La pratica del Taijiquan e la respirazione

La pratica del Taijijquan e la respirazione
(Maestro Fabrizio D’Ambrosio)

È indubbio che il Taijiquan sia una arte marziale. Tuttavia, da quando è iniziata la sua diffusione a livello planetario la pratica di tale disciplina è stata il più delle volte associata ad una forma di ginnastica dolce, anche per la contemporaneità di movimenti lenti e l’utilizzo della respirazione. Infatti, durante la pratica della disciplina, tutti i movimenti eseguiti sono fortemente connessi con la respirazione conducendo ad una cooperazione molto stretta tra la mente ed il respiro che si traducono in un processo sistematico di produzione, trasformazione e circolazione di energia all’interno del nostro corpo.  Sappiamo tutti che la dicitura energia dal punto di vista della fisiologia cinese sia una traduzione di comodo, visto che il termine corrispondente “Qi” è effettivamente non traducibile, data la gamma di significati diversi identificati dall’ideogramma cinese. In ogni caso, un principiante che si avvicini per la prima volta all’arte, dopo un paio di settimane di pratica quotidiana è già in grado di percepire dei cambiamenti del suo modo di muoversi e sperimenta un’aumentata capacità di percepire e riconoscere la posizione del proprio corpo nello spazio e lo stato di contrazione dei propri muscoli. Non è quindi un caso se il Taijiquan sia stato definito una forma di meditazione in movimento, dove l’oggetto di tale meditazione diventa il nostro stesso agire. Il ruolo che la respirazione svolge in tutto questo non è secondario e richiede un approfondimento che non può essere certamente riassunto nello spazio di questo articolo dove si proverà, invece, a mettere in luce uno dei tanti possibili aspetti.

Al principiante, all’inizio della pratica, viene detto di respirare in maniera naturale e di assecondare pertanto il proprio respiro. Con due raccomandazioni, quella di respirare solo con il naso e di posizionare la lingua sotto il palato con la punta dietro gli incisivi.  Per chi presta un minimo di attenzione, è facile in questo caso sperimentare la produzione di saliva e la sua successiva deglutizione durante la pratica. Se la respirazione solo attraverso le narici può essere accettata passivamente dal principiante, la posizione della lingua desta invece qualche perplessità se non incomprensione. Più che giustificata, visto che per poter dare una spiegazione è necessario avere qualche nozione elementare di fisiologia cinese e la conoscenza dei diversi tipi di Qi presenti all’interno del nostro corpo. In via estremamente semplificata possiamo dire che all’interno del nostro corpo esiste un complesso sistema di conduzione del Qi attraverso dei canali (jing luo) che dal punto di vista della medicina e della fisiologia occidentale non hanno alcun riferimento anatomico. La classificazione di questi canali esula dallo scopo di questo articolo ma in via generale possiamo dire che esistono dei canali principali, secondari e straordinari. Questi ultimi hanno lo scopo di mettere in relazione i canali principali con le zone tra loro comprese, con il compito di accumulare il Qi da distribuire al momento opportuno. In particolare, i canali straordinari trovano corrispondenza con il sistema nervoso centrale, il sistema di produzione del sangue, il sistema circolatorio, il sistema urogenitale, il sistema endocrino e il sistema osseo. Degli otto canali straordinari solo due possiedono percorsi e punti loro propri, gli altri sei, pur possedendo un percorso specifico, prendono a prestito i punti dei canali principali. Ci occuperemo quindi dei due canali straordinari “Du Mai” e “Ren Mai”, rispettivamente Vaso Governatore e Vaso Concezione, poiché è lungo il loro percorso che si trovano 12 punti che rivestono una importanza particolare. Essi sono stati simboleggiati in molti modi nella letteratura taoista e vengono rappresentati come 12 esagrammi dell’Yi Jing, i quali vengono a loro volta collegati ai 12 mesi dell’anno e alle 12 ore della giornata (corrispondenti ciascuna a due ore nel nostro conteggio abituale). La circolazione del Qi attraverso questi centri riflette, quindi, la modalità ciclica dei processi cosmici che determinano l’alternarsi di luce e buio e il cambiamento delle stagioni, come rappresentato nelle due figure seguenti.

Fig. 1 – da La Luna nel Lago: Yi Jing e Piccola Rivoluzione Celeste – Prima Parte di Paolo Racagni

Fig. 2 – Piccola Rivoluzione Celeste e diagramma Taoista rovesciato. L’immagine è Tratta dal libro di Georges Charles “Qi Gong ed Energia Vitale” Ed. Pendragon

Torniamo allora alla respirazione e alla conduzione del Qi  attraverso il corpo. Il punto di partenza su cui la mente si concentra durante la pratica è conosciuto come il Dantian, a circa 3 cm sotto l’ombelico, laddove il Qi è originariamente localizzato. L’azione congiunta della inspirazione e della concentrazione mentale solleva il Qi dal Dantian alla regione del plesso solare simboleggiata dal trigramma Li il cui significato principale è appunto fuoco. Con l’espirazione e la concomitante concentrazione mentale il Qi viene fatto discendere dal plesso solare al basso addome,  simboleggiato dal trigramma Kan il cui significato principale è quello di acqua. I movimenti verso l’alto e verso il basso inducono il Qi a circolare avanti indietro tra il plesso solare e il basso addome. Questo è il primo ciclo di purificazione noto anche con il nome di Piccolo Circuito Celeste che simboleggia l’unione di fuoco e acqua. La sua pratica purifica il Qi e lo prepara per la fase successiva di purificazione e di circolazione del Grande Circuito Celeste.

Una parte di tale circuito inizia percorrendo i due canali straordinari Du Mai e Ren Mai. Durante l’inspirazione il Qi viene dapprima guidato verso il basso, dal Dantian alla base della spina dorsale e poi verso l’alto, lungo la schiena, dalla estremità inferiore del canale Du Mai attraverso il coccige e su per il canale lungo la spina dorsale fino alla sommità della testa. Durante l’espirazione e il movimento discendente il Qi viene fatto scendere dalla sommità del capo fino alla base della bocca dove entra nel canale Ren Mai che percorre la parte centrale del corpo fino a raggiungere nuovamente il punto di partenza. Il percorso del Grande Circuito Celeste è analogo al passaggio delle quattro stagioni nel corso dell’anno. Il passaggio dall’addome alla spina dorsale è la primavera; dalla spina dorsale alla sommità della testa è l’estate; dalla sommità del capo fino al torace è l’autunno, e dal torace all’addome è l’inverno.

La fase di inspirazione conduce il Qi attraverso i primi otto centri, quella di espirazione attraversi i successivi sei. La lingua sotto il palato con la punta dietro gli incisivi consente, non solo simbolicamente, di collegare tra di loro le otto fasi dell’inspirazione con le sei dell’espirazione. Il Qi viene condotto dalla zona genitale  fino alla base della spina dorsale e, in seguito, lungo la colonna vertebrale fino alla sommità della testa. Successivamente, questo viene diretto giù, dalla sommità della testa fino alla gola dove diviene saliva e poi giù lungo il torace fino all’addome. Il classico del Taijiquan chiamato il Canto delle 13 posizioni afferma: “quando la parte bassa della spina dorsale viene mantenuta dritta il Qi raggiungerà la sommità della testa (Du Mai).  Il Trattato così prosegue: “quando la nuca è eretta, usa la mente per dirigere il Qi verso la sommità della testa e poi per affondarlo giù nell’addome” (Ren Mai).

L’accumulo e la conduzione del Qi nel corpo sono stimolati naturalmente da una pratica regolare che conduce all’acquisizione di un metodo che risulti chiaro in primis a noi stessi. Durante la pratica non si dovrebbe mai forzare per avere dei risultati. Solo quando il metodo sia diventato sufficientemente chiaro, sarà possibile dedicarsi, successivamente, in maniera consapevole alla conduzione del Qi.

Riferimenti bibliografici

  • Da Liu – Taijiquan e meditazione – Ubaldini editore
  • L. Pippa, C. Filosa, C. Paiju, R. Crepaldi, L. Sotte – Taijiquan stile chen xiaojia e qigong – Casa editrice Ambrosiana

Maestro Fabrizio D’Ambrosio III° Duan di Taijiquan stile Chen Xiaojia. Ha incontrato il Taijquan stile Yang a metà degli anni ’80 grazie al Maestro Roger Wohletz, allievo di Kai Ying Tung, con il quale ha conseguito il primo livello di istruttore dello stile. Dal 2002 pratica lo stile Chen Xiaojia come allievo della Maestra Carmela Filosa. Ha conseguito le qualifiche di allenatore e di istruttore. Collabora all’insegnamento dello stile presso la palestra di San Giorgio a Cremano (NA) e nell’ambito dei corsi per gli istruttori dello stile dell’associazione ICXJ.

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