Istruttori e sedi di pratica

Aggiornato l’elenco dei tecnici (Allenatori, Istruttori e Maestri) e delle sedi di pratica in Italia

Allenatori Istruttori Maestri

La qualifica di Tecnico è legata:

  • alla frequenza, con esito positivo, dei corsi di formazione, (denominati “Corso Istruttori”) organizzati dalla Commissione Tecnica nella persona del Direttore Tecnico.
  • al superamento degli esami nazionali di qualifica tecnica, che abilitano all’insegnamento, organizzati dall’APS Italy Chen Xiaojia per mezzo dell’EPS – CSEN (CONI).

L’elenco aggiornato è disponibile in questa pagina.

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Milano: Seminario congiunto su Tongbeiquan e Taijiquan

Il 2 Febbraio, si terrà un seminario congiunto su Tongbeiquan e Taijiquan, condotto dalla Maestra Carmela Filosa e dal Maestro Stanislao Falanga.

Il programma previsto è riportato nel seguito:

  • Ore 9/12 ca. a cura della Maestra Carmela Filosa – Taiji Quan, Stile Chen Xiojia (piccola struttura, praticato solo nelle scuole dell’associazione ICXJ)
  • Ore 12/13 ca. a cura della Maestra Carmela Filosa – Lezione Teorica sui principi
  • Ore 14/17 ca. a cura del Maestro Stanislao Falanga – Wuxing Tongbei Quan, il metodo di far passare la forza attraverso la schiena

E’ possibile seguire anche uno solo dei seminari

Per informazioni, contattare il Maestro Vito Cannillo al 3296026768

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Il Taijiquan e la riduzione delle cadute degli anziani

IL TAIJIQUAN E LE CADUTE DEGLI ANZIANI

(Maestro Lucio Pippa)

Le cadute delle persone anziane costituiscono un problema importante per la salute pubblica consistente in una diffusa perdita di indipendenza, un aumento del tasso di mortalità per patologie croniche e la necessità di cure costose da somministrare per lungo tempo. Circa il 35%-40% di persone generalmente sane e di età superiore ai 65 anni, vanno incontro almeno ad una caduta ogni anno. Oltre il 50% delle suddette cadute comporta delle lesioni di lieve entità ma, in un range compreso fa il 5% ed il ​​15%, si traducono in gravi infortuni che richiedono il ricovero in ospedale. Le cadute possono essere causate anche da problematiche muscoloscheletriche, alterazione dell’equilibrio e mobilità ridotta. Quindi, è ampiamente giustificato tutto lo sforzo della sanità pubblica finalizzato a ridurre il numero delle cadute degli anziani.

IL TAIJIQUAN E LA RIDUZIONE DELLE CADUTE NEGLI ANZIANI: STUDIO RANDOMIZZATO E CONTROLLATO

Fuzhong Li, Peter Harmer, K. John Fisher, Edward McAuley, Nigel Chaumeton, Elizabeth Eckstrom, Nicole L. Wilson
(Istituto di Ricerca e Dipartimento di Salute Pubblica di Portland nell’Oregon, Università dell’Illinois)


Obiettivi
Valutare l’efficacia della pratica del Taiijiquan per un periodo di 6 mesi per ridurre il numero delle cadute ed il rischio delle cadute nelle persone anziane.
Disegno dello studio
Lo studio randomizzato e controllato ha coinvolto un campione di 256 adulti non praticanti attività fisica di età compresa fra 70 e 92 anni (età media: 77,48 anni; deviazione standard: 4,95 anni) reclutati attraverso un database di pazienti residenti a Portland nell’Oregon.
I partecipanti sono stati randomizzati e arruolati per partecipare ad un gruppo praticante il Taijiquan e ad un altro al gruppo di controllo praticante dello stretching; entrambi i gruppi hanno praticato tre volte alla settimana per 6 mesi.
Valutazioni
L’outcome primario è consistito nella valutazione del numero di cadute, mentre negli outcomes secondari sono stati inclusi l’equilibrio funzionale (valutato con: Berg Balance Scale, Dynamic Gait Index, Functional Reach e Single-leg standing), la prestazione fisica (valutata con il Test del piede da 50 piedi, FWT) e la paura di cadere.
Le valutazioni sono state effettuate al basale, a 3 mesi, a 6 mesi (interruzione dell’intervento) e ad un follow-up post-intervento dopo 6 mesi.
Risultati
Alla fine dell’intervento di 6 mesi, un numero significativamente inferiore di cadute (n=38 vs 73; p=.007), una più bassa proporzione di cadute (28% vs 46%; p=.01) e minori traumi da cadute (7% vs 18%; p=.03) sono state osservate nel gruppo praticante il Taijiquan rispetto al gruppo di controllo praticante dello stretching. Il rischio di cadute multiple nel gruppo praticante il Taijiquan è stato più basso del 55% rispetto a quello del gruppo di controllo praticante lo stretching (risk ratio, .45; intervallo di confidenza del 95%, da 0,30 a 0,70).
Rispetto ai partecipanti al gruppo di controllo praticante lo stretching, i partecipanti al gruppo praticante il Taijiquan hanno mostrato miglioramenti significativi (p <.001) nelle valutazioni di tutti gli outcomes secondari (equilibrio funzionale, prestazione fisica e paura di cadere). Tutti i suddetti parametri attestanti i miglioramenti sono stati mantenuti ad un follow-up post-intervento di 6 mesi nel gruppo praticante il Taijiquan.

Conclusioni
Un programma consistente nella pratica del Taijiquan tre volte alla settimana per 6 mesi è risultato efficace per ridurre il numero delle cadute, il rischio di cadere e la paura di cadere nonché per migliorare l’equilibrio funzionale e le prestazioni fisiche in soggetti adulti non praticanti attività fisica di età pari o superiore a 70 anni.

maestro lucio pippa

Lucio Pippa, laureato in medicina e chirurgia a Bologna, svolge la sua attività professionale in medicina tradizionale cinese  (MTC) a Pescara dove insegna, in qualità di maestro, Taijiquan stile Chen Xiaojia e Qigong nella Scuola di Arti Marziali Tradizionali Cinesi “Shen Long”. Ha conseguito la “Certificazione di erede dell’antica MTC” in quanto accettato come discepolo interno del Prof. Mao Dexi (Ospedale di MTC della Provincia di Henan nella città di Zhengzhou-Cina). È Presidente della “Fondazione onlus Camillo De Lellis per l’innovazione e la ricerca in medicina” di Pescara. È autore di varie pubblicazioni relative alla MTC, al Taijiquan stile Chen Xiaojia ed al Qigong

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E’ davvero possibile manipolare il Qi?

E’ davvero possibile manipolare il Qi?

(Maestro Fabrizio D’Ambrosio)

Certamente, uno degli aspetti più affascinanti della pratica del Taijiquan è rappresentato dalla manipolazione del Qi, ovvero del fluire dell’energia interna, aspetto che venne trattato da Chen Xin nel famoso testo “Trattato Illustrato sul Taijiquan della Famiglia Chen“ dove sono descritti i principi basilari del chansijin.

In un precedente articolo, comparso in questa serie a dicembre dello scorso anno, ci siamo soffermati sulla respirazione durante la pratica del Taijiquan ed in particolare sulla conduzione del Qi attraverso i canali (jingluo) principali, secondari e straordinari. L’articolo si concludeva dicendo che l’accumulo e la conduzione del Qi nel corpo sono stimolati naturalmente da una pratica regolare che conduce all’acquisizione di un metodo che risulti chiaro in primis a noi stessi. Solo quando il metodo sia diventato sufficientemente chiaro, diventa possibile dedicarsi, successivamente, in maniera consapevole alla conduzione del Qi.

Qualsiasi praticante di questa arte marziale, dopo i primi approcci iniziali, inizia a porsi delle domande su questo argomento e soprattutto a farne a chi sia più avanti con la pratica e non è inusuale che egli rimanga frustrato dalle spiegazioni che gli vengono fornite. È evidente che nessuna spiegazione teorica potrà mai chiarire come questo processo avvenga e si sviluppi all’interno del nostro corpo. E’ interessante notare in proposito come sull’argomento siano prolificate numerose pubblicazioni corredate di esercizi e specifiche istruzioni su come fare per sviluppare tale capacità.

La prima indicazione che in genere viene data è che il fluire dell’energia interna è paragonabile al movimento di un filo di seta che viene srotolato da un bozzolo. Affermazione che lascia ancora più perplesso il praticante neofita quando realizza che i semplici movimenti circolari che si sforza di eseguire alla perfezione non sono sufficienti al raggiungimento di tale risultato. L’altra affermazione che viene rivolta al praticante è quella relativa al percorso seguito da Qi, che ha radice nei piedi, si espande nelle gambe, è controllato dal bacino ed arriva fino alle dita delle mani passando dietro la schiena. Il tutto seguendo una traiettoria a spirale: dai piedi alle gambe, dalle gambe al bacino, tutto il nostro corpo deve muoversi come una singola unità.

A questo punto, anche il praticante più diligente è tentando dal rinunciare, soprattutto quando, per confortarlo dei suoi tentativi andati a vuoto, gli viene spiegato che non c’è nulla di esoterico o fantastico, che non si tratta di una vaga sensazione o di un flebile sussurro ma che il fluire del Qi può essere percepito forte e chiaro. Condurlo, certo, richiede una certa pratica.

E’ ovvio quindi che questo principio non può essere insegnato ad un praticante alle prime armi, finché egli non conosca abbastanza bene le basi o sia diventato particolarmente metodico. Come in tutte le cose, bisogna procedere per gradi anche perché, come ben sanno coloro i quali sono più avanti nella pratica, non esiste realmente un punto di arrivo nel perfezionare tale capacità ed il metodo per conseguirla è uno solo: la pratica diligente degli insegnamenti di un maestro qualificato.

Oggi, molti praticanti preferiscono prendere delle scorciatoie, piuttosto che seguire diligentemente i principi della coordinazione bacino-gambe e può capitare che arrivino a praticare per 20 o 30 anni il Taijiquan senza essere ancora capaci di muovere il bacino e le gambe con continuità. Ecco che a volte si muove il bacino senza muovere le gambe, oppure viceversa, o ancora si muovono le mani senza muovere il bacino e le gambe. Per questo si dice di far “affondare” il proprio corpo così da sentire l’intero peso gravare sui piedi. Personalmente, non sono mai stato ossessionato dal raggiungimento della capacità della manipolazione del Qi ma mi sono sempre affidato alle indicazioni della mia maestra ed ai suggerimenti di chi era più avanti di me nella pratica. Allora, se davvero si vuole intraprendere un percorso di conoscenza autentica l’unica strada possibile è quella indicata sopra: allenarsi, tenendo sempre a mente le indicazioni del proprio maestro e seguire alcuni principi essenziali.

Come detto sopra, teorizzare senza praticare è un esercizio abbastanza inutile. Alcuni semplici suggerimenti possono essere i seguenti. Mantenere il corpo rilassato e la mente calma sono due requisiti essenziali per essere presenti a se stessi e poter eseguire i movimenti non in maniera puramente meccanica ma con la giusta intenzione e consapevolezza. Per questo si dice immobili come una montagna, scorrevoli come un fiume. All’inizio, la propria attenzione deve essere indirizzata principalmente su quello che possiamo definire Spirito, lo Shen, e non sul respiro. Dedicare, inizialmente, troppa attenzione al respiro potrebbe renderci torbidi, mentre se lo si lascia andare naturalmente è più facile riuscire a percepire il fluire dell’energia. Per questo si dice “Cammina come un gatto, metti in movimento la tua energia, come se dipanassi un filo di seta dal bozzolo”.

Mantenere il corpo diritto ma distendendo i tratti cervicale e lombare con la colonna che forma un arco ideale che, partendo dal coccige, si proietti attraverso le vertebre cervicali all’infinito ed il petto contenuto in dentro così da permettere una respirazione addominale profonda. In questa condizione posso percepire la testa come sospesa dall’alto, tirata da un filo immaginario. Oltre l’arco formato dal tronco, ne esistono altri quattro, formati dagli arti inferiori e superiori. Vanno mossi tutti all’unisono. Solo così l’energia immagazzinata nel Dantian, punto centrale dell’arco costituito dal tronco, può muoversi attivamente lungo tutto il corpo. Nuca, spina dorsale, bacino, anche, ginocchia, caviglie, spalle, gomiti, polsi, devono stabilire una relazione continua tra loro e questo diventa possibile solo lavorando sulla coordinazione tra il bacino e la spina dorsale. Il bacino è l’asse intorno al quale si può ruotare a destra e a sinistra, mentre la spina dorsale conferisce la possibilità di piegarsi in avanti e indietro. Solo la coordinazione bacino-spina dorsale che consente di collegare il movimento di tutte le altre parti, rende possibile la circolazione del Qi.

Ecco allora che, rilassando le anche e mantenendo l’inforcatura rotonda (arco degli arti inferiori) con le ginocchia leggermente piegate, è possibile far salire la forza dal basso verso l’alto. Con le spalle rilassate, i gomiti affondati (arco degli arti superiori) il Qi può penetrare fino alle mani. Per questo si dice “Il sotto viene prima del sopra”.

Riferimenti bibliografici:

  • L. Pippa, C. Filosa, C. Paiju, R. Crepaldi, L. Sotte – Taijiquan stile chen xiaojia e qigong – Casa editrice Ambrosiana
  • Jou Tsung Hwa – Il Tao del Tai-Chi Chuan – Ubaldini Editore

Maestro Fabrizio D’Ambrosio IV° Duan di Taijiquan stile Chen Xiaojia
Ha incontrato il Taijiquan stile Yang a metà degli anni ’80 grazie al Maestro Roger Wohletz, allievo di Kai Ying Tung, con il quale ha conseguito il primo livello di istruttore dello stile.
Dal 2002 pratica lo stile Chen Xiaojia come allievo della Maestra Carmela Filosa. Divenutone dicepolo nel 2012, è XIV generazione dello stile ed ha conseguito la qualifica di Maestro nel 2018.
Collabora all’insegnamento dello stile presso la sede di San Giorgio a Cremano (Na) e nell’ambito dei corsi per gli istruttori dello stile dell’associazione ICXJ.

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Taijiquan e Qigong: Differenze e Interazioni

TAIJIQUAN E QIGONG: DIFFERENZE E INTERAZIONI

A cura del Maestro Claudio Romoli

Sempre più spesso mi capita di dover spiegare come si svolge una lezione di Taijiquan, quale è la differenza con il Qigong e come le due Arti interagiscono tra loro.

Per rispondere a queste domande in forma breve e sintetica (quindi, non entrando nello specifico della lingua cinese, seppur indispensabile, e scusandomi anticipatamente con gli esperti del settore) è necessario chiarire l’origine delle due Arti.

Il QIGONG per definizione è l’arte di esercitarsi con (o di allenare) il Qi (per semplicità spesso tradotto col termine “energia interna”). Il suo obiettivo è nutrire, armonizzare ed equilibrare la propria energia, lasciandola fluire attraverso tutto il corpo, promuovendo un sempre maggiore rilassamento. La pratica del Qigong, quindi, favorisce il passaggio del Qi, attraverso movimenti (ginnastiche) ideati a partire già dal I millennio a. C. che con il passare del tempo hanno avuto evoluzioni nelle forme e nelle denominazioni, ma il principio e lo scopo sono rimasti invariati.

All’inizio di ogni lezione si pratica la “sintonizzazione” o “regolarizzazione” dei tre elementi che contribuiscono all’armonia della persona: corpo, respiro e mente. Il lavoro su questi tre aspetti permette il rilassamento e lo scioglimento dei blocchi.

Il Qigong si può praticare come ginnastica preparatoria alle arti marziali (quindi, come prima parte della lezione di Taijiquan), per la prevenzione (benessere) e per la riabilitazione (terapeutico).

Il TAIJIQUAN è un’antica arte marziale cinese che, come ben spiega il Maestro Chen Peishan, al suo interno contiene tre aspetti importanti: i movimenti del corpo, l’abilità marziale e la teoria che vi è alla base. All’interno del primo aspetto è ovviamente compreso anche il lavoro sul Qi, parimenti a ciò che avviene nel Qigong. Ognuno può decidere se praticarlo in parte o totalmente e quindi dandogli un indirizzo prevalentemente terapeutico o piuttosto marziale. In tutti i casi comunque, va praticato studiando il modo di accumulare e fare circolare il Qi, con movimenti a forma di spirale, attraverso le forme ideate e codificate da Chen Wangting (1600-1680), IX generazione della famiglia Chen, considerato storicamente il padre del Taijiquan. 

Tutta la famiglia Chen per tradizione praticava l’uso delle armi. Chen Wangting eccelleva sia nelle lettere che nelle arti marziali. Alla fine della sua carriera militare, si dedicò alla creazione di un sistema unico e completo, integrando le proprie conoscenze marziali con la teoria della Medicina Tradizionale Cinese e le ginnastiche respiratorie taoiste. Fino al 1800 circa il Taijiquan era praticato solo all’interno della famiglia Chen. 

Chen Changxin (1771-1853) contribuì a divulgare l’arte fuori dalla famiglia Chen ed essa nel tempo subì delle trasformazioni dando vita a vari stili. I più diffusi oltre al Chen sono: Yang, Wu (Jianquan), Wu (Yuxiang), Sun, Zhaobao, Hao.

Anche lo stile Chen al suo interno si è diviso in due scuole principali: Xiaojia o Piccola Struttura e Dajia o Grande Struttura, quest’ultima comprende a sua volta due varianti: Laojia o Vecchia Struttura e Xinjia o Nuova Struttura.

Il picco dell’Arte nella Xiaojia si manifesta con un percorso di enfatizzazione nella riduzione dei cerchi da grandi a piccoli, quindi da piccoli a “non cerchi” attraverso cui la forza spiraleggiante (chansijin) viene trasferita lungo i percorsi della forza (jinlu) sul dorso, le braccia e le gambe, raggiungendo il più alto grado di abilità.

Nel testo “Il Trattato Illustrato sul Taijiquan della Famiglia Chen”, considerato da tutti la Bibbia delle Arti Marziali, scritto da Chen Xin (1849-1929), 16° generazione della famiglia e VIII° nella trasmissione dello stile, sono descritti proprio i movimenti praticati nel sistema Xiaojia. Questo fa ritenere la Xiaojia la più vicina alla tradizione originaria.

L’unica controindicazione del Taijiquan è “l’impazienza”. I benefici non si ottengono in dieci minuti, ma con un lavoro paziente, quotidiano e costante di anni.

Per questo si chiama “pratica”, perché non basta “comprendere”, non basta eseguire correttamente un movimento una sola volta o provare una particolare esperienza. Ogni nuova acquisizione deve diventare parte così integrante del corpo e della mente da trasformare la qualità stessa dell’energia del praticante, tanto da fondersi completamente con la sua modalità di essere, muoversi e percepire.

Il Taijiquan si può tuttavia praticare a diversi livelli, basta avere le giuste aspettative. La sensazione di benessere fisico, un maggiore scioglimento del corpo, un migliore equilibrio e radicamento sono risultati raggiungibili a qualsiasi età nel giro di qualche mese di pratica, con delle variazioni, ovviamente, da persona a persona.

Per concludere, aggiungo che il Taijiquan è un cammino individuale, un viaggio attraverso la propria energia, il proprio cuore-mente, il proprio corpo.

Bibliografia:

  • Taijiquan stile Chen Xiaojia e QiGong, arti tradizionali e mediche (Pippa-Filosa-Chen Peiju-Crepaldi-Sotte)
  • Tredici saggi sul Taijiquan (Chen Man Ch’ing)
Maestro Claudio Romoli

Dall’incontro nel 2005 con la Maestra Carmela Filosa, il Maestro Claudio Romoli (3° Duan Taijiquan stile Chen Xiaojia) inizia lo studio del Taijiquan, dopo una trentennale esperienza nelle arti marziali giapponesi (Maestro 4° Dan).

Attualmente è responsabile della Italy Chen Xiaojia Marche-Rimini.

Presidente dell’A.S.D. Aragorn di Pesaro, conduce la scuola di Taijiquan stile Chen Xiaojia e Qigong con sedi a Pesaro e Rimini.

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I calci nel Taijiquan stile Chen Xiaojia

I calci nel Taijiquan stile Chen Xiaojia

(Maestra Valentina Petra di Caccuri)

I calci fanno parte della tecnica o metodo delle gambe (Tui Fa).

Nello stile Chen Xiaojia i calci che si eseguono sono principalmente:

  • il calcio di punta (Fen Jiao)
  • il calcio di tallone (Deng Jiao)
  • il calcio ruotato battuto a fior di loto (Shuang Bai Lian)
  • il calcio battuto volante “a sforbiciata” (Er Qi Jiao)
  • il calcio a mani incrociate (Shi Zi Jiao)

In generale, per eseguire correttamente qualunque tipo di calcio occorre analizzare e distinguere tre fasi:

  • Una prima fase di preparazione al calcio, nella quale occorrono la concentrazione sulla direzione in cui andrà sferrato il calcio, il rilassamento dell’anca dalla quale dovrà partire il movimento, il radicamento della gamba di sostegno ed il completo spostamento del peso su di essa. Inoltre il qi dovrà essere portato in basso, nel dantian inferiore, il respiro sarà mantenuto leggero e costante, la postura dovrà essere corretta (zhèng) con il corpo allineato, facendo attenzione a non sbilanciarlo né in avanti né indietro
  • In una fase successiva si dovrà ricercare l’accumulo dell’energia (xu) una sorta di caricamento (di una ipotetica molla) con la collaborazione di tutte le parti del corpo, in particolare delle braccia. Lo sguardo sarà rivolto nella direzione in cui si dovrà eseguire il calcio e manifesterà l’intenzione e la consapevolezza dell’azione che sta per compiersi (yi)
  • Nella terza fase (fa) verrà slanciata la gamba eseguendo il calcio e liberando l’energia accumulata precedentemente. Anche in questa fase le braccia parteciperanno all’emissione del fa li. Subito dopo, la gamba sarà ritirata piegata all’altezza del ginocchio prima di essere appoggiata a terra. Ritirare subito la gamba piegata significa mantenere l’equilibrio ed il radicamento sull’altra gamba al fine di poter eventualmente ripetere il calcio o, in un combattimento, poter contrastare efficacemente l’avversario che ha cercato di afferrare la gamba che ha eseguito il calcio.

I calci si allenano generalmente alti per poi poterli utilizzare bassi (per poter colpire l’avversario all‘inguine o alle gambe)

Esaminiamo in dettaglio i principali tipi di calci :

Calcio di punta (Fen Jiao)

I calci nel Taijiquan stile Chen Xiaoja

Il calcio di punta può essere pai jiao (calcio battuto) o ca jiao (calcio strofinato).
Il calcio di punta o calcio che divide, viene eseguito con il piede disteso in una ideale prosecuzione della gamba. L’applicazione della forza è all’estremità del piede. La preparazione di questo calcio si effettua incrociando le braccia con un movimento circolare di raccolta dal basso verso l’alto, con successivo moto rotatorio a spirale (chansijin) lungo gli assi delle braccia che porterà alla rotazione dei palmi delle due mani verso l’esterno. Quando si esegue il calcio battuto le due braccia si aprono, la mano corrispondente alla gamba cha ha eseguito il calcio batterà sul collo del piede in aria, mentre, l’altra mano si aprirà verso l’esterno in alto all’altezza della spalla. La gamba che esegue il calcio dovrà essere distesa e sollevarsi almeno all’altezza dell’anca.
Nel calcio strofinato la preparazione delle braccia è analoga a quella del calcio battuto, ma la mano corrispondente alla gamba che ha sferrato il calcio, invece di battere e quindi di eseguire un movimento circolare dall’alto al basso, eseguirà un movimento rotatorio dal basso verso l’alto passando con il palmo all’interno del piede in aria e “strofinando” l’interno piede con il palmo aperto.

Calcio di tallone (Deng Jiao)

I calci nel Taijiquan stile Chen Xiaoja

Il calcio di tallone viene eseguito con il piede “a martello” cioè formante un angolo di 90° con la gamba. In questo caso il punto di applicazione della forza è nel tallone ed è un calcio “di spinta”. Nello stile Chen Xiaojia il tipico calcio di tallone è il calcio laterale. Si può avere tuttavia un esempio di deng jiao frontale nella prima tecnica della sequenza er lu. Il calcio laterale si prepara passando dalla posizione eretta naturale alla posizione di raccolta contemporanea della gamba che deve calciare con il ginocchio piegato e delle due braccia che si raccolgono incrociate all’altezza del petto con i pugni chiusi (le due braccia possono anche ritirarsi con gli avambracci paralleli e non incrociati). L’emissione del calcio sarà laterale, a destra o a sinistra, ed avverrà concentrando la forza nel tallone, ritirando la punta del piede verso l’alto e con la contemporanea vigorosa apertura delle braccia. Il braccio opposto alla gamba che sferra il calcio avrà il pugno più in alto con l’occhio del pugno rivolto verso l’alto, mentre l’altro braccio avrà il pugno con la faccia nella stessa direzione del calcio.
Lo sguardo e l’intenzione saranno anch’essi nella stessa direzione del calcio.

Calcio ruotato battuto a fior di loto (Shuang Bai Lian)

I calci nel Taijiquan stile Chen Xiaoja

Questo calcio è chiamato così perché il movimento circolare che esegue la gamba che ruota dall’interno verso l’esterno ricorda la forma del petalo del fior di loto. Per prepararlo si assume la posizione gong bu e le mani saranno davanti al corpo, oblique, con le punte delle dita rivolte verso l’esterno. La distanza tra i due palmi sarà pari alla distanza tra polso e gomito (di un ipotetico avversario) e tale deve rimanere fino alla fine della tecnica. Dalla posizione gong bu si passa poi, spostando tutto il peso sulla gamba davanti, alla posizione di equilibrio, in modo da liberare la gamba che deve calciare. Mentre quest’ultima effettua la rotazione, le due mani la intercettano quando passa all’altezza del viso, battendo in rapida successione, prima una e poi l’altra, sul collo del piede, e si fermano poi dal lato della gamba d’appoggio. Durante il calcio la gamba è distesa, si piega il ginocchio alla fine mentre si resta in equilibrio. Per eseguire bene questo calcio è particolarmente importante il rilassamento delle anche.

Calcio battuto volante “a sforbiciata” (Er Qi Jiao)

I calci nel Taijiquan stile Chen Xiaoja

Il nome di questo calcio, er qi jiao, deriva dal doppio salto (er: due) che effettuano le gambe. Questo calcio si può eseguire facendo prima un passo (che facilita lo slancio verso l’alto) oppure da fermi in posizione raccolta. In entrambi i casi la collaborazione fondamentale al calcio è data dalle braccia: il braccio sinistro preme in basso e compie una rotazione fermandosi all’altezza della spalla, il braccio destro ruota verso l’alto e in avanti e batte sul collo del piede destro. Le gambe effettuano una sforbiciata in volo saltando, prima la sinistra e poi la destra. La punta del piede destro si estende nel calcio in modo che il collo del piede sia disteso e pronto per essere colpito dal palmo destro. I piedi atterrano uno dopo l’altro, il sinistro un attimo prima del destro. Per eseguire bene questo calcio è particolarmente importante il rilassamento delle spalle.

Calcio a mani incrociate (Shi Zi Jiao)

I calci nel Taijiquan stile Chen Xiaoja

Il nome di questo calcio deriva dall’incrocio delle braccia che ricorda il carattere cinese “shi” (dieci). In realtà le braccia incrociate simulano una situazione di difficoltà nella quale un avversario afferrando le braccia le immobilizzi, rendendo quindi efficace solo una reazione con un calcio. Nella preparazione di questo calcio l’avambraccio destro è sotto al braccio sinistro, che ha il gomito piegato a formare una croce. Il piede destro si solleva e ruota descrivendo un cerchio interno/esterno da sinistra a destra. La mano sinistra colpisce il collo del piede destro.

Bibliografia:

  • Taijiquan stile Chen Xiaojia e Qigong di L.Pippa, C.Filosa, Chen Peijiu, R. Crepaldi, L.Sotte
  • Canone illustrato del Taijiquan della famiglia Chen di Chen Xin
  • Appunti dalle lezioni della Maestra Carmela Filosa
  • Le immagini grafiche sono tratte da “Canone illustrato del Taijiquan della famiglia Chen” di Chen Xin
I calci nel Taijiquan stile Chen Xiaoja

La Maestra Valentina Petra di Caccuri (III Duan di Taijiquan stile Chen Xiaojia) ha iniziato lo studio del taijiquan stile Yang ed ha successivamente approfondito lo studio dello stile Chen Xiaojia, sempre sotto la guida della Maestra Carmela Filosa,raggiungendo nel 2018 la qualifica di Maestro , con abilitazione all’insegnamento del Taijiquan Chen Xiaojia rilasciata dallo CSEN- CONI.
Nel corso degli anni ha partecipato a gare regionali e nazionali raggiungendo buoni risultati nelle competizioni a mani nude e con armi ed ha preso parte a seminari di approfondimento e specializzazione sia del Taijiquan che di altri stili del Wushu tradizionale sia in Italia che all’estero.

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I 36 errori nel Tuishou – Chen Xin (seconda parte)

推手三十六病    陈鑫 

I 36 errori nel Tuishou  –  Chen Xin 

(traduzione della Maestra Carmela Filosa)

(Seconda parte)

(10)搂 Lou

Tenere nelle proprie braccia, abbracciare (colui che “abbraccia”, avvolge forzatamente le proprie braccia intorno al corpo dell’avversario.)

(11)冒 Mào

Resistere, supportare con le mani (colui che resiste, preme forzatamente in basso con le mani.)

(12)搓 Cuō (cuō zhě, rú liǎng shǒu xiāng cuō zhī cuō, yǐ shǒu zhǒu cuō dí rén yě)

Strofinare con le mani, sfregare (chi strofina, proprio come quando si strofinano reciprocamente le due mani, usa mani e gomiti per strofinare l’avversario.)

(13)欺压 Qī yā

Umiliare e opprimere, essere prepotente, condurre in modo rude (“Qi” vuol dire ingannare o imbrogliare, “ya” vuol dire usare le proprie mani per premere forzatamente verso il basso le mani dell’avversario.)

(14)挂 Guà

Agganciare, uncinare, catturare (“Gua” significa che si aggancia l’avversario con i propri palmi, per paura che l’altro ci colpisca.)

(15)离

Lasciare, andare via, separarsi da (“Li” significa allontanarsi dal corpo dell’avversario, per paura che l’altro ci colpisca.)

(16)闪赚 Shan zhuàn

Scansare (schivare) e ingannare (colui che scansa e inganna, imbroglia l’avversario ingenuo e quindi lo attacca.)

(17)拨

Muovere, rimuovere, aggiustare con movimenti delle dita (“Bo” vuol dire muovere forzatamente l’avversario con le proprie mani.)

(18)推 Tuī

Spingere, premere (“Tui” vuol dire usare le mani per spingere via – forzatamente – l’avversario.)

(19)艰涩 Jiān sè

Complicato e astruso (è quando le mani non si muovono in modo abile, esperto, poiché le capacità non sono ancora mature.)

(20)生硬 Shēng yìng

Duro, rigido, inflessibile (colui che è rigido, fa affidamento sulla temerarietà per per colpire l’altro – senza aver compreso i princìpi richiesti, mostra durezza per cercare la vittoria.)

(21)排 Pái

Accantonare, escludere, rimuovere (“Pai” vuol dire respingere il problema senza risolverlo.)

(22)挡 Dang

Bloccare, sbarrare, arrestare (“Dang” vuol dire che non si è capaci di attirare a sé l’avversario – per poi destabilizzarlo, quindi si usano le mani solo per bloccarlo con forza.)

(23)挺 Ting

Stare dritti, impettiti, resistere (colui che sta impettito è rigido.)

(24)霸

Tiranno, despota, egemonia (colui che fa il despota diventa governante dopo un’azione di forza, sottomette le persone con la violenza – non con l’abilità.)

(la prima parte dell’articolo è disponibile in questa pagina)

Nella foto la Maestra Carmela Filosa e il Maestro Vito Marino nell’esercizio del Tuishou.

Maestra Carmela Filosa

Dottoressa in Lingue e Civiltà Orientali. Maestra di Taijiquan e Qigong, VI Duan di Wushu.

Vicepresidente della ISCT (International Society of Chen Taijiquan) e rappresentante in Italia dei Maestri Chen Peiju e Chen Peishan di cui è discepola e con i quali studia dal 1996. Riconosciuta ufficialmente 13a generazione nella trasmissione del Taijiquan stile Chen, è Presidente dell’Associazione Italy Chen Xiaojia che per prima ha introdotto e divulgato questo stile di Taijiquan in Italia.

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Corso Istruttori 2020: si riparte !

Nei giorni 28 e 29 Settembre, si è tenuta a Palermo la prima tappa del corso istruttori della Italy Chen Xiaojia, tenuto dalla Maestra Carmela Filosa. Il sabato mattina è stato dedicato al seminario “Cerchi e spirali nelle principali tecniche a mani nude e di spada. Pratica di tuishou“, aperto a tutti i praticanti della ICXJ.

Ecco alcune foto dell’evento

Le prossime date del Corso Istruttori 2020:

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Merano: Seminario Taijiquan & Qi Gong

Il seminario con la Maestra Carmela Filosa, si terrà a Merano nei giorni 7-8 Settembre con il seguente programma:

PROGRAMMA 7 SETTEMBRE

  • Cenni storici dall’oriente all’occidente
  • Il Taiji Quan e la Cultura Cinese
  • Influenza della pratica del Qi Gong e del Taiji Quan sulla salute

PROGRAMMA 8 SETTEMBRE

  • Esercizi di riscaldamento secondo la pratica del Qi Gong
  • Studio della Forma Sizheng eseguita a mani nude
  • Studio della Forma Sizheng eseguita con la spada (MasterClass per soli praticanti)

Per informazioni e prenotazioni, contattare il numero +39 3409005765

La brochure dell’evento è disponibile seguendo questo link

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Pescara 2019: Esibizione del Maestro Chen Peishan

Esibizione del Maestro Chen Peishan durante il seminario organizzato dalla Italy Chen Xiaojia, a Pescara il 20-21 luglio scorso.

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