Il Taijiquan come strumento di recupero psicomotorio per giovani disabili.

Il Taijiquan come strumento di recupero psicomotorio per giovani disabili.

(Maestro Nazzareno De Cave)

 In questo articolo vorrei riportare brevemente l’esperienza maturata come formatore presso il C.F.P. Simonetta Tosi, gestito dal Comune di Roma, in cui ho utilizzato il Taijiquan come tecnica di recupero e crescita dei giovani disabili (età 16-25 anni). L’attività, partita come sperimentazione, è poi diventata parte integrante del progetto formativo dei corsi ed è stata svolta dal 1994 fino al 2013.

  L’idea di sperimentare la pratica del Taijiquan nei corsi ebbe origine dall’aver rilevato che, all’interno del lavoro di recupero e socializzazione svolto dalla Centro di Formazione professionale, mancava un momento dedicato ad un’attività di tipo motorio come via di accesso al mondo cognitivo ed emotivo dei ragazzi. Al di là di altre tecniche di riabilitazione svolte attraverso le strutture sanitarie (con le solite difficoltà di accesso per molti), la maggior parte degli allievi non svolgeva nessun tipo di attività che permettesse di avere uno strumento di lavoro e crescita del proprio corpo.

 Pensai così di introdurre il Taijiquan proponendolo come una forma di attività’ psicomotoria il cui obiettivo era il miglioramento delle capacità e abilità motorie dei ragazzi e, in particolare, la crescita della conoscenza e coscienza del proprio corpo attraverso un lavoro su:

  Schema corporeo: grazie alle sensazioni cinestetiche che il movimento produce viene arricchito lo schema corporeo, vale a dire le sensazioni che riguardano le varie parti del corpo, arricchendo la coscienza e conoscenza dello stesso.

  Postura: non possiamo conoscere e correggere gli atteggiamenti sbagliati del nostro corpo se non lo muoviamo. Il movimento porta a un migliore orientamento del corpo rispetto allo spazio che lo circonda ed è un importante fattore unificante delle varie parti che lo compongono.

  Tono muscolare e rilassamento: i movimenti che vengono richiesti potenziano contemporaneamente i vari gruppi muscolari e ottimizzano il lavoro delle articolazioni ed il loro controllo attraverso l’alternanza fra tensione e rilassamento.

  Propriocezione: Un movimento lento e consapevole aiuta a riprendere coscienza del corpo risvegliando i sensori (propriocettori) che inviano al  cervello le informazioni dalle parti coinvolte dal movimento e ne migliorano il controllo nell’insieme e nelle sue parti attraverso un lavoro su:

  1. coscienza e controllo del respiro                      
  2. collegamento fra movimento e ritmo
  3. coordinazione ed equilibrio
  4. coscienza e organizzazione dello spazio: spazialità e lateralità

   Per quanto riguarda il lavoro sulle capacità intellettive e relazionali gli obiettivi che ci si proponeva erano inoltre :    

L’incremento della capacita’ di concentrazione e l’allungamento dei tempi di attenzione.  Questo aspetto, trattandosi di persone con deficit cognitivi, risulta particolarmente importante, oltre ad essere funzionale all’apprendimento di tutte le altre materie che vengono proposte nei corsi. Il tipo di atmosfera che si viene a creare durante le lezioni aiuta a rallentare l’attività corticale e permette un progressivo rilassamento favorendo la concentrazione anche in soggetti normalmente iperattivi.

 Lo sviluppo dell’autonomia personale e il miglioramento dell’autostima.  L’acquisizione di un atteggiamento autonomo sia nella gestione della propria vita relazionale che nella ordinaria gestione delle proprie necessità costituisce un altro caposaldo dell’intervento formativo operato nei corsi.

 Trattandosi di adolescenti provenienti spesso da famiglie problematiche, la capacità di relazionarsi sia con i propri pari che con gli adulti di riferimento è spesso alterata. Il lavoro di gruppo, dove le difficoltà sono condivise, aiuta a migliorare la capacità relazionali con i compagni e contribuisce a dare una valutazione di sé stessi più aderente alla realtà.

 Una maggiore autostima permette poi di lavorare sull’autonomia di gestione della propria vita e sulla capacità di essere indipendenti nei propri movimenti nella città oltre che sulla capacità di affrontare le situazioni di stress.

 Per il raggiungimento di questi risultati, il TAIJIQUAN, a differenza delle altre discipline comunemente proposte, rivela la sua natura di arte marziale e, pur perdendo nei corsi l’aspetto legato al combattimento, ne mantiene le movenze e le forme.

  Questa sua caratteristica riusciva a stimolare molto e a catturare l’attenzione dei ragazzi; essi trovano più motivante e gratificante l’esecuzione di movimenti che hanno per loro un significato e non sono eseguiti in modo ripetitivo e vuoto come i noiosi esercizi che sono abituati a praticare nelle terapie riabilitative. Questo aspetto e’ molto importante: infatti se non si vuole che gran parte  del lavoro svanisca una volta usciti dalla palestra, l’attività’ svolta deve comportare uno sforzo di volontà cosciente che solo la giusta motivazione può stimolare .

   Può essere interessante capire come si legano questa natura marziale del TAIJIQUAN  con la sua efficacia come attività’ psicomotoria.

  Il TAIJIQUAN rivoluziona le modalità’ di apprendimento delle arti marziali, passando da un allenamento basato sullo sviluppo della forza fisica e della velocità’ di esecuzione (quello che conosciamo come Gong-Fu) ad un allenamento che prevede l’apprendimento delle tecniche con un movimento lento ma molto preciso fino al più piccolo dettaglio, uno studio dell’equilibrio e della fluidità del movimento, un uso sempre più cosciente della respirazione.

  Questo comporta che, dopo lunghi anni di allenamento, il corpo abbia assorbito talmente tali movenze da riuscire poi a riproporle inaspettatamente con grande velocità e precisione, usando l’energia invece che la forza.

  Nel TAIJIQUAN  il lavoro sull’energia psicofisica non viene immediatamente e necessariamente usato per compiere azioni esterne visibili (calci, pugni, prodezze di tipo atletico) ma serve ad accrescere e potenziare la forza e l’equilibrio interiore del praticante.

  Spostando allora l’interesse dalla natura marziale allo sviluppo del controllo sul corpo e sulla mente, si comprende perché il TAIJIQUAN  venga sempre più usato efficacemente come forma di attività motoria adattabile a tutti, con lo scopo di conservare e migliorare la salute, l’efficienza e il benessere psicofisico.

  Per poter meglio apprezzare e valutare i risultati dell’attività svolta, si è pensato di introdurre nel corso degli anni un monitoraggio del lavoro attraverso l’uso di schede di osservazione individuali.                                                          

  In questo modo è stato possibile registrare ed evidenziare periodicamente progressi e cambiamenti degli allievi partecipanti. Accanto alla valutazione individuale fornita dalle schede, i risultati complessivi relativi alla generalità dei ragazzi si possono così sintetizzare:

  • Graduale e significativa correzione della postura e progressivo riequilibrio del tono muscolare.
  • Miglioramento delle prestazioni fisiche di tutti i ragazzi, compresi i più problematici, con una evoluzione dello stile motorio che riesce a trasmettere fluidità e armonia nel movimento come conseguenza dell’aumentata presenza e padronanza sul proprio corpo.
  • Allungamento dei tempi di attenzione, progressivo adattamento alla atmosfera generale di silenzio e concentrazione anche da parte di persone normalmente più’ irrequiete ed instabili, globale percezione e utilizzo dell’atmosfera di rilassamento.
  • Sviluppo di una partecipazione attiva e motivata e creazione di un buon spirito di gruppo. Ciascun ragazzo è riuscito a svolgere un lavoro personale ma sempre collegato e integrato nel lavoro del gruppo.

  Il lavoro, infine, culminava e trovava ulteriori motivazioni con l’esecuzione di un piccolo saggio, da presentare durante la festa di fine corso che la scuola organizzava ogni anno in collaborazione con l’associazione dei genitori ed altre realtà del quartiere dove è ubicato il centro (Scuola popolare di musica di Testaccio, Comitato di Quartiere, Centro anziani, Associazioni per il commercio equo e solidale, associazioni di artigiani, ecc.).

 La possibilità di essere protagonisti di un’esibizione della cui qualità anche gli studenti avevano coscienza e lo sforzo di affrontare e superare lo stress emotivo causato dalla paura di mettersi in gioco, hanno rappresentato per i ragazzi un importante momento di crescita ed una notevole fonte di soddisfazione per chi aveva lavorato con loro.

Sono Nazzareno De Cave, cintura nera 4 duan e qualifica di Maestro, nato a Roma nel 1953. Inizio la pratica del Taijiquan nel 1992 con la Maestra Li Rong Mei studiando lo stile Yang. Nel 2006 incontro la Maestra Carmela Filosa ed inizio a studiare lo stile Chen XiaoJia, partecipando al corso di formazione istruttori organizzato dalla sua scuola. Attualmente mi è stata affidata la responsabilità per  la ICXJ nel Lazio.  Tengo corsi di Taijiquan stile Chen Xiaojia in due palestre a Roma.

Pubblicato in chen, Maestri, taijiquan, xiaojia | Contrassegnato , , , , , , , | Lascia un commento

Allenare il Taijiquan

Allenare il Taijiquan

(Maestra Sarah Falanga)

Il Taijiquan è uno dei metodi di combattimento più antichi, ma paradossalmente la sua notorietà e diffusione è dovuta soprattutto per i benefici psicofisici che apporta al praticante e quindi  come ginnastica per la salute più che come arte puramente marziale. Le  caratteristiche principali del taijiquan quali: morbidezza, fluidità e lentezza dei movimenti hanno reso questa disciplina “fraintendibile” e in alcuni casi, “un mero” esercizio fisico se praticato senza comprensione dello stile, destrutturando il movimento e privandolo della sua natura marziale. Dopo l’avvento della Repubblica popolare cinese, il carattere terapeutico e sportivo del Taijiquan è andato gradualmente accentuandosi, infatti intorno agli inizi del ‘900, nascono le prime scuole di wushu .

Oggigiorno il Taijiquan è globalmente diffuso, sono milioni i praticanti che possiamo suddividere in tre grandi gruppi :

  • “gli amatori” , ossia quelli che praticano per motivi di salute o svago;
  • “gli agonisti”, coloro che dedicano molto del tempo e finalizzano la pratica alle competizioni sportive di diverso livello;
  • “i ricercatori” chi continua quotidianamente la ricerca della vera natura del Taijiquan e che ne permettono la diffusione.

L’elemento fondamentale che accomuna questi tre gruppi per la conoscenza ed il miglioramento della pratica del Taijiquan è : l’allenamento.

Bisogna differenziare principalmente due tipi di allenamento: quello tradizionale e quello agonistico. Parleremo maggiormente di quello tradizionale.

La grande differenza tra l’allenamento tradizionale e quello agonistico è fondamentalmente l’obiettivo finale da raggiungere.

Nell’allenamento agonistico bisogna seguire  un programma ben definito, studiato appositamente per permettere al praticante di migliorare, ottimizzando i tempi che lo separano dalla competizione e quindi focalizzarsi su un certo tipo di routine.

Questo non accade nella “pratica tradizionale”.

Secondo il Maestro Chen Peishan, all’interno del taijiquan ci sono tre aspetti importanti: i movimenti del corpo, l’abilità marziale e la teoria che vi è alla base.

L’allenamento tradizionale permette di migliorare ed acquisire la padronanza nella pratica del Taijiquan a lungo termine, il praticante che si appresta allo studio di questa disciplina , viene da subito messo di fronte al fatto che solo con  lunghi periodi di pratica si potrà padroneggiare l’arte. Il praticante acquisirà le dovute capacità motorie solo con la pratica; la comprensione sarà proporzionata al tempo che egli difatti impiegherà.

Una lezione tipo  si suddivide in varie parti:

Qi gong: La parola  氣 (Qi ) significa sia aria che respiro o energia, esprimendo un concetto di “soffio vitale” mentre 功 ( gong) significa lavoro o esercizio. Il termine completo quindi vuol dire lavoro sul Qi. Nella tradizione cinese esistono molte forme di Qigong, dal punto di vista della pratica marziale, è l’insieme delle tecniche di gestione della respirazione e del movimento che contribuiscono all’accrescimento delle capacità di controllo e conoscenza del proprio corpo. Iniziare l’allenamento con questa pratica, dona la possibilità al praticante di calmare il respiro, rilassare la mente, aumentando le percezioni sensoriali e quindi l’apprendimento.

Tecniche di base : come in tutte le discipline, anche nel Tajiquan si ha la necessità di iniziare dall’abc. Le tecniche di base le possiamo sintetizzare in questo modo: esercizi che allenano i passi, esercizi che allenano i calci ed esercizi che allenano le tecniche di mano.

Sequenze o Taolu : il taolu  permette di allenare contemporaneamente il corpo ed il metodo, poggiando le fondamenta per il combattimento. Esprime la padronanza delle tecniche di base, la comprensione dei principi e lo sviluppo dell’intenzione.

Tuishou: il tuishou o “spinta con le mani”  è l’esercizio che costituisce l’introduzione alla pratica del combattimento ed alla sua strategia. Praticato in coppia, serve a sviluppare stabilità, sensibilità, reattività senso della distanza ed insegna a gestire  l’aggressività. La finalità del tuishou non è quella di “vincere” ma sviluppare coordinamento, fermezza, morbidezza e capacità di “sentire” l’energia  dell’avversario per meglio utilizzare la propria.

A seconda dell’esperienza dell’allievo nella pratica, queste variano. Partendo, ovviamente da movimenti più semplici fino poi ad arrivare a movimenti complessi.

Di fondamentale importanza è ribadire che la maggior parte dei movimenti sono guidati dall’intenzione YI condotti con il respiro QI e pertanto lenti, calmi, rilassati e controllati, affinchè si sviluppi un certo tipo di abilità sia motoria che mentale . Seguendo il principio “dal grande al piccolo, dal lento al veloce” e procedendo con la pratica del TJQ è evidente come non si possa trascurare anche l’allenamento a: forza, rapidità e velocità. Questo tipo di allenamento, tenendo conto sempre delle abilità del praticante, viene svolto con diversi esercizi a partire dallo scioglimento muscolare ed articolare, passando ad esercizi di potenziamento muscolare ed inoltre ad esercizi di condizionamento usando colpitori, sacchi etc.

La completezza dell’allenamento tradizionale nelle arti marziali cinesi, prevede l’alternanza tra fasi morbide e dure, tra fasi di rilassamento e potenziamento, tra metodiche di allungamento e tecniche di contrazione il tutto incentrato su una triade di elementi quali Yi(intenzione),  Dongzuo (movimento) e Huxi (respiro).

Nella mia esperienza di insegnante ma soprattutto di allieva, mi sono resa conto che per praticare un’arte come il Taijiquan servono tre qualità

  • PAZIENZA
  • TEMPO
  • COSTANZA

I risultati non saranno immediati! Se ci scoraggia lo sforzo di memorizzazione, vuol dire che non si è capito che la cosa più importante non è il risultato, bensì il gesto in se stesso e l’attenzione che vi si deve dedicare. Quest’attenzione non deve essere uno sforzo ma un’apertura su una percezione  differente delle cose.

Sarah Falanga

Maestra cintura nera IV Duan, Sarah Falanga nasce a Napoli il 19 agosto 1986. Figlia del Maestro Stanislao Falanga, inizia dalla più tenera età la pratica del wushu. Nel 2000 inizia la pratica del Taijiquan stile Yang e nel 2005dello stile Chen Xiaojia con la Maestra Carmela Filosa.

Nel corso degli anni, partecipa a svariati campionati regionali ed italiani arrivando sempre sul podio. Nel 2008, prende parte al campionato mondiale di wushu tradizionale nella città di Wuhan, in Cina, ed arriva al secondo e terzo posto in mani nude e spada.

Si è recata varie volte in Cina per studiare e perfezionare la disciplina direttamente  dalla Maestra Chen Peiju, diretta discendente di XX generazione della famiglia Chen e XII dello stile Chen Xiaojia.

Nel 2012 ha l’onore di diventare discepolo e trasmettitrice dello stile di XIV generazione.

Collabora attivamente nella scuola e nell’ associazione (ICXJ) della Maestra Carmela Filosa, tenendo corsi e seminari.

Pubblicato in chen, Maestri, taijiquan, xiaojia | Contrassegnato , , , , , , , , | Lascia un commento

Che cos’è il Taijiquan

Che cos’è il Taijiquan

(Maestro Marco Pignata)

Nella maggior parte dei casi, la definizione che viene data – ginnastica dolce – corrisponde alla pratica proposta. Un approccio ginnico che può essere insegnato in maniera più o meno profonda: conoscenza e rispetto per il corpo, nonché principi del movimento, evidenziando le peculiarità del “pugno del polo supremo”.

L’accento può essere messo, inoltre, sui benefici a livello della salute: rilassamento, gestione dello stress, dolori articolari, etc. Il Taijiquan si trasforma allora in Qigong, in tecnica di rilassamento, in meditazione in movimento….

Nei grandi cambiamenti della società che stiamo attraversando, molte persone cercano dei punti di riferimento.

Alcune di esse si aspettano risposte facili e pronte. I tradizionalisti taoisti offriranno allora una rassicurante ricetta per proporre il Taijiquan “autentico…originale…segreto”. Ascoltare gli eletti rappresentanti di un’eredità antica attenuerà inizialmente la loro angoscia esistenziale e spesso si trasformerà in arroganza dogmatica nei confronti di altre forme, stili o scuole.

Avranno così impedito l’emergere del loro essere più profondo, o, per dirla in altro modo, avranno soffocato quello che avrebbero potuto diventare: un essere libero e autonomo.

Alcuni dei praticanti scelgono di usare il Taijiquan come strumento per autoconsapevolezza e autocontrollo. Consapevoli della perfettibilità dell’essere umano, cercheranno se stessi.

In questo difficile cammino disseminato di dubbi, scandito da insidie, hanno avvertito la necessità di una tecnica comprovata, di una pedagogia responsabile e di un solido sostegno. Non sono arrivati per caso dove si trovano. Hanno compreso l’inutilità di ricette esotiche e facili. Sono pronti ad affrontare i loro fantasmi inconsci, le loro angosce profonde, preludio a una rigenerazione interiore.

I gesti del Taijiquan diventano veramente belli e forti quando il movimento esterno mette in moto un cammino interiore. E quando, a forza di cercare, il praticante si è ritrovato, i suoi gesti irradiano l’energia della vita.

Consciamente o inconsciamente, in modo nascosto o dichiarato, molti praticanti di Taijiquan sono in cerca di “potere”.

Non risparmiano sforzi nel dedicarsi agli aspetti meno conosciuti, meno praticati e più difficili di quest’arte di movimento cinese: il lavoro interno/nei-gong e le applicazioni marziali. Essi percepiscono confusamente che il risveglio dei sensi interiori, così come una conoscenza delle applicazioni marziali darebbe loro un potere reale sugli altri e permetterebbe loro di prendere il proprio posto in un mondo che valorizza la competitività e la lotta di tutti contro tutti.

Anche in questo caso, un minimo di sincerità nei confronti di se stessi, unita ad un saggio insegnamento, mostra rapidamente l’errore ed evita di sprofondare nella fantasia dell’onnipotenza.

Ci si può allora chiedere: qual’é la vera specificità del Taijiquan?       

Lo dice il suo stesso nome. Si tratta di una boxe, un pugilato, vale a dire un’arte marziale classificata in Cina nella categoria delle arti interne. Il fondamento di questa boxe è il “Taiji” (la conciliazione degli opposti). Quest’arte, basandosi sul lavoro interno e permettendo di preservare la propria integrità, anche in situazioni di crisi, ha la qualità unica di riunire una moltitudine di aspetti diversi nella stessa pratica. Altre tecniche si avvicinano e approfondiscono queste varie sfaccettature, ma raramente, per non dire mai, allo stesso tempo.        

Il principio del “Taiji” trasforma quello che poteva essere solo un amalgama in un insieme coerente, a condizione tuttavia di non soccombere alle sirene del conformismo e standardizzazione di oggi. In effetti, non è facile sfuggire a standard, misure e selezioni di ogni tipo. La strada corretta è quella di giungere a una valutazione costruttiva delle proprie conoscenze, in modo da scoprire e realizzare le proprie risorse, la propria natura profonda. L’unico potere interessante – ai miei occhi – che l’arte del Taijiquan sviluppa è il potere su se stessi, germe di un’autorità disponibile e bendisposta quando lo si insegna.

Pubblicato in chen, taijiquan, xiaojia | Contrassegnato , , , , , , , | Lascia un commento

Firenze, si replica !!! Seminario congiunto su Tongbeiquan e Taijiquan

Il 23 Marzo, presso la palestra Cerchio del Drago, si terrà un seminario congiunto su Tongbeiquan e Taijiquan, aperto a tutti, condotto dalla Maestra Carmela Filosa e dal Maestro Stanislao Falanga.

Pubblicato in chen, Maestri, seminario, taijiquan, xiaojia | Contrassegnato , , , , , , | Lascia un commento

Comprendere e gestire una società sportiva dilettantistica

Comprendere e gestire una società sportiva dilettantistica (Prima Parte)

(Maestro Mario Lucci)

  1. Innovazioni giuridiche

Il terzo settore da sempre è oggetto di osservazioni e modifiche in merito all’andamento delle normative che si prefiggono come obiettivo in via primaria di organizzarlo e tutelarlo, in via secondaria di controllarle, un eventuale utilizzo improprio delle forme giuridiche aggregative in esso incluse.

Si rammenta che attualmente le possibilità di organizzazione sportiva offerte dall’art. 90 della legge n. 289/2002, così come modificata dalla legge n. 128/2004, sono le seguenti:

– associazione sportiva priva di personalità giuridica, disciplinata dall’art. 36 e seguenti Cod. Civ.

– associazione sportiva con personalità giuridica di diritto privato, ex D.P.R. n. 361/2000

– società sportiva di capitali o cooperativa, costituita secondo le disposizioni vigenti, ad eccezione di quelle che prevedono le finalità di lucro.

Solo chi utilizza una delle forme giuridiche sopra indicate ha potuto conseguire particolari benefici di settore e, quindi, pur essendo comunque legittimo utilizzare anche una diversa forma organizzativa non contemplata tra quelle predette (ad esempio, società per azioni/responsabilità limitata con scopo di lucro), sarebbe stata esclusa la possibilità di ottenere il riconoscimento, da parte del CONI, ai sensi dell’art. 7 della legge n. 186/2004, in quanto limitato all’ambito delle strutture non profit.

Attualmente, la forma più utilizzata dagli enti che svolgono attività sportiva dilettantistica è quella dell’associazione, ossia una formazione sociale per il perseguimento di fini superindividuali non lucrativi per la gestione di interessi comuni. La forma di associazione, utilizzata nel panorama dilettantistico, comporta benefici fiscali in forza dell’art. 74 c.6 del D.P.R. n. 633/1972 che prevede per la determinazione dell’IVA una detrazione forfetizzata in via ordinaria pari al 50% dell’imposta relativa alle operazioni imponibili relative alle pubblicità, nonché la detrazione del 10% per le sponsorizzazioni e la detrazione di 1/3 dell’imposta per le cessioni e concessioni di diritti di ripresa televisiva e di trasmissione radiofonica.

Per ottenere il riconoscimento dello status di associazione o società sportiva e per potere usufruire delle agevolazioni fiscali, è necessaria l’iscrizione nell’apposito Registri nazionale tenuto dal CONI. La procedura di iscrizione si avvia in forma telematica tramite la compilazione di appositi moduli. Qualora il CONI convalidi tale iscrizione, la stessa avrà durata annuale con rinnovo automatico a seguito della riaffiliazione ad una Federazione, disciplina sportiva associata o ente di promozione sportiva.

La scelta della costituzione di una società sportiva dilettantistica (ASD) sono essenzialmente di due tipi: maggiore semplicità ed economicità nelle fasi di costituzione e gestione ed i significativi vantaggi fiscali.

Le Associazioni sono ispirate al principio di democrazia interna a differenza delle società di capitali nelle quali il “peso” dei soci è proporzionale alle quote o alle azioni sottoscritte. Quasi tutte le ASD assumono la forma di associazione sportiva priva di personalità giuridica. Sia le ASD che le società sportive dilettantistiche (SSD) devono essere costituite con atto scritto; lo statuto deve prevedere, tra le tante, il nome dell’associazione, la sede, le finalità dell’associazione, i soci, gli organi, ecc. L’art. 90 comma 18 bis della L. 289/2003, prevede che: “è fatto divieto agli amministratori delle società e delle associazioni sportive dilettantistiche di ricoprire la medesima carica in altre società o associazioni sportive dilettantistiche nell’ambito della medesima federazione sportiva o disciplina associata se riconosciuto dal Coni, ovvero nell’ambito della medesima disciplina facente capo ad un ente di promozione sportiva”. L’art. 148 del Testo Unico Imposte sui Redditi (TUIR) dispone ulteriormente:

– il divieto di distribuire anche in modo indiretto, utili o avanzi di gestione nonché fondi, riserve o capitale durante la vita dell’associazione, salvo che la destinazione o la distribuzione non siano imposte dalla legge;

– l’obbligo di redigere e di approvare annualmente un rendiconto economico e finanziario secondo le disposizioni statutarie;

– l’intrasmissibilità della quota o contributo associativo ad eccezione dei trasferimenti a causa di morte e non rivalutabilità della stessa.

(fine prima parte)

Fonti:
  • Claudio Sottoriva – “LEGGE DI BILANCIO PER IL 2018: L’INTRODUZIONE DELLE SOCIETÀ SPORTIVE DILETTANTISTICHE LUCRATIVE” Professore aggregato di Metodologie e determinazioni quantitative d’azienda – Facoltà di Economia – Università Cattolica del S. Cuore di Milano
  • Anna Maria D’Andrea – Associazioni e società sportive dilettantistiche: tutte le agevolazioni fiscali
  • Giuliano Sinibaldi – Le “BUONE PRATICHE” per la corretta gestione di una associazione sportiva dilettantistica
  • avv. Nicola Ferrante (aggiornato a marzo 2017) – La gestione dell’associazione sportiva
Pubblicato in chen, taijiquan, xiaojia | Contrassegnato , , , , , , , | Lascia un commento

Buona Festa della Primavera !

Pubblicato in chen, taijiquan, video, xiaojia | Contrassegnato , , , , , | Lascia un commento

Napoli: Stage di leve articolari

Domenica 3 Febbraio, si terrà un seminario congiunto sullo studio teorico e pratico delle leve articolari.

Il seminario è aperto a tutti e sarà condotto dal Maestro Stanislao Falanga, dalla Maestra Carmela Filosa e dal Maestro Fulvio Falanga.

Lo stage affronterà, in maniera introduttiva, lo studio della metodologia di alcune leve e rotture di leve sui seguenti distretti corporei: Polso, Braccio, Spalla, Petto, Testa, Gamba.

Per informazioni e prenotazioni, contattare il 338-1722838

Pubblicato in chen, Maestri, seminario, taijiquan, xiaojia | Contrassegnato , , , , , , , | Lascia un commento

IL TAIJIQUAN E LA RISPOSTA IMMUNITARIA AL VIRUS VARICELLA/ZOSTER

IL TAIJIQUAN E LA RISPOSTA IMMUNITARIA AL VIRUS VARICELLA/ZOSTER
(Maestro Lucio Pippa)

Un numero sempre maggiore di studi, riportati nella letteratura internazionale, evidenzia l’effetto benefico sul benessere psico-fisico del Taijiquan.

Ho riportato uno studio relativo all’efficacia del Taijiquan sul potenziamento delle risposte immunitarie al Virus Varicella/Zoster (VZV) perché questa patologia merita grande attenzione in quanto può determinare complicanze rilevanti se contratta da pazienti immunocompromessi (in particolare pazienti trapiantati, immunosoppressi, infetti da HIV, in trattamento con steroidi) e anziani (circa il 50% degli ultraottantenni ne è colpita). Fra le varie complicanze cito solo quelle che meritano maggiore attenzione per la loro frequenza e la loro gravità come documentato dai vari studi: la polmonite varicellosa, mortale in un terzo dei casi, e le patologie vasculitiche, sempre più frequentemente riportate in letteratura, ma probabilmente sottostimate al presente. Il virus, infatti, trasportato a distanza dal sito di riattivazione dalle cellule mononucleate del sangue, può determinare degli infiltrati attivi nella tunica dei vasi arteriosi di medio e piccolo calibro, che a loro volta causano occlusioni manifeste clinicamente come fenomeni ischemici. Questi infiltrati, quando coinvolgono le arterie cerebrali, possono determinare fenomeni ischemici clinicamente indistinguibili da quelli da altre cause di occlusione arteriosa.

POTENZIAMENTO DELLE RISPOSTE IMMUNITARIE AL VIRUS VARICELLA/ZOSTER NEGLI ADULTI E NEGLI ANZIANI CON LA PRATICA DEL TAIJIQUAN: STUDIO RANDOMIZZATO E CONTROLLATO.

Michael R. Irwin, MD, Richard Olmstead, PhD e Michael N. Oxman, MDwz

(Dipartimento di Neuroscienze e di Malattie Infettive dell’Università della California di San Diego)

Obiettivi

Valutare gli effetti del Taijiquan sui livelli di immunità cellulo-mediata (CMI) rispetto al vaccino per l’infezione da Virus Varicella/Zoster (VZV) e sulla qualità della vita degli anziani.

Disegno dello studio

Studio prospettico, randomizzato e controllato con arruolamento dei soggetti a due bracci di osservazione della durata di 25 settimane: un gruppo praticante il Taijiquan ed un gruppo di controllo trattato con la vaccinazione. Dopo 16 settimane di intervento, i soggetti arruolati sono stati vaccinati con Varivax, il vaccino Oka/Merck VZV attenuato vivo autorizzato per prevenire la varicella.

Sono stati reclutati 112 soggetti di età compresa tra 59 e 86 anni appartenenti a due comunità urbane degli Stati Uniti tra il 2001 e il 2005.

Valutazioni

L’endpoint primario è stato la misurazione di VZV-CMI. Gli outcomes secondari sono stati calcolati in base ai punteggi del Medical Outcomes Study 36-item Short-Form Health Survey (SF-36).

Risultati

Il gruppo Taijiquan ha mostrato livelli più alti di VZV-CMI rispetto al gruppo di controllo (Po.05), con un significativo tasso di aumento (Po.001) che è stato quasi il doppio di quello riscontrato nel gruppo di controllo. Il Taijiquan da solo ha indotto un aumento del VZV-CMI che era paragonabile in grandezza a quello indotto dal vaccino della varicella e l’efficacia dei due fattori può essere sommata. Il Taijiquan, unitamente alla somministrazione del vaccino, ha prodotto un livello di VZV-CMI notevolmente superiore rispetto al livello del solo vaccino. Il gruppo del Taijiquan ha anche mostrato miglioramenti significativi nei punteggi SF-36 relativi alla condizione fisica, al dolore, alla vitalità e alla salute mentale (Po.05).

Conclusioni

Il Taijiquan aumenta i livelli di CMI specifico per VZV e potenzia gli effetti del vaccino della varicella.


Lucio Pippa, laureato in medicina e chirurgia a Bologna, svolge la sua attività professionale in medicina tradizionale cinese  (MTC) a Pescara dove insegna, in qualità di maestro, Taijiquan stile Chen Xiaojia e Qigong nella Scuola di Arti Marziali Tradizionali Cinesi “Shen Long”. Ha conseguito la “Certificazione di erede dell’antica MTC” in quanto accettato come discepolo interno del Prof. Mao Dexi (Ospedale di MTC della Provincia di Henan nella città di Zhengzhou-Cina). È Presidente della “Fondazione onlus Camillo De Lellis per l’innovazione e la ricerca in medicina” di Pescara. È autore di varie pubblicazioni relative alla MTC, al Taijiquan stile Chen Xiaojia ed al Qigong.

Pubblicato in chen, taijiquan, xiaojia | Contrassegnato , , , , , , | Lascia un commento

Milano: Seminario congiunto su Tongbeiquan e Taijiquan

Il 9 Febbraio, si terrà un seminario congiunto su Tongbeiquan e Taijiquan, aperto a tutti, condotto dalla Maestra Carmela Filosa e dal Maestro Stanislao Falanga.

Il programma previsto è riportato nel seguito:

  • Dalle 9.00 alle 13.00: Taijiquan e conferenza della Maestra Filosa
  • Dalle 15:00 alle 18:00: Wuxing Tongbeiquan con il Maestro Falanga

Per informazioni, contattare il Maestro Vito Cannillo (3296026768)

Pubblicato in chen, seminario, taijiquan, xiaojia | Contrassegnato , , , , , | Lascia un commento

Buone feste !!!

Pubblicato in chen, taijiquan, xiaojia | Contrassegnato , , , | Lascia un commento