(Maestra Ornella Sportelli)

“Un vero viaggio di scoperta non è cercare
 terre nuove ma avere occhi nuovi” 
Marcel Proust  

” … Metodo degli occhi (Yan Fa): Lo Spirito (Shen) accompagna la mano anteriore, la testa non dovrebbe ondeggiare. L’Intenzione (Shen Yi) dovrebbe essere sulla mano anteriore, tuttavia gli occhi non dovrebbero essere fissi su di essa, la testa non deve oscillare seguendo i movimenti delle mani …” 

            Gli organi di senso sono le porte e le finestre sul mondo esterno, ciò che rende vivace la coscienza e ci permette di fare esperienza di ciò che ci circonda. Secondo la Medicina Tradizionale Cinese le nostre capacità sensoriali di vedere, sentire, gustare, toccare, respirare, dipendono dal Cuore.

            Questo indica che le essenze più pure e più leggere dei nostri organi salgono per nutrire, proteggere, illuminare i globi oculari. Notevole è stata l’intuizione cinese antica che tutti gli organi di senso hanno un Signore degli Orifizi, il Cuore (oggi lo chiamiamo Sistema Nervoso Centrale), che ha la capacità di selezionare, rielaborare, correlare tutte le informazioni provenienti da tutti gli organi di senso, e integrare le sensazioni con tutte le percezioni legate alla esperienza, alla memoria, al pensiero. L’occhio in particolare appartiene al Legno, il cui movimento è verso l’alto e verso l’esterno; l’occhio, attraverso la vista, è l’organo di senso che più manifesta questa direzionalità, potendosi spingere a distanza. L’occhio non è solo un organo recettivo, poiché esso stesso invia messaggi di forza: esso simboleggia la capacità di espressione spirituale, simbolo della luce e della coscienza e quindi dello Shen.

L’occhio rappresenta un mezzo di comunicazione, sotto diversi aspetti:

  • è il mezzo che mette in comunicazione l’uomo con il macrocosmo in cui è inserito: grazie alla vista l’uomo vede e si relaziona con l’ambiente (la vista è il senso più sviluppato nella nostra società);
  • è parte della comunicazione non verbale nella relazione tra esseri viventi e quindi trasmettitore di informazioni;
  • è mezzo di espressione dello Shen, che si manifesta nella lucentezza dello sguardo.

            Quest’ultimo aspetto, la luminosità degli occhi e dello sguardo, è di particolare interesse: una stretta connessione tra l’occhio e lo sguardo è fondamentale non solo per la comunicazione tra individui, ma anche nella comunicazione interno-esterno. Infatti, se gli occhi sono limpidi e luminosi, significa che lo Shen è in buono stato di vitalità; se gli occhi hanno un’espressione fissa o spenta vuol dire invece che lo Shen è disturbato ed è stato indebolito.

            Lo sguardo ricopre un ruolo molto importante nel Taiji Quan. Talvolta, come succede tra animali in natura, è sufficiente uno sguardo per vincere senza combattere. Trattandosi di una meditazione in movimento, lo sguardo abbraccia tutto e su nulla si posa. L’intenzione guida e riempie lo sguardo.

La vista impiega gli occhi per consentire intenzionalmente a qualcosa di entrare dentro di noi e in questo modo il nostro cervello può riconoscere una realtà oggettiva. Lo sguardo implica un lasciare uscire qualcosa da noi verso l’altro e viceversa. Guardare è emettere energia, e quella dello sguardo è una energia molto potente. Per questo è fondamentale che sia controllata e guidata direttamente dal cuore. Questo è ciò che viene detto dare una intenzione e una direzione allo sguardo.

            Che gli occhi siano “la porta della mente” lo conferma anche la saggezza popolare, che si esprime attraverso modi di dire noti a tutti come, ad esempio, “gli occhi sono lo specchio dell’anima”. Nelle arti marziali uno sguardo che esprime una determinazione “ferina” può intimorire l’avversario, e in molte discipline si invita ad adottare questo genere di espressione.

Nel Taiji Quan, invece, lo sguardo deve essere semplicemente attento, ma quieto. Non deve far trasparire né paura, né aggressività, né alcun tipo di emozione negativa.

Gli occhi devono però riflettere energia (QI), forza interna (JIN) e spirito (SHEN).

Come ha scritto Chen Xin, autore del “Canone illustrato del Taijiquan della famiglia Chen”, gli occhi “devono guardare dritto in avanti, splendendo in tutt’e quattro le direzioni“, colgono, cioè, tutto ciò che sta davanti ma anche sopra, sotto e di lato. L’importanza dello sguardo viene enfatizzato da un altro tradizionale aforisma molto significativo: “Di tutte le centinaia di abilità nella lotta, l’occhio è l’avanguardia“.

            Molti praticanti si ostinano a ruotare la testa per guardare le mani durante l’esecuzione delle forme … questo non è corretto poiché disallinea i tre principali centri energetici del corpo ( i tre Dan Tian): le mani devono rimanere nel campo visivo del praticante, lo sguardo non deve essere fisso su di loro, occorre utilizzare la visione periferica durante tutta l’esecuzione della forma.

In realtà, le mani e gli occhi devono andare insieme: significa cioè che i movimenti degli occhi devono avvenire in coordinazione con i movimenti delle mani e del corpo.

            Come detto precedentemente, l’occhio è la finestra aperta per lo spirito, lo Shen. Pertanto gli occhi e le mani devono andare insieme per esprimere il significato e la forza dello spirito interno. Nella forma a solo gli occhi si concentrano su un soggetto o una direzione specifica. Questo viene spesso applicato durante il completamento di un movimento. Ma nello stesso tempo gli occhi seguono una parte specifica del corpo (o dell’arma), dall’inizio del movimento fino alla fine. Nel Taolu, se non si applicano correttamente i movimenti oculari, il movimento corporeo non ha spirito ed è una forma senza vita. Se i movimenti degli occhi sono incorporati in ogni tecnica, si è in grado di esprimere il vero significato dietro ogni tecnica. Il coordinamento delle mani e degli occhi è uno dei criteri per determinare la correttezza di un movimento. Se il movimento non è corretto, influisce sulla rivelazione dello spirito e influisce sulla qualità del movimento stesso. Quando un movimento manca di questo coordinamento, non è un movimento perfetto.

            L’importanza che rivestono gli occhi viene anche sottolineata in modo evidente nei Wu Bu, i Cinque Passi, che rappresentano nel Taijiquan la pratica dei Cinque Elementi: Avanzare, Retrocedere, Guardare a sinistra, Scrutare a destra, Mantenersi al Centro. Quello che colpisce è che vengono utilizzati termini come “Guardare” e “Scrutare”, piuttosto che termini come “Muoversi” o “Spostarsi”. Ciò che viene posto in evidenza è quindi l’importanza del pensiero e dell’intenzione: la  vista e lo sguardo sono infatti considerati preponderanti rispetto al movimento corporeo, tanto che guardare da un lato o dall’altro, portarvi cioè la propria attenzione, già di per sé implica un passo e uno spostamento in quella direzione. Inoltre, l’uso di un termine più statico, Guardare, per il passo a destra, rispetto al più dinamico Scrutare, utilizzato per il passo a sinistra, è un probabile riferimento ai rapporti tra lo Yin (destra) e lo Yang  (sinistra).

            L’uso degli occhi è poi fondamentale nel Tui Shou. In questa pratica si sviluppano degli aspetti importanti del Taiji Quan che non sono evidenti nell’esercizio a solo: qui infatti è necessario saper osservare da vicino la direzione del movimento dell’avversario, per cogliere nel corso del movimento il momento opportuno per metterlo in difficoltà. Gli occhi e l’intenzione sono coerenti, viaggiano insieme, in quanto gli occhi sono il punto focale della mente. Ciò che la mente sta considerando, su questo sono concentrati gli occhi. Poiché gli occhi sono l’organo di trasmissione dello spirito, in essi vi si riflette anche il più piccolo movimento di quest’ultimo. Ecco perché i punti su cui si posa lo sguardo durante la forma a solo non possono essere gli stessi durante il combattimento vero e proprio, altrimenti si rischia di tradire le proprie intenzioni. Lo sguardo dunque deve essere puntato dritto davanti a sé, senza fissare l’avversario. Il corpo dell’avversario viene attraversato dallo sguardo, che va oltre anche rispetto ad ogni altro oggetto che si trovi nel campo di visione, per abbracciare l’universo. In altre parole, il campo di visione deve essere il più largo possibile e lo sguardo non deve fissarsi su una cosa precisa, perché essa assorbirebbe l’attenzione, il che potrebbe ostacolare la disponibilità rispetto ad un eventuale cambiamento.

            A tale proposito è utile ricordare la massima del Daodejing, che afferma: “il saggio vede ma non vede, sente ma non sente”.

Bibliografia:

  • Franco Bottalo – Il volo del Cuore (ed. Finis Terrae)
  • Carlo Moiraghi – La via della forza interiore (ed. Jaca BooK)
  • Jou Tsung Hwa – Il TAO del Tai Chi Chuan (ed. Ubaldini)
  • Catherine Despeux – Taiji Quan (ed. Mediterranee)
  • Yang Jwing-Ming – Teoria e potenza marziale (ed. Mediterranee)

Ornella Sportelli, ha frequentato il corso triennale di NATUROPATIA presso la “Scuola Italiana di Scienze Naturopatiche” a Lecce. Nel 2010 si è diplomata in Massaggio Cinese Tuina, Fisiochinesiterapia e Ginnastiche Mediche Cinesi (QI GONG) presso l’Accademia di Medicina Tradizionale Cinese Sowen-GSSS di Bologna. Dal 2004 studia e insegna il Taiji Quan stile Yang e stile Chen Xiaojia insieme a Marco Pignata, sotto la guida dei Maestri Eric Caulier e Carmela Filosa. Nel 2011, nel corso di un soggiorno in Cina, la Maestra Chen Peiju, XX generazione della famiglia Chen, le ha conferito il certificato di “Coach” per l’insegnamento dello stile Chen Xiaojia. 

Tecnico qualificato CSEN-CONI con qualifica di MAESTRO – Cintura Nera III Duan per l’insegnamento del Taiji Quan stile Chen Xiaojia.

Attualmente insegna Taiji Quan Chen Xiaojia e Qi Gong a Taranto e Provincia.

L’ARTE DEL VUOTO DEL CUORE

(Maestra Ornella Sportelli)

Quelli che in antico eccellevano come adepti del Tao penetravano l’arcano e comunicavano col mistero, erano tanto profondi da non poter essere compresi. Proprio perché non possono essere compresi io mi sforzerò di descriverli attraverso immagini. Prudenti erano come chi d’inverno guada un fiume, attenti erano come chi avverte il pericolo incombere da ogni dove, rispettosi erano come chi è ospite, sfuggevoli erano come ghiaccio che si va sciogliendo, schietti erano come legno non ancora sgrossato, vuoti erano come valli, impenetrabili erano come l’acqua torbida. L’acqua torbida, se placata, pian piano si farà limpida, e quel che è inerte, una volta smosso, la vitalità pian piano riprenderà. Chi s’attiene a questa Via non brama d’esser pieno, e proprio perché non desidera esser colmo mai completa consunzione lo coglie

(Laozi – Dao De Jing) 

WU JI assenza di polarità, di differenziazione, stato di vuoto primordiale che precede la nascita del mondo

WU niente, assenza, negazione  

JI limite estremo, polo,

WU JI è lo stato in cui il praticante si deve porre prima di iniziare e nella pratica consiste nell’allineare il corpo, bilanciare il peso sui due piedi, calmare la mente e la respirazione, cercando di entrare in uno stato di rilassamento vigile. Ha la finalità di pacificare lo shen e regolarizzare il respiro per riportare l’armonia nelle funzioni di tutti gli organi. L’assunzione di una posizione dritta e centrata prepara sia il corpo che la mente all’avvio cosciente della pratica. 

Il primo passo nella pratica è di trovare il proprio centro di stabilità, rivolgendo l’attenzione su un punto, ad esempio uno dei tre Dantian, e mantenerla. Il Dantian inferiore è il punto più comune. E’ uno stato di rilassamento, di concentrazione e di serenità che rende percettiva ogni parte del corpo e permette all’energia di penetrare nel Dantian inferiore, luogo di trasformazione e di concentrazione dell’energia. E’ considerato la radice del’uomo e luogo di concentrazione dei cinque soffi.

L’obiettivo è quello di raggiungere la concentrazione assoluta, la quiete, il distacco ed il superamento della dualità. Entrare in uno stato di quiete per nutrire lo spirito e concentrarsi nell’unità della natura, il “TAO”, l’aspetto spontaneo, intimamente puro e incondizionato di ogni singola espressione della natura. 

La nozione di Vuoto è un concetto fondamentale del Taoismo e dell’intera cultura cinese. La stessa cosmologia cinese parte da questo concetto: all’inizio c’è il Caos Primordiale, che viene osservato e definito come tai xu, Grande Vuoto, o anche come wu ji, Senza Limite o Senza Polarizzazione. Da questa «assenza» origina la vita. Il Vuoto è il luogo della circolazione dei soffi vitali ed è la sede degli scambi. Il Vuoto è la condizione per ogni trasformazione, per l’accadere di ogni avvenimento: ciò è vero nella fisica e nella medicina cinese ma anche nelle arti come la letteratura, la musica e la danza. Nella calligrafia come nella pittura la dialettica Vuoto-Pieno è uno strumento per portare alla luce gli effetti di un’altra dialettica: quella yin-yang. È il qi dell’artista che guida il pennello a realizzare nel carattere o nel tratto pittorico un’opera che sia una sorta di microcosmo che richiama il macrocosmo: quel macrocosmo il quale procede da un soffio primordiale che sfrutta appunto il «Vuoto» per circolare.

La rappresentazione simbolica del Vuoto è la Vallata, un incavo «vuoto» che genera e nutre tutti gli esseri e le cose che la abitano e non si esaurisce mai.

“Lo spirito della Vallata vive per sempre; qui si parla della Femmina misteriosa. La Femmina misteriosa ha un’apertura da cui escono Cielo e Terra. L’impercettibile filo fila indefinitamente, vi si attinge senza mai esaurirlo”                                                                    (Laozi – Dao De Jing)

 Vari caratteri vengono utilizzati per esprimere il concetto di Vuoto: 

chong, che trasmette l’idea di un fluido espulso con violenza; 

kong, che indica lo spazio vuoto della volta celeste; 

xu, che si rapporta con l’idea di Vuoto come condizione per la circolazione silenziosa dei soffi vitali. Si tratta del Vuoto che descrive la condizione ideale nella quale gli elementi yin si comportano naturalmente come tali, così come quelli yang , e tra i due poli yin-yang si ha un interscambio leggero e silenzioso di soffi.

Il carattere xu rappresenta una collina deserta dove nulla ostacola il fluire regolare dei soffi. Regolare il Cuore significa regolare la mente, per “pervenire allo stato di tranquillità” (Rujing). Solo quando l’energia del Cuore è attivata, la mente diventa silenziosa e si può entrare nello stato di calma. 

È la quiete del Cuore che permette di compiere movimenti armonici – arrotondati e regolari- e di avere una respirazione lenta, lunga e profonda. Un modo di dire cinese, assai efficace, si esprime così: “uno stato di calma equivale ai cento movimenti“; i cento movimenti sono quelli dell’energia, che presiede alle attività funzionali e di trasformazione che avvengono all’interno del corpo e ai movimenti della forma fisica. La regolazione del Cuore conduce questo organo, che è la dimora della mente e dello spirito, allo stato di centratura e di calma. Se l’inquietudine della mente si estingue, lo spirito può esistere; al contrario, se la mente è presente (con pensieri ed emozioni), lo spirito non può esistere. Se il Cuore è saldo e fermo, lo spirito può raccogliersi; se il Cuore è instabile, lo spirito non può raccogliersi. E se lo spirito è concentrato, anche l’energia è coesa e scorre nei meridiani senza disperdersi. Per riassumere, nello stato di non-mente il Cuore è calmo, lo spirito si manifesta come presenza consapevole e l’energia fluisce abbondante in tutto il corpo. 

Il «Vuoto del Cuore» permetta allo shen (il mentale, lo psichismo) di trovare un luogo adatto alla propria dimora. A questo proposito riportiamo un passaggio dello Xun Zi , capitolo XXI, che afferma: “Come può un uomo conoscere il dao (tao)? Grazie al Cuore. Come può il Cuore conoscere? Grazie al Vuoto, perché il Vuoto non dirige verso le impressioni già tesaurizzate, ma verso ciò che deve essere ricevuto”.

Questo atteggiamento permette all’uomo la vera conoscenza, che non consiste per i taoisti nell’acquisizione di nozioni, ma al contrario nel “saper vivere” secondo un agire naturale che proprio perché naturale è una “conoscenza senza conoscenze”.

Il vuoto del Cuore quindi è la condizione per aumentare la nostra percezione cosciente, libera da vizi e pregiudizi: è quella condizione libera dal passato e dal futuro che permette di vivere la pienezza del presente. La condizione mossa da un’intelligenza retta, sarà dunque a sua volta retta, affinché possa essere colta e riconosciuta la vibrazione dell’energia. Questo atteggiamento, per i taoisti, permette all’uomo la vera conoscenza che non consiste nell’acquisizione di nozioni, ma al contrario, nel “Saper Vivere” secondo un agire naturale. “TIAN TAO – REN DE”: il TAO del cielo agisce nell’uomo; in quanto parte del TAO è la potenzialità dell’uomo nel seguire la VIA.

Gli uomini hanno paura di abbandonare le loro menti, perché temono di precipitare nel vuoto senza potersi arrestare. Non sanno che il vuoto non è veramente vuoto, perché è il regno della via autentica”                                                                                                                                  (Huang – Po)

Nella mentalità occidentale il vuoto viene percepito come mancanza del pieno e si tende a riempirlo. Il pieno assoluto, però, è stasi, non c’è movimento. Occorre fare vuoto affinché il nuovo accada. Il vuoto è la condizione per l’accadere di ogni avvenimento e per ogni trasformazione. L’idea del vuoto è sinonimo di infinita ricchezza di possibilità, di massima apertura e libertà. Bisogna considerare il vuoto come una porta, una possibilità, uno spazio potenziale, come entità di per sé esistente. 

Come il seme si nasconde nella terra per creare le piante, come l’uovo fecondato è al riparo nell’utero, quando ci rifugiamo in noi stessi entriamo nell’uovo cosmico, come dicevano gli alchimisti.

Va col vuoto tra le mani, poiché questo è tutto. Questo è il mio dono. Se riesci a portare il vuoto tra le tue mani, allora ogni cosa è possibile. Lascia cadere il secchio, così che l’acqua sfugga via, e con essa la luna. Solo questo ti permetterà di alzare lo sguardo e vedere la vera luna nel cielo; ma prima devi aver conosciuto il sapore del vuoto, devi lasciar cadere il secchio della tua mente, dei tuoi pensieri: non più acqua, né luna. Il vuoto nelle mani”                           (Jung – Libro Rosso).

Il WU JI, origine delle condizioni statiche e dinamiche, è la madre dello Yin e dello Yang “fermi si combinano, muovendosi si separano”. 

Da tale vuoto assoluto (…) sboccia meravigliosamente l’azione” 

 (Herringel –  Lo zen e il tiro con l’arco)

“Il tornare è il movimento del Tao, la cedevolezza è quel che adopra il Tao. Le diecimila creature che sono sotto il cielo hanno vita dall’essere, l’essere ha vita dal non-essere” 

 (Laozi – Dao De Jing) 

Ciò che interessa è la ricerca di una esperienza diretta della realtà che trascenda non solo il pensiero intellettuale, ma anche la percezione sensoriale. 

La conoscenza che deriva da un’esperienza di questo tipo viene chiamata dai Buddisti “conoscenza assoluta” perché si basa sull’esperienza diretta dell’ “essenza assoluta”, indifferenziata, indivisa, indeterminata.  

La conoscenza assoluta è quindi un’esperienza della realtà totalmente non intellettuale, un’esperienza che nasce da uno stato di coscienza non ordinario, che può essere chiamato uno stato “meditativo” o mistico.

Infatti, la componente razionale della ricerca sarebbe inutile se non fosse completata dall’intuito che rende creativi gli scienziati fornendo loro nuove visioni.

Queste visioni tendono a manifestarsi improvvisamente e non quando si è seduti al tavolo di lavoro cercando di risolvere equazioni, ma quando ci si rilassa. Durante questi momenti di riposo, dopo un’intensa attività intellettuale, la mente intuitiva sembra subentrare a quella razionale e può produrre improvvise visioni chiarificatrici. 

E’ uno stato di grande ricettività, uno stato mentale che fin dall’antichità era assiduamente ricercato da coloro, sciamani e sacerdoti, che tentavano la comunicazione con livelli di esistenza più elevati.

Nel Lingshu viene detto: 

Quando il Cuore si applica si parla di intenzione”.

L’intenzione è quindi il movimento del cuore, è la sua attività mentale. 

 L’ideogramma yi (intenzione) è formato dal radicale del cuore sovrastato dal fonema “yin” che designa una bocca che emette una nota musicale, un suono, una vibrazione celeste: quindi lo yi inteso come risonanza del cuore, come suono o parola che sgorga con intenzioni chiare e pulite. Ma nell’accezione usata da alcuni maestri, indica qualcosa di più di una semplice correttezza d’animo, esso coinvolge l’individuo in maniera globale. Infatti vediamo che il radicale yin  è composto dal carattere “li” (stare eretti, radicarsi, diritto)  e dal carattere “ri” (sole) , che sovrastano il carattere “xin” (cuore)  . 

Con yi quindi si intende “colui che sta eretto, perfettamente centrato nel proprio spirito, col controllo del proprio corpo e della propria mente”.

Yi è una delle facoltà dell’organo xin , cuore, nelle sue componenti principali: Yi Shi (coscienza, consapevolezza) e Yi Nian (idea, intenzione).

Può essere sinteticamente espresso con “mente-cuore”, termine che implica il concetto di “consapevolezza intuitiva” e cioè la capacità di conoscere e di esserne coscienti senza mediazioni intellettuali, in maniera diretta e immediata. Infatti la parola intuizione etimologicamente significa “essere in Dio”, dal greco en (in) e theos (Dio). E’ ciò che viene definito “conoscenza del cuore”.

Opportunamente sviluppata, permette una presa di coscienza delle potenzialità sia del corpo sia della mente. E’ lo stato in cui non c’è disarmonia tra pensiero e azione, in cui la consapevolezza si fonde con l’azione, facendo sì che le nostre azioni siano perfettamente allineate al flusso della nostra “intenzione cosciente”, è una specie di “estasi non mistica” che rappresenta uno stato di fusione, di assorbimento totale in quello che si sta facendo, dimentichi di ogni cognizione spazio temporale.

Questo stato rappresenta ciò che viene detto “l’Arte del Vuoto del Cuore”. 

Confucio considera che il rituale è operante quando la bellezza del gesto esteriore riflette la sincerità e la correttezza dell’intenzione interiore. Ogni rituale mira ad una rimessa in ordine interiore. Questa rimessa in ordine per un effetto di propagazione, parteciperà al mantenimento ed allo sviluppo di una armonia esteriore. E’ agendo entro di lui e su di lui che l’essere umano agisce sulla società e sul mondo.

Elemire Zolla, nel suo libro “Verità segrete esposte in evidenza” dice:

Il pugilato e la scherma con l’ombra nati nei monasteri taoisti e buddisti non vogliono forza muscolare, ma immaginazioni veementi. … Chi la pratica diventa un simbolo del cosmo, con tutto il peso addensato nel basso ventre, mentre il flusso dell’energia, come provenendo dal centro della terra, gli sale su per i piedi e colma il tronco. In certe arti marziali si immagina che la cintola sia una corda d’arco che scocca l’energia del cosmo come il dardo su per il tronco, lungo le braccia, attraverso le dita, via, fino ai confini dello spazio. Si diventa l’asse che non vacilla, il volano del cosmo, e l’energia si avvolge a elica intorno alla spina dorsale.”  

Al termine della sequenza, data la figura circolare del Taiji, che rispecchia la “RUOTA DEL VIVERE”, la pratica finisce nella posizione e nel luogo da cui è iniziata. Ed è così che il mutuo e dinamico equilibrio tra Yin e Yang, caratteristica del Taiji, prende avvio dalla comune matrice del Wu Ji, ed ad essa ritorna.

RIFERIMENTI:

  • Lucio Pippa, Carmela Filosa, Chen Peiju, Renato Crepaldi, Lucio Sotte “Taijiquan stile Chen Xiaojia e Qigong”
  • P.H. De Bruyn, A Dell’Orto, C. Despeux, V. Goossaert, C. Kontler, L. Chen-Yuan, M. Masson, T. Meynard, E. Rochat
    De La Vallée, B. Vermander “Grandi Religioni e Culture nell’Estremo Oriente: CINA”
  • Jou Tsung Hwa “Il Tao del Tai Chi Chuan”
  • Giuseppina Merchionne “Lo spirito del Qi Gong. Il soffio Cosmico”
  • Carlo Moiraghi “La via della forza interiore”
  • Flavio Daniele “I Tre Poteri segreti del Taiji Quan: Corpo – Mente – Energia”
  • Sotte L., ed altri, “Fondamenti di Agopuntura e Medicina Cinese”,
  • Eric Caulier “Comprendre le Taijiquan”
  • Catherine Despeux “Taiji Quan. Tecnica di lunga vita”
  • Li Xiao Ming “Metodo pratico di autoelevazione col Qi Gong tradizionale cinese”
  • www. lospaziodeltao.it
  • www. neidan.it
  • www.jungitalia.it
  • www.lalungavitaterapie.it
  • www.wuweituina.it
  • www.gmt2000.it
  • www.agopuntura.org/pubblicazioni/tipologia/la-mandorla
  • appunti dalle lezioni della Maestra Carmela Filosa

La Maestra Ornella Sportelli, ha frequentato il corso triennale di NATUROPATIA presso la “Scuola Italiana di Scienze Naturopatiche” a Lecce. Nel 2010 si è diplomata in Massaggio Cinese Tuina, Fisiochinesiterapia e Ginnastiche Mediche Cinesi (QI GONG) presso l’Accademia di Medicina Tradizionale Cinese Sowen-GSSS di Bologna. Dal 2004 studia e insegna il Taiji Quan stile Yang e stile Chen insieme a Marco Pignata, sotto la guida dei Maestri Eric Caulier e Carmela Filosa. Nel 2011, nel corso di un soggiorno in Cina, la Gran Maestra Chen Peiju, XX generazione della famiglia Chen, le ha conferito il certificato di “Coach” per l’insegnamento dello stile Chen Xiaojia.  Tecnico qualificato dallo CSEN-CONI con qualifica di “ISTRUTTORE”- Cintura Nera II Duan per l’insegnamento del Taiji Quan stile Chen Xiaojia. Attualmente insegna Taiji Quan e Qi Gong a Taranto e Provincia, insieme a Marco Pignata.