa disciplina marziale l’apprendimento e la pratica delle tecniche marziali non può prescindere dalle qualità morali. Se tali principi etici saranno correttamente applicati, con un serio allenamento quotidiano, allora il gesto marziale si dimostrerà efficace, si dice infatti “Per allenare la marzialità prima si deve allenare la morale, per insegnare all’uomo prima si deve insegnare al cuore”. Seppur appare semplice nella teoria, tale connubio, nella pratica, è estremamente difficile da raggiungere e mantenere nel tempo. Preliminarmente occorrerà una buona dose di modestia, bisogna collaborare insieme al fine di migliorare senza cercare di prevaricare gli uni sugli altri “se il cuore è retto il pugilato sarà corretto, se il cuore è deviato, il pugilato sarà parziale”. Il praticante può essere pieno di talento ed allenarsi duramente ma se non dimostra di essere moralmente degno, non riceverà dal suo maestro un’istruzione completa. La prima norma da osservare è proprio il rispetto e la cura reciproca tra allievo ed insegnante, regola che si estende nella relazione tra studente e studente, tra allievo e gente comune, e pertanto, in ogni relazione sociale. Nel rispetto di questo concetto agisce il maestro, il quale esamina per anni la morale di un possibile allievo prima di trasmettergli la sua conoscenza e soprattutto accettarlo come suo Tudi. Difatti, magari inizialmente, lo stesso allievo si dimostra entusiasta e sincero, accettando di buon grado ogni regola, ma nel tempo potrebbe subentrare qualsivoglia forma di subdolo interesse materiale che lo porterà ad agire in maniera difforme dai principi a cui si ispira il Taijiquan. In realtà, ciò che sarebbe opportuno modificare è soprattutto la visione di tale arte marziale, non certo da intendersi come qualcosa che si può “comprare o vendere”, bensì un’abilità, una conoscenza da trasmettere e far conoscere ad altri. La nostra associazione “Italy Chen Xiaojia”, volge appunto il suo scopo alla diffusione ed allo sviluppo del Taijiquan, stile Chen, attraverso il suo studio, la sua ricerca, promozione, conoscenza, e nel rispetto del suo codice etico, trasfuso nell’osservanza per tutti i nostri associati dello “statuto”. Le norme di condotta in tal caso con riferimento allo statuto della nostra scuola, hanno appunto lo scopo di costituire un’armonia tra gli associati col solo fine della diffusione e conoscenza del Taijiquan stile Chen Xiaojia, il rispetto delle norme dello statuto permette la corretta diffusione di tale arte marziale secondo i dettami della tradizione millenaria custodita dai Caposcuola mondiali, Maestri Chen Peiju e Chen Peishan, ed, attraverso loro, dal nostro Caposcuola italiano, la Maestra Carmela Filosa. Non è nell’intenzione dello scrivente tediare il lettore riportando le norme contenute nello statuto, conscio che i soci, gli associati e coloro che abbiano interesse a far parte della nostra Associazione ne conoscano il contenuto e le finalità, ma ne riporterò brevi stralci in quanto “repetita iuvant”:

  • lo scopo conviviale e culturale dell’associazione si esprime attraverso la maturità e la consapevolezza di ogni socio.
  • Tutti i soci sono tenuti a rispettare le norme dello statuto e del regolamento interno secondo le deliberazioni assunte dagli organi preposti.
  • Solo il Caposcuola italiano può indire dei corsi di formazione per istruttori, riconoscere questi ed abilitarli all’insegnamento dello stile, previo superamento dei relativi esami annuali, un’ulteriore verifica verrà effettuata alla presenza in Italia della maestra Che Peiju e/o dal Maestro Chen Peishan.
  • L’istruttore abilitato e che abbia una propria scuola deve richiedere, almeno una volta l’anno, un seminario con il Caposcuola italiano al fine di verificare ed approfondire il lavoro svolto con i propri allievi, costoro devono essere regolarmente iscritti all’Associazione.
  • I contatti diretti con i Caposcuola mondiali, sono tenuti esclusivamente tramite il Caposcuola italiano.
  • I comportamenti offensivi o lesivi della dignità o indirizzati a creare dissidio o a portare offesa all’onorabilità dell’associazione saranno puniti con l’immediata e inappellabile espulsione dall’associazione stessa, decretata dal Presidente che ne è legale rappresentante e garante.

Per quanto detto è deducibile che la pratica del Taijiquan è per tutti, ovvero per tutti quegli individui che improntano la loro vita al rispetto degli altri, alla ricerca dell’armonia con se stessi e nelle relazioni sociali, la cui pratica marziale sia indirizzata allo studio e diffusione delle conoscenze trasmessegli dal proprio maestro, strettamente connessa alla capacità di custodirle e gestirle con saggezza.

La maestra Alessandra Falanga, IV duan, cintura nera, ha cominciato a studiare il taijiquan nel 1999, sotto gli insegnamenti della maestra Carmela Filosa, della quale è divenuta discepolo nel 2012. Dal 2001 ha partecipato a numerose competizioni nazionali ed internazionali, conseguendo il titolo di campionessa italiana per diversi anni, ed il terzo posto al campionato Europeo di Mosca. Nel medesimo anno ha cominciato a recarsi in Cina, studiando e perfezionandosi sotto la direzione della maestra Chen Peiju, discendente di XX generazione della famiglia Chen e XII dello stile Chen Xiaojia. Nel 2008 ha partecipato al campionato mondiale di Hanoi (Vietnam), rientrando nei primi dieci posti. Dal 2006 ha cominciato a dedicarsi anche all’insegnamento del Taijiquan.

Il Taijiquan come forma integrata di terapia e riabilitazione nelle pazienti operate di carcinoma mammario

(Maestro Michelangelo Fedi)

Dal 2001 al 2011 ho lavorato, in qualità di fisioterapista, presso l’Unità Riabilitativa del DS 26 ASL Napoli 1, nell’ambito di un progetto di riabilitazione indirizzato a donne operate di tumore al seno seguite da un’equipe, di cui facevo parte, nella fase pre e post intervento e nel successivo follow up a medio e lungo termine. Il progetto prevedeva, accanto al momento specificamente riabilitativo, un approccio integrato a vari livelli al fine di ottenere una maggiore compliance terapeutica e una migliore qualità della vita durante e dopo le cure. In questo senso, il programma riabilitativo a partire dal linfodrenaggio e dalla fisiochinesiterapia individuale e di gruppo, volte ad affrontare gli esiti dell’intervento, prevedeva una presa in carico complessiva delle pazienti, nell’ottica di una concezione che vede il benessere dell’individuo elemento imprescindibile della salute secondo la definizione fornita dall’O.M.S. Trovo interessante e utile a distanza di tempo ripercorrere i risultati di un esperienza di insegnamento del Taijiquan e del Qigong durata oltre un anno e mezzo dalla primavera del 2009 alla fine del 2011.

Praticando da diversi anni il Qigong e il Taijiquan dello stile Chen Xiaojia, ed avendone intrapreso agli inizi del 2009 l’insegnamento sotto l’esortazione e la guida della Maestra Carmela Filosa, supportato da lei, assunsi l’iniziativa di proporre la pratica del Qigong e del Taijiquan Chen Xiaojia per le pazienti operate al seno. La Maestra stessa inaugurò il corso che  avrei tenuto all’Unità Riabilitativa con una sua esibizione che fu accolta davvero con grande partecipazione.  La proposta fu recepita con incoraggiante disponibilità dalla oncologa, dott.ssa Fulvia Mastrogiacomo Russo, responsabile del progetto e dalla fisiatra dott.ssa Maria Sollazzo. L’esperienza di pratica personale e l’insegnamento mi inducevano a pensare che la piacevolezza di queste discipline e il benessere derivante, una volta calibrate opportunamente sulle condizioni di queste pazienti avrebbero potuto facilmente essere sperimentate da queste. L’obiettivo era restituire la percezione di una corporeità che potesse essere di nuovo fonte di agio, di piacere e di energia dopo la crisi prodotta della scoperta della malattia e dal carico, necessario ma fisicamente e psicologicamente oneroso delle varie fasi dell’intervento terapeutico: chirurgia, chemioterapia, radioterapia. I risultati furono incoraggianti e a volte sorprendenti: la lentezza e la grazia dei movimenti, la consapevolezza della postura e del respiro insieme e quel corteo di inconsuete e piacevoli sensazioni che vengono associate in Medicina Cinese alla circolazione del Qi restituivano una sensazione di benessere che le pazienti avevano da diverso tempo smarrito, a ciò si aggiungevano un miglioramento dell’umore in generale e della qualità del sonno,  e cosa notevole, una attenuazione degli spiacevoli effetti collaterali sperimentati durante la chemioterapia. A questi risultati se ne aggiunse uno che ritengo particolarmente interessante e specifico dello stile Chen Xiaojia del Taijiquan: la difficoltà; la Xiaojia con i suoi movimenti spiraleggianti verticali e continui, fedeli alle caratteristiche originali con cui quest’arte marziale e di benessere venne concepita a metà del 1600 dal suo geniale inventore Chen Wangting (in una sintesi dei circa due millenni di tradizione marziale e di ricerca somatopsichica della cultura cinese) non è uno stile facile, rappresenta una sfida e le pazienti sfidate rispondevano con entusiasmo a qualcosa che le mettesse alla prova ritornando alla lezione successiva, che ovviamente si svolgeva in gruppo, desiderose di mettersi in gioco e di superarsi. La difficoltà della Xiaojia, oculatamente somministrata per la specifica situazione, aggiungeva un ulteriore beneficio: una forte spinta motivazionale messa in gioco dalla sollecitazione dei meccanismi di gratificazione-ricompensa connessi a quella che in termini neurologici corrisponde alla messa in circolo della dopamina assicurando la continuità della partecipazione alla pratica

Concludo ricordando che già all’epoca il Qigong e il Taijiquan (anche se non il Chen Xiaojia con le sue straordinarie peculiarità) era stato sperimentato con successo presso l’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano e da allora il ricorso a queste discipline come forma di terapia e di riabilitazione integrata si è ulteriormente diffuso. La letteratura scientificamente attendibile inizia ad essere cospicua, qui mi limito a ricordare due studi molto noti: quello di Michael R. Irwin che ha constatato un incremento della risposta immunitaria in anziani che praticavano il Taijiquan e quella di un gruppo di oncologi dell’Università di Rochester che ha registrato un miglioramento della qualità della vita e dell’autostima in donne operate al seno. Per quanto riguarda la mia specifica esperienza i risultati, in corso d’0pera, furono riportati sul Bollettino dell’Orine dei Medici chirurgi e Odontoiatri di Napoli del Luglio/Agosto 2010 a firma della dott.ssa Fulvia Mastrogiacomo Russo, Oncologa e della dott.ssa Maria Sollazzo Fisiatra.  Non resta che continuare a studiare e proporre con le misure che le singole patologie richiedono i benefici di queste straordinarie discipline.

Bibliografia:

Mastrogiacomo Russo F., Sollazzo M.

Bisturi e Psiche arriva il Qigong – Distretto 26 contro il tumore antiche tecniche orientali; Bollettino OMCeO Napoli . Luglio/Agosto 2010; 18-19

Irwin Michael R, Olmstead Richard, Oxman Michael N.

Augmenting immune responses to varicella zoster virus in older adults: a randomized, controlled trial;

Tai Chi Journal of the American Geriatrics Society, 2007; 55(4): 511-7.

Mustian, K.M., Katula, J.A., Gill, D.L., Roscoe, J.A., Lang, D., & Murphy, K. (2004). Tai chi chuan, health- related quality of life, and self-esteem: A randomized trial for breast cancer survivors. Supportive Care in Cancer, 12, 871-876.

Ameliorative effects of Tai Chi on cancer-related fatigue: a meta-analysis of randomized controlled trials. SupportCare Cancer . (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/29564620#) 2018 Jul;26(7):2091-2102

Health benefits of qigong or tai chi for cancer patients: a systematic review and meta-analyses. Complement Ther Med.

(https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/24559833#) 2014 Feb;22(1):173-8

Tai chi, cellular inflammation, and transcriptome dynamics in breast cancer survivors with insomnia: a randomized controlled trial. J Natl Cancer Inst Monogr. (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/25749595#) 2014 Nov;2014(50):295-301

Michelangelo Fedi, laurea magistrale in Lettere, iscritto in III fascia per l’insegnamento dell’Italiano e del Latino nei Licei, fisioterapista iscritto all’Albo, Maestro CSEN di Taijiquan, cintura nera III duan, e insegnante di Qigong. Ha praticato Karate, Taekwondo e Aikido prima di dedicarsi alla pratica del Taijiquan. Studia da oltre 15 anni come allievo della Maestra Carmela Filosa. Insegna il Taijiquan dello stile Chen Xiaojia e il Qigong dal 2009. Ha sperimentato l’utilizzo di queste due discipline in sia in ambito riabilitativo che educativo. Nel biennio 2010-2011, ha introdotto il Taijiquan come integrazione al percorso di recupero di pazienti operate al seno presso l’Unità Operativa di Assistenza Riabilitativa del DS 26 dell’ASL Napoli 1. Nel 2018, nell’ambito del Progetto Scuola Viva presso il Liceo Francesco Sbordone di Napoli, ha tenuto un corso di Taijiquan Chen Xiaojia della durata di 30 ore