(Maestro Nazzareno De Cave)

La mia storia come insegnante parte dall’aver studiato e praticato per molti anni lo stile Yang, con il quale ho maturato un metodo di insegnamento legato alla peculiarità di questo stile.

Lo stile Yang è generalmente il più conosciuto fra gli stili di Taijiquan, e la grande diffusione che ha conosciuto è legata soprattutto al suo aspetto prevalentemente morbido. Purtroppo questa sua caratteristica ha creato molti fraintendimenti. Spesso infatti è stato assimilato ad altre discipline psicocorporee come lo Yoga, la meditazione dinamica o, nel migliore dei casi, ad una disciplina di tipo medico. Anche fra chi lo insegna e diffonde esiste una grande varietà di interpretazioni, a seconda della scuola di provenienza. Resta comunque il fatto che viene caratterizzato e generalmente definito come una ginnastica della salute. La cosa di per sé non è così negativa, ma risulta comunque molto riduttiva.

Avvertendo questa carenza di contenuti nella trasmissione dello stile Yang, ho iniziato lo studio dello stile Chen Xiaojia, dove mi è stata molto presto chiara la differenza di approccio, decisamente più ricco di contenuti e di metodo : una disciplina dove è sicuramente più chiara la ricerca dell’ Arte.

Proseguendo il mio percorso ora mi trovo ad insegnare entrambi gli stili, e ho dovuto differenziare il mio approccio didattico per adattarlo alle diverse caratteristiche e alle diverse richieste che mi arrivano dalle persone che frequentano i due tipi di corsi.

Generalmente si avvicinano allo stile Yang persone che richiedono una attività che non comporti particolari prestazioni fisiche, spesso arrivano perché conoscono altri praticanti o sono inviati da medici illuminati. L’età media è abbastanza alta e a volte sono portatori di patologie più o meno importanti.

Con questo tipo di persone evito di forzare le motivazioni ed inserisco le tecniche marziali al solo scopo di dare un senso alle loro movenze, cercando di rendere più pieno il loro movimento per non dar loro l’impressione di eseguire una, se pur bella, coreografia. Contemporaneamente però, cerco di introdurre elementi di arricchimento che mi vengono dallo studio del Chen, come il lavoro sul radicamento, i giusti allineamenti delle articolazioni, il senso dell’equilibrio, la coordinazione e lo sviluppo di una, sia pur contenuta, quantità di forza necessaria ad un corretto, e quindi più sano, uso del corpo.

Le persone che si avvicinano allo stile Chen hanno spesso caratteristiche un po’ diverse: sono nella maggior parte dei casi più giovani e sono interessate all’arte marziale, spesso sanno qualcosa sulla medicina cinese, e sono alla ricerca di una attività che coinvolga oltre al corpo anche la loro sfera mentale ed emotiva. Con questi allievi posso chiaramente arricchire il lavoro di base con contenuti più marziali come agilità, efficacia del movimento e uso della forza.

L’approfondimento della mia pratica personale mi ha portato ultimamente a ritrovare il piacere dell’insegnamento con i principianti. Più mi rendo conto dell’importanza delle posizioni e del lavoro di base, più sono portato a farmi carico di chi sta iniziando, dove l’importanza del miglior imprinting possibile è fondamentale. Tutti i praticanti sanno quanto sia difficile e impegnativo correggere atteggiamenti o posture sbagliate quando queste sono diventate abitudini. Cercando di impostare subito un lavoro corretto si aiuterà molto la persona nel suo eventuale percorso di studio, e magari eviteremo degli abbandoni in corso d’opera derivanti dallo scoraggiamento che sopraggiunge con la difficoltà di progredire nella propria pratica.

Sono Nazzareno De Cave, cintura nera 4 duan e qualifica di Maestro, nato a Roma nel 1953. Inizio la pratica del Taijiquan nel 1992 con la Maestra Li Rong Mei studiando lo stile Yang. Nel 2006 incontro la Maestra Carmela Filosa ed inizio a studiare lo stile Chen Xiaojia, partecipando al corso di formazione istruttori organizzato dalla sua scuola. Da qualche anno mi è stata affidata la responsabilità per la ICXJ nel Lazio. Attualmente tengo corsi di Taijiquan stile Chen XiaoJia in due palestre a Roma.

A PROPOSITO DI YIN-YANG NEL TAIJIQUAN E NELLA SUA DIDATTICA

(Maestro Vito Marino)

Le due Teorie di base della Medicina Tradizionale Cinese sono quelle di yin-yang e dei Cinque Movimenti wuxing. Il grande sinologo Joseph Needham parla delle due teorie come facenti parte della Scuola dei Naturalisti, la cui fondazione è attribuita a Zou Yan, sviluppatasi nel periodo degli Stati Combattenti (453-221 a.C.) e chiamata proprio Scuola Yin-Yang yinyangjia. Needham riconosce anche che “Non ci può essere dubbio che l’uso filosofico dei termini dati verso l’inizio del IV secolo a.C., e che i passaggi nei testi più vecchi che menzionano questo uso sono interpolazioni effettuate più tardi di quel tempo.”

Possiamo quindi affermare che la Teoria yin-yang sia uno dei fondamenti storici di tutta la cultura tradizionale cinese, compreso il taijiquan, che alla Suprema Polarità yin-yang deve il suo nome.

Non parlerò del concetto di yin-yang in generale, argomento conosciuto da tutti i seri praticanti di arti marziali, mentre mi soffermerò sul rapporto tra le leggi che ne governano i rapporti e la didattica del taijiquan.

Leggi dello yin-yang

Yin e yang sono opposti. Giorno e notte sono opposti, il versante soleggiato di una collina e il suo versante in ombra sono opposti, l’interno e l’esterno del corpo sono opposti, l’alto e il basso del corpo sono opposti.

Nel taijiquan lo yin e lo yang, come per esempio il vuoto e il pieno, devono essere “chiaramente distinti”, opposti, in quanto lo sono yin e yang in natura per definizione. Se una gamba riceve il 70% del peso del corpo, come nella gongbu, l’altra ne riceverà necessariamente il 30%, in quanto polo opposto della dialettica yin-yang. Il petto è yin, il dorso è yang: “contenere il petto, incurvare la schiena”, hanxiong babei, indica che la parte anteriore del corpo, che è yin, deve essere contenuta in quanto accumula energia, la parte posteriore del corpo, che è yang, deve essere distesa in quanto deve lasciare scorrere il jin, la forza muscolare, fino alle mani.

Yin e yang sono complementari. Lo yin da solo o lo yang da solo non esistono. Sarebbe come ammettere l’esistenza del giorno senza la notte, come il concepire una sola faccia di una medaglia.

Allo stesso modo nel taijiquan il radicamento è complementare alla rapidità, il radicamento da solo è staticità, la rapidità da sola è vuota. La solidità della parte inferiore del corpo, in quanto analoga alla terra, è complementare alla leggerezza della parte superiore, analoga al cielo. La rapidità e la leggerezza sono complementari al radicamento e alla solidità.

Al crescere dello yang corrisponde il decrescere dello yin e viceversa. Al crescere della luce diurna corrisponde il decrescere del buio della notte, e poi al crescere dell’ombra e dell’oscurità corrisponde il decrescere della luce del giorno.

Nel taijiquan queste legge viene applicata in ogni movimento, Prendiamo ad esempio la coppia yin-yang accumulo/rilascio. In ogni tecnica si passa da un momento in cui si è nella massima condizione di accumulo e di interiorizzazione della forza a una fase in cui gradualmente essa viene portata verso l’esterno, ed emessa nel caso in cui la tecnica si completi con un fali/fajin. Il peso si sposta gradualmente da una gamba all’altra, e al crescere dello yang/pieno corrisponde il decrescere dello yin/vuoto.

A determinate condizioni lo yang si trasforma in yin e viceversa. Questa condizione è che lo yang o lo yin abbiano raggiunto il loro culmine. Arrivati al solstizio d’estate le giornate devono necessariamente accorciarsi, arrivati alla mezzanotte la luce deve necessariamente cominciare a crescere.

Nel taijiquan questo è il motivo per cui diciamo “il movimento deve arrivare fino alla fine”, in quanto questa è la condizione necessaria perché una tecnica possa trasformarsi correttamente nella successiva. Quando il movimento di accumulo ha raggiunto il suo massimo si trasforma in rilascio.

La ricerca dello yin e dello yang in ogni movimento del taijiquan è la chiave per una migliore comprensione dell’Arte stessa. Quale aspetto in un determinato momento è yin e quale yang? Da quale aspetto yin sta per nascere l’aspetto yang che ne è complementare? Come avviene la transizione tra yin e yang nel mio corpo in una determinata tecnica? Quando ho raggiunto la fine della tecnica e quindi posso trasformarla nella successiva?

Esaminiamo come esempio di applicazione delle leggi yin-yang la tecnica Yema Fenzong, Dividere la Criniera del Cavallo Selvaggio.

Yin e yang sono opposti. Cerco di sentire bene la distribuzione del peso, come la gamba anteriore sia quella piena, come la gamba posteriore sia all’opposto vuota, mi concentro sulla sensazione di attività, espansione ed esteriorizzazione della mano che va avanti e verso l’alto yang, e contemporaneamente su quella che va verso l’interno e in basso yin.

Yin e yang sono complementari. Cerco di sentire non solo la opposizione, ma anche la la complementarietà del movimento di accumulo yin con quello di espansione yang. Mi concentro sulla sensazione di complementarietà tra l’azione della mano avanti e in alto e l’azione, altrettanto importante, della mano dietro e in basso.

Alla crescita dello yang corrisoponde la decrescita dello yin e viceversa. Cerco di sentire in modo consapevole come al crescere dell’aspetto yang di una mano corrisponda il decrescere dell’aspetto yang dell’altra, di come avvenga il trasferimento del peso da una gamba all’altra.

Trasformazione reciproca tra yin e yang. Cerco di individuare il momento in cui una tecnica o una sua parte è arrivata alla fine e come da quel momento inizi la trasformazione nella successiva.

Didattica del taijiquan

Accanto a questo aspetti legati alla applicazione della polarità yin-yang, la Suprema Polarità, a mio avviso è tutto il progetto didattico del taijiquan che è attinente alla regola superiore della dialettica yin-yang.

La nascita appartiene allo yin, la crescita culmina con lo sviluppo e la maturazione dello yang. Seguono poi la decrescita e il ristagno, che portano a maturazione e compimento la vita.

“L’essere umano nasce morbido e debole (flessibile) e muore rigido e duro. … Per questo il rigido e duro appartiene alla morte, il morbido e debole (flessibile) appartiene alla vita.” (Daodejing)

Nascita e morte appartengono entrambi alla vita, ma il suo inizio è legato alla morbidezza, al rilassamento, alla fluidità, qualità che per prime si sviluppano nell’apprendimento del taijiquan. Dal morbido poi deve potere naturalmente nascere anche il duro, ma la scommessa del taijiquan è quella di cercare di sviluppare una durezza particolare, il “duro ma non rigido”. In altre parole, di portare a maturazione lo yin e lo yang senza percorrere necessariamente la strada che dalla nascita porta alla morte.

Come diceva Leung Kwok-po, Maestro Taoista di Agopuntura, Medicina Tradizionale Cinese e Qigong: “L’obiettivo della pratica è quello di diventare Immortali. Se questo non è possibile cerchiamo almeno di essere longevi. Se anche questo non dovesse essere possibile, cerchiamo almeno di rimanere fino alla fine della nostra vita in buona salute!”

Molto cinese…

maestro vito marino

Maestro cintura nera III Duan, Vito Marino nasce a Sciacca il 7 luglio 1954.

Medico Agopuntore e Insegnante di Medicina Tradizionale Cinese e di Qigong, Presidente dell’Associazione QI, Scuola di Medicina Tradizionale Cinese.

Dopo avere studiato e praticato Aikido, Karate semi-contact, Wing Chun e Taijiquan stile Yang, nel 2002 inizia lo studio del Taijiquan stile Chen Xiaojia con la Maestra Carmela Filosa, erede di XIII generazione dello stile e XXI generazione della famiglia Chen. Nel 2012 ha l’onore di diventare discepolo tudi della Maestra Carmela Filosa ed erede dello stile di XIV generazione.

Socio fondatore e Responsabile per la Sicilia della Italy Chen Xiaojia (gruppo Longqi), insegna Taijiquan a Palermo presso l’Extra Fitness Club di Corso Camillo Finocchiaro Aprile 128.