I calci nel Taijiquan stile Chen Xiaojia

(Maestra Valentina Petra di Caccuri)

I calci fanno parte della tecnica o metodo delle gambe (Tui Fa).

Nello stile Chen Xiaojia i calci che si eseguono sono principalmente:

  • il calcio di punta (Fen Jiao)
  • il calcio di tallone (Deng Jiao)
  • il calcio ruotato battuto a fior di loto (Shuang Bai Lian)
  • il calcio battuto volante “a sforbiciata” (Er Qi Jiao)
  • il calcio a mani incrociate (Shi Zi Jiao)

In generale, per eseguire correttamente qualunque tipo di calcio occorre analizzare e distinguere tre fasi:

  • Una prima fase di preparazione al calcio, nella quale occorrono la concentrazione sulla direzione in cui andrà sferrato il calcio, il rilassamento dell’anca dalla quale dovrà partire il movimento, il radicamento della gamba di sostegno ed il completo spostamento del peso su di essa. Inoltre il qi dovrà essere portato in basso, nel dantian inferiore, il respiro sarà mantenuto leggero e costante, la postura dovrà essere corretta (zhèng) con il corpo allineato, facendo attenzione a non sbilanciarlo né in avanti né indietro
  • In una fase successiva si dovrà ricercare l’accumulo dell’energia (xu) una sorta di caricamento (di una ipotetica molla) con la collaborazione di tutte le parti del corpo, in particolare delle braccia. Lo sguardo sarà rivolto nella direzione in cui si dovrà eseguire il calcio e manifesterà l’intenzione e la consapevolezza dell’azione che sta per compiersi (yi)
  • Nella terza fase (fa) verrà slanciata la gamba eseguendo il calcio e liberando l’energia accumulata precedentemente. Anche in questa fase le braccia parteciperanno all’emissione del fa li. Subito dopo, la gamba sarà ritirata piegata all’altezza del ginocchio prima di essere appoggiata a terra. Ritirare subito la gamba piegata significa mantenere l’equilibrio ed il radicamento sull’altra gamba al fine di poter eventualmente ripetere il calcio o, in un combattimento, poter contrastare efficacemente l’avversario che ha cercato di afferrare la gamba che ha eseguito il calcio.

I calci si allenano generalmente alti per poi poterli utilizzare bassi (per poter colpire l’avversario all‘inguine o alle gambe)

Esaminiamo in dettaglio i principali tipi di calci :

Calcio di punta (Fen Jiao)

I calci nel Taijiquan stile Chen Xiaoja

Il calcio di punta può essere pai jiao (calcio battuto) o ca jiao (calcio strofinato).
Il calcio di punta o calcio che divide, viene eseguito con il piede disteso in una ideale prosecuzione della gamba. L’applicazione della forza è all’estremità del piede. La preparazione di questo calcio si effettua incrociando le braccia con un movimento circolare di raccolta dal basso verso l’alto, con successivo moto rotatorio a spirale (chansijin) lungo gli assi delle braccia che porterà alla rotazione dei palmi delle due mani verso l’esterno. Quando si esegue il calcio battuto le due braccia si aprono, la mano corrispondente alla gamba cha ha eseguito il calcio batterà sul collo del piede in aria, mentre, l’altra mano si aprirà verso l’esterno in alto all’altezza della spalla. La gamba che esegue il calcio dovrà essere distesa e sollevarsi almeno all’altezza dell’anca.
Nel calcio strofinato la preparazione delle braccia è analoga a quella del calcio battuto, ma la mano corrispondente alla gamba che ha sferrato il calcio, invece di battere e quindi di eseguire un movimento circolare dall’alto al basso, eseguirà un movimento rotatorio dal basso verso l’alto passando con il palmo all’interno del piede in aria e “strofinando” l’interno piede con il palmo aperto.

Calcio di tallone (Deng Jiao)

I calci nel Taijiquan stile Chen Xiaoja

Il calcio di tallone viene eseguito con il piede “a martello” cioè formante un angolo di 90° con la gamba. In questo caso il punto di applicazione della forza è nel tallone ed è un calcio “di spinta”. Nello stile Chen Xiaojia il tipico calcio di tallone è il calcio laterale. Si può avere tuttavia un esempio di deng jiao frontale nella prima tecnica della sequenza er lu. Il calcio laterale si prepara passando dalla posizione eretta naturale alla posizione di raccolta contemporanea della gamba che deve calciare con il ginocchio piegato e delle due braccia che si raccolgono incrociate all’altezza del petto con i pugni chiusi (le due braccia possono anche ritirarsi con gli avambracci paralleli e non incrociati). L’emissione del calcio sarà laterale, a destra o a sinistra, ed avverrà concentrando la forza nel tallone, ritirando la punta del piede verso l’alto e con la contemporanea vigorosa apertura delle braccia. Il braccio opposto alla gamba che sferra il calcio avrà il pugno più in alto con l’occhio del pugno rivolto verso l’alto, mentre l’altro braccio avrà il pugno con la faccia nella stessa direzione del calcio.
Lo sguardo e l’intenzione saranno anch’essi nella stessa direzione del calcio.

Calcio ruotato battuto a fior di loto (Shuang Bai Lian)

I calci nel Taijiquan stile Chen Xiaoja

Questo calcio è chiamato così perché il movimento circolare che esegue la gamba che ruota dall’interno verso l’esterno ricorda la forma del petalo del fior di loto. Per prepararlo si assume la posizione gong bu e le mani saranno davanti al corpo, oblique, con le punte delle dita rivolte verso l’esterno. La distanza tra i due palmi sarà pari alla distanza tra polso e gomito (di un ipotetico avversario) e tale deve rimanere fino alla fine della tecnica. Dalla posizione gong bu si passa poi, spostando tutto il peso sulla gamba davanti, alla posizione di equilibrio, in modo da liberare la gamba che deve calciare. Mentre quest’ultima effettua la rotazione, le due mani la intercettano quando passa all’altezza del viso, battendo in rapida successione, prima una e poi l’altra, sul collo del piede, e si fermano poi dal lato della gamba d’appoggio. Durante il calcio la gamba è distesa, si piega il ginocchio alla fine mentre si resta in equilibrio. Per eseguire bene questo calcio è particolarmente importante il rilassamento delle anche.

Calcio battuto volante “a sforbiciata” (Er Qi Jiao)

I calci nel Taijiquan stile Chen Xiaoja

Il nome di questo calcio, er qi jiao, deriva dal doppio salto (er: due) che effettuano le gambe. Questo calcio si può eseguire facendo prima un passo (che facilita lo slancio verso l’alto) oppure da fermi in posizione raccolta. In entrambi i casi la collaborazione fondamentale al calcio è data dalle braccia: il braccio sinistro preme in basso e compie una rotazione fermandosi all’altezza della spalla, il braccio destro ruota verso l’alto e in avanti e batte sul collo del piede destro. Le gambe effettuano una sforbiciata in volo saltando, prima la sinistra e poi la destra. La punta del piede destro si estende nel calcio in modo che il collo del piede sia disteso e pronto per essere colpito dal palmo destro. I piedi atterrano uno dopo l’altro, il sinistro un attimo prima del destro. Per eseguire bene questo calcio è particolarmente importante il rilassamento delle spalle.

Calcio a mani incrociate (Shi Zi Jiao)

I calci nel Taijiquan stile Chen Xiaoja

Il nome di questo calcio deriva dall’incrocio delle braccia che ricorda il carattere cinese “shi” (dieci). In realtà le braccia incrociate simulano una situazione di difficoltà nella quale un avversario afferrando le braccia le immobilizzi, rendendo quindi efficace solo una reazione con un calcio. Nella preparazione di questo calcio l’avambraccio destro è sotto al braccio sinistro, che ha il gomito piegato a formare una croce. Il piede destro si solleva e ruota descrivendo un cerchio interno/esterno da sinistra a destra. La mano sinistra colpisce il collo del piede destro.

Bibliografia:

  • Taijiquan stile Chen Xiaojia e Qigong di L.Pippa, C.Filosa, Chen Peijiu, R. Crepaldi, L.Sotte
  • Canone illustrato del Taijiquan della famiglia Chen di Chen Xin
  • Appunti dalle lezioni della Maestra Carmela Filosa
  • Le immagini grafiche sono tratte da “Canone illustrato del Taijiquan della famiglia Chen” di Chen Xin
I calci nel Taijiquan stile Chen Xiaoja

La Maestra Valentina Petra di Caccuri (III Duan di Taijiquan stile Chen Xiaojia) ha iniziato lo studio del taijiquan stile Yang ed ha successivamente approfondito lo studio dello stile Chen Xiaojia, sempre sotto la guida della Maestra Carmela Filosa,raggiungendo nel 2018 la qualifica di Maestro , con abilitazione all’insegnamento del Taijiquan Chen Xiaojia rilasciata dallo CSEN- CONI.
Nel corso degli anni ha partecipato a gare regionali e nazionali raggiungendo buoni risultati nelle competizioni a mani nude e con armi ed ha preso parte a seminari di approfondimento e specializzazione sia del Taijiquan che di altri stili del Wushu tradizionale sia in Italia che all’estero.

Nei giorni 28 e 29 Settembre, si è tenuta a Palermo la prima tappa del corso istruttori della Italy Chen Xiaojia, tenuto dalla Maestra Carmela Filosa. Il sabato mattina è stato dedicato al seminario “Cerchi e spirali nelle principali tecniche a mani nude e di spada. Pratica di tuishou“, aperto a tutti i praticanti della ICXJ.

Ecco alcune foto dell’evento

Le prossime date del Corso Istruttori 2020:

Esibizione del Maestro Chen Peishan durante il seminario organizzato dalla Italy Chen Xiaojia, a Pescara il 20-21 luglio scorso.

L’ARTE DEL VUOTO DEL CUORE

(Maestra Ornella Sportelli)

Quelli che in antico eccellevano come adepti del Tao penetravano l’arcano e comunicavano col mistero, erano tanto profondi da non poter essere compresi. Proprio perché non possono essere compresi io mi sforzerò di descriverli attraverso immagini. Prudenti erano come chi d’inverno guada un fiume, attenti erano come chi avverte il pericolo incombere da ogni dove, rispettosi erano come chi è ospite, sfuggevoli erano come ghiaccio che si va sciogliendo, schietti erano come legno non ancora sgrossato, vuoti erano come valli, impenetrabili erano come l’acqua torbida. L’acqua torbida, se placata, pian piano si farà limpida, e quel che è inerte, una volta smosso, la vitalità pian piano riprenderà. Chi s’attiene a questa Via non brama d’esser pieno, e proprio perché non desidera esser colmo mai completa consunzione lo coglie

(Laozi – Dao De Jing) 

WU JI assenza di polarità, di differenziazione, stato di vuoto primordiale che precede la nascita del mondo

WU niente, assenza, negazione  

JI limite estremo, polo,

WU JI è lo stato in cui il praticante si deve porre prima di iniziare e nella pratica consiste nell’allineare il corpo, bilanciare il peso sui due piedi, calmare la mente e la respirazione, cercando di entrare in uno stato di rilassamento vigile. Ha la finalità di pacificare lo shen e regolarizzare il respiro per riportare l’armonia nelle funzioni di tutti gli organi. L’assunzione di una posizione dritta e centrata prepara sia il corpo che la mente all’avvio cosciente della pratica. 

Il primo passo nella pratica è di trovare il proprio centro di stabilità, rivolgendo l’attenzione su un punto, ad esempio uno dei tre Dantian, e mantenerla. Il Dantian inferiore è il punto più comune. E’ uno stato di rilassamento, di concentrazione e di serenità che rende percettiva ogni parte del corpo e permette all’energia di penetrare nel Dantian inferiore, luogo di trasformazione e di concentrazione dell’energia. E’ considerato la radice del’uomo e luogo di concentrazione dei cinque soffi.

L’obiettivo è quello di raggiungere la concentrazione assoluta, la quiete, il distacco ed il superamento della dualità. Entrare in uno stato di quiete per nutrire lo spirito e concentrarsi nell’unità della natura, il “TAO”, l’aspetto spontaneo, intimamente puro e incondizionato di ogni singola espressione della natura. 

La nozione di Vuoto è un concetto fondamentale del Taoismo e dell’intera cultura cinese. La stessa cosmologia cinese parte da questo concetto: all’inizio c’è il Caos Primordiale, che viene osservato e definito come tai xu, Grande Vuoto, o anche come wu ji, Senza Limite o Senza Polarizzazione. Da questa «assenza» origina la vita. Il Vuoto è il luogo della circolazione dei soffi vitali ed è la sede degli scambi. Il Vuoto è la condizione per ogni trasformazione, per l’accadere di ogni avvenimento: ciò è vero nella fisica e nella medicina cinese ma anche nelle arti come la letteratura, la musica e la danza. Nella calligrafia come nella pittura la dialettica Vuoto-Pieno è uno strumento per portare alla luce gli effetti di un’altra dialettica: quella yin-yang. È il qi dell’artista che guida il pennello a realizzare nel carattere o nel tratto pittorico un’opera che sia una sorta di microcosmo che richiama il macrocosmo: quel macrocosmo il quale procede da un soffio primordiale che sfrutta appunto il «Vuoto» per circolare.

La rappresentazione simbolica del Vuoto è la Vallata, un incavo «vuoto» che genera e nutre tutti gli esseri e le cose che la abitano e non si esaurisce mai.

“Lo spirito della Vallata vive per sempre; qui si parla della Femmina misteriosa. La Femmina misteriosa ha un’apertura da cui escono Cielo e Terra. L’impercettibile filo fila indefinitamente, vi si attinge senza mai esaurirlo”                                                                    (Laozi – Dao De Jing)

 Vari caratteri vengono utilizzati per esprimere il concetto di Vuoto: 

chong, che trasmette l’idea di un fluido espulso con violenza; 

kong, che indica lo spazio vuoto della volta celeste; 

xu, che si rapporta con l’idea di Vuoto come condizione per la circolazione silenziosa dei soffi vitali. Si tratta del Vuoto che descrive la condizione ideale nella quale gli elementi yin si comportano naturalmente come tali, così come quelli yang , e tra i due poli yin-yang si ha un interscambio leggero e silenzioso di soffi.

Il carattere xu rappresenta una collina deserta dove nulla ostacola il fluire regolare dei soffi. Regolare il Cuore significa regolare la mente, per “pervenire allo stato di tranquillità” (Rujing). Solo quando l’energia del Cuore è attivata, la mente diventa silenziosa e si può entrare nello stato di calma. 

È la quiete del Cuore che permette di compiere movimenti armonici – arrotondati e regolari- e di avere una respirazione lenta, lunga e profonda. Un modo di dire cinese, assai efficace, si esprime così: “uno stato di calma equivale ai cento movimenti“; i cento movimenti sono quelli dell’energia, che presiede alle attività funzionali e di trasformazione che avvengono all’interno del corpo e ai movimenti della forma fisica. La regolazione del Cuore conduce questo organo, che è la dimora della mente e dello spirito, allo stato di centratura e di calma. Se l’inquietudine della mente si estingue, lo spirito può esistere; al contrario, se la mente è presente (con pensieri ed emozioni), lo spirito non può esistere. Se il Cuore è saldo e fermo, lo spirito può raccogliersi; se il Cuore è instabile, lo spirito non può raccogliersi. E se lo spirito è concentrato, anche l’energia è coesa e scorre nei meridiani senza disperdersi. Per riassumere, nello stato di non-mente il Cuore è calmo, lo spirito si manifesta come presenza consapevole e l’energia fluisce abbondante in tutto il corpo. 

Il «Vuoto del Cuore» permetta allo shen (il mentale, lo psichismo) di trovare un luogo adatto alla propria dimora. A questo proposito riportiamo un passaggio dello Xun Zi , capitolo XXI, che afferma: “Come può un uomo conoscere il dao (tao)? Grazie al Cuore. Come può il Cuore conoscere? Grazie al Vuoto, perché il Vuoto non dirige verso le impressioni già tesaurizzate, ma verso ciò che deve essere ricevuto”.

Questo atteggiamento permette all’uomo la vera conoscenza, che non consiste per i taoisti nell’acquisizione di nozioni, ma al contrario nel “saper vivere” secondo un agire naturale che proprio perché naturale è una “conoscenza senza conoscenze”.

Il vuoto del Cuore quindi è la condizione per aumentare la nostra percezione cosciente, libera da vizi e pregiudizi: è quella condizione libera dal passato e dal futuro che permette di vivere la pienezza del presente. La condizione mossa da un’intelligenza retta, sarà dunque a sua volta retta, affinché possa essere colta e riconosciuta la vibrazione dell’energia. Questo atteggiamento, per i taoisti, permette all’uomo la vera conoscenza che non consiste nell’acquisizione di nozioni, ma al contrario, nel “Saper Vivere” secondo un agire naturale. “TIAN TAO – REN DE”: il TAO del cielo agisce nell’uomo; in quanto parte del TAO è la potenzialità dell’uomo nel seguire la VIA.

Gli uomini hanno paura di abbandonare le loro menti, perché temono di precipitare nel vuoto senza potersi arrestare. Non sanno che il vuoto non è veramente vuoto, perché è il regno della via autentica”                                                                                                                                  (Huang – Po)

Nella mentalità occidentale il vuoto viene percepito come mancanza del pieno e si tende a riempirlo. Il pieno assoluto, però, è stasi, non c’è movimento. Occorre fare vuoto affinché il nuovo accada. Il vuoto è la condizione per l’accadere di ogni avvenimento e per ogni trasformazione. L’idea del vuoto è sinonimo di infinita ricchezza di possibilità, di massima apertura e libertà. Bisogna considerare il vuoto come una porta, una possibilità, uno spazio potenziale, come entità di per sé esistente. 

Come il seme si nasconde nella terra per creare le piante, come l’uovo fecondato è al riparo nell’utero, quando ci rifugiamo in noi stessi entriamo nell’uovo cosmico, come dicevano gli alchimisti.

Va col vuoto tra le mani, poiché questo è tutto. Questo è il mio dono. Se riesci a portare il vuoto tra le tue mani, allora ogni cosa è possibile. Lascia cadere il secchio, così che l’acqua sfugga via, e con essa la luna. Solo questo ti permetterà di alzare lo sguardo e vedere la vera luna nel cielo; ma prima devi aver conosciuto il sapore del vuoto, devi lasciar cadere il secchio della tua mente, dei tuoi pensieri: non più acqua, né luna. Il vuoto nelle mani”                           (Jung – Libro Rosso).

Il WU JI, origine delle condizioni statiche e dinamiche, è la madre dello Yin e dello Yang “fermi si combinano, muovendosi si separano”. 

Da tale vuoto assoluto (…) sboccia meravigliosamente l’azione” 

 (Herringel –  Lo zen e il tiro con l’arco)

“Il tornare è il movimento del Tao, la cedevolezza è quel che adopra il Tao. Le diecimila creature che sono sotto il cielo hanno vita dall’essere, l’essere ha vita dal non-essere” 

 (Laozi – Dao De Jing) 

Ciò che interessa è la ricerca di una esperienza diretta della realtà che trascenda non solo il pensiero intellettuale, ma anche la percezione sensoriale. 

La conoscenza che deriva da un’esperienza di questo tipo viene chiamata dai Buddisti “conoscenza assoluta” perché si basa sull’esperienza diretta dell’ “essenza assoluta”, indifferenziata, indivisa, indeterminata.  

La conoscenza assoluta è quindi un’esperienza della realtà totalmente non intellettuale, un’esperienza che nasce da uno stato di coscienza non ordinario, che può essere chiamato uno stato “meditativo” o mistico.

Infatti, la componente razionale della ricerca sarebbe inutile se non fosse completata dall’intuito che rende creativi gli scienziati fornendo loro nuove visioni.

Queste visioni tendono a manifestarsi improvvisamente e non quando si è seduti al tavolo di lavoro cercando di risolvere equazioni, ma quando ci si rilassa. Durante questi momenti di riposo, dopo un’intensa attività intellettuale, la mente intuitiva sembra subentrare a quella razionale e può produrre improvvise visioni chiarificatrici. 

E’ uno stato di grande ricettività, uno stato mentale che fin dall’antichità era assiduamente ricercato da coloro, sciamani e sacerdoti, che tentavano la comunicazione con livelli di esistenza più elevati.

Nel Lingshu viene detto: 

Quando il Cuore si applica si parla di intenzione”.

L’intenzione è quindi il movimento del cuore, è la sua attività mentale. 

 L’ideogramma yi (intenzione) è formato dal radicale del cuore sovrastato dal fonema “yin” che designa una bocca che emette una nota musicale, un suono, una vibrazione celeste: quindi lo yi inteso come risonanza del cuore, come suono o parola che sgorga con intenzioni chiare e pulite. Ma nell’accezione usata da alcuni maestri, indica qualcosa di più di una semplice correttezza d’animo, esso coinvolge l’individuo in maniera globale. Infatti vediamo che il radicale yin  è composto dal carattere “li” (stare eretti, radicarsi, diritto)  e dal carattere “ri” (sole) , che sovrastano il carattere “xin” (cuore)  . 

Con yi quindi si intende “colui che sta eretto, perfettamente centrato nel proprio spirito, col controllo del proprio corpo e della propria mente”.

Yi è una delle facoltà dell’organo xin , cuore, nelle sue componenti principali: Yi Shi (coscienza, consapevolezza) e Yi Nian (idea, intenzione).

Può essere sinteticamente espresso con “mente-cuore”, termine che implica il concetto di “consapevolezza intuitiva” e cioè la capacità di conoscere e di esserne coscienti senza mediazioni intellettuali, in maniera diretta e immediata. Infatti la parola intuizione etimologicamente significa “essere in Dio”, dal greco en (in) e theos (Dio). E’ ciò che viene definito “conoscenza del cuore”.

Opportunamente sviluppata, permette una presa di coscienza delle potenzialità sia del corpo sia della mente. E’ lo stato in cui non c’è disarmonia tra pensiero e azione, in cui la consapevolezza si fonde con l’azione, facendo sì che le nostre azioni siano perfettamente allineate al flusso della nostra “intenzione cosciente”, è una specie di “estasi non mistica” che rappresenta uno stato di fusione, di assorbimento totale in quello che si sta facendo, dimentichi di ogni cognizione spazio temporale.

Questo stato rappresenta ciò che viene detto “l’Arte del Vuoto del Cuore”. 

Confucio considera che il rituale è operante quando la bellezza del gesto esteriore riflette la sincerità e la correttezza dell’intenzione interiore. Ogni rituale mira ad una rimessa in ordine interiore. Questa rimessa in ordine per un effetto di propagazione, parteciperà al mantenimento ed allo sviluppo di una armonia esteriore. E’ agendo entro di lui e su di lui che l’essere umano agisce sulla società e sul mondo.

Elemire Zolla, nel suo libro “Verità segrete esposte in evidenza” dice:

Il pugilato e la scherma con l’ombra nati nei monasteri taoisti e buddisti non vogliono forza muscolare, ma immaginazioni veementi. … Chi la pratica diventa un simbolo del cosmo, con tutto il peso addensato nel basso ventre, mentre il flusso dell’energia, come provenendo dal centro della terra, gli sale su per i piedi e colma il tronco. In certe arti marziali si immagina che la cintola sia una corda d’arco che scocca l’energia del cosmo come il dardo su per il tronco, lungo le braccia, attraverso le dita, via, fino ai confini dello spazio. Si diventa l’asse che non vacilla, il volano del cosmo, e l’energia si avvolge a elica intorno alla spina dorsale.”  

Al termine della sequenza, data la figura circolare del Taiji, che rispecchia la “RUOTA DEL VIVERE”, la pratica finisce nella posizione e nel luogo da cui è iniziata. Ed è così che il mutuo e dinamico equilibrio tra Yin e Yang, caratteristica del Taiji, prende avvio dalla comune matrice del Wu Ji, ed ad essa ritorna.

RIFERIMENTI:

  • Lucio Pippa, Carmela Filosa, Chen Peiju, Renato Crepaldi, Lucio Sotte “Taijiquan stile Chen Xiaojia e Qigong”
  • P.H. De Bruyn, A Dell’Orto, C. Despeux, V. Goossaert, C. Kontler, L. Chen-Yuan, M. Masson, T. Meynard, E. Rochat
    De La Vallée, B. Vermander “Grandi Religioni e Culture nell’Estremo Oriente: CINA”
  • Jou Tsung Hwa “Il Tao del Tai Chi Chuan”
  • Giuseppina Merchionne “Lo spirito del Qi Gong. Il soffio Cosmico”
  • Carlo Moiraghi “La via della forza interiore”
  • Flavio Daniele “I Tre Poteri segreti del Taiji Quan: Corpo – Mente – Energia”
  • Sotte L., ed altri, “Fondamenti di Agopuntura e Medicina Cinese”,
  • Eric Caulier “Comprendre le Taijiquan”
  • Catherine Despeux “Taiji Quan. Tecnica di lunga vita”
  • Li Xiao Ming “Metodo pratico di autoelevazione col Qi Gong tradizionale cinese”
  • www. lospaziodeltao.it
  • www. neidan.it
  • www.jungitalia.it
  • www.lalungavitaterapie.it
  • www.wuweituina.it
  • www.gmt2000.it
  • www.agopuntura.org/pubblicazioni/tipologia/la-mandorla
  • appunti dalle lezioni della Maestra Carmela Filosa

La Maestra Ornella Sportelli, ha frequentato il corso triennale di NATUROPATIA presso la “Scuola Italiana di Scienze Naturopatiche” a Lecce. Nel 2010 si è diplomata in Massaggio Cinese Tuina, Fisiochinesiterapia e Ginnastiche Mediche Cinesi (QI GONG) presso l’Accademia di Medicina Tradizionale Cinese Sowen-GSSS di Bologna. Dal 2004 studia e insegna il Taiji Quan stile Yang e stile Chen insieme a Marco Pignata, sotto la guida dei Maestri Eric Caulier e Carmela Filosa. Nel 2011, nel corso di un soggiorno in Cina, la Gran Maestra Chen Peiju, XX generazione della famiglia Chen, le ha conferito il certificato di “Coach” per l’insegnamento dello stile Chen Xiaojia.  Tecnico qualificato dallo CSEN-CONI con qualifica di “ISTRUTTORE”- Cintura Nera II Duan per l’insegnamento del Taiji Quan stile Chen Xiaojia. Attualmente insegna Taiji Quan e Qi Gong a Taranto e Provincia, insieme a Marco Pignata.

Le attività della Italy Chen Xiaojia si spostano all’aperto

taichi parco verde

Se volete assistere o partecipare ad una delle nostre lezioni, ci trovate a:

  • San Giorgio a Cremano (NA): il 9 ed il 15 luglio, dalle 19:00, presso Villa Vannucchi (riferimento Maestra Sarah Falanga)
  • Palermo: tutti i martedì di luglio, dalle 18:00 alle 19:30, presso Giardino Vincenzo Florio (adiacente allo Stadio delle Palme) (riferimento Maestro Vito Marino)
  • Roma: tutti i mercoledì, dalle 19:00 alle 20:00, presso il Parco di via Viner, zona Axa Malafede (riferimento Maestro Nazzareno de Cave)
  • Pesaro: 4 ed 11 luglio, dalle ore 19:00 alle 20:00, presso gli Orti Giulii (riferimento Maestro Caudio Romoli)

Nei giorni 8 e 9 Giugno 2019, si sono svolti, presso la sede del ASD Teng Long di San Giorgio a Cremano, con il patrocinio dello CSEN, il corso di formazione, gli esami di Duan e gli esami per l’acquisizione della Qualifica Tecnica di Allenatore, Istruttore e Maestro della Italy Chen XiaoJia

27 Aprile 2019 – Move for Health: per il World Taijiquan & Qigong Day 2019, le classi della Italy Chen Xiaojia, da Catania a Milano, eseguono le prime tecniche delle forme Sizheng Taijiquan e Taijijian

Sabato 27 Aprile 2019, in occasione del World Taijiquan & Qigong Day 2019, la Italy Chen Xiaojia sarà presente a:

Il Taijiquan come strumento di recupero psicomotorio per giovani disabili.

(Maestro Nazzareno De Cave)

 In questo articolo vorrei riportare brevemente l’esperienza maturata come formatore presso il C.F.P. Simonetta Tosi, gestito dal Comune di Roma, in cui ho utilizzato il Taijiquan come tecnica di recupero e crescita dei giovani disabili (età 16-25 anni). L’attività, partita come sperimentazione, è poi diventata parte integrante del progetto formativo dei corsi ed è stata svolta dal 1994 fino al 2013.

  L’idea di sperimentare la pratica del Taijiquan nei corsi ebbe origine dall’aver rilevato che, all’interno del lavoro di recupero e socializzazione svolto dalla Centro di Formazione professionale, mancava un momento dedicato ad un’attività di tipo motorio come via di accesso al mondo cognitivo ed emotivo dei ragazzi. Al di là di altre tecniche di riabilitazione svolte attraverso le strutture sanitarie (con le solite difficoltà di accesso per molti), la maggior parte degli allievi non svolgeva nessun tipo di attività che permettesse di avere uno strumento di lavoro e crescita del proprio corpo.

 Pensai così di introdurre il Taijiquan proponendolo come una forma di attività’ psicomotoria il cui obiettivo era il miglioramento delle capacità e abilità motorie dei ragazzi e, in particolare, la crescita della conoscenza e coscienza del proprio corpo attraverso un lavoro su:

  Schema corporeo: grazie alle sensazioni cinestetiche che il movimento produce viene arricchito lo schema corporeo, vale a dire le sensazioni che riguardano le varie parti del corpo, arricchendo la coscienza e conoscenza dello stesso.

  Postura: non possiamo conoscere e correggere gli atteggiamenti sbagliati del nostro corpo se non lo muoviamo. Il movimento porta a un migliore orientamento del corpo rispetto allo spazio che lo circonda ed è un importante fattore unificante delle varie parti che lo compongono.

  Tono muscolare e rilassamento: i movimenti che vengono richiesti potenziano contemporaneamente i vari gruppi muscolari e ottimizzano il lavoro delle articolazioni ed il loro controllo attraverso l’alternanza fra tensione e rilassamento.

  Propriocezione: Un movimento lento e consapevole aiuta a riprendere coscienza del corpo risvegliando i sensori (propriocettori) che inviano al  cervello le informazioni dalle parti coinvolte dal movimento e ne migliorano il controllo nell’insieme e nelle sue parti attraverso un lavoro su:

  1. coscienza e controllo del respiro                      
  2. collegamento fra movimento e ritmo
  3. coordinazione ed equilibrio
  4. coscienza e organizzazione dello spazio: spazialità e lateralità

   Per quanto riguarda il lavoro sulle capacità intellettive e relazionali gli obiettivi che ci si proponeva erano inoltre :    

L’incremento della capacita’ di concentrazione e l’allungamento dei tempi di attenzione.  Questo aspetto, trattandosi di persone con deficit cognitivi, risulta particolarmente importante, oltre ad essere funzionale all’apprendimento di tutte le altre materie che vengono proposte nei corsi. Il tipo di atmosfera che si viene a creare durante le lezioni aiuta a rallentare l’attività corticale e permette un progressivo rilassamento favorendo la concentrazione anche in soggetti normalmente iperattivi.

 Lo sviluppo dell’autonomia personale e il miglioramento dell’autostima.  L’acquisizione di un atteggiamento autonomo sia nella gestione della propria vita relazionale che nella ordinaria gestione delle proprie necessità costituisce un altro caposaldo dell’intervento formativo operato nei corsi.

 Trattandosi di adolescenti provenienti spesso da famiglie problematiche, la capacità di relazionarsi sia con i propri pari che con gli adulti di riferimento è spesso alterata. Il lavoro di gruppo, dove le difficoltà sono condivise, aiuta a migliorare la capacità relazionali con i compagni e contribuisce a dare una valutazione di sé stessi più aderente alla realtà.

 Una maggiore autostima permette poi di lavorare sull’autonomia di gestione della propria vita e sulla capacità di essere indipendenti nei propri movimenti nella città oltre che sulla capacità di affrontare le situazioni di stress.

 Per il raggiungimento di questi risultati, il TAIJIQUAN, a differenza delle altre discipline comunemente proposte, rivela la sua natura di arte marziale e, pur perdendo nei corsi l’aspetto legato al combattimento, ne mantiene le movenze e le forme.

  Questa sua caratteristica riusciva a stimolare molto e a catturare l’attenzione dei ragazzi; essi trovano più motivante e gratificante l’esecuzione di movimenti che hanno per loro un significato e non sono eseguiti in modo ripetitivo e vuoto come i noiosi esercizi che sono abituati a praticare nelle terapie riabilitative. Questo aspetto e’ molto importante: infatti se non si vuole che gran parte  del lavoro svanisca una volta usciti dalla palestra, l’attività’ svolta deve comportare uno sforzo di volontà cosciente che solo la giusta motivazione può stimolare .

   Può essere interessante capire come si legano questa natura marziale del TAIJIQUAN  con la sua efficacia come attività’ psicomotoria.

  Il TAIJIQUAN rivoluziona le modalità’ di apprendimento delle arti marziali, passando da un allenamento basato sullo sviluppo della forza fisica e della velocità’ di esecuzione (quello che conosciamo come Gong-Fu) ad un allenamento che prevede l’apprendimento delle tecniche con un movimento lento ma molto preciso fino al più piccolo dettaglio, uno studio dell’equilibrio e della fluidità del movimento, un uso sempre più cosciente della respirazione.

  Questo comporta che, dopo lunghi anni di allenamento, il corpo abbia assorbito talmente tali movenze da riuscire poi a riproporle inaspettatamente con grande velocità e precisione, usando l’energia invece che la forza.

  Nel TAIJIQUAN  il lavoro sull’energia psicofisica non viene immediatamente e necessariamente usato per compiere azioni esterne visibili (calci, pugni, prodezze di tipo atletico) ma serve ad accrescere e potenziare la forza e l’equilibrio interiore del praticante.

  Spostando allora l’interesse dalla natura marziale allo sviluppo del controllo sul corpo e sulla mente, si comprende perché il TAIJIQUAN  venga sempre più usato efficacemente come forma di attività motoria adattabile a tutti, con lo scopo di conservare e migliorare la salute, l’efficienza e il benessere psicofisico.

  Per poter meglio apprezzare e valutare i risultati dell’attività svolta, si è pensato di introdurre nel corso degli anni un monitoraggio del lavoro attraverso l’uso di schede di osservazione individuali.                                                          

  In questo modo è stato possibile registrare ed evidenziare periodicamente progressi e cambiamenti degli allievi partecipanti. Accanto alla valutazione individuale fornita dalle schede, i risultati complessivi relativi alla generalità dei ragazzi si possono così sintetizzare:

  • Graduale e significativa correzione della postura e progressivo riequilibrio del tono muscolare.
  • Miglioramento delle prestazioni fisiche di tutti i ragazzi, compresi i più problematici, con una evoluzione dello stile motorio che riesce a trasmettere fluidità e armonia nel movimento come conseguenza dell’aumentata presenza e padronanza sul proprio corpo.
  • Allungamento dei tempi di attenzione, progressivo adattamento alla atmosfera generale di silenzio e concentrazione anche da parte di persone normalmente più’ irrequiete ed instabili, globale percezione e utilizzo dell’atmosfera di rilassamento.
  • Sviluppo di una partecipazione attiva e motivata e creazione di un buon spirito di gruppo. Ciascun ragazzo è riuscito a svolgere un lavoro personale ma sempre collegato e integrato nel lavoro del gruppo.

  Il lavoro, infine, culminava e trovava ulteriori motivazioni con l’esecuzione di un piccolo saggio, da presentare durante la festa di fine corso che la scuola organizzava ogni anno in collaborazione con l’associazione dei genitori ed altre realtà del quartiere dove è ubicato il centro (Scuola popolare di musica di Testaccio, Comitato di Quartiere, Centro anziani, Associazioni per il commercio equo e solidale, associazioni di artigiani, ecc.).

 La possibilità di essere protagonisti di un’esibizione della cui qualità anche gli studenti avevano coscienza e lo sforzo di affrontare e superare lo stress emotivo causato dalla paura di mettersi in gioco, hanno rappresentato per i ragazzi un importante momento di crescita ed una notevole fonte di soddisfazione per chi aveva lavorato con loro.

Sono Nazzareno De Cave, cintura nera 4 duan e qualifica di Maestro, nato a Roma nel 1953. Inizio la pratica del Taijiquan nel 1992 con la Maestra Li Rong Mei studiando lo stile Yang. Nel 2006 incontro la Maestra Carmela Filosa ed inizio a studiare lo stile Chen XiaoJia, partecipando al corso di formazione istruttori organizzato dalla sua scuola. Attualmente mi è stata affidata la responsabilità per  la ICXJ nel Lazio.  Tengo corsi di Taijiquan stile Chen Xiaojia in due palestre a Roma.

Allenare il Taijiquan

(Maestra Sarah Falanga)

Il Taijiquan è uno dei metodi di combattimento più antichi, ma paradossalmente la sua notorietà e diffusione è dovuta soprattutto per i benefici psicofisici che apporta al praticante e quindi  come ginnastica per la salute più che come arte puramente marziale. Le  caratteristiche principali del taijiquan quali: morbidezza, fluidità e lentezza dei movimenti hanno reso questa disciplina “fraintendibile” e in alcuni casi, “un mero” esercizio fisico se praticato senza comprensione dello stile, destrutturando il movimento e privandolo della sua natura marziale. Dopo l’avvento della Repubblica popolare cinese, il carattere terapeutico e sportivo del Taijiquan è andato gradualmente accentuandosi, infatti intorno agli inizi del ‘900, nascono le prime scuole di wushu .

Oggigiorno il Taijiquan è globalmente diffuso, sono milioni i praticanti che possiamo suddividere in tre grandi gruppi :

  • “gli amatori” , ossia quelli che praticano per motivi di salute o svago;
  • “gli agonisti”, coloro che dedicano molto del tempo e finalizzano la pratica alle competizioni sportive di diverso livello;
  • “i ricercatori” chi continua quotidianamente la ricerca della vera natura del Taijiquan e che ne permettono la diffusione.

L’elemento fondamentale che accomuna questi tre gruppi per la conoscenza ed il miglioramento della pratica del Taijiquan è : l’allenamento.

Bisogna differenziare principalmente due tipi di allenamento: quello tradizionale e quello agonistico. Parleremo maggiormente di quello tradizionale.

La grande differenza tra l’allenamento tradizionale e quello agonistico è fondamentalmente l’obiettivo finale da raggiungere.

Nell’allenamento agonistico bisogna seguire  un programma ben definito, studiato appositamente per permettere al praticante di migliorare, ottimizzando i tempi che lo separano dalla competizione e quindi focalizzarsi su un certo tipo di routine.

Questo non accade nella “pratica tradizionale”.

Secondo il Maestro Chen Peishan, all’interno del taijiquan ci sono tre aspetti importanti: i movimenti del corpo, l’abilità marziale e la teoria che vi è alla base.

L’allenamento tradizionale permette di migliorare ed acquisire la padronanza nella pratica del Taijiquan a lungo termine, il praticante che si appresta allo studio di questa disciplina , viene da subito messo di fronte al fatto che solo con  lunghi periodi di pratica si potrà padroneggiare l’arte. Il praticante acquisirà le dovute capacità motorie solo con la pratica; la comprensione sarà proporzionata al tempo che egli difatti impiegherà.

Una lezione tipo  si suddivide in varie parti:

Qi gong: La parola  氣 (Qi ) significa sia aria che respiro o energia, esprimendo un concetto di “soffio vitale” mentre 功 ( gong) significa lavoro o esercizio. Il termine completo quindi vuol dire lavoro sul Qi. Nella tradizione cinese esistono molte forme di Qigong, dal punto di vista della pratica marziale, è l’insieme delle tecniche di gestione della respirazione e del movimento che contribuiscono all’accrescimento delle capacità di controllo e conoscenza del proprio corpo. Iniziare l’allenamento con questa pratica, dona la possibilità al praticante di calmare il respiro, rilassare la mente, aumentando le percezioni sensoriali e quindi l’apprendimento.

Tecniche di base : come in tutte le discipline, anche nel Tajiquan si ha la necessità di iniziare dall’abc. Le tecniche di base le possiamo sintetizzare in questo modo: esercizi che allenano i passi, esercizi che allenano i calci ed esercizi che allenano le tecniche di mano.

Sequenze o Taolu : il taolu  permette di allenare contemporaneamente il corpo ed il metodo, poggiando le fondamenta per il combattimento. Esprime la padronanza delle tecniche di base, la comprensione dei principi e lo sviluppo dell’intenzione.

Tuishou: il tuishou o “spinta con le mani”  è l’esercizio che costituisce l’introduzione alla pratica del combattimento ed alla sua strategia. Praticato in coppia, serve a sviluppare stabilità, sensibilità, reattività senso della distanza ed insegna a gestire  l’aggressività. La finalità del tuishou non è quella di “vincere” ma sviluppare coordinamento, fermezza, morbidezza e capacità di “sentire” l’energia  dell’avversario per meglio utilizzare la propria.

A seconda dell’esperienza dell’allievo nella pratica, queste variano. Partendo, ovviamente da movimenti più semplici fino poi ad arrivare a movimenti complessi.

Di fondamentale importanza è ribadire che la maggior parte dei movimenti sono guidati dall’intenzione YI condotti con il respiro QI e pertanto lenti, calmi, rilassati e controllati, affinchè si sviluppi un certo tipo di abilità sia motoria che mentale . Seguendo il principio “dal grande al piccolo, dal lento al veloce” e procedendo con la pratica del TJQ è evidente come non si possa trascurare anche l’allenamento a: forza, rapidità e velocità. Questo tipo di allenamento, tenendo conto sempre delle abilità del praticante, viene svolto con diversi esercizi a partire dallo scioglimento muscolare ed articolare, passando ad esercizi di potenziamento muscolare ed inoltre ad esercizi di condizionamento usando colpitori, sacchi etc.

La completezza dell’allenamento tradizionale nelle arti marziali cinesi, prevede l’alternanza tra fasi morbide e dure, tra fasi di rilassamento e potenziamento, tra metodiche di allungamento e tecniche di contrazione il tutto incentrato su una triade di elementi quali Yi(intenzione),  Dongzuo (movimento) e Huxi (respiro).

Nella mia esperienza di insegnante ma soprattutto di allieva, mi sono resa conto che per praticare un’arte come il Taijiquan servono tre qualità

  • PAZIENZA
  • TEMPO
  • COSTANZA

I risultati non saranno immediati! Se ci scoraggia lo sforzo di memorizzazione, vuol dire che non si è capito che la cosa più importante non è il risultato, bensì il gesto in se stesso e l’attenzione che vi si deve dedicare. Quest’attenzione non deve essere uno sforzo ma un’apertura su una percezione  differente delle cose.

Sarah Falanga

Maestra cintura nera IV Duan, Sarah Falanga nasce a Napoli il 19 agosto 1986. Figlia del Maestro Stanislao Falanga, inizia dalla più tenera età la pratica del wushu. Nel 2000 inizia la pratica del Taijiquan stile Yang e nel 2005dello stile Chen Xiaojia con la Maestra Carmela Filosa.

Nel corso degli anni, partecipa a svariati campionati regionali ed italiani arrivando sempre sul podio. Nel 2008, prende parte al campionato mondiale di wushu tradizionale nella città di Wuhan, in Cina, ed arriva al secondo e terzo posto in mani nude e spada.

Si è recata varie volte in Cina per studiare e perfezionare la disciplina direttamente  dalla Maestra Chen Peiju, diretta discendente di XX generazione della famiglia Chen e XII dello stile Chen Xiaojia.

Nel 2012 ha l’onore di diventare discepolo e trasmettitrice dello stile di XIV generazione.

Collabora attivamente nella scuola e nell’ associazione (ICXJ) della Maestra Carmela Filosa, tenendo corsi e seminari.

Che cos’è il Taijiquan

(Maestro Marco Pignata)

Nella maggior parte dei casi, la definizione che viene data – ginnastica dolce – corrisponde alla pratica proposta. Un approccio ginnico che può essere insegnato in maniera più o meno profonda: conoscenza e rispetto per il corpo, nonché principi del movimento, evidenziando le peculiarità del “pugno del polo supremo”.

L’accento può essere messo, inoltre, sui benefici a livello della salute: rilassamento, gestione dello stress, dolori articolari, etc. Il Taijiquan si trasforma allora in Qigong, in tecnica di rilassamento, in meditazione in movimento….

Nei grandi cambiamenti della società che stiamo attraversando, molte persone cercano dei punti di riferimento.

Alcune di esse si aspettano risposte facili e pronte. I tradizionalisti taoisti offriranno allora una rassicurante ricetta per proporre il Taijiquan “autentico…originale…segreto”. Ascoltare gli eletti rappresentanti di un’eredità antica attenuerà inizialmente la loro angoscia esistenziale e spesso si trasformerà in arroganza dogmatica nei confronti di altre forme, stili o scuole.

Avranno così impedito l’emergere del loro essere più profondo, o, per dirla in altro modo, avranno soffocato quello che avrebbero potuto diventare: un essere libero e autonomo.

Alcuni dei praticanti scelgono di usare il Taijiquan come strumento per autoconsapevolezza e autocontrollo. Consapevoli della perfettibilità dell’essere umano, cercheranno se stessi.

In questo difficile cammino disseminato di dubbi, scandito da insidie, hanno avvertito la necessità di una tecnica comprovata, di una pedagogia responsabile e di un solido sostegno. Non sono arrivati per caso dove si trovano. Hanno compreso l’inutilità di ricette esotiche e facili. Sono pronti ad affrontare i loro fantasmi inconsci, le loro angosce profonde, preludio a una rigenerazione interiore.

I gesti del Taijiquan diventano veramente belli e forti quando il movimento esterno mette in moto un cammino interiore. E quando, a forza di cercare, il praticante si è ritrovato, i suoi gesti irradiano l’energia della vita.

Consciamente o inconsciamente, in modo nascosto o dichiarato, molti praticanti di Taijiquan sono in cerca di “potere”.

Non risparmiano sforzi nel dedicarsi agli aspetti meno conosciuti, meno praticati e più difficili di quest’arte di movimento cinese: il lavoro interno/nei-gong e le applicazioni marziali. Essi percepiscono confusamente che il risveglio dei sensi interiori, così come una conoscenza delle applicazioni marziali darebbe loro un potere reale sugli altri e permetterebbe loro di prendere il proprio posto in un mondo che valorizza la competitività e la lotta di tutti contro tutti.

Anche in questo caso, un minimo di sincerità nei confronti di se stessi, unita ad un saggio insegnamento, mostra rapidamente l’errore ed evita di sprofondare nella fantasia dell’onnipotenza.

Ci si può allora chiedere: qual’é la vera specificità del Taijiquan?       

Lo dice il suo stesso nome. Si tratta di una boxe, un pugilato, vale a dire un’arte marziale classificata in Cina nella categoria delle arti interne. Il fondamento di questa boxe è il “Taiji” (la conciliazione degli opposti). Quest’arte, basandosi sul lavoro interno e permettendo di preservare la propria integrità, anche in situazioni di crisi, ha la qualità unica di riunire una moltitudine di aspetti diversi nella stessa pratica. Altre tecniche si avvicinano e approfondiscono queste varie sfaccettature, ma raramente, per non dire mai, allo stesso tempo.        

Il principio del “Taiji” trasforma quello che poteva essere solo un amalgama in un insieme coerente, a condizione tuttavia di non soccombere alle sirene del conformismo e standardizzazione di oggi. In effetti, non è facile sfuggire a standard, misure e selezioni di ogni tipo. La strada corretta è quella di giungere a una valutazione costruttiva delle proprie conoscenze, in modo da scoprire e realizzare le proprie risorse, la propria natura profonda. L’unico potere interessante – ai miei occhi – che l’arte del Taijiquan sviluppa è il potere su se stessi, germe di un’autorità disponibile e bendisposta quando lo si insegna.