Allenare il Taijiquan

Allenare il Taijiquan

(Maestra Sarah Falanga)

Il Taijiquan è uno dei metodi di combattimento più antichi, ma paradossalmente la sua notorietà e diffusione è dovuta soprattutto per i benefici psicofisici che apporta al praticante e quindi  come ginnastica per la salute più che come arte puramente marziale. Le  caratteristiche principali del taijiquan quali: morbidezza, fluidità e lentezza dei movimenti hanno reso questa disciplina “fraintendibile” e in alcuni casi, “un mero” esercizio fisico se praticato senza comprensione dello stile, destrutturando il movimento e privandolo della sua natura marziale. Dopo l’avvento della Repubblica popolare cinese, il carattere terapeutico e sportivo del Taijiquan è andato gradualmente accentuandosi, infatti intorno agli inizi del ‘900, nascono le prime scuole di wushu .

Oggigiorno il Taijiquan è globalmente diffuso, sono milioni i praticanti che possiamo suddividere in tre grandi gruppi :

  • “gli amatori” , ossia quelli che praticano per motivi di salute o svago;
  • “gli agonisti”, coloro che dedicano molto del tempo e finalizzano la pratica alle competizioni sportive di diverso livello;
  • “i ricercatori” chi continua quotidianamente la ricerca della vera natura del Taijiquan e che ne permettono la diffusione.

L’elemento fondamentale che accomuna questi tre gruppi per la conoscenza ed il miglioramento della pratica del Taijiquan è : l’allenamento.

Bisogna differenziare principalmente due tipi di allenamento: quello tradizionale e quello agonistico. Parleremo maggiormente di quello tradizionale.

La grande differenza tra l’allenamento tradizionale e quello agonistico è fondamentalmente l’obiettivo finale da raggiungere.

Nell’allenamento agonistico bisogna seguire  un programma ben definito, studiato appositamente per permettere al praticante di migliorare, ottimizzando i tempi che lo separano dalla competizione e quindi focalizzarsi su un certo tipo di routine.

Questo non accade nella “pratica tradizionale”.

Secondo il Maestro Chen Peishan, all’interno del taijiquan ci sono tre aspetti importanti: i movimenti del corpo, l’abilità marziale e la teoria che vi è alla base.

L’allenamento tradizionale permette di migliorare ed acquisire la padronanza nella pratica del Taijiquan a lungo termine, il praticante che si appresta allo studio di questa disciplina , viene da subito messo di fronte al fatto che solo con  lunghi periodi di pratica si potrà padroneggiare l’arte. Il praticante acquisirà le dovute capacità motorie solo con la pratica; la comprensione sarà proporzionata al tempo che egli difatti impiegherà.

Una lezione tipo  si suddivide in varie parti:

Qi gong: La parola  氣 (Qi ) significa sia aria che respiro o energia, esprimendo un concetto di “soffio vitale” mentre 功 ( gong) significa lavoro o esercizio. Il termine completo quindi vuol dire lavoro sul Qi. Nella tradizione cinese esistono molte forme di Qigong, dal punto di vista della pratica marziale, è l’insieme delle tecniche di gestione della respirazione e del movimento che contribuiscono all’accrescimento delle capacità di controllo e conoscenza del proprio corpo. Iniziare l’allenamento con questa pratica, dona la possibilità al praticante di calmare il respiro, rilassare la mente, aumentando le percezioni sensoriali e quindi l’apprendimento.

Tecniche di base : come in tutte le discipline, anche nel Tajiquan si ha la necessità di iniziare dall’abc. Le tecniche di base le possiamo sintetizzare in questo modo: esercizi che allenano i passi, esercizi che allenano i calci ed esercizi che allenano le tecniche di mano.

Sequenze o Taolu : il taolu  permette di allenare contemporaneamente il corpo ed il metodo, poggiando le fondamenta per il combattimento. Esprime la padronanza delle tecniche di base, la comprensione dei principi e lo sviluppo dell’intenzione.

Tuishou: il tuishou o “spinta con le mani”  è l’esercizio che costituisce l’introduzione alla pratica del combattimento ed alla sua strategia. Praticato in coppia, serve a sviluppare stabilità, sensibilità, reattività senso della distanza ed insegna a gestire  l’aggressività. La finalità del tuishou non è quella di “vincere” ma sviluppare coordinamento, fermezza, morbidezza e capacità di “sentire” l’energia  dell’avversario per meglio utilizzare la propria.

A seconda dell’esperienza dell’allievo nella pratica, queste variano. Partendo, ovviamente da movimenti più semplici fino poi ad arrivare a movimenti complessi.

Di fondamentale importanza è ribadire che la maggior parte dei movimenti sono guidati dall’intenzione YI condotti con il respiro QI e pertanto lenti, calmi, rilassati e controllati, affinchè si sviluppi un certo tipo di abilità sia motoria che mentale . Seguendo il principio “dal grande al piccolo, dal lento al veloce” e procedendo con la pratica del TJQ è evidente come non si possa trascurare anche l’allenamento a: forza, rapidità e velocità. Questo tipo di allenamento, tenendo conto sempre delle abilità del praticante, viene svolto con diversi esercizi a partire dallo scioglimento muscolare ed articolare, passando ad esercizi di potenziamento muscolare ed inoltre ad esercizi di condizionamento usando colpitori, sacchi etc.

La completezza dell’allenamento tradizionale nelle arti marziali cinesi, prevede l’alternanza tra fasi morbide e dure, tra fasi di rilassamento e potenziamento, tra metodiche di allungamento e tecniche di contrazione il tutto incentrato su una triade di elementi quali Yi(intenzione),  Dongzuo (movimento) e Huxi (respiro).

Nella mia esperienza di insegnante ma soprattutto di allieva, mi sono resa conto che per praticare un’arte come il Taijiquan servono tre qualità

  • PAZIENZA
  • TEMPO
  • COSTANZA

I risultati non saranno immediati! Se ci scoraggia lo sforzo di memorizzazione, vuol dire che non si è capito che la cosa più importante non è il risultato, bensì il gesto in se stesso e l’attenzione che vi si deve dedicare. Quest’attenzione non deve essere uno sforzo ma un’apertura su una percezione  differente delle cose.

Sarah Falanga

Maestra cintura nera IV Duan, Sarah Falanga nasce a Napoli il 19 agosto 1986. Figlia del Maestro Stanislao Falanga, inizia dalla più tenera età la pratica del wushu. Nel 2000 inizia la pratica del Taijiquan stile Yang e nel 2005dello stile Chen Xiaojia con la Maestra Carmela Filosa.

Nel corso degli anni, partecipa a svariati campionati regionali ed italiani arrivando sempre sul podio. Nel 2008, prende parte al campionato mondiale di wushu tradizionale nella città di Wuhan, in Cina, ed arriva al secondo e terzo posto in mani nude e spada.

Si è recata varie volte in Cina per studiare e perfezionare la disciplina direttamente  dalla Maestra Chen Peiju, diretta discendente di XX generazione della famiglia Chen e XII dello stile Chen Xiaojia.

Nel 2012 ha l’onore di diventare discepolo e trasmettitrice dello stile di XIV generazione.

Collabora attivamente nella scuola e nell’ associazione (ICXJ) della Maestra Carmela Filosa, tenendo corsi e seminari.

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Che cos’è il Taijiquan

Che cos’è il Taijiquan

(Maestro Marco Pignata)

Nella maggior parte dei casi, la definizione che viene data – ginnastica dolce – corrisponde alla pratica proposta. Un approccio ginnico che può essere insegnato in maniera più o meno profonda: conoscenza e rispetto per il corpo, nonché principi del movimento, evidenziando le peculiarità del “pugno del polo supremo”.

L’accento può essere messo, inoltre, sui benefici a livello della salute: rilassamento, gestione dello stress, dolori articolari, etc. Il Taijiquan si trasforma allora in Qigong, in tecnica di rilassamento, in meditazione in movimento….

Nei grandi cambiamenti della società che stiamo attraversando, molte persone cercano dei punti di riferimento.

Alcune di esse si aspettano risposte facili e pronte. I tradizionalisti taoisti offriranno allora una rassicurante ricetta per proporre il Taijiquan “autentico…originale…segreto”. Ascoltare gli eletti rappresentanti di un’eredità antica attenuerà inizialmente la loro angoscia esistenziale e spesso si trasformerà in arroganza dogmatica nei confronti di altre forme, stili o scuole.

Avranno così impedito l’emergere del loro essere più profondo, o, per dirla in altro modo, avranno soffocato quello che avrebbero potuto diventare: un essere libero e autonomo.

Alcuni dei praticanti scelgono di usare il Taijiquan come strumento per autoconsapevolezza e autocontrollo. Consapevoli della perfettibilità dell’essere umano, cercheranno se stessi.

In questo difficile cammino disseminato di dubbi, scandito da insidie, hanno avvertito la necessità di una tecnica comprovata, di una pedagogia responsabile e di un solido sostegno. Non sono arrivati per caso dove si trovano. Hanno compreso l’inutilità di ricette esotiche e facili. Sono pronti ad affrontare i loro fantasmi inconsci, le loro angosce profonde, preludio a una rigenerazione interiore.

I gesti del Taijiquan diventano veramente belli e forti quando il movimento esterno mette in moto un cammino interiore. E quando, a forza di cercare, il praticante si è ritrovato, i suoi gesti irradiano l’energia della vita.

Consciamente o inconsciamente, in modo nascosto o dichiarato, molti praticanti di Taijiquan sono in cerca di “potere”.

Non risparmiano sforzi nel dedicarsi agli aspetti meno conosciuti, meno praticati e più difficili di quest’arte di movimento cinese: il lavoro interno/nei-gong e le applicazioni marziali. Essi percepiscono confusamente che il risveglio dei sensi interiori, così come una conoscenza delle applicazioni marziali darebbe loro un potere reale sugli altri e permetterebbe loro di prendere il proprio posto in un mondo che valorizza la competitività e la lotta di tutti contro tutti.

Anche in questo caso, un minimo di sincerità nei confronti di se stessi, unita ad un saggio insegnamento, mostra rapidamente l’errore ed evita di sprofondare nella fantasia dell’onnipotenza.

Ci si può allora chiedere: qual’é la vera specificità del Taijiquan?       

Lo dice il suo stesso nome. Si tratta di una boxe, un pugilato, vale a dire un’arte marziale classificata in Cina nella categoria delle arti interne. Il fondamento di questa boxe è il “Taiji” (la conciliazione degli opposti). Quest’arte, basandosi sul lavoro interno e permettendo di preservare la propria integrità, anche in situazioni di crisi, ha la qualità unica di riunire una moltitudine di aspetti diversi nella stessa pratica. Altre tecniche si avvicinano e approfondiscono queste varie sfaccettature, ma raramente, per non dire mai, allo stesso tempo.        

Il principio del “Taiji” trasforma quello che poteva essere solo un amalgama in un insieme coerente, a condizione tuttavia di non soccombere alle sirene del conformismo e standardizzazione di oggi. In effetti, non è facile sfuggire a standard, misure e selezioni di ogni tipo. La strada corretta è quella di giungere a una valutazione costruttiva delle proprie conoscenze, in modo da scoprire e realizzare le proprie risorse, la propria natura profonda. L’unico potere interessante – ai miei occhi – che l’arte del Taijiquan sviluppa è il potere su se stessi, germe di un’autorità disponibile e bendisposta quando lo si insegna.

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Firenze, si replica !!! Seminario congiunto su Tongbeiquan e Taijiquan

Il 23 Marzo, presso la palestra Cerchio del Drago, si terrà un seminario congiunto su Tongbeiquan e Taijiquan, aperto a tutti, condotto dalla Maestra Carmela Filosa e dal Maestro Stanislao Falanga.

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Comprendere e gestire una società sportiva dilettantistica

Comprendere e gestire una società sportiva dilettantistica (Prima Parte)

(Maestro Mario Lucci)

  1. Innovazioni giuridiche

Il terzo settore da sempre è oggetto di osservazioni e modifiche in merito all’andamento delle normative che si prefiggono come obiettivo in via primaria di organizzarlo e tutelarlo, in via secondaria di controllarle, un eventuale utilizzo improprio delle forme giuridiche aggregative in esso incluse.

Si rammenta che attualmente le possibilità di organizzazione sportiva offerte dall’art. 90 della legge n. 289/2002, così come modificata dalla legge n. 128/2004, sono le seguenti:

– associazione sportiva priva di personalità giuridica, disciplinata dall’art. 36 e seguenti Cod. Civ.

– associazione sportiva con personalità giuridica di diritto privato, ex D.P.R. n. 361/2000

– società sportiva di capitali o cooperativa, costituita secondo le disposizioni vigenti, ad eccezione di quelle che prevedono le finalità di lucro.

Solo chi utilizza una delle forme giuridiche sopra indicate ha potuto conseguire particolari benefici di settore e, quindi, pur essendo comunque legittimo utilizzare anche una diversa forma organizzativa non contemplata tra quelle predette (ad esempio, società per azioni/responsabilità limitata con scopo di lucro), sarebbe stata esclusa la possibilità di ottenere il riconoscimento, da parte del CONI, ai sensi dell’art. 7 della legge n. 186/2004, in quanto limitato all’ambito delle strutture non profit.

Attualmente, la forma più utilizzata dagli enti che svolgono attività sportiva dilettantistica è quella dell’associazione, ossia una formazione sociale per il perseguimento di fini superindividuali non lucrativi per la gestione di interessi comuni. La forma di associazione, utilizzata nel panorama dilettantistico, comporta benefici fiscali in forza dell’art. 74 c.6 del D.P.R. n. 633/1972 che prevede per la determinazione dell’IVA una detrazione forfetizzata in via ordinaria pari al 50% dell’imposta relativa alle operazioni imponibili relative alle pubblicità, nonché la detrazione del 10% per le sponsorizzazioni e la detrazione di 1/3 dell’imposta per le cessioni e concessioni di diritti di ripresa televisiva e di trasmissione radiofonica.

Per ottenere il riconoscimento dello status di associazione o società sportiva e per potere usufruire delle agevolazioni fiscali, è necessaria l’iscrizione nell’apposito Registri nazionale tenuto dal CONI. La procedura di iscrizione si avvia in forma telematica tramite la compilazione di appositi moduli. Qualora il CONI convalidi tale iscrizione, la stessa avrà durata annuale con rinnovo automatico a seguito della riaffiliazione ad una Federazione, disciplina sportiva associata o ente di promozione sportiva.

La scelta della costituzione di una società sportiva dilettantistica (ASD) sono essenzialmente di due tipi: maggiore semplicità ed economicità nelle fasi di costituzione e gestione ed i significativi vantaggi fiscali.

Le Associazioni sono ispirate al principio di democrazia interna a differenza delle società di capitali nelle quali il “peso” dei soci è proporzionale alle quote o alle azioni sottoscritte. Quasi tutte le ASD assumono la forma di associazione sportiva priva di personalità giuridica. Sia le ASD che le società sportive dilettantistiche (SSD) devono essere costituite con atto scritto; lo statuto deve prevedere, tra le tante, il nome dell’associazione, la sede, le finalità dell’associazione, i soci, gli organi, ecc. L’art. 90 comma 18 bis della L. 289/2003, prevede che: “è fatto divieto agli amministratori delle società e delle associazioni sportive dilettantistiche di ricoprire la medesima carica in altre società o associazioni sportive dilettantistiche nell’ambito della medesima federazione sportiva o disciplina associata se riconosciuto dal Coni, ovvero nell’ambito della medesima disciplina facente capo ad un ente di promozione sportiva”. L’art. 148 del Testo Unico Imposte sui Redditi (TUIR) dispone ulteriormente:

– il divieto di distribuire anche in modo indiretto, utili o avanzi di gestione nonché fondi, riserve o capitale durante la vita dell’associazione, salvo che la destinazione o la distribuzione non siano imposte dalla legge;

– l’obbligo di redigere e di approvare annualmente un rendiconto economico e finanziario secondo le disposizioni statutarie;

– l’intrasmissibilità della quota o contributo associativo ad eccezione dei trasferimenti a causa di morte e non rivalutabilità della stessa.

(fine prima parte)

Fonti:
  • Claudio Sottoriva – “LEGGE DI BILANCIO PER IL 2018: L’INTRODUZIONE DELLE SOCIETÀ SPORTIVE DILETTANTISTICHE LUCRATIVE” Professore aggregato di Metodologie e determinazioni quantitative d’azienda – Facoltà di Economia – Università Cattolica del S. Cuore di Milano
  • Anna Maria D’Andrea – Associazioni e società sportive dilettantistiche: tutte le agevolazioni fiscali
  • Giuliano Sinibaldi – Le “BUONE PRATICHE” per la corretta gestione di una associazione sportiva dilettantistica
  • avv. Nicola Ferrante (aggiornato a marzo 2017) – La gestione dell’associazione sportiva
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Buona Festa della Primavera !

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Napoli: Stage di leve articolari

Domenica 3 Febbraio, si terrà un seminario congiunto sullo studio teorico e pratico delle leve articolari.

Il seminario è aperto a tutti e sarà condotto dal Maestro Stanislao Falanga, dalla Maestra Carmela Filosa e dal Maestro Fulvio Falanga.

Lo stage affronterà, in maniera introduttiva, lo studio della metodologia di alcune leve e rotture di leve sui seguenti distretti corporei: Polso, Braccio, Spalla, Petto, Testa, Gamba.

Per informazioni e prenotazioni, contattare il 338-1722838

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IL TAIJIQUAN E LA RISPOSTA IMMUNITARIA AL VIRUS VARICELLA/ZOSTER

IL TAIJIQUAN E LA RISPOSTA IMMUNITARIA AL VIRUS VARICELLA/ZOSTER
(Maestro Lucio Pippa)

Un numero sempre maggiore di studi, riportati nella letteratura internazionale, evidenzia l’effetto benefico sul benessere psico-fisico del Taijiquan.

Ho riportato uno studio relativo all’efficacia del Taijiquan sul potenziamento delle risposte immunitarie al Virus Varicella/Zoster (VZV) perché questa patologia merita grande attenzione in quanto può determinare complicanze rilevanti se contratta da pazienti immunocompromessi (in particolare pazienti trapiantati, immunosoppressi, infetti da HIV, in trattamento con steroidi) e anziani (circa il 50% degli ultraottantenni ne è colpita). Fra le varie complicanze cito solo quelle che meritano maggiore attenzione per la loro frequenza e la loro gravità come documentato dai vari studi: la polmonite varicellosa, mortale in un terzo dei casi, e le patologie vasculitiche, sempre più frequentemente riportate in letteratura, ma probabilmente sottostimate al presente. Il virus, infatti, trasportato a distanza dal sito di riattivazione dalle cellule mononucleate del sangue, può determinare degli infiltrati attivi nella tunica dei vasi arteriosi di medio e piccolo calibro, che a loro volta causano occlusioni manifeste clinicamente come fenomeni ischemici. Questi infiltrati, quando coinvolgono le arterie cerebrali, possono determinare fenomeni ischemici clinicamente indistinguibili da quelli da altre cause di occlusione arteriosa.

POTENZIAMENTO DELLE RISPOSTE IMMUNITARIE AL VIRUS VARICELLA/ZOSTER NEGLI ADULTI E NEGLI ANZIANI CON LA PRATICA DEL TAIJIQUAN: STUDIO RANDOMIZZATO E CONTROLLATO.

Michael R. Irwin, MD, Richard Olmstead, PhD e Michael N. Oxman, MDwz

(Dipartimento di Neuroscienze e di Malattie Infettive dell’Università della California di San Diego)

Obiettivi

Valutare gli effetti del Taijiquan sui livelli di immunità cellulo-mediata (CMI) rispetto al vaccino per l’infezione da Virus Varicella/Zoster (VZV) e sulla qualità della vita degli anziani.

Disegno dello studio

Studio prospettico, randomizzato e controllato con arruolamento dei soggetti a due bracci di osservazione della durata di 25 settimane: un gruppo praticante il Taijiquan ed un gruppo di controllo trattato con la vaccinazione. Dopo 16 settimane di intervento, i soggetti arruolati sono stati vaccinati con Varivax, il vaccino Oka/Merck VZV attenuato vivo autorizzato per prevenire la varicella.

Sono stati reclutati 112 soggetti di età compresa tra 59 e 86 anni appartenenti a due comunità urbane degli Stati Uniti tra il 2001 e il 2005.

Valutazioni

L’endpoint primario è stato la misurazione di VZV-CMI. Gli outcomes secondari sono stati calcolati in base ai punteggi del Medical Outcomes Study 36-item Short-Form Health Survey (SF-36).

Risultati

Il gruppo Taijiquan ha mostrato livelli più alti di VZV-CMI rispetto al gruppo di controllo (Po.05), con un significativo tasso di aumento (Po.001) che è stato quasi il doppio di quello riscontrato nel gruppo di controllo. Il Taijiquan da solo ha indotto un aumento del VZV-CMI che era paragonabile in grandezza a quello indotto dal vaccino della varicella e l’efficacia dei due fattori può essere sommata. Il Taijiquan, unitamente alla somministrazione del vaccino, ha prodotto un livello di VZV-CMI notevolmente superiore rispetto al livello del solo vaccino. Il gruppo del Taijiquan ha anche mostrato miglioramenti significativi nei punteggi SF-36 relativi alla condizione fisica, al dolore, alla vitalità e alla salute mentale (Po.05).

Conclusioni

Il Taijiquan aumenta i livelli di CMI specifico per VZV e potenzia gli effetti del vaccino della varicella.


Lucio Pippa, laureato in medicina e chirurgia a Bologna, svolge la sua attività professionale in medicina tradizionale cinese  (MTC) a Pescara dove insegna, in qualità di maestro, Taijiquan stile Chen Xiaojia e Qigong nella Scuola di Arti Marziali Tradizionali Cinesi “Shen Long”. Ha conseguito la “Certificazione di erede dell’antica MTC” in quanto accettato come discepolo interno del Prof. Mao Dexi (Ospedale di MTC della Provincia di Henan nella città di Zhengzhou-Cina). È Presidente della “Fondazione onlus Camillo De Lellis per l’innovazione e la ricerca in medicina” di Pescara. È autore di varie pubblicazioni relative alla MTC, al Taijiquan stile Chen Xiaojia ed al Qigong.

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Milano: Seminario congiunto su Tongbeiquan e Taijiquan

Il 9 Febbraio, si terrà un seminario congiunto su Tongbeiquan e Taijiquan, aperto a tutti, condotto dalla Maestra Carmela Filosa e dal Maestro Stanislao Falanga.

Il programma previsto è riportato nel seguito:

  • Dalle 9.00 alle 13.00: Taijiquan e conferenza della Maestra Filosa
  • Dalle 15:00 alle 18:00: Wuxing Tongbeiquan con il Maestro Falanga

Per informazioni, contattare il Maestro Vito Cannillo (3296026768)

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Buone feste !!!

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La pratica del Taijiquan e la respirazione

La pratica del Taijijquan e la respirazione
(Maestro Fabrizio D’Ambrosio)

È indubbio che il Taijiquan sia una arte marziale. Tuttavia, da quando è iniziata la sua diffusione a livello planetario la pratica di tale disciplina è stata il più delle volte associata ad una forma di ginnastica dolce, anche per la contemporaneità di movimenti lenti e l’utilizzo della respirazione. Infatti, durante la pratica della disciplina, tutti i movimenti eseguiti sono fortemente connessi con la respirazione conducendo ad una cooperazione molto stretta tra la mente ed il respiro che si traducono in un processo sistematico di produzione, trasformazione e circolazione di energia all’interno del nostro corpo.  Sappiamo tutti che la dicitura energia dal punto di vista della fisiologia cinese sia una traduzione di comodo, visto che il termine corrispondente “Qi” è effettivamente non traducibile, data la gamma di significati diversi identificati dall’ideogramma cinese. In ogni caso, un principiante che si avvicini per la prima volta all’arte, dopo un paio di settimane di pratica quotidiana è già in grado di percepire dei cambiamenti del suo modo di muoversi e sperimenta un’aumentata capacità di percepire e riconoscere la posizione del proprio corpo nello spazio e lo stato di contrazione dei propri muscoli. Non è quindi un caso se il Taijiquan sia stato definito una forma di meditazione in movimento, dove l’oggetto di tale meditazione diventa il nostro stesso agire. Il ruolo che la respirazione svolge in tutto questo non è secondario e richiede un approfondimento che non può essere certamente riassunto nello spazio di questo articolo dove si proverà, invece, a mettere in luce uno dei tanti possibili aspetti.

Al principiante, all’inizio della pratica, viene detto di respirare in maniera naturale e di assecondare pertanto il proprio respiro. Con due raccomandazioni, quella di respirare solo con il naso e di posizionare la lingua sotto il palato con la punta dietro gli incisivi.  Per chi presta un minimo di attenzione, è facile in questo caso sperimentare la produzione di saliva e la sua successiva deglutizione durante la pratica. Se la respirazione solo attraverso le narici può essere accettata passivamente dal principiante, la posizione della lingua desta invece qualche perplessità se non incomprensione. Più che giustificata, visto che per poter dare una spiegazione è necessario avere qualche nozione elementare di fisiologia cinese e la conoscenza dei diversi tipi di Qi presenti all’interno del nostro corpo. In via estremamente semplificata possiamo dire che all’interno del nostro corpo esiste un complesso sistema di conduzione del Qi attraverso dei canali (jing luo) che dal punto di vista della medicina e della fisiologia occidentale non hanno alcun riferimento anatomico. La classificazione di questi canali esula dallo scopo di questo articolo ma in via generale possiamo dire che esistono dei canali principali, secondari e straordinari. Questi ultimi hanno lo scopo di mettere in relazione i canali principali con le zone tra loro comprese, con il compito di accumulare il Qi da distribuire al momento opportuno. In particolare, i canali straordinari trovano corrispondenza con il sistema nervoso centrale, il sistema di produzione del sangue, il sistema circolatorio, il sistema urogenitale, il sistema endocrino e il sistema osseo. Degli otto canali straordinari solo due possiedono percorsi e punti loro propri, gli altri sei, pur possedendo un percorso specifico, prendono a prestito i punti dei canali principali. Ci occuperemo quindi dei due canali straordinari “Du Mai” e “Ren Mai”, rispettivamente Vaso Governatore e Vaso Concezione, poiché è lungo il loro percorso che si trovano 12 punti che rivestono una importanza particolare. Essi sono stati simboleggiati in molti modi nella letteratura taoista e vengono rappresentati come 12 esagrammi dell’Yi Jing, i quali vengono a loro volta collegati ai 12 mesi dell’anno e alle 12 ore della giornata (corrispondenti ciascuna a due ore nel nostro conteggio abituale). La circolazione del Qi attraverso questi centri riflette, quindi, la modalità ciclica dei processi cosmici che determinano l’alternarsi di luce e buio e il cambiamento delle stagioni, come rappresentato nelle due figure seguenti.

Fig. 1 – da La Luna nel Lago: Yi Jing e Piccola Rivoluzione Celeste – Prima Parte di Paolo Racagni

Fig. 2 – Piccola Rivoluzione Celeste e diagramma Taoista rovesciato. L’immagine è Tratta dal libro di Georges Charles “Qi Gong ed Energia Vitale” Ed. Pendragon

Torniamo allora alla respirazione e alla conduzione del Qi  attraverso il corpo. Il punto di partenza su cui la mente si concentra durante la pratica è conosciuto come il Dantian, a circa 3 cm sotto l’ombelico, laddove il Qi è originariamente localizzato. L’azione congiunta della inspirazione e della concentrazione mentale solleva il Qi dal Dantian alla regione del plesso solare simboleggiata dal trigramma Li il cui significato principale è appunto fuoco. Con l’espirazione e la concomitante concentrazione mentale il Qi viene fatto discendere dal plesso solare al basso addome,  simboleggiato dal trigramma Kan il cui significato principale è quello di acqua. I movimenti verso l’alto e verso il basso inducono il Qi a circolare avanti indietro tra il plesso solare e il basso addome. Questo è il primo ciclo di purificazione noto anche con il nome di Piccolo Circuito Celeste che simboleggia l’unione di fuoco e acqua. La sua pratica purifica il Qi e lo prepara per la fase successiva di purificazione e di circolazione del Grande Circuito Celeste.

Una parte di tale circuito inizia percorrendo i due canali straordinari Du Mai e Ren Mai. Durante l’inspirazione il Qi viene dapprima guidato verso il basso, dal Dantian alla base della spina dorsale e poi verso l’alto, lungo la schiena, dalla estremità inferiore del canale Du Mai attraverso il coccige e su per il canale lungo la spina dorsale fino alla sommità della testa. Durante l’espirazione e il movimento discendente il Qi viene fatto scendere dalla sommità del capo fino alla base della bocca dove entra nel canale Ren Mai che percorre la parte centrale del corpo fino a raggiungere nuovamente il punto di partenza. Il percorso del Grande Circuito Celeste è analogo al passaggio delle quattro stagioni nel corso dell’anno. Il passaggio dall’addome alla spina dorsale è la primavera; dalla spina dorsale alla sommità della testa è l’estate; dalla sommità del capo fino al torace è l’autunno, e dal torace all’addome è l’inverno.

La fase di inspirazione conduce il Qi attraverso i primi otto centri, quella di espirazione attraversi i successivi sei. La lingua sotto il palato con la punta dietro gli incisivi consente, non solo simbolicamente, di collegare tra di loro le otto fasi dell’inspirazione con le sei dell’espirazione. Il Qi viene condotto dalla zona genitale  fino alla base della spina dorsale e, in seguito, lungo la colonna vertebrale fino alla sommità della testa. Successivamente, questo viene diretto giù, dalla sommità della testa fino alla gola dove diviene saliva e poi giù lungo il torace fino all’addome. Il classico del Taijiquan chiamato il Canto delle 13 posizioni afferma: “quando la parte bassa della spina dorsale viene mantenuta dritta il Qi raggiungerà la sommità della testa (Du Mai).  Il Trattato così prosegue: “quando la nuca è eretta, usa la mente per dirigere il Qi verso la sommità della testa e poi per affondarlo giù nell’addome” (Ren Mai).

L’accumulo e la conduzione del Qi nel corpo sono stimolati naturalmente da una pratica regolare che conduce all’acquisizione di un metodo che risulti chiaro in primis a noi stessi. Durante la pratica non si dovrebbe mai forzare per avere dei risultati. Solo quando il metodo sia diventato sufficientemente chiaro, sarà possibile dedicarsi, successivamente, in maniera consapevole alla conduzione del Qi.

Riferimenti bibliografici

  • Da Liu – Taijiquan e meditazione – Ubaldini editore
  • L. Pippa, C. Filosa, C. Paiju, R. Crepaldi, L. Sotte – Taijiquan stile chen xiaojia e qigong – Casa editrice Ambrosiana

Maestro Fabrizio D’Ambrosio III° Duan di Taijiquan stile Chen Xiaojia. Ha incontrato il Taijquan stile Yang a metà degli anni ’80 grazie al Maestro Roger Wohletz, allievo di Kai Ying Tung, con il quale ha conseguito il primo livello di istruttore dello stile. Dal 2002 pratica lo stile Chen Xiaojia come allievo della Maestra Carmela Filosa. Ha conseguito le qualifiche di allenatore e di istruttore. Collabora all’insegnamento dello stile presso la palestra di San Giorgio a Cremano (NA) e nell’ambito dei corsi per gli istruttori dello stile dell’associazione ICXJ.

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