L’elenco degli eventi previsti per l’anno sportivo 2020/2021

CORSO ISTRUTTORI A NAPOLI

  1. 17-18 ottobre 2010
  2. 21-22 novembre 2020
  3. 19-20 dicembre 2020
  4. 16-17 gennaio 2021
  5. 20-21 febbraio 2021
  6. 20-21 marzo 2021
  7. 17-18 aprile 2021
  8. 15-16 maggio 2021

CORSO ISTRUTTORI A PALERMO

  1. 26-27 settembre 2020
  2. 12-13 dicembre 2020
  3. 13-14 febbraio 2021
  4. 08-09 maggio 2021

CORSO ISTRUTTORI A PESCARA

  1. 31 ott.-01 nov. 2020
  2. 30-31 gennaio 2021
  3. 27-28 marzo 2021
  4. 22-23 maggio 2021

Inoltre, sono previsti i seguenti eventi:

11-13 settembre 2020 Seminario Nazionale Roccaporena di Cascia

20 settembre 2020 Lezione online gratuita aperta a tutti gli iscritti ai corsi istruttori (La lezione si svolgerà su Zoom dalle ore 09:30 alle 12:00 e verterà sulla Sequenza Yilu)

(A cura dell’Istruttore II Duan Fabio Caputi)

Lo stupore che quasi sempre prova il neofita per la lentezza con cui nei primi anni di pratica vengono eseguite le tecniche del Tai Ji Quan, è destinato ad aumentare quando gli vien detto che la via migliore per cominciare ad apprendere quest’arte risiede nell’immobilità.

La pratica di ogni tecnica richiede una estrema precisione nell’esecuzione ed il contemporaneo controllo dei numerosi aspetti che la compongono. Alcuni di questi aspetti sono comuni a tutte le tecniche, e rappresentano il lavoro di base sui principi fondamentali, il Ji Ben Gong che nessuno potrà mai dire di aver praticato abbastanza.

Il primo requisito esteriore e visibile è la postura corretta. Se non si è in grado di mantenere la postura nell’immobilità, come si potrà farlo muovendosi? Il secondo requisito è il radicamento: difficile apprenderlo e soprattutto conservarlo mentre ci si muove, se prima non lo si è conquistato nella posizione statica, Zhan Zhuang (o posizione del palo eretto, o dell’albero) che può essere eseguita secondo molte varianti a seconda dello scopo che ci si propone, e che offre molti tesori a chi ha la pazienza di cercarli.

Il praticante di Tai Ji Quan, quando esegue Zhan Zhuang, dovrebbe focalizzare la sua attenzione contemporaneamente su molte cose, e questo non è facile: per questo, agli inizi, gli si dirà di badare soltanto a pochi aspetti, su cui la mente dovrà esercitare un continuo controllo per adeguare il corpo alle esigenze dell’arte e, soprattutto, per raggiungere l’indispensabile condizione di pace interiore. Il primo principio da osservare è quello di mantenere il corpo dritto e centrato, il che comporta un’auto-estensione della colonna vertebrale che si ottiene coltivando le sensazioni del Bai Hui sospeso al Cielo e del coccige attratto verso la Terra. Eseguita correttamente (spingendo indietro il Ming Men), questa tecnica provoca una leggera retroversione del bacino e, in conseguenza, la distensione del tratto lombare della colonna vertebrale: riducendo o, meglio, eliminando la lordosi lombare il percorso del Qi sarà molto agevolato. Agli inizi, questo risultato si ottiene agendo separatamente sul coccige e sul Bai Hui; più avanti, quando la tecnica si sarà affinata, ci si accorgerà che si tratta di un unico movimento che parte dal Ming Men.

Con la punta della lingua sempre in contatto col palato e con i piedi distanti fra loro quanto sono larghe le spalle, si fletteranno più o meno lievemente le ginocchia e, senza che la loro proiezione verticale superi mai le punte dei piedi, si aggiusterà la posizione in modo da sentire il peso del corpo distribuito su tutta la superficie dei piedi stessi e coltivando la sensazione del contatto con la Terra dei punti Yong Quan (fontane zampillanti). Più si piegheranno le ginocchia, più sarà difficile mantenere a lungo la centratura e l’equilibrio: agli inizi ci si accontenterà di una posizione più alta al fine di potersi concentrare più facilmente sul radicamento, per ottenere il quale si dovranno eseguire alcune tecniche che potranno essere meglio utilizzate in movimento se saranno state apprese e praticate da fermi:

  • arrotondare l’inforcatura. Agendo sulla sinfisi pubica si fa come se si volessero riunire le anche in un punto davanti a noi: il movimento sarà minimo, ma sufficiente a creare una curvatura in avanti del bacino che permetterà un fluido passaggio del Qi dal basso verso l’alto e viceversa. Bisogna fare attenzione, nel far questo, a non coinvolgere le ginocchia, le quali potrebbero, se la tecnica non fosse eseguita nel modo giusto, tendere a chiudersi verso il centro mentre, al contrario, dovranno sempre puntare verso le estremità dei piedi.
  • rilassare i glutei e contrarre le cosce. Facendo come se ci si trovasse su una bilancia e si volesse cercare di aumentare il proprio peso, tutto il corpo spinge verso il basso mentre i glutei si rilassano completamente. Se contemporaneamente si arrotonda l’inforcatura, ne deriva una sensazione come di avvitarsi penetrando e radicandosi nel suolo; si potrebbe avvertire una sensibile stimolazione dei punti Yong Quan.

Quanto sopra descritto può essere eseguito tenendo le braccia rilassate lungo i fianchi. Successivamente, con la mente allenata a tenere sotto controllo la postura e tutti i requisiti sin qui descritti, e se non lo si è fatto sin dall’inizio, si solleveranno le braccia tenendole come se si abbracciasse un albero, con le mani all’altezza dell’ombelico, per sperimentare un altro principio del Tai Ji Quan: mentre la parte inferiore del corpo è saldamente radicata, la parte superiore si mantiene elastica e flessibile. Nei primi tempi sarà molto difficile mantenere la postura. Man mano che ci si fa l’abitudine, si impara che per mantenere le braccia e il busto in posizione non è di alcun aiuto far ricorso alla forza: al contrario, la resistenza aumenterà proporzionalmente alla capacità di rilassare i muscoli di schiena spalle e braccia. Si apprende, in questo modo, l’equidistanza dagli opposti: il completo rilassamento del corpo ci priverebbe di ogni sostegno, ma contraendo eccessivamente i muscoli sopravviene presto lo sfinimento. È (per me) impossibile non mantenere in contrazione gli arti inferiori; è invece necessario che glutei, schiena, spalle e arti superiori siano quasi del tutto rilassati. Il rilassamento della parte superiore del corpo porterà alla comprensione di due altri importanti requisiti del Tai Ji Quan: Han Xiong (contenere il petto) e Tan Bei (tirare la schiena, arrotondandola). Senza questi due accorgimenti è impossibile raggiungere il giusto grado di rilassamento mantenendo la giusta postura. Per arrotondare l’inforcatura abbiamo dato al bacino la forma di un arco di circonferenza che chiude davanti a noi; per arrotondare la schiena si fa la stessa cosa con le spalle, distanziando fra loro le scapole e facendo rientrare lo sterno. Man mano che, grazie ad una continua auto-sorveglianza, si riuscirà a conquistare il rilassamento dei muscoli, aumenterà e perdurerà il senso di vigile tranquillità e pace interiore, premessa indispensabile di ogni progresso. Quando si riuscirà a conservare per almeno una ventina di minuti la posizione secondo quanto detto sin qui, il corpo comincerà a trasformarsi in una molla pronta a scattare. Come e quando farlo scattare sarà l’argomento di studio delle tecniche in movimento. Sarà un lungo studio…

Fabio Caputi

Pratico il Tai Ji Quan dall’autunno del 2005. Sono rimasto immediatamente colpito dalla bravura e dalla passione della Maestra Filosa e dei Maestri e Maestre formatisi alla sua scuola. Dopo 3 anni di stile Yang ho scelto, insieme a tutti i miei compagni di corso, di proseguire con lo stile Chen Xiaojia, che conto di continuare a studiare per il resto della mia vita.

DALLA QUIETE AL VUOTO: I NOSTRI ANNI DI PRATICA ALLA LUCE DEI 13 PRINCIPI DEL TÀIJÍQUÁN

(tratti dal testo della Gran Maestra Chen Liqing Chenshi Taijiquan Xiaojia – Il Taijiquan stile Chen Xiaojia – nella traduzione della Maestra Carmela Filosa)

(Monica Mattioli e Marina Pollice)

Dopo aver superato l’ultimo anno del corso istruttori, guardiamo indietro e ripercorriamo il nostro cammino lungo la via del Tao in tredici tappe, scandite dai tredici principi della pratica del Tàijíquán. Alla fine della ricerca troviamo movimento e quiete, serenità e vitalità. E ci rendiamo conto di aver trovato noi stesse: una Gru che qualche volta ha lo sguardo del cobra e una Ninja di metallo.

  1. JÌNG 静 QUIETE. Il primo ricordo ha il sorriso della Maestra che dice di calmare la mente ed il respiro, cosa che non è richiesta in nessun altro tipo di esercizio fisico. La quiete del cuore è il primo requisito della pratica, e si ottiene solo con la pratica: una bella sfida! Ma questo si può capire solo col tempo. “Niente nel cuore e niente nella mente”.
  2. 意 INTENZIONE. L’intenzione guida il movimento, ma non è scontato che ciò avvenga in modo spontaneo; in realtà all’inizio non è facile mantenere la concentrazione su tutti i requisiti richiesti dalla pratica. La distrazione è sempre in agguato! “Se non lo pensi non può succedere”.
  3. MÀN 慢 LENTO. Dopo aver conquistato la quiete e l’intenzione cominciamo a muoverci. Ma piano, soprattutto all’inizio. Per arginare il caos del gesto esteriore, che rispecchia inesorabilmente quello interiore, la lentezza è un requisito indispensabile per chi pratica. Solo così si riesce ad applicare con chiarezza il metodo del Tàijíquán. “Il ghiaccio spesso tre piedi non è il risultato di una sola notte di freddo”.
  4. ZHĒN 真 VERO. Una volta presa coscienza dei propri limiti (illimitati, purtroppo!) la questione si fa seria… Non si può giocare a fare il Tàijíquán: bisogna fare le cose sul serio e impegnarsi per davvero – coscienziosamente e consapevolmente – nello studio della pratica e della teoria a partire dalle basi. “Il saggio nel taoismo è detto zhēnrén (uomo vero)”.
  5. RÓU 柔 MORBIDO. Ora è venuto il momento di diventare flessibili per contrastare la rigidità, di cui siamo tutti portatori sani… “Morbido, ma non molle; duro, ma non rigido”: questa frase, che ci accompagna dall’inizio della pratica, racchiude in sé lo spirito del Tàijíquán. Non bisogna opporsi all’avversario con forza, ma cedere per deviare la sua forza, destabilizzandolo. “La cedevolezza vince sulla forza”.
  6. ZHÈNG 正 DRITTO.“Distendere il tratto lombare, distendere il tratto cervicale”: questo è un altro mantra che ogni allievo dovrebbe conoscere a memoria – e mettere in pratica – ricordando sempre che dritto significa anche corretto. Corretta non deve essere solo la postura, ma anche la maniera di porsi verso il mondo esterno. E in principio il mondo esterno fu la classe di Tàijíquán… “Corpo dritto e centrato”.
  7. LIÀN 連 COLLEGATO. Da centrato a collegato il passo è lungo! E c’è sempre l’intenzione all’origine di tutto… “E se anche io fermo davvero il movimento, nella mia intenzione esso continua comunque. E se pure si ferma a livello della mente, non si ferma al livello dello shen”.
  8. YÚN 匀 UNIFORME. Ed ora tiriamo un lungo sospiro (di sollievo?) prima di collegare il movimento al respiro. Ma che sia naturale! È l’uniformità a dare equilibrio al cambiamento (sempre che la troika intenzione-movimento-respiro non dia segni di squilibrio).“Se il respiro è appropriato al metodo la forza si esprime scorrevolmente”.
  9. YUÁN 圆 ROTONDO. Adesso bisogna cominciare a lavorare “a tutto tondo”! Ma soprattutto, come gli orientali, a “pensare rotondo”… E qui si potrebbe chiudere il cerchio; se rotondo non fosse anche “sferico”, e quindi molto più complesso. Non per niente il taijitu è tridimensionale (come se non bastassero le incursioni del bianco nel nero e del nero nel bianco a complicare il tutto). “Il tàijí è la mutazione stessa; la mutazione produce i due principi primi…”.
  10. SŌNG 松 RILASSATO. Ed ora ci possiamo rilassare? Magari! Nel Tàijíquán rilassamento non è relax… Mantenere aperte le articolazioni per far fluire il movimento; mantenere aperta la mente per non bloccare i pensieri. Lo scopo è ambizioso (“il tao del cielo, la virtù dell’uomo”), allora iniziamo col rilassare le anche, queste due incognite protettrici del dāntián che abbiamo imparato a conoscere grazie alla fiducia, reciprocamente ben riposta, nella nostra infaticabile Maestra (che non sia mai smette di ripetercelo!). “Rilassate le anche; rilassate le spalle!”.
  11. 十一 SUÍ 随 SEGUIRE. È chiaro che, nel Tàijíquán, seguire non è inseguire l’avversario (né il flusso disordinato dei propri pensieri). E non solo perché il fine delle arti marziali è la difesa (e la miglior difesa non è l’attacco), ma anche perché ogni parte del corpo è in sintonia con tutte le altre. “L’alto e il basso si seguono a vicenda”.
  12. 十二 HÉNG 恒 PERSEVERARE. Nel Tàijíquán perseverare non è diabolico, anzi: è la pratica a fare la differenza! “Se non ti alleni un giorno lo sai solo tu, se non ti alleni due giorni lo sa anche il maestro, se non ti alleni tre giorni lo sanno tutti”.
  13. 十三 虚 VUOTO. Giunti finalmente alla fine del percorso che si trova? Il vuoto. Ma non il vuoto iniziale. Questo è il vuoto del cuore, quello dei saggi, che sanno di non avere limiti, il vuoto che apre tutte le possibilità. E tutto ricomincia… “Il vuoto non è assenza, ma la condizione fertile per fare: essere talmente sgombri da poter riflettere qualsiasi cosa”.

Ci si avvicina al Tàijíquán per le ragioni più diverse: per migliorare il proprio stato di salute; per tonificare i muscoli; per fare esercizio fisico senza danneggiare le articolazioni; per lavorare sulla coordinazione; per esercitare la memoria; per meditare; perché si è attratti dalla cultura orientale; perché si è appassionati di arti marziali; qualche volta per puro caso… Qualunque sia l’obiettivo – salute psicofisica, meditazione, difesa – ben presto ci si rende conto che il percorso di apprendimento, nel Tàijíquán, coinvolge corpo, mente e spirito: diventa un modo di vivere.

Se non fossimo Marina e Monica concluderemmo con un efficacissimo “E questo è quanto!” (ma il copyright è della maestra Chen Liqing).

Monica Mattioli e Marina Pollice, Istruttrici II Duan di Taijiquan stile Chen Xiaojia, seguono la Maestra Carmela Filosa da circa 20 anni con dedizione, umiltà e professionalità, impegnandosi in una formazione permanente nonostante i lunghi anni di pratica e con uno spirito sempre attento e curioso.

(Nell’immagine in alto, le calligrafie dei 13 Principi della pratica del Taijiquan stile Chen Xiaojia realizzate dalla Maestra Carmela Filosa)

POSIZIONI FONDAMENTALI DELLO STILE CHEN XIAOJIA

(Maestra Alessandra Falanga)

In tanti anni di pratica del Taijiquan stile Chen, ho ben inteso quanto questa antica arte marziale mi abbia guidato attraverso un percorso di crescita personale, dove nulla è lasciato al caso, che mi ha consentito una maggiore comprensione e conoscenza del mio corpo. Ciò è stato possibile attraverso uno studio attento e continuo dei principi e fondamenti del Taijiquan, a partire dalla pratica delle posizioni di base dello stesso, di cui appunto tratterò in questo articolo.

Alcune posizioni fondamentali del Taijiquan stile Chen Xiaojia sono:

Kaibu, Posizione di apertura: lo spazio tra i piedi è pari all’ampiezza delle spalle ed il peso è distribuito equamente sui due piedi; tale posizione si assume nella preparazione o apertura delle sequenze, permettendo al praticante di concentrarsi e prepararsi all’esecuzione delle tecniche. Fondamentale è tenere il busto diritto, la testa non inclinata, pensando che un filo tiri dal centro della testa verso l’alto, l’arco inguinale è tondo e rilassato, le gambe leggermente piegate con le ginocchia in linea con le punte dei piedi.

Xiao Kaibu, Piccola posizione di apertura: lo spazio tra i piedi è inferiore all’ampiezza della spalle, la ritroviamo nella camminata laterale quando i piedi si avvicinano. La posizione del corpo è identica alla posizione Kaibu, pertanto, dovranno rispettarsi i medesimi principi

Mabu,Posizione del cavaliere (o “a cavallo”):lo spazio tra i piedi è generalmente il doppio dell’ampiezza delle spalle ed il peso è al 50% su ognuno dei due piedi, le anche sono rilassate e sedute, i piedi sono paralleli ed ancorati al suolo, le ginocchia non devono fuoriuscire dalla punta dei piedi, l’inforcatura delle gambe è rotonda. Non a caso è la posizione propedeutica del Kung-fu, i benefici che derivano dal suo allenamento sono molteplici: potenziamento della muscolatura, aumento della resistenza e della stabilità, con l’effetto di allenare la mente a superare la fatica ed aumentare il livello di sopportazione della stessa.

Bian mabu (Hengdangbu), Posizione “mabu spostata di lato” (o Posizione con l’inforcatura spostata in orizzontale): il peso è generalmente 60% sulla gamba più piegata e 40% su quella più distesa. La posizione può essere a destra o a sinistra a seconda del lato dove si sposta il baricentro, le anche sono sedute e rilassate, l’inforcatura è rotonda, e la gamba dove poggia maggior peso ha la punta del piede leggermente aperta verso l’esterno.

Gongbu, Posizione ad arco o “dell’arciere”: è la posizione che risulta dal passo in avanti, sia esso destro o sinistro. Il peso del corpo è per il 60%-70% sulla gamba avanti, maggiormente piegata rispetto alla gamba di dietro. I piedi non sono allineati, ed hanno la larghezza delle spalle. Il piede della gamba davanti è diritto, mentre quello della gamba dietro è aperto di 45° all’esterno, il ginocchio della gamba avanti non fuoriesce dalla punta del piede, mentre quello della gamba dietro è allineato al piede. Le anche sono rotonde e rilassate.

Xubu, Posizione con una gamba “vuota”. La gamba cosiddetta vuota, in realtà, non è del tutto vuota in quanto sorregge il 15-20% del peso corporeo. Nello stile Chen i due piedi sono allineati, ed hanno la stessa ampiezza delle spalle, l’inforcatura delle gambe è rotonda. Il piede con maggior peso è leggermente aperto, mentre quello vuoto è poggiato a terra solo con l’avampiede, le anche sono sedute e rilassate. La posizione può essere eseguita a destra e a sinistra.

Dulibu, Posizione di equilibrio su una sola gamba. Nonostante il peso del corpo gravi totalmente su di una sola gamba, è necessario che la stessa sia radicata al suolo, il baricentro deve rimanere basso, in caso contrario facilmente si perderà l’equilibrio, difatti nonostante che il corpo si sollevi verso l’alto, bisognerà concentrarsi sulla sensazione che il peso affondi verso il basso. La gamba che sorregge il corpo è distesa ma non tesa. Può essere eseguita a destra e a sinistra.

Pubu, Posizione bassa (o con una gamba distesa in fuori). Tutto il peso del corpo grava su di una gamba, completamente flessa, fino a “sedersi” sul tallone, il piede di tale gamba è leggermente aperto verso l’esterno ed aderisce completamente al suolo, ed il tallone è allineato con la punta dell’altro piede che poggia al suolo diritto. L’altra gamba è completamente distesa in fuori. Prerogativa dello stile Chen è prevedere tale posizione con il piede della gamba distesa poggiata a terra con il solo tallone, e la punta sollevata verso l’alto.

Ban mabu, Posizione metà a cavallo: il peso è al 70% sulla gamba posteriore, come nella tecnica della spada “In ban mabu riprendere la spada”, che precede la chiusura della sequenza.

Dingbu, Posizione a “T”: un piede poggia con l’avampiede vicino all’arco plantare dell’altro piede. La ritroviamo come posizione che precede “Il gallo d’oro saltato” all’inizio della forma Erlu.

Bingbu, Posizione a piedi uniti: entrambi i piedi poggiano completamente a terra e sono l’uno vicino l’altro, come nelle tecniche della Spada Sizheng “Affondo in avanti a piedi uniti” e “Colpo di punta a piedi uniti”.

Xiebu, Posizione accovacciata a gambe incrociate (o “del riposo”): il peso poggia maggiormente sulla gamba avanti che ha il piede completamente poggiato al suolo, in modo da permettere un veloce risollevamento, mentre il piede arretrato ha il tallone sollevato, come nella tecnica di spada “La fenice che apre le ali”.

Come possiamo osservare, i principi da rispettare nell’esecuzione di tali posizioni fondamentali sono sempre gli stessi. Pertanto, solo da una corretto ed assiduo allenamento di tali posizioni saremo in grado, quantomeno, di allenare il Taijiquan con padronanza e pulizia di movimento.

La maestra Alessandra Falanga, IV duan, cintura nera, ha cominciato a studiare il Taijiquan nel 1999, sotto gli insegnamenti della maestra Carmela Filosa, della quale è divenuta discepolo nel 2012. Dal 2001 ha partecipato a numerose competizioni nazionali ed internazionali, conseguendo il titolo di campionessa italiana per diversi anni, ed il terzo posto al campionato Europeo di Mosca. Nel medesimo anno ha cominciato a recarsi in Cina, studiando e perfezionandosi sotto la direzione della maestra Chen Peiju, discendente di xx generazione della famiglia Chen e XII dello stile Chen Xiaojia. Nel 2008 ha partecipato al campionato mondiale di Hanoi (Vietnam), rientrando nei primi dieci posti. Dal 2006 ha cominciato a dedicarsi anche all’insegnamento del Taijiquan.

Terminati i Corsi Istruttori della Italy Chen Xiaojia per il 2020. Anche se a distanza e con spazi ridotti a disposizione, tutti hanno dato il massimo, dimostrando che non è importante dove pratichi ma come pratichi.

Al prossimo anno !!!!

(Maestra Ornella Sportelli)

“Un vero viaggio di scoperta non è cercare
 terre nuove ma avere occhi nuovi” 
Marcel Proust  

” … Metodo degli occhi (Yan Fa): Lo Spirito (Shen) accompagna la mano anteriore, la testa non dovrebbe ondeggiare. L’Intenzione (Shen Yi) dovrebbe essere sulla mano anteriore, tuttavia gli occhi non dovrebbero essere fissi su di essa, la testa non deve oscillare seguendo i movimenti delle mani …” 

            Gli organi di senso sono le porte e le finestre sul mondo esterno, ciò che rende vivace la coscienza e ci permette di fare esperienza di ciò che ci circonda. Secondo la Medicina Tradizionale Cinese le nostre capacità sensoriali di vedere, sentire, gustare, toccare, respirare, dipendono dal Cuore.

            Questo indica che le essenze più pure e più leggere dei nostri organi salgono per nutrire, proteggere, illuminare i globi oculari. Notevole è stata l’intuizione cinese antica che tutti gli organi di senso hanno un Signore degli Orifizi, il Cuore (oggi lo chiamiamo Sistema Nervoso Centrale), che ha la capacità di selezionare, rielaborare, correlare tutte le informazioni provenienti da tutti gli organi di senso, e integrare le sensazioni con tutte le percezioni legate alla esperienza, alla memoria, al pensiero. L’occhio in particolare appartiene al Legno, il cui movimento è verso l’alto e verso l’esterno; l’occhio, attraverso la vista, è l’organo di senso che più manifesta questa direzionalità, potendosi spingere a distanza. L’occhio non è solo un organo recettivo, poiché esso stesso invia messaggi di forza: esso simboleggia la capacità di espressione spirituale, simbolo della luce e della coscienza e quindi dello Shen.

L’occhio rappresenta un mezzo di comunicazione, sotto diversi aspetti:

  • è il mezzo che mette in comunicazione l’uomo con il macrocosmo in cui è inserito: grazie alla vista l’uomo vede e si relaziona con l’ambiente (la vista è il senso più sviluppato nella nostra società);
  • è parte della comunicazione non verbale nella relazione tra esseri viventi e quindi trasmettitore di informazioni;
  • è mezzo di espressione dello Shen, che si manifesta nella lucentezza dello sguardo.

            Quest’ultimo aspetto, la luminosità degli occhi e dello sguardo, è di particolare interesse: una stretta connessione tra l’occhio e lo sguardo è fondamentale non solo per la comunicazione tra individui, ma anche nella comunicazione interno-esterno. Infatti, se gli occhi sono limpidi e luminosi, significa che lo Shen è in buono stato di vitalità; se gli occhi hanno un’espressione fissa o spenta vuol dire invece che lo Shen è disturbato ed è stato indebolito.

            Lo sguardo ricopre un ruolo molto importante nel Taiji Quan. Talvolta, come succede tra animali in natura, è sufficiente uno sguardo per vincere senza combattere. Trattandosi di una meditazione in movimento, lo sguardo abbraccia tutto e su nulla si posa. L’intenzione guida e riempie lo sguardo.

La vista impiega gli occhi per consentire intenzionalmente a qualcosa di entrare dentro di noi e in questo modo il nostro cervello può riconoscere una realtà oggettiva. Lo sguardo implica un lasciare uscire qualcosa da noi verso l’altro e viceversa. Guardare è emettere energia, e quella dello sguardo è una energia molto potente. Per questo è fondamentale che sia controllata e guidata direttamente dal cuore. Questo è ciò che viene detto dare una intenzione e una direzione allo sguardo.

            Che gli occhi siano “la porta della mente” lo conferma anche la saggezza popolare, che si esprime attraverso modi di dire noti a tutti come, ad esempio, “gli occhi sono lo specchio dell’anima”. Nelle arti marziali uno sguardo che esprime una determinazione “ferina” può intimorire l’avversario, e in molte discipline si invita ad adottare questo genere di espressione.

Nel Taiji Quan, invece, lo sguardo deve essere semplicemente attento, ma quieto. Non deve far trasparire né paura, né aggressività, né alcun tipo di emozione negativa.

Gli occhi devono però riflettere energia (QI), forza interna (JIN) e spirito (SHEN).

Come ha scritto Chen Xin, autore del “Canone illustrato del Taijiquan della famiglia Chen”, gli occhi “devono guardare dritto in avanti, splendendo in tutt’e quattro le direzioni“, colgono, cioè, tutto ciò che sta davanti ma anche sopra, sotto e di lato. L’importanza dello sguardo viene enfatizzato da un altro tradizionale aforisma molto significativo: “Di tutte le centinaia di abilità nella lotta, l’occhio è l’avanguardia“.

            Molti praticanti si ostinano a ruotare la testa per guardare le mani durante l’esecuzione delle forme … questo non è corretto poiché disallinea i tre principali centri energetici del corpo ( i tre Dan Tian): le mani devono rimanere nel campo visivo del praticante, lo sguardo non deve essere fisso su di loro, occorre utilizzare la visione periferica durante tutta l’esecuzione della forma.

In realtà, le mani e gli occhi devono andare insieme: significa cioè che i movimenti degli occhi devono avvenire in coordinazione con i movimenti delle mani e del corpo.

            Come detto precedentemente, l’occhio è la finestra aperta per lo spirito, lo Shen. Pertanto gli occhi e le mani devono andare insieme per esprimere il significato e la forza dello spirito interno. Nella forma a solo gli occhi si concentrano su un soggetto o una direzione specifica. Questo viene spesso applicato durante il completamento di un movimento. Ma nello stesso tempo gli occhi seguono una parte specifica del corpo (o dell’arma), dall’inizio del movimento fino alla fine. Nel Taolu, se non si applicano correttamente i movimenti oculari, il movimento corporeo non ha spirito ed è una forma senza vita. Se i movimenti degli occhi sono incorporati in ogni tecnica, si è in grado di esprimere il vero significato dietro ogni tecnica. Il coordinamento delle mani e degli occhi è uno dei criteri per determinare la correttezza di un movimento. Se il movimento non è corretto, influisce sulla rivelazione dello spirito e influisce sulla qualità del movimento stesso. Quando un movimento manca di questo coordinamento, non è un movimento perfetto.

            L’importanza che rivestono gli occhi viene anche sottolineata in modo evidente nei Wu Bu, i Cinque Passi, che rappresentano nel Taijiquan la pratica dei Cinque Elementi: Avanzare, Retrocedere, Guardare a sinistra, Scrutare a destra, Mantenersi al Centro. Quello che colpisce è che vengono utilizzati termini come “Guardare” e “Scrutare”, piuttosto che termini come “Muoversi” o “Spostarsi”. Ciò che viene posto in evidenza è quindi l’importanza del pensiero e dell’intenzione: la  vista e lo sguardo sono infatti considerati preponderanti rispetto al movimento corporeo, tanto che guardare da un lato o dall’altro, portarvi cioè la propria attenzione, già di per sé implica un passo e uno spostamento in quella direzione. Inoltre, l’uso di un termine più statico, Guardare, per il passo a destra, rispetto al più dinamico Scrutare, utilizzato per il passo a sinistra, è un probabile riferimento ai rapporti tra lo Yin (destra) e lo Yang  (sinistra).

            L’uso degli occhi è poi fondamentale nel Tui Shou. In questa pratica si sviluppano degli aspetti importanti del Taiji Quan che non sono evidenti nell’esercizio a solo: qui infatti è necessario saper osservare da vicino la direzione del movimento dell’avversario, per cogliere nel corso del movimento il momento opportuno per metterlo in difficoltà. Gli occhi e l’intenzione sono coerenti, viaggiano insieme, in quanto gli occhi sono il punto focale della mente. Ciò che la mente sta considerando, su questo sono concentrati gli occhi. Poiché gli occhi sono l’organo di trasmissione dello spirito, in essi vi si riflette anche il più piccolo movimento di quest’ultimo. Ecco perché i punti su cui si posa lo sguardo durante la forma a solo non possono essere gli stessi durante il combattimento vero e proprio, altrimenti si rischia di tradire le proprie intenzioni. Lo sguardo dunque deve essere puntato dritto davanti a sé, senza fissare l’avversario. Il corpo dell’avversario viene attraversato dallo sguardo, che va oltre anche rispetto ad ogni altro oggetto che si trovi nel campo di visione, per abbracciare l’universo. In altre parole, il campo di visione deve essere il più largo possibile e lo sguardo non deve fissarsi su una cosa precisa, perché essa assorbirebbe l’attenzione, il che potrebbe ostacolare la disponibilità rispetto ad un eventuale cambiamento.

            A tale proposito è utile ricordare la massima del Daodejing, che afferma: “il saggio vede ma non vede, sente ma non sente”.

Bibliografia:

  • Franco Bottalo – Il volo del Cuore (ed. Finis Terrae)
  • Carlo Moiraghi – La via della forza interiore (ed. Jaca BooK)
  • Jou Tsung Hwa – Il TAO del Tai Chi Chuan (ed. Ubaldini)
  • Catherine Despeux – Taiji Quan (ed. Mediterranee)
  • Yang Jwing-Ming – Teoria e potenza marziale (ed. Mediterranee)

Ornella Sportelli, ha frequentato il corso triennale di NATUROPATIA presso la “Scuola Italiana di Scienze Naturopatiche” a Lecce. Nel 2010 si è diplomata in Massaggio Cinese Tuina, Fisiochinesiterapia e Ginnastiche Mediche Cinesi (QI GONG) presso l’Accademia di Medicina Tradizionale Cinese Sowen-GSSS di Bologna. Dal 2004 studia e insegna il Taiji Quan stile Yang e stile Chen Xiaojia insieme a Marco Pignata, sotto la guida dei Maestri Eric Caulier e Carmela Filosa. Nel 2011, nel corso di un soggiorno in Cina, la Maestra Chen Peiju, XX generazione della famiglia Chen, le ha conferito il certificato di “Coach” per l’insegnamento dello stile Chen Xiaojia. 

Tecnico qualificato CSEN-CONI con qualifica di MAESTRO – Cintura Nera III Duan per l’insegnamento del Taiji Quan stile Chen Xiaojia.

Attualmente insegna Taiji Quan Chen Xiaojia e Qi Gong a Taranto e Provincia.

La Italy Chen Xiaojia parteciperà con i suoi iscritti, al seminario online con il Maestro Chen Peishan organizzato dalla International Society of Chen Taijiquan (ISCT).

maestro chen peishan

Il seminario si terrà giorno 10 Maggio, dalle ore 08:30 alle ore 10:30, ed è riservato agli iscritti.

Per maggiori informazioni, contattare la segreteria organizzativa.

Il rapporto tra taijiquan e qigong

(Maestro Vito Marino)

Lian quan bu lian gong, dao lao yi chang kong!

Allenare l’arte marziale ma non allenare il (nei) gong (le capacità interne, l’energia interna), da anziani tutto sarà (reso) inutile.

In molte scuole di taijiquan contemporanee si insiste sulla importanza del coniugare qigong e taijiquan. Ma come farlo nella pratica è abbastanza nebuloso. Di solito si associa, specialmente all’inizio della lezione, l’esecuzione di diversi tipi di metodi di qigong, come i baduanjin Otto Pezzi di Broccato, o il zhanzhuang stare Dritti come un Palo. A mio avviso questo è molto utile ma per lo più non è abbastanza se fatto come un semplice riscaldamento o rilassamento o rinforzo degli arti inferiori.

Ma innanzitutto perché si dovrebbe associare il qigong al taijiquan?

Come tutti sanno Chen Wanting, il quale eccelleva sia nelle lettere che nelle arti marziali, diede origine al Taijiquan basandosi non solo sulle tecniche a mano nuda e armi tramandate dai suoi antenati e probabilmente su altri metodi di combattimento diffusi all’epoca, ma anche aggiungendo al suo sistema l’applicazione della teoria dei canali e collaterali jingluo propria della medicina cinese e le tecniche per la salute e la lunga vita che sarebbero poi state definite complessivamente qigong, compreso il sistema teorico che ne stava alla base.

Non possiamo sapere di preciso cosa si praticasse a quell’epoca, in quanto molto si è perduto, ma da quello che si legge nel Canone Illustrato del Taijiquan della Famiglia Chen di sicuro si mescolava in qualche modo l’alchimia interna taoista alle tecniche marziali. Come dire che l’essenza del qigong era all’interno del metodo stesso di allenamento.

Oggi molto spesso il taijiquan è ridotto a un esercizio aggraziato o spettacolare senza occuparsi tanto dell’aspetto “interno”, e questo atteggiamento non permette di svilupparne tutte le potenzialità anche in ambito di salute ed evoluzione personale. La storia del taijiquan riporta spesso guarigioni da malattie anche gravi con la sua sola pratica, e recentemente in Cina è stato molto propugnato il suo uso per prevenire l’infezione da COVID-19 e contribuire alla cura in ospedale di chi fosse già contagiato e malato. Quanto di questo potenziale viene oggi messo a disposizione dei praticanti?

A mio avviso bisognerebbe recuperare una sorta di “pratica del taijiquan nello stato di qigong” per sviluppare tutte le sue possibilità di guarigione e di mantenimento della salute. Ma questo cosa significa in pratica? In questa ottica prenderò in considerazione due elementi.

  1. La pratica del taijiquan dovrebbe essere accompagnata alla “introversione della coscienza”.
  2. La pratica del taijiquan dovrebbe essere accompagnata da specifici esercizi di qigong che rendano la zona lombare scorrevole.

Coscienza introvertita e taijiquan

Significa usare in modo cosciente la mente portando l’attenzione all’interno del corpo. Questo concetto ha due aspetti.

Il primo aspetto è che di solito nella vita quotidiana l’attenzione, la mente è rivolta all’esterno, verso gli oggetti, le persone. La pratica del qigong, o “sviluppare attraverso l’esercizio assiduo l’abilità di aumentare e controllare il qi” richiede invece di introvertire la coscienza e concentrarla sui propri fenomeni vitali come la respirazione, o sulla fonte da dove scaturisce il proprio movimento come la zona lombare nel taijiquan. Quando la mente è concentrata sulla esecuzione del movimento piuttosto che all’esterno, il qi messo in movimento rinforzerà il qi interno.

Il secondo aspetto è che nella vita quotidiana la mente passa da un punto a un altro, come una scimmia che salta da un ramo a un altro senza un motivo vero e proprio, tanto da essere definita proprio mente-scimmia xinyuan 心猿; il termine origina dal Buddismo ma è stato adottato successivamente dai taoisti, dai neo-confuciani, e si ritrova nella poesia e nella letteratura cinese tradizionale e moderna.

I contenuti dell’attività mentale cambiano continuamente. Nel qigong, e nel taijiquan, l’attività mentale dovrebbe essere concentrata su un solo contenuto, una sola direzione. Si potrebbe addirittura dire che questo punto è il più qualificante per definire una attività ”qigong”. Nella pratica il comando di eseguire un movimento dovrebbe essere consapevolmente impartito dalla mente, senza che si frappongano tra comando ed esecuzione altri elementi come per esempio “chissà se sto facendo bene”, o “e dopo quale altra tecnica viene?”.

Punti cardine per riempire il corpo di qi rilassando la zona lombare

Come trasformare semplici esercizi di allungamento e distensione in metodi di qigong che possano liberare e riempire la zona lombare?

Con queste domande intendiamo porre una questione molto semplice: cosa è davvero necessario associare alla pratica del taijiquan per facilitare la trasformazione di ogni suo movimento in una pratica di qigong? Prenderò ad esempio due tecniche del zhineng qigong, la prima di allungamento della catena muscolare posteriore e apertura del mingmen, la seconda una variante secondo il zhineng qigong dello stesso zhanzhuang, il sanxinbing zhanzhuang.

Zhituizuo 直腿坐 – stretching della catena posteriore da Seduti con le Gambe Distese

  1. Seduti a terra con le gambe dritte, schiena dritta, addome rientrato, piedi uniti, ginocchia possibilmente che si toccano, mani sulle ginocchia.
  2. Inspirando tirare in su huiyin (il centro del perineo) e rientrare delicatamente l’ombelico verso mingmen (tra la seconda e la terza vertebra lombare, all’opposto dell’ombelico).
  3. Espirando rilassare tutto il corpo che può scendere in avanti un altro po’.
  4. Ripetere 2 e 3 per diversi minuti.
  5. Rilassare tutte le articolazioni dalla testa alle dita dei piedi tornando al punto 1, schiena dritta.
  6. Sollevare in diagonale le braccia come a sollevare dalla terra una grande sfera di qi in alto fin sopra la testa nel cielo e riversarla dentro il corpo piegando un po’ I palmi verso la testa, poi fare scendere la mani fino al dantian.
  7. Lentamente rialzarsi e con I piedi in kaibu fare 3 larghe rotazioni dei fianchi, senso orario e poi 3 rotazioni in senso antiorario.
  8. Riunire I piedi, portare le mani sul dantian e nutrire di qi l’interno ancora brevemente.
Zhituizuo

Lo scopo principale di questa postura è rilassare e aprire la parte bassa della schiena, rilassare la pelvi, le articolazioni dell’anca, le radici delle cosce e i muscoli posteriori delle cosce e delle gambe.

Sanxinbing zhanzhuang 三心并站桩stare Dritti come un Palo per Mescolare i Tre Centri

  1. Riunire i piedi, corpo centrato. Le mani sono lungo i fianchi in modo naturale. Lo sguardo è lontano, dove terra e cielo si incontrano. Gli occhi si chiudono lentamente. Si raccoglie lo sguardo che, seguendo la chiusura delle palpebre, si ritira all’interno insieme al qi e diventa tutt’uno con la mente. La bocca come atteggiata a un accennato sorriso. Respirazione naturale con il naso.
  2. Aprire la punta dei piedi di 90°, quindi aprire i talloni di 90° fino ad assumere una forma leggermente a “V” rovesciata. Dopo aver assunto questa posizione, il qi si diffonderà immediatamente lungo i meridiani yang che corrono sul lato esterno delle gambe. Con i piedi rivolti verso l’interno, i tre meridiani yin del piede si rilassano naturalmente e questo permette di incrementare la funzione di ascesa dello yin e discesa dello yang dei meridiani degli arti inferiori.
  3. Solleviamo le braccia lateralmente fino a riunire i palmi sopra la testa, che poi scendono e si fermano in posizione di preghiera davanti al petto.
  4. Si spingono in avanti le mani fino ad assumere la posizione “sostenere una palla davanti al petto”. Le ginocchia si piegano senza oltrepassare la punta dei piedi. Le cosce sono senza tensione. La parte della vita corrispondente al punto mingmen viene spinta indietro, come in posizione seduta. La testa deve essere bilanciata e diritta, sospesa dall’alto, come se fosse nello spazio. Rilassare il petto. Rilassare le vertebre lombari, i legamenti e i muscoli della zona lonbare. Sollevare huiyin e il perineo.  L’altezza della posizione dipende dalla condizione fisica del praticante.
  5. Il pensiero da ogni parte del corpo è raccolto nel dantian: dalla sommità del capo verso il basso; dal centro della pianta dei piedi verso l’alto e dal centro dei palmi delle mani verso l’interno. Questi “tre centri” convergono nel dantian. Il nome sanxinbing “fusione dei tre centri” ha questa origine. Rimanere in posizione per 10′-30′ o più.
  6. Alla fine, il corpo lentamente si raddrizza. I piedi si riuniscono (con lo stesso movimento della posizione di partenza, ma eseguito al contrario). Le mani si riuniscono in posizione di preghiera davanti al petto. Continuano a salire fino ad arrivare sopra la sommità della testa immaginando di giungere allo zenit. Le mani si separano con i palmi che ruotano in avanti. Le braccia scendono da entrambi i lati fino all’altezza delle spalle e poi tornano rilassate accanto ai fianchi.
Sanxinbing zhanzhuang

Questo esercizio mobilizza velocemente il qi. Possono rapidamente apparire dei leggeri tremolii o dondolii del corpo. Questo esercizio è un metodo fondamentale di qigong per le arti marziali. Un leggero dondolio o tremolio sono manifestazioni di rilassamento del corpo. Tuttavia bisogna fare attenzione a non lasciar assorbire il pensiero nel dondolio o tremolio, per quanto piacevole.

Conclusioni

Per ottenere tutti gli effetti sulla salute e sulla evoluzione personale la pratica del taijiquan a volte può essere integrata da metodi di qigong specifici e un metodo di allenamento che privilegi la qualità sulla quantità. Per esempio, spesso viene sottovalutata l’importanza di direttive come l’esercitarsi su singole tecniche in modo da facilitare il lavoro interno del taiji, come spesso consiglia la Maestra Carmela Filosa, o di associare un lavoro di liberazione e distensione della zona lombare, come sottolinea il Maestro Stanislao Falanga e come ribadito dalla Maestra Chen Peiju.

Ricordiamoci che “i lombi sono la casa dei reni” e della yuanqi, l’energia originaria ereditaria! Esercitarsi per distendere la zona lombare migliora il funzionamento del qi dei reni, tanto che un detto tradizionale recita che “la fonte della vita e della mente è nel mingmen“. Inoltre, esercitare la distensione della schiena permette di controllare meglio i movimenti del corpo. Altri due detti molto conosciuti sono “la forza origina dai piedi ed è controllata dalla zona lombare per fluire verso i quattro arti” e  “la forza viene emessa dalla colonna vertebrale”. Se la zona lombare non è distesa, non si può raggiungere un alto livello di pratica.

La mente, l’intenzione yi deve unirsi al mingmen, la mente, il qi e il movimento devono essere attirati dal mingmen e da questo punto espandersi in tutto il corpo. Questo deve essere un cardine della pratica del taijiquan. Se la zona lombare è distesa e mingmen scorrevole il qi si raccoglierà all’interno e lungo la colonna vertebrale, migliorandone la funzione di distribuzione dell’energia yang in tutto il corpo.

Se la parte bassa della schiena non è distesa si potranno avere diversi problemi che non permettono al taijiquan di sviluppare tutta la sua potenzialità terapeutica e di mantenimento e miglioramento della salute. Se, per esempio, la zona lombare ha una lordosi accentuata, la circolazione verso l’alto del qi lungo il canale dumai Vaso Governatore sarà ostacolata e non fluirà bene verso il canale renmai Vaso Concezione, provocando mal di schiena, mal di testa, problemi agli organi addominali. Se il qi yang del dumai è bloccato dalla tensione nella zona lombare allora danneggerà lo yin dei Reni provocando urinazione frequente, polluzioni notturne nei maschi, leucorree e disturbi mestruali nelle femmine. Se il flusso del qi si blocca e si pratica con sforzo lo yang potrà salire in alto in modo troppo irruente con rossori al viso, ipertensione arteriosa e altri disturbi neurologici.

I praticanti di taijiquan dovrebbero praticare la distensione della zona lombare dall’inizio alla fine della loro pratica!

maestra carmela filosa maestro vito marino

(Maestro Nazzareno De Cave)

La mia storia come insegnante parte dall’aver studiato e praticato per molti anni lo stile Yang, con il quale ho maturato un metodo di insegnamento legato alla peculiarità di questo stile.

Lo stile Yang è generalmente il più conosciuto fra gli stili di Taijiquan, e la grande diffusione che ha conosciuto è legata soprattutto al suo aspetto prevalentemente morbido. Purtroppo questa sua caratteristica ha creato molti fraintendimenti. Spesso infatti è stato assimilato ad altre discipline psicocorporee come lo Yoga, la meditazione dinamica o, nel migliore dei casi, ad una disciplina di tipo medico. Anche fra chi lo insegna e diffonde esiste una grande varietà di interpretazioni, a seconda della scuola di provenienza. Resta comunque il fatto che viene caratterizzato e generalmente definito come una ginnastica della salute. La cosa di per sé non è così negativa, ma risulta comunque molto riduttiva.

Avvertendo questa carenza di contenuti nella trasmissione dello stile Yang, ho iniziato lo studio dello stile Chen Xiaojia, dove mi è stata molto presto chiara la differenza di approccio, decisamente più ricco di contenuti e di metodo : una disciplina dove è sicuramente più chiara la ricerca dell’ Arte.

Proseguendo il mio percorso ora mi trovo ad insegnare entrambi gli stili, e ho dovuto differenziare il mio approccio didattico per adattarlo alle diverse caratteristiche e alle diverse richieste che mi arrivano dalle persone che frequentano i due tipi di corsi.

Generalmente si avvicinano allo stile Yang persone che richiedono una attività che non comporti particolari prestazioni fisiche, spesso arrivano perché conoscono altri praticanti o sono inviati da medici illuminati. L’età media è abbastanza alta e a volte sono portatori di patologie più o meno importanti.

Con questo tipo di persone evito di forzare le motivazioni ed inserisco le tecniche marziali al solo scopo di dare un senso alle loro movenze, cercando di rendere più pieno il loro movimento per non dar loro l’impressione di eseguire una, se pur bella, coreografia. Contemporaneamente però, cerco di introdurre elementi di arricchimento che mi vengono dallo studio del Chen, come il lavoro sul radicamento, i giusti allineamenti delle articolazioni, il senso dell’equilibrio, la coordinazione e lo sviluppo di una, sia pur contenuta, quantità di forza necessaria ad un corretto, e quindi più sano, uso del corpo.

Le persone che si avvicinano allo stile Chen hanno spesso caratteristiche un po’ diverse: sono nella maggior parte dei casi più giovani e sono interessate all’arte marziale, spesso sanno qualcosa sulla medicina cinese, e sono alla ricerca di una attività che coinvolga oltre al corpo anche la loro sfera mentale ed emotiva. Con questi allievi posso chiaramente arricchire il lavoro di base con contenuti più marziali come agilità, efficacia del movimento e uso della forza.

L’approfondimento della mia pratica personale mi ha portato ultimamente a ritrovare il piacere dell’insegnamento con i principianti. Più mi rendo conto dell’importanza delle posizioni e del lavoro di base, più sono portato a farmi carico di chi sta iniziando, dove l’importanza del miglior imprinting possibile è fondamentale. Tutti i praticanti sanno quanto sia difficile e impegnativo correggere atteggiamenti o posture sbagliate quando queste sono diventate abitudini. Cercando di impostare subito un lavoro corretto si aiuterà molto la persona nel suo eventuale percorso di studio, e magari eviteremo degli abbandoni in corso d’opera derivanti dallo scoraggiamento che sopraggiunge con la difficoltà di progredire nella propria pratica.

Sono Nazzareno De Cave, cintura nera 4 duan e qualifica di Maestro, nato a Roma nel 1953. Inizio la pratica del Taijiquan nel 1992 con la Maestra Li Rong Mei studiando lo stile Yang. Nel 2006 incontro la Maestra Carmela Filosa ed inizio a studiare lo stile Chen Xiaojia, partecipando al corso di formazione istruttori organizzato dalla sua scuola. Da qualche anno mi è stata affidata la responsabilità per la ICXJ nel Lazio. Attualmente tengo corsi di Taijiquan stile Chen XiaoJia in due palestre a Roma.

La spada Cinese -Jiàn-

(Maestra Sarah Falanga)

In Cinese: ,pinyin: jiàn.  Storicamente la prima volta che viene menzionata la spada cinese è durante il periodo “Primavera ed Autunno” approssimativamente intorno dal 771 al 476 A.C. uno dei primi esemplari è la spada Goujian.  Le versioni storiche con una sola mano hanno lame che variano da 45 a 80 centimetri di lunghezza. Il peso di una spada media di 70 centimetri lunghezza della lama, sarebbe in una gamma di circa 700 a 900 grammi.

Nel folklore cinese viene chiamata “ il principe delle armi” ed è considerata una delle quattro armi principali delle arti marziali cinesi insieme alla: lancia, la sciabola ed il bastone.

Anticamente la spada veniva forgiata in bronzo e successivamente in acciaio, inoltre , sono state ritrovate spada fatte interamente di giada usate per dei cerimoniali.

Tradizionalmente, la lama della spada veniva costruita in tre  parti “sanmei” che consisterebbe nell’unire alla parte centrale più dura altre due parti più morbide; la piastra centrale sporge leggermente dai pezzi circostanti, consentendo un bordo tagliente, mentre la spina più morbida protegge il nucleo fragile. Alcune lame avevano la costruzione di wumei  o di cinque piatti, con altri due piatti morbidi utilizzati al crinale centrale.

Le parti della spada cinese

La spada cinese si suddivide in diverse parti

taijijian

Jiàn gé – guardia: la guardia nella spada serve per proteggere la mano dai possibili attacchi dell’avversario. La forma della guardia può cambiare in base al proprio gusto ed in genere ricorda la forma di ali con le punte che possono andare sia verso l’alto che verso il basso.

剑柄  Jiàn bĭng – impugnatura:  l’impugnatura o manico della spada in genere fatto di legno, con forma piatta con bordi arrotondati in modo tale da essere maneggiata meglio.

Jiàn shŏu – pomolo: il pomolo della spada serve sia per bilanciare la spada, sia per prevenire un possibile scivolamento della mano e quindi la perdita della spada. Inoltre può essere usato per colpire l’avversario.

剑 穗 Jiàn suì – fiocco: il fiocco della spada viene solitamente attaccato al pomolo, pare che storicamente questo veniva usato come cordino per permettere a chi brandiva l’arma di trattenere  la spada in combattimento. In alcuni stili di arti marziali cinesi, il fiocco viene usato come parte integrante( rendendolo offensivo), mentre in altri il fiocco non è necessario. Alcuni sostengono che il fiocco possa servire per distrarre l’avversario ma oggigiorno ha uno scopo puramente decorativo.

剑 脊 Jiàn jĭ – dorso ( spina dorsale): il dorso della spada è la parte più rigida, partendo dalla base  dove è più doppia, va ad assottigliarsi verso la punta.

In genere la spada si suddivide in tre sezioni :

  • Primo prossimale, che sarebbe la parte più vicina al manico ed in genere è dove si blocca un attacco dall’alto;
  • Secondo centrale, che è appunto la parte centrale della spada ed è dove si concentrano i blocchi e si effettuano i tagli;
  • Terzo distale, la parte più distante dal manico, dove si concentra la guardia e si effettuano i colpi di punta.

Tecniche della spada

Prima di parlare delle tecniche fondamentali dell’uso della spada, è bene parlare di come mantenere in mano l’arma.

In posizione di riposo, quindi quando non si è pronti ad usare l’arma, è buona norma tenere la spada davanti a se con la punta rivolta verso il basso in modo tale da non causare danni a cose e persone intorno a noi; quando si è pronti e quindi in posizione per eseguire il taolu o  le tecniche di base, la spada deve essere tenuta dietro al braccio sinistro disteso con la punta rivolta in alto e con la mano che tiene saldamente il manico, lasciando il dito indice disteso sull’impugnatura.

taijijian
taijijian

Le sei tecniche fondamentali nell’uso della spada

撩剑 Liào jiàn: sollevare. Mantenendo la spada orizzontalmente con il palmo verso l’alto, ruotare leggermente il corpo lateralmente per evitare la spada dell’avversario e fare  un movimento circolare con la spada dal basso in alto tagliando il polso dell’avversario.

挂剑 Guà jiàn : uncinare. Mantenendo la spada in modo saldo, ruotare leggermente il corpo ed effettuare un movimento circolare con la spada portando la punta della spada dal basso verso l’alto imitando la forma di un uncino per contrastare l’avversario.

秣剑 jiàn: strofinare. Mantenendo la spada orizzontalmente, colpire il petto o l’addome del’avversario. Il movimento può essere effettuato in tre modi:

  1. mantenendo la spada con il palmo verso l’alto facendo partire il movimento da destra a sinistra
  2. mantenendo la spada con il palmo verso il basso facendo partire il movimento da sinistra verso destra
  3. mantenendo la spada con il palmo in alto o in basso, ruotare attorno al corpo muovendo  la spada in modo circolare da sinistra verso destra e viceversa.

点剑 Diăn jiàn: colpo di punta. Mantenendo la spada orizzontalmente con la lama verso l’alto, portare la punta verso il basso con un piccolo movimento del polso, per attaccare il polso dell’avversario.

刺剑 jiàn: affondo. Mantenendo la spada con il palmo rivolto verso l’alto, portare la spada in avanti con movimento lineare e deciso.

劈剑 jiàn: fendente. Movimento circolare della spada dall’alto verso il basso. Il colpo può arrivare sia dritto quindi parallelo al pavimento sia in obliquo rispetto al corpo.

Queste sono le sei principali tecniche di spada, che usiamo nel Taiji quan Chen Xiaojia. Ovviamente non esistono solo queste tecniche ma queste sono quelle che vengono maggiormente utilizzate.

Esistono dei requisiti fondamentali da rispettare per utilizzare al meglio la spada:

  • il movimento deve essere preciso
  • deve essere chiaro il punto di forza nell’applicazione della spada
  • corpo e spada devono essere uniti
  • la spada deve essere il prolungamento del braccio.

La Maestra Chen Peiju è famosa per essere una grande spadaccina, nonostante la sua corporatura minuta riesce a rendere il movimento con la spada molto più marziale, fluido, intenso, elegante e potente di qualsiasi altro Maestro di Taijiquan.

taijijian master chen paiju

剑走青,刀走黑  jiàn zŏu qīng, dāo zŏu hēi.

La chiave per praticare la spada è essere intelligente/astuto, la chiave per praticare la sciabola è essere forti.


Bibliografia

Chinese-English and English-Chinese Wushu Dictionary – Chief EditorsDuan Ping Zheng Shouzhi