Merano: Seminario Taijiquan & Qi Gong

Il seminario con la Maestra Carmela Filosa, si terrà a Merano nei giorni 7-8 Settembre con il seguente programma:

PROGRAMMA 7 SETTEMBRE

  • Cenni storici dall’oriente all’occidente
  • Il Taiji Quan e la Cultura Cinese
  • Influenza della pratica del Qi Gong e del Taiji Quan sulla salute

PROGRAMMA 8 SETTEMBRE

  • Esercizi di riscaldamento secondo la pratica del Qi Gong
  • Studio della Forma Sizheng eseguita a mani nude
  • Studio della Forma Sizheng eseguita con la spada (MasterClass per soli praticanti)

Per informazioni e prenotazioni, contattare il numero +39 3409005765

La brochure dell’evento è disponibile seguendo questo link

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Pescara 2019: Esibizione del Maestro Chen Peishan

Esibizione del Maestro Chen Peishan durante il seminario organizzato dalla Italy Chen Xiaojia, a Pescara il 20-21 luglio scorso.

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Corsi e Seminari: Calendario A.A. 2019-2020

L’elenco degli eventi previsti per l’anno sportivo 2019/2020

CORSO ISTRUTTORI A NAPOLI

  • 12-13 ottobre 2019
  • 23-24 novembre 2019
  • 14-15 dicembre 2019
  • 11-12 gennaio 2020
  • 08-09 febbraio 2020
  • 14-15 marzo 2020
  • 18-19 aprile 2020
  • 16-17 maggio 2020

CORSO ISTRUTTORI A PALERMO

  • 28-29 settembre 2019
  • 30 novembre-01 dicembre 2019
  • 29 febbraio-01 marzo 2020
  • 09-10 maggio 2020

CORSO ISTRUTTORI A PESCARA

  • 19-20 ottobre 2019
  • 25-26 gennaio 2020
  • 28-29 marzo 2020
  • 23-24 maggio 2020

SEMINARI

SEMINARIO A MERANO

  • 07-08 settembre 2019

SEMINARI A PESARO

  • 21-22 dicembre 2019
  • 04-05 aprile 2020

SEMINARI CONGIUNTI TAIJIQUAN/TONGBEIQUAN

  • 01-02 febbraio 2020 MILANO (Maestro Vito Cannillo)
  • 21-22 marzo 2020 FIRENZE (Maestri Massimiliano Campaini e Antonio Peis)

SEMINARIO NAZIONALE DI FINE ANNO A ROCCAPORENA

  • 30/31 maggio – 01 giugno 2020
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Foto dello stage con il Maestro Chen Peishan

Alcune foto, dell’evento che si è tenuto a Pescara, con il Maestro Chen Peishan

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L’ARTE DEL VUOTO DEL CUORE

L’ARTE DEL VUOTO DEL CUORE

(Maestra Ornella Sportelli)

Quelli che in antico eccellevano come adepti del Tao penetravano l’arcano e comunicavano col mistero, erano tanto profondi da non poter essere compresi. Proprio perché non possono essere compresi io mi sforzerò di descriverli attraverso immagini. Prudenti erano come chi d’inverno guada un fiume, attenti erano come chi avverte il pericolo incombere da ogni dove, rispettosi erano come chi è ospite, sfuggevoli erano come ghiaccio che si va sciogliendo, schietti erano come legno non ancora sgrossato, vuoti erano come valli, impenetrabili erano come l’acqua torbida. L’acqua torbida, se placata, pian piano si farà limpida, e quel che è inerte, una volta smosso, la vitalità pian piano riprenderà. Chi s’attiene a questa Via non brama d’esser pieno, e proprio perché non desidera esser colmo mai completa consunzione lo coglie

(Laozi – Dao De Jing) 

WU JI assenza di polarità, di differenziazione, stato di vuoto primordiale che precede la nascita del mondo

WU niente, assenza, negazione  

JI limite estremo, polo,

WU JI è lo stato in cui il praticante si deve porre prima di iniziare e nella pratica consiste nell’allineare il corpo, bilanciare il peso sui due piedi, calmare la mente e la respirazione, cercando di entrare in uno stato di rilassamento vigile. Ha la finalità di pacificare lo shen e regolarizzare il respiro per riportare l’armonia nelle funzioni di tutti gli organi. L’assunzione di una posizione dritta e centrata prepara sia il corpo che la mente all’avvio cosciente della pratica. 

Il primo passo nella pratica è di trovare il proprio centro di stabilità, rivolgendo l’attenzione su un punto, ad esempio uno dei tre Dantian, e mantenerla. Il Dantian inferiore è il punto più comune. E’ uno stato di rilassamento, di concentrazione e di serenità che rende percettiva ogni parte del corpo e permette all’energia di penetrare nel Dantian inferiore, luogo di trasformazione e di concentrazione dell’energia. E’ considerato la radice del’uomo e luogo di concentrazione dei cinque soffi.

L’obiettivo è quello di raggiungere la concentrazione assoluta, la quiete, il distacco ed il superamento della dualità. Entrare in uno stato di quiete per nutrire lo spirito e concentrarsi nell’unità della natura, il “TAO”, l’aspetto spontaneo, intimamente puro e incondizionato di ogni singola espressione della natura. 

La nozione di Vuoto è un concetto fondamentale del Taoismo e dell’intera cultura cinese. La stessa cosmologia cinese parte da questo concetto: all’inizio c’è il Caos Primordiale, che viene osservato e definito come tai xu, Grande Vuoto, o anche come wu ji, Senza Limite o Senza Polarizzazione. Da questa «assenza» origina la vita. Il Vuoto è il luogo della circolazione dei soffi vitali ed è la sede degli scambi. Il Vuoto è la condizione per ogni trasformazione, per l’accadere di ogni avvenimento: ciò è vero nella fisica e nella medicina cinese ma anche nelle arti come la letteratura, la musica e la danza. Nella calligrafia come nella pittura la dialettica Vuoto-Pieno è uno strumento per portare alla luce gli effetti di un’altra dialettica: quella yin-yang. È il qi dell’artista che guida il pennello a realizzare nel carattere o nel tratto pittorico un’opera che sia una sorta di microcosmo che richiama il macrocosmo: quel macrocosmo il quale procede da un soffio primordiale che sfrutta appunto il «Vuoto» per circolare.

La rappresentazione simbolica del Vuoto è la Vallata, un incavo «vuoto» che genera e nutre tutti gli esseri e le cose che la abitano e non si esaurisce mai.

“Lo spirito della Vallata vive per sempre; qui si parla della Femmina misteriosa. La Femmina misteriosa ha un’apertura da cui escono Cielo e Terra. L’impercettibile filo fila indefinitamente, vi si attinge senza mai esaurirlo”                                                                    (Laozi – Dao De Jing)

 Vari caratteri vengono utilizzati per esprimere il concetto di Vuoto: 

chong, che trasmette l’idea di un fluido espulso con violenza; 

kong, che indica lo spazio vuoto della volta celeste; 

xu, che si rapporta con l’idea di Vuoto come condizione per la circolazione silenziosa dei soffi vitali. Si tratta del Vuoto che descrive la condizione ideale nella quale gli elementi yin si comportano naturalmente come tali, così come quelli yang , e tra i due poli yin-yang si ha un interscambio leggero e silenzioso di soffi.

Il carattere xu rappresenta una collina deserta dove nulla ostacola il fluire regolare dei soffi. Regolare il Cuore significa regolare la mente, per “pervenire allo stato di tranquillità” (Rujing). Solo quando l’energia del Cuore è attivata, la mente diventa silenziosa e si può entrare nello stato di calma. 

È la quiete del Cuore che permette di compiere movimenti armonici – arrotondati e regolari- e di avere una respirazione lenta, lunga e profonda. Un modo di dire cinese, assai efficace, si esprime così: “uno stato di calma equivale ai cento movimenti“; i cento movimenti sono quelli dell’energia, che presiede alle attività funzionali e di trasformazione che avvengono all’interno del corpo e ai movimenti della forma fisica. La regolazione del Cuore conduce questo organo, che è la dimora della mente e dello spirito, allo stato di centratura e di calma. Se l’inquietudine della mente si estingue, lo spirito può esistere; al contrario, se la mente è presente (con pensieri ed emozioni), lo spirito non può esistere. Se il Cuore è saldo e fermo, lo spirito può raccogliersi; se il Cuore è instabile, lo spirito non può raccogliersi. E se lo spirito è concentrato, anche l’energia è coesa e scorre nei meridiani senza disperdersi. Per riassumere, nello stato di non-mente il Cuore è calmo, lo spirito si manifesta come presenza consapevole e l’energia fluisce abbondante in tutto il corpo. 

Il «Vuoto del Cuore» permetta allo shen (il mentale, lo psichismo) di trovare un luogo adatto alla propria dimora. A questo proposito riportiamo un passaggio dello Xun Zi , capitolo XXI, che afferma: “Come può un uomo conoscere il dao (tao)? Grazie al Cuore. Come può il Cuore conoscere? Grazie al Vuoto, perché il Vuoto non dirige verso le impressioni già tesaurizzate, ma verso ciò che deve essere ricevuto”.

Questo atteggiamento permette all’uomo la vera conoscenza, che non consiste per i taoisti nell’acquisizione di nozioni, ma al contrario nel “saper vivere” secondo un agire naturale che proprio perché naturale è una “conoscenza senza conoscenze”.

Il vuoto del Cuore quindi è la condizione per aumentare la nostra percezione cosciente, libera da vizi e pregiudizi: è quella condizione libera dal passato e dal futuro che permette di vivere la pienezza del presente. La condizione mossa da un’intelligenza retta, sarà dunque a sua volta retta, affinché possa essere colta e riconosciuta la vibrazione dell’energia. Questo atteggiamento, per i taoisti, permette all’uomo la vera conoscenza che non consiste nell’acquisizione di nozioni, ma al contrario, nel “Saper Vivere” secondo un agire naturale. “TIAN TAO – REN DE”: il TAO del cielo agisce nell’uomo; in quanto parte del TAO è la potenzialità dell’uomo nel seguire la VIA.

Gli uomini hanno paura di abbandonare le loro menti, perché temono di precipitare nel vuoto senza potersi arrestare. Non sanno che il vuoto non è veramente vuoto, perché è il regno della via autentica”                                                                                                                                  (Huang – Po)

Nella mentalità occidentale il vuoto viene percepito come mancanza del pieno e si tende a riempirlo. Il pieno assoluto, però, è stasi, non c’è movimento. Occorre fare vuoto affinché il nuovo accada. Il vuoto è la condizione per l’accadere di ogni avvenimento e per ogni trasformazione. L’idea del vuoto è sinonimo di infinita ricchezza di possibilità, di massima apertura e libertà. Bisogna considerare il vuoto come una porta, una possibilità, uno spazio potenziale, come entità di per sé esistente. 

Come il seme si nasconde nella terra per creare le piante, come l’uovo fecondato è al riparo nell’utero, quando ci rifugiamo in noi stessi entriamo nell’uovo cosmico, come dicevano gli alchimisti.

Va col vuoto tra le mani, poiché questo è tutto. Questo è il mio dono. Se riesci a portare il vuoto tra le tue mani, allora ogni cosa è possibile. Lascia cadere il secchio, così che l’acqua sfugga via, e con essa la luna. Solo questo ti permetterà di alzare lo sguardo e vedere la vera luna nel cielo; ma prima devi aver conosciuto il sapore del vuoto, devi lasciar cadere il secchio della tua mente, dei tuoi pensieri: non più acqua, né luna. Il vuoto nelle mani”                           (Jung – Libro Rosso).

Il WU JI, origine delle condizioni statiche e dinamiche, è la madre dello Yin e dello Yang “fermi si combinano, muovendosi si separano”. 

Da tale vuoto assoluto (…) sboccia meravigliosamente l’azione” 

 (Herringel –  Lo zen e il tiro con l’arco)

“Il tornare è il movimento del Tao, la cedevolezza è quel che adopra il Tao. Le diecimila creature che sono sotto il cielo hanno vita dall’essere, l’essere ha vita dal non-essere” 

 (Laozi – Dao De Jing) 

Ciò che interessa è la ricerca di una esperienza diretta della realtà che trascenda non solo il pensiero intellettuale, ma anche la percezione sensoriale. 

La conoscenza che deriva da un’esperienza di questo tipo viene chiamata dai Buddisti “conoscenza assoluta” perché si basa sull’esperienza diretta dell’ “essenza assoluta”, indifferenziata, indivisa, indeterminata.  

La conoscenza assoluta è quindi un’esperienza della realtà totalmente non intellettuale, un’esperienza che nasce da uno stato di coscienza non ordinario, che può essere chiamato uno stato “meditativo” o mistico.

Infatti, la componente razionale della ricerca sarebbe inutile se non fosse completata dall’intuito che rende creativi gli scienziati fornendo loro nuove visioni.

Queste visioni tendono a manifestarsi improvvisamente e non quando si è seduti al tavolo di lavoro cercando di risolvere equazioni, ma quando ci si rilassa. Durante questi momenti di riposo, dopo un’intensa attività intellettuale, la mente intuitiva sembra subentrare a quella razionale e può produrre improvvise visioni chiarificatrici. 

E’ uno stato di grande ricettività, uno stato mentale che fin dall’antichità era assiduamente ricercato da coloro, sciamani e sacerdoti, che tentavano la comunicazione con livelli di esistenza più elevati.

Nel Lingshu viene detto: 

Quando il Cuore si applica si parla di intenzione”.

L’intenzione è quindi il movimento del cuore, è la sua attività mentale. 

 L’ideogramma yi (intenzione) è formato dal radicale del cuore sovrastato dal fonema “yin” che designa una bocca che emette una nota musicale, un suono, una vibrazione celeste: quindi lo yi inteso come risonanza del cuore, come suono o parola che sgorga con intenzioni chiare e pulite. Ma nell’accezione usata da alcuni maestri, indica qualcosa di più di una semplice correttezza d’animo, esso coinvolge l’individuo in maniera globale. Infatti vediamo che il radicale yin  è composto dal carattere “li” (stare eretti, radicarsi, diritto)  e dal carattere “ri” (sole) , che sovrastano il carattere “xin” (cuore)  . 

Con yi quindi si intende “colui che sta eretto, perfettamente centrato nel proprio spirito, col controllo del proprio corpo e della propria mente”.

Yi è una delle facoltà dell’organo xin , cuore, nelle sue componenti principali: Yi Shi (coscienza, consapevolezza) e Yi Nian (idea, intenzione).

Può essere sinteticamente espresso con “mente-cuore”, termine che implica il concetto di “consapevolezza intuitiva” e cioè la capacità di conoscere e di esserne coscienti senza mediazioni intellettuali, in maniera diretta e immediata. Infatti la parola intuizione etimologicamente significa “essere in Dio”, dal greco en (in) e theos (Dio). E’ ciò che viene definito “conoscenza del cuore”.

Opportunamente sviluppata, permette una presa di coscienza delle potenzialità sia del corpo sia della mente. E’ lo stato in cui non c’è disarmonia tra pensiero e azione, in cui la consapevolezza si fonde con l’azione, facendo sì che le nostre azioni siano perfettamente allineate al flusso della nostra “intenzione cosciente”, è una specie di “estasi non mistica” che rappresenta uno stato di fusione, di assorbimento totale in quello che si sta facendo, dimentichi di ogni cognizione spazio temporale.

Questo stato rappresenta ciò che viene detto “l’Arte del Vuoto del Cuore”. 

Confucio considera che il rituale è operante quando la bellezza del gesto esteriore riflette la sincerità e la correttezza dell’intenzione interiore. Ogni rituale mira ad una rimessa in ordine interiore. Questa rimessa in ordine per un effetto di propagazione, parteciperà al mantenimento ed allo sviluppo di una armonia esteriore. E’ agendo entro di lui e su di lui che l’essere umano agisce sulla società e sul mondo.

Elemire Zolla, nel suo libro “Verità segrete esposte in evidenza” dice:

Il pugilato e la scherma con l’ombra nati nei monasteri taoisti e buddisti non vogliono forza muscolare, ma immaginazioni veementi. … Chi la pratica diventa un simbolo del cosmo, con tutto il peso addensato nel basso ventre, mentre il flusso dell’energia, come provenendo dal centro della terra, gli sale su per i piedi e colma il tronco. In certe arti marziali si immagina che la cintola sia una corda d’arco che scocca l’energia del cosmo come il dardo su per il tronco, lungo le braccia, attraverso le dita, via, fino ai confini dello spazio. Si diventa l’asse che non vacilla, il volano del cosmo, e l’energia si avvolge a elica intorno alla spina dorsale.”  

Al termine della sequenza, data la figura circolare del Taiji, che rispecchia la “RUOTA DEL VIVERE”, la pratica finisce nella posizione e nel luogo da cui è iniziata. Ed è così che il mutuo e dinamico equilibrio tra Yin e Yang, caratteristica del Taiji, prende avvio dalla comune matrice del Wu Ji, ed ad essa ritorna.

RIFERIMENTI:

  • Lucio Pippa, Carmela Filosa, Chen Peiju, Renato Crepaldi, Lucio Sotte “Taijiquan stile Chen Xiaojia e Qigong”
  • P.H. De Bruyn, A Dell’Orto, C. Despeux, V. Goossaert, C. Kontler, L. Chen-Yuan, M. Masson, T. Meynard, E. Rochat
    De La Vallée, B. Vermander “Grandi Religioni e Culture nell’Estremo Oriente: CINA”
  • Jou Tsung Hwa “Il Tao del Tai Chi Chuan”
  • Giuseppina Merchionne “Lo spirito del Qi Gong. Il soffio Cosmico”
  • Carlo Moiraghi “La via della forza interiore”
  • Flavio Daniele “I Tre Poteri segreti del Taiji Quan: Corpo – Mente – Energia”
  • Sotte L., ed altri, “Fondamenti di Agopuntura e Medicina Cinese”,
  • Eric Caulier “Comprendre le Taijiquan”
  • Catherine Despeux “Taiji Quan. Tecnica di lunga vita”
  • Li Xiao Ming “Metodo pratico di autoelevazione col Qi Gong tradizionale cinese”
  • www. lospaziodeltao.it
  • www. neidan.it
  • www.jungitalia.it
  • www.lalungavitaterapie.it
  • www.wuweituina.it
  • www.gmt2000.it
  • www.agopuntura.org/pubblicazioni/tipologia/la-mandorla
  • appunti dalle lezioni della Maestra Carmela Filosa

La Maestra Ornella Sportelli, ha frequentato il corso triennale di NATUROPATIA presso la “Scuola Italiana di Scienze Naturopatiche” a Lecce. Nel 2010 si è diplomata in Massaggio Cinese Tuina, Fisiochinesiterapia e Ginnastiche Mediche Cinesi (QI GONG) presso l’Accademia di Medicina Tradizionale Cinese Sowen-GSSS di Bologna. Dal 2004 studia e insegna il Taiji Quan stile Yang e stile Chen insieme a Marco Pignata, sotto la guida dei Maestri Eric Caulier e Carmela Filosa. Nel 2011, nel corso di un soggiorno in Cina, la Gran Maestra Chen Peiju, XX generazione della famiglia Chen, le ha conferito il certificato di “Coach” per l’insegnamento dello stile Chen Xiaojia.  Tecnico qualificato dallo CSEN-CONI con qualifica di “ISTRUTTORE”- Cintura Nera II Duan per l’insegnamento del Taiji Quan stile Chen Xiaojia. Attualmente insegna Taiji Quan e Qi Gong a Taranto e Provincia, insieme a Marco Pignata.

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Taijiquan nel verde

Le attività della Italy Chen Xiaojia si spostano all’aperto

taichi parco verde

Se volete assistere o partecipare ad una delle nostre lezioni, ci trovate a:

  • San Giorgio a Cremano (NA): il 9 ed il 15 luglio, dalle 19:00, presso Villa Vannucchi (riferimento Maestra Sarah Falanga)
  • Palermo: tutti i martedì di luglio, dalle 18:00 alle 19:30, presso Giardino Vincenzo Florio (adiacente allo Stadio delle Palme) (riferimento Maestro Vito Marino)
  • Roma: tutti i mercoledì, dalle 19:00 alle 20:00, presso il Parco di via Viner, zona Axa Malafede (riferimento Maestro Nazzareno de Cave)
  • Pesaro: 4 ed 11 luglio, dalle ore 19:00 alle 20:00, presso gli Orti Giulii (riferimento Maestro Caudio Romoli)
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L’etica nel Taijiquan.

L’etica nel Taijiquan.

(Maestra Alessandra Falanga)

Lo sviluppo della cultura cinese è stato fortemente influenzato dalle teorie di Confucio, Lao Tsu e del Buddismo Zen, un vastissimo connubio tra filosofia, religione, metafisica, misticismo ed etica. È indubbio pertanto, che le stesse abbiano condizionato anche lo sviluppo delle arti marziali e, quindi, del Taijiquan. Ciò posto, è evidente il ruolo fondamentale ricoperto nel Taijiquan dal concetto di etica individuale e sociale. Come in tutte le Arti marziali Cinesi, anche nel Taijiquan esiste un vero e proprio codice etico (Wude) che regola il comportamento dei praticanti. Il Wude (morale marziale) ha lo scopo di fare del praticante una persona esperta di tecniche marziali, improntate a sane regole etiche e principi morali, che devono manifestarsi nella pratica dell’arte marziale, ma anche nel normale fluire della vita quotidiana. Alcuni concetti fondamentali sono:

  • umiltà
  • coraggio
  • assenza di invidia
  • rettitudine
  • costanza
  • empatia
  • saggezza
  • rispetto per il luogo in cui si pratica
  • reciproco rispetto tra allievo ed insegnante
  • bontà

Tali virtù sono una caratteristica indispensabile per poter essere un buon praticante di Taijiquan.

Secondo il pensiero confuciano l’uomo (ren) ha dei limiti nel suo sviluppo, pertanto, necessita di norme di condotta (li). L’equilibrio perfetto viene raggiunto solo stabilendo la corretta armonia tra ren e li.

In questa disciplina marziale l’apprendimento e la pratica delle tecniche marziali non può prescindere dalle qualità morali. Se tali principi etici saranno correttamente applicati, con un serio allenamento quotidiano, allora il gesto marziale si dimostrerà efficace, si dice infatti “Per allenare la marzialità prima si deve allenare la morale, per insegnare all’uomo prima si deve insegnare al cuore”. Seppur appare semplice nella teoria, tale connubio, nella pratica, è estremamente difficile da raggiungere e mantenere nel tempo. Preliminarmente occorrerà una buona dose di modestia, bisogna collaborare insieme al fine di migliorare senza cercare di prevaricare gli uni sugli altri “se il cuore è retto il pugilato sarà corretto, se il cuore è deviato, il pugilato sarà parziale”. Il praticante può essere pieno di talento ed allenarsi duramente ma se non dimostra di essere moralmente degno, non riceverà dal suo maestro un’istruzione completa. La prima norma da osservare è proprio il rispetto e la cura reciproca tra allievo ed insegnante, regola che si estende nella relazione tra studente e studente, tra allievo e gente comune, e pertanto, in ogni relazione sociale. Nel rispetto di questo concetto agisce il maestro, il quale esamina per anni la morale di un possibile allievo prima di trasmettergli la sua conoscenza e soprattutto accettarlo come suo Tudi. Difatti, magari inizialmente, lo stesso allievo si dimostra entusiasta e sincero, accettando di buon grado ogni regola, ma nel tempo potrebbe subentrare qualsivoglia forma di subdolo interesse materiale che lo porterà ad agire in maniera difforme dai principi a cui si ispira il Taijiquan. In realtà, ciò che sarebbe opportuno modificare è soprattutto la visione di tale arte marziale, non certo da intendersi come qualcosa che si può “comprare o vendere”, bensì un’abilità, una conoscenza da trasmettere e far conoscere ad altri. La nostra associazione “Italy Chen Xiaojia”, volge appunto il suo scopo alla diffusione ed allo sviluppo del Taijiquan, stile Chen, attraverso il suo studio, la sua ricerca, promozione, conoscenza, e nel rispetto del suo codice etico, trasfuso nell’osservanza per tutti i nostri associati dello “statuto”. Le norme di condotta in tal caso con riferimento allo statuto della nostra scuola, hanno appunto lo scopo di costituire un’armonia tra gli associati col solo fine della diffusione e conoscenza del Taijiquan stile Chen Xiaojia, il rispetto delle norme dello statuto permette la corretta diffusione di tale arte marziale secondo i dettami della tradizione millenaria custodita dai Caposcuola mondiali, Maestri Chen Peiju e Chen Peishan, ed, attraverso loro, dal nostro Caposcuola italiano, la Maestra Carmela Filosa. Non è nell’intenzione dello scrivente tediare il lettore riportando le norme contenute nello statuto, conscio che i soci, gli associati e coloro che abbiano interesse a far parte della nostra Associazione ne conoscano il contenuto e le finalità, ma ne riporterò brevi stralci in quanto “repetita iuvant”:

  • lo scopo conviviale e culturale dell’associazione si esprime attraverso la maturità e la consapevolezza di ogni socio.
  • Tutti i soci sono tenuti a rispettare le norme dello statuto e del regolamento interno secondo le deliberazioni assunte dagli organi preposti.
  • Solo il Caposcuola italiano può indire dei corsi di formazione per istruttori, riconoscere questi ed abilitarli all’insegnamento dello stile, previo superamento dei relativi esami annuali, un’ulteriore verifica verrà effettuata alla presenza in Italia della maestra Che Peiju e/o dal Maestro Chen Peishan.
  • L’istruttore abilitato e che abbia una propria scuola deve richiedere, almeno una volta l’anno, un seminario con il Caposcuola italiano al fine di verificare ed approfondire il lavoro svolto con i propri allievi, costoro devono essere regolarmente iscritti all’Associazione.
  • I contatti diretti con i Caposcuola mondiali, sono tenuti esclusivamente tramite il Caposcuola italiano.
  • I comportamenti offensivi o lesivi della dignità o indirizzati a creare dissidio o a portare offesa all’onorabilità dell’associazione saranno puniti con l’immediata e inappellabile espulsione dall’associazione stessa, decretata dal Presidente che ne è legale rappresentante e garante.

Per quanto detto è deducibile che la pratica del Taijiquan è per tutti, ovvero per tutti quegli individui che improntano la loro vita al rispetto degli altri, alla ricerca dell’armonia con se stessi e nelle relazioni sociali, la cui pratica marziale sia indirizzata allo studio e diffusione delle conoscenze trasmessegli dal proprio maestro, strettamente connessa alla capacità di custodirle e gestirle con saggezza.

La maestra Alessandra Falanga, IV duan, cintura nera, ha cominciato a studiare il taijiquan nel 1999, sotto gli insegnamenti della maestra Carmela Filosa, della quale è divenuta discepolo nel 2012. Dal 2001 ha partecipato a numerose competizioni nazionali ed internazionali, conseguendo il titolo di campionessa italiana per diversi anni, ed il terzo posto al campionato Europeo di Mosca. Nel medesimo anno ha cominciato a recarsi in Cina, studiando e perfezionandosi sotto la direzione della maestra Chen Peiju, discendente di XX generazione della famiglia Chen e XII dello stile Chen Xiaojia. Nel 2008 ha partecipato al campionato mondiale di Hanoi (Vietnam), rientrando nei primi dieci posti. Dal 2006 ha cominciato a dedicarsi anche all’insegnamento del Taijiquan.

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Seminario con il Maestro Chen Peishan a Pescara!

maestro chen peishan pescara

Di seguito alcune informazioni riguardanti il seminario con il Maestro Chen Peishan.

Il seminario è riservato ai membri delle Associazioni ICXJ e ISCT

LUOGO: DANCE HALL VENTI 04 – Via Raiale 116, Pescara

PROGRAMMA

  • Sabato 20 luglio: Sizheng Mani Nude 9:30-12:30 e Sizheng di Spada 14:30 – 17:30
  • Domenica 21 luglio:Yilu 9:30-11:30 e Tuishou 11:45- 13:15

Per l’iscrizione al seminario, è necessario prendere visione e compilare il modulo disponibile seguendo questo link

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Foto degli Esami CSEN 2019

Nei giorni 8 e 9 Giugno 2019, si sono svolti, presso la sede del ASD Teng Long di San Giorgio a Cremano, con il patrocinio dello CSEN, il corso di formazione, gli esami di Duan e gli esami per l’acquisizione della Qualifica Tecnica di Allenatore, Istruttore e Maestro della Italy Chen XiaoJia

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Foto dei Corsi Istruttori 2019

Palermo
Napoli
Napoli
Pescara
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